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La riforma dell'appello penale
Via libero definitivo dal Senato alle nuove norme
Sì alla riforma dell'appello tra le proteste L'Unione: «Ennesima legge ad personam». Il primo presidente della Cassazione: «Sono sbigottito». Polo: «In linea con l'Ue» ROMA - Con il via libera definitivo del Senato, diventa legge il provvedimento che prevede l'inappellabilità delle sentenze di proscioglimento, per le quali l'accusa potrà ora soltanto ricorrere in Cassazione. Il ddl ha ottenuto il sostegno della sola maggioranza, giudizio nettamente contrario dell'opposizione. Decisamente inusuale l'intervento del senatore Dl Nando Dalla Chiesa che per spiegare il suo «no» ha pronunciato un discorso in metrica. MARVULLI ATTACCA - «Sono sbigottito per una simile iniziativa legislativa che distrugge la funzione assegnata alla Suprema Corte di Cassazione». Usa parole forti il primo presidente della Cassazione, Nicola Marvulli, alla notizia del disco verde del Senato alle nuove norme che ampliano i motivi di ricorso a Piazza Cavour. «È stata approvata - sottolinea l'alto magistrato- una legge contraria a quanto disposto dallo stesso Parlamento il 14 maggio del 2005», quella sul processo civile in Cassazione. Nel settore civile ci si comporterà in un modo, nel settore penale in un altro. LEGGE PECORELLA - Proposto su iniziativa del deputato Gaetano Pecorella, deputato di Forza Italia e presidente della Commissione Giustizia della Camera e difensore del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, il provvedimento (numero 3.600) modifica il codice di procedura penale. NUOVE NORME - Il codice viene cambiato in maniera che la pubblica accusa di un processo concluso col proscioglimento dell'imputato non possa più ricorrere in appello ma soltanto rivolgersi alla Cassazione, che non rientra nel merito del giudizio ma deve solo verificare la legittimità della procedura con le quali è stato formulato. SCONTRO TRA I POLI - L'opposizione ha contestato il provvedimento definendolo l'ennesima norma «ad personam» che favorirebbe il premier coinvolto in diversi procedimenti giudiziari. Anche l'Associazione Nazionale magistrati ha criticato il provvedimento, ritenendo che avrà come conseguenza un abnorme incremento di ricorsi alla Cassazione. La maggioranza ha respinto le accuse sostenendo che la norma risponde invece alle indicazioni dell'Unione Europea. 12 gennaio 2006 Corriere della sera |
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Trombadori, Ferrara e l’arte di far politica in versi Il confronto (crudele) tra passato e presente dopo le rime baciate di ieri in Senato
la Storia «C hi so’ questi che spareno e ch’ammazzeno/brigatisti der finto communismo/diciannovisti veri o da strapazzo/che Berlinguer bollò novi fascisti/e prima o poi se li attaccamo ar ***** ». « Bentornati senatori/ dalle feste e dai ristori/ tutti insieme per votare/ la gran legge secolare/ la più urgente la più bella/ sì, la legge Pecorella ». « Come se seppe ch’era ’na vittoria/tutta Piazza Navona strillò evviva/mentre sur parco un fregno c’assaliva/volénnose pija’ tutta la gloria/Sotto a lui pe’ gonfiasselo de boria/’na manica de gente assai lasciva/finocchi e vacche ignude alla Godiva/a strilla’ "solo noi famo la storia!"/Poi arrivò ’n professore de la Cia/inzurtò er papa e quelli, mezzi sbronzi/strillarono ’n coro: "Tutti a Porta Pia!"/Ar vedelli smania’ come li bonzi/sor Paolo ciancicò: bell’allegria/ce tocca vince’ pure pe ’sti *******» . « E la scrive un avvocato/ per salvare il suo imputato/ che poi, caso assai moderno/ è anche capo del governo/ mentre invece l’avvocato/ è un potente deputato/ Che trionfo, che tripudio/ e per Silvio che preludio/ a una dolce terza età/ l’assoluta impunità/ Del diritto sia mattanza/ ma l’Italia ne ha abbastanza». Quelle erano invettive. Il confronto è crudele, tra Prima e Seconda Repubblica, tra i versi di Antonello Trombadori contro i brigatisti (e quelli di Maurizio Ferrara contro i radicali, dove il «fregno» è Pannella e «sor Paolo» il latinista comunista Bufalini) e le rime baciate con cui ieri al Senato Nando Dalla Chiesa ha detto il suo no alla legge sull’inappellabilità del proscioglimento. Segno del declino della politica, forse anche della senescenza del mondo; quindi non è certo colpa di Dalla Chiesa, autore tra l’altro di pregevoli saggi su capitan Picchi e Italia-Germania 4 a 3, ma della perdita di un tempo in cui i versi dei parlamentari venivano pubblicati da Garzanti e Scheiwiller, prefati da Tullio De Mauro e recensiti da Alberto Asor Rosa («linguaggio, cultura, memoria nel resoconto dell’esperienza di Ferrara tra milizia politica e destino individuale»). Un tempo poetavano soprattutto i comunisti, da Claudio Cianca a Pietro Ingrao, «vero artista con il suo valore e la sua riconoscibilità» secondo Granzotto: l’esordio fu ai littoriali del 1934, «con una brutta poesia su Littoria con cui arrivai terzo dopo Sinisgalli e Bertolucci. Nel ’35 a Roma arrivai secondo, con una composizione intitolata Luna nascente . Ma l’anno dopo già cospiravo» ha ricordato l’ex presidente della Camera. Parlamentare del Pci fu il poeta professionista Edoardo Sanguineti; il che non impedì al liberale Aldo Bozzi di raccogliere le opere dei colleghi in una antologia, con prefazione di Andreotti. Poeta in gioventù fu anche Oscar Luigi Scalfaro: nell’infuriare della polemica contro di lui il Giornale tentò invano di rinvenire una copia di «Amen», raccolta di liriche pubblicate dai frati del Santuario delle Santissime Particole di Siena. Con la caduta delle istituzioni e dei freni inibitori, l’ispirazione dilagò. Nel ’94 cominciò lo psicologo di Forza Italia, Alessandro Meluzzi: « Una stella e un anemone di mare/ una foresta di castagni e un congresso/ uno schizofrenico e una medusa/ hanno tra di loro/ qualcosa in comune/ e noi con loro. Chi considera tutto questo una sciocchezