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#1 (permalink) |
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Member
Data registrazione: Nov 2005
Messaggi: 155
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come si calcola il valore di una società?
so che è una domanda che lascia il tempo che trova ma vorrei sapere a grandi linee come calcolare il valore di una società.
cosa considerare: liquidità, immobili, fatturato, utile...poi? vi spiego: c'è la possibilità difarmi liquidare dal socio il mio 50% dal momento che è un'attività che non voglio proseguire. Terrò conto del fatto che siamo in ottimi rapporti e ad oggi è lui che ci lavora dentro e produce...quindi la società senza di me continua, senza dilui muore. Comunque vorrei farmi un'idea del valore OGGETTIVO della mia quota per poi mettermi pacificamente d'accordo. Aggiungo che il mio socio (pur non essendo il numero 1 al mondo nel suo lavoro) è colui che lavora da 20 anni in azienda...io non ho mai lavorato in azienda e se decidessi di entrare dovrei imparare da lui in almeno un anno. quindi: lui è necessario, io no e inoltre è un'azienda piccola con pochissimi dipendenti quindi restare come socio di capitale è semplicemente assurdo, per restare è giusto lavorarci dentro. In pratica avrei bisogno di una specie di formula OGGETTIVA per dire: allora il capitale sociale, immobili, liquidi, utili ecc ecc valore = ?...poi vediamo. grazie |
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#2 (permalink) |
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Member
Data registrazione: Nov 2004
Messaggi: 2,508
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Ovviamente parti da bilancio d'esercizio con opportuna valutazione degli immobili.
L'avviamento puo' essere calcolato secondo vari criteri. Normalmente viene valutato con il criterio di valutazione che prevede l'applicazione della percentuale di redditività alle medie dei ricavi aziendali negli ultimi tre anni moltiplicata per tre volte. |
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#4 (permalink) | |
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SIAMO TORNATI
Data registrazione: Jul 2004
Messaggi: 8,764
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Citazione:
IL METODO PATRIMONIALE E’ un criterio valutativo strettamente ancorato ad una concezione patrimonialistica dell’azienda , detto appunto metodo patrimoniale, semplice o complesso, a seconda che non si tenga o si tenga conto dei beni immateriali sovente non emergenti dalla contabilità e dal bilancio quali, ad esempio, know-how, marchio, avviamento, appetibilità del prodotto, rete distributiva, ecc. Esso si fonda sul principio dell’espressione a valori correnti dei singoli elementi attivi che compongono il capitale dell’azienda e dell’aggiornamento degli elementi passivi. Il metodo assume come punto di partenza il capitale netto di bilancio, comprendendovi anche l’utile di esercizio, con esclusione degli importi dei quali è stata decisa la distribuzione. In concreto, il metodo patrimoniale consiste nello stimare i diversi elementi positivi e negativi che concorrono a determinare il patrimonio netto di un’impresa, riespressi in termini di valori correnti (di mercato e di stima). Conseguentemente, esso si basa sul principio di valutazione analitica di ogni posta, attiva o passiva, che può rivestire un valore patrimoniale e, pertanto, divenire rilevante per la determinazione del valore economico della società. In particolare, attraverso tale valutazione, si possono determinare plusvalenze o minusvalenze sia dei valori dell’attivo che di quelli del passivo con le correlative variazioni del patrimonio netto contabile. Le plusvalenze accertate in sede di riespressione in termini correnti dei valori, al netto delle corrispondenti minusvalenze, sono successivamente ridotte per tener conto dei potenziali carichi fiscali gravanti sulle stesse. Il valore del patrimonio rettificato (K) risulta dalla somma dei valori degli elementi costitutivi dell’attivo in tal modo determinati, detratto l’ammontare complessivo dei debiti, secondo la seguente formula: K = S ECs - D s = 1 dove “K” è il valore del patrimonio rettificato , e “EC” sono gli “S”, elementi costitutivi dell’attivo, “D” l’ammontare complessivo dell’indebitamento. A seconda che i beni immateriali vengano o meno considerati - e dal modo in cui lo sono - si possono distinguere diversi metodi patrimoniali e precisamente: - patrimoniali semplici: tale metodo considera unicamente i beni materiali; - patrimoniali complessi: tale metodo comprende anche la valorizzazione di uno o più beni immateriali. La più recente e fondata dottrina sulla valutazione aziendale sostiene sempre di più (come d’altronde si verifica concretamente nella realtà), che debba essere considerato preminente (o comunque rilevante) tenere conto dei beni immateriali che sono una componente sostanziale e di crescente importanza nel determinare la redditività e l’affermazione dell’impresa nel proprio mercato di riferimento. Nel definire gli elementi distintivi di