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Antitrust, multa torna indietro
Antitrust, multa torna indietro I soldi destinati ai consumatori? Andati a vantaggio di assicurazioni. E banche
A volte ritornano. Dove sono finiti i soldi incassati con le multe Antitrust? Quelli per violazione della concorrenza, di cui la legge 388 del 2000, articolo 148, comma 1, diceva: «Siano destinati a iniziative a vantaggio dei consumatori»? Un po’ a tutti: Regioni, Unioncamere, Guardia di Finanza, Agenzia delle Dogane, biodiesel. Persino a vantaggio di quelle banche sulle quali l’Antitrust ha aperto un’indagine. E di quelle assicurazioni che dall’Antitrust furono multate nel 2000 per 700 milioni di lire. 11 milioni risultano addirittura «mai impegnati»: bloccati l’anno scorso dal ministro del Tesoro, Giulio Tremonti, col decreto tagliaspese. Ai consumatori? In via diretta, poco. «Siamo indignati per questa ripartizione dei fondi, che favorisce l’Isvap, le banche e le assicurazioni» dice Elio Lannutti, presidente dell’Adusbef. «La legge enuncia un buon principio - dice Paolo Martinello, presidente di Altrocunsumo -. Ma la sua applicazione non sempre convince. Manca lo spirito risarcitorio. I vantaggi per il consumatore dovrebbero essere diretti e concreti, ma è tutto da dimostrare che lo siano». Vediamo dunque come sono stati ripartiti questi fondi. Nel triennio 2003-2005 sono stati «destinati ai consumatori» 135,7 milioni di euro dal ministero delle Attività Produttive: l’Antitrust infatti eroga le sanzioni (122,9 milioni pagati dai «multati» nel 2003-2005), ma è il Tesoro che incassa i soldi. Li gira poi al ministero guidato da Claudio Scajola, che decide a chi destinarli, sentite le Commissioni Attività Produttive di Camera e Senato. Di questi 135,7 milioni «destinati ai consumatori», dicevamo, il 21%, cioè 15,7 milioni (decreto 2003, erogati solo in parte), sono andati alle associazioni dei consumatori, ancorché per progetti in genere di pura informazione: 11,9 a quelle iscritte al Cncu, il Comitato comsumatori e utenti, e 3,8 a quelle «locali per progetti locali». Più della metà dei fondi, il 54% (73,8 milioni), è rimasta di fatto in capo ai ministeri dell’Economia e delle Attività Produttive. All’Economia giacciono 27,7 milioni (dato 2005): 11 perché, come detto, «mai impegnati»; e 16,7 milioni perché destinati alla «copertura finanziaria necessaria all’ampliamento del contingente di biodiesel defiscalizzato»: in sostanza, per abbattere le tasse. Gli altri 46,1 milioni (tutti erogati) risultano invece in capo all’Ipi, l’Istituto per la promozione industriale: il braccio operativo del ministero delle Attività Produttive. L’Ipi, poi, li smista: 34,6 al Fondo di garanzia per il credito al consumo; un milione al Fondo antiusura; uno al Cncu; uno e mezzo al «fondo di rotazione prestito e risparmio turistico». E cinque milioni vanno a una «campagna per la lotta alla contraffazione», due e mezzo all’Osservatorio prezzi, 500 mila euro a un’indagine sulle tariffe. Il resto del «fondo consumatori» è variamente ripartito. 23 milioni di euro, il 31% del totale, sono andati alle Regioni, per «progetti di assistenza ai consumatori». «La destinazione qui è però su base territoriale, non sull’effettiva validità dei progetti - fanno notare alla Regione Lazio -. Si rischia l’effetto pioggia». Insomma, il denaro arriva comunque, poi si deciderà a chi darlo. Sono poi stati destinati 10 milioni nel 2004 (e non ancora erogati) a Unioncamere, per il progetto «sportelli di conciliazione». «Favorirà le risoluzioni stragiudiziali delle controversie, con tariffe speciali - spiegano - . Apriremo sportelli informativi, con più personale». Ma il progetto è fermo e dei dettagli non c’è traccia. Ancora. Due milioni e mezzo sono stati assegnati alla Guardia di Finanza, per «controlli su sicurezza prodotti, consorzi a premio e osservatorio prezzi»: un po’ il suo mestiere, insomma. «Ma questo è lavoro extra» spiegano al ministero. E due milioni sono finiti all’Agenzia delle Dogane, per il «progetto Falstaff»: «Collaborazione in materia di armonizzazione dei mercati» cioè «lotta alla contraffazione» dice il ministero. Ma il paradosso è che, seppure indirettamente, i fondi dei consumatori siano finiti anche a vantaggio di banche e assicurazioni. Vediamo le banche. Un quarto (il 25,5%) dei fondi complessivi, cioè 34,6 milioni di euro (dei quali 31 versati), è andato in due tranches (16,6 milioni nel 2003 e 18 nel 2004) a costituire il Fondo di garanzia del credito al consumo, di cui si è detto. In sostanza, è un fondo che dimezza il rischio degli istituti di credito. Copre infatti fino al 50% del rischio-sofferenze sui microprestiti (fino a 3 mila euro in quattro anni) che le banche concedono, a tassi inferiori al Taeg della Banca d’Italia, ai cittadini con reddito familiare sotto i 15 mila euro. Insomma, tassi congrui e soldi a tutti, finalmente. Ma il rischio lo pagano per metà i consumatori. Il fondo è operativo dal 19 settembre, hanno aderito finora 27 banche (fra cui Intesa, Banca di Roma, Popolare di Milano). «E 34 sono in attesa - dice Daniela Primicerio, direttore generale del ministero Attività Produttive -. Con questa iniziativa facciamo in modo che tutti abbiano accesso al credito a tassi agevolati». Mercoledì scorso, banche e ministero si sono riuniti «per dare pubblicità all’iniziativa». Perché finora non c’è stata richiesta: solo 42 operazioni, dice l’Abi. E, se i soldi non vengono utilizzati, tornano al Tesoro. Quanto alle assicurazioni, sono stati destinati all’Isvap, l’ente che le controlla, 7 milioni da multe 2004 (erogati 1,5 milioni): per il «progetto check box». È la «scatola nera» che da tempo le compagnie vogliono montare sulle auto per valutare i comportamenti dei guidatori. Il progetto prevede una sperimentazione su un campione di automobilisti, che in cambio avranno uno sconto del 10% sulla polizza. Ne nascerà una sorta di banca-dati: che sarà poi usata proprio dalle assicurazioni. «Servirà ad abbassare le tariffe - dice l’Isvap -. Vigileremo perché sia così». È vero che la differenziazione tariffaria può fare risparmiare anche i bravi guidatori. «Ma il vantaggio per i consumatori è solo teorico - dice Martinello -. E un’indagine del genere, a rigor di logica, le compagnie dovrebbero pagarla di tasca propria». corriere |
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A proposito, visto che la norma prevede che "Siano destinati a iniziative a vantaggio dei consumatori", perché quando ci sono sanzioni dell'antitrust molte associazioni invitano a rivolgersi a loro per fare causa e prendere i soldi?
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