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6Σ 6σ 6ς
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Bankitalia, sì al nuovo statuto
ahi ahi ahi le banche vogliono le rivalutazioni delle quote.......
Draghi: ripensare norme trasferimento proprietà banca ROMA La Banca d'Italia vara il nuovo statuto all'insegna della tutela dell'autonomia e indipendenza, con il voto favorevole di tutti i partecipanti al capitale. Ma le banche azioniste, in modo unanime e condiviso, esprimono la propria insoddisfazione per la redistribuzione degli utili. A preoccupare gli istituti che detengono le quote di palazzo Koch, primo tra tutti Banca Intesa, non è l'ammontare limitato dei dividendi (fissati fino al 6% del capitale) ma il timore di una valutazione troppo bassa di Bankitalia e dei bassi indennizzi che le banche azioniste riceverebbero quando, in applicazione della legge, la proprietà dovesse essere trasferita dalle banche ad enti statali. La legge sul risparmio prevede che, nell'arco di un triennio, il capitale di palazzo Koch venga trasferito dalle banche a Stato e altri enti pubblici. Secondo le stime del Governo e del ministero dell'Economia (all'epoca della legge guidato da Giulio Tremonti) complessivamente il capitale della Banca d'Italia varrebbe circa 800 milioni. Cifra considerata molto bassa dalle banche, secondo cui le quote avrebbero un valore compreso tra i 15 e i 20 miliardi di euro. Di qui l'invito degli 'azionistì Bankitalia al Parlamento affinchè vengano modificati due articoli dello statuto perchè, come ha spiegato il presidente di CariRavenna Antonio Patuelli, nel corso dell'assemblea, «dal momento che c'è una legge che punta all'esproprio gli articoli 39 e 40 mettono invece dei catenacci. Il timore è che si apra la strada a una valutazione troppo bassa della Banca, in luogo dell'equo indennizzo previsto dalla legge in caso di espropri». Il governatore Mario Draghi in più occasioni ha invitato parlamento e governo a ripensare alle norme per il trasferimento della proprietà della Banca: un passaggio diretto sotto il controllo dello stato potrebbe mettere a rischio l'indipendenza dell'Istituto, così fortemente difesa anche dallo Statuto approvato oggi dall'assemblea, la prima che si riunisce in seduta straordinaria negli ultimi decenni e che ha modificato un testo risalente al 1936. In 49 articoli (contro i 67 del testo precedente), il nuovo statuto tutela i principi di autonomia e indipendenza della Banca, nel rispetto delle trasparenza, fissa il principio di collegialità per le decisioni assunte dal direttorio (i cui membri salgono a cinque con la previsione di un terzo vice direttore generale) e amplia le competenze del Consiglio superiore attribuendogli anche le funzioni di vigilanza e controllo all'interno della Banca. Il nuovo testo prevede il mandato a termine per tutti i membri del direttorio, governatore compreso. Una norma transitoria regola l'avvicendamento degli attuali componenti, (escluso il governatore) e la cessazione dal servizio dopo dodici anni di permanenza nell'organismo di vertice. In questo quadro, ha già lasciato il proprio incarico dopo oltre 13 anni di permanenza il direttore generale Vincenzo Desario: dal 2 ottobre gli è subentrato Fabrizio Saccomanni. Il prossimo ad uscire dal direttorio, in quanto più anziano in servizio, sarà Pierluigi Ciocca nella primavera 2007, seguito nel 2009 da Antonio Finocchiaro. Ma non si esclude che, già prima della prossima scadenza e dopo l'entrata in vigore del nuovo statuto (che deve essere emanato con decreto presidenziale su proposta del premier sentito il Consiglio dei ministri), si proceda alla nomina del terzo vice direttore generale: in pole position, stando ai 'si dicè di palazzo Koch, l'attuale direttore centrale per la ricerca economica, Ignazio Visco. |
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nell'altroquando
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