un’impresa, o i suoi punti di forza, i beni immateriali vengono sempre in maggiore misura considerati come elementi essenziali e decisivi. Infatti, i cosiddetti “invisible assets” sono definiti come risorse aziendali fondate sulle capacità del personale dell’impresa, sulle sue caratteristiche precipue che la rendono gradita al mercato, sull’organizzazione nel produrre in modo efficiente e sicuro, ecc. “Le risorse invisibili sono spesso considerate le più rilevanti per il successo a lungo termine” e, pertanto, quando l’impresa è dotata di un patrimonio di beni immateriali, lo stesso va conservato e incrementato nel tempo in modo che possa mantenere e, possibilmente, aumentare la capacità di produrre reddito dell’azienda. Un valore così determinato riveste, comunque, un carattere eminentemente dinamico e variabile. Per questi motivi, nelle operazioni di valutazione di realtà aziendali pienamente operanti, si tende, ove possibile, a contrapporre al metodo patrimoniale, il metodo reddituale puro, onde procedere, tramite quest’ultimo, ad una sua verifica. I METODI BASATI SUI FLUSSI I METODI REDDITUALI Secondo i metodi reddituali il valore di un’azienda deriva unicamente dai redditi che, in base alle attese, essa sarà in grado di produrre,; sul piano quantitativo quindi il valore dell’azienda è funzione del reddito atteso. IL METODO FINANZIARIO Il metodo finanziario, nella sua principale configurazione, stima il valore di un’azienda in misura pari al valore attualizzato dei flussi monetari complessi che essa genererà in futuro. Tale procedimento rende dunque il flusso monetario attuale, attinente all’azienda oggetto di valutazione, traducibile in termini di somme via via erogabili ai detentori del capitale sociale, senza alterare l’equilibrio finanziario dell’azienda. I METODI MISTI PATRIMONIALI-REDDITUALI Caratteristica di questi metodi è la ricerca di un risultato conclusivo che consideri contemporaneamente i due aspetti “patrimoniale” e “reddituale”, così da tenere conto dell’elemento di obiettività e verificabilità proprio dell’aspetto patrimoniale, e, ad un tempo delle potenzialità dell’impresa a produrre redditi futuri e plusvalori. Questo metodo considera il valore dell’azienda in base al valore del suo patrimonio, isolatamente apprezzato, e di un avviamento, considerato come funzione del surplus di reddito che il capitale investito nell’azienda determinerà per “N” esercizi futuri rispetto al reddito normalmente atteso. L’esistenza di elementi a favore o contro l’uno o l’altro metodo induce, non di rado, a dare la preferenza al metodo misto patrimoniale-reddituale che considera in contemporanea le risultanze dei suddetti due metodi. In tale modo si ha la possibilità di determinare il valore dell’impresa quale somma di elementi patrimoniali, attivi e passivi, senza trascurare le attese reddituali che sono, indubbiamente, una componente essenziale del valore del capitale economico. Conseguentemente, tale metodo evidenzia il valore dell’avviamento, e, in via non esaustiva, anche altri elementi immateriali che possono essere economicamente apprezzati al fine di dare consistenza e sostanza alla capacità dell’azienda di generare redditi e plusvalori non solo in termini di attività patrimoniali ma anche di “invisible assets” attraverso la combinazione degli elementi che la compongono. Il metodo misto patrimoniale-reddituale si concretizza generalmente nella seguente formula: W = K + (R - iK) a n i’ in cui: W = valore dell’azienda; K = capitale netto rettificato a valori correnti R = Reddito normale-medio atteso per il futuro i = tasso d’interesse “normale” rispetto al tipo di investimento considerato ovvero, in altre parole, tasso desiderato di rendimento (redditività minima che giustifica l’investimento nel patrimonio aziendale oggetto di stima) i’ = tasso di attualizzazione del sovrarreddito rispetto al reddito minimo desiderato (iK) n = orizzonte temporale di attualizzazione del sovrarreddito. La scelta del metodo da utilizzare divende da una moltitudine di fattori primo fra tutti la tipologia di attività svolta. |
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#6 (permalink) |
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Legal Opinionist
Data registrazione: May 2000
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Bisognerebbe innanzitutto stabilire se parliamo di società di capitali (v. ora riforma) o società di persone (v. operazioni in corso). E di che tipo di società. E di quale socio. E, ancora, se vi sono finanziamenti dei soci (da conteggiare o meno in base alla natura; apporti d'opera anche fuori capitale ecc.) E se vi sono partecipazioni in altre società. E v. anche statuto-atto costitutivo. Insomma, bisogna andare allo studio di qualcuno e mostrare la documentazione. Altrimenti si hanno idee generiche, anche se esatte in via di principio.
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#8 (permalink) | |
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SIAMO TORNATI
Data registrazione: Jul 2004
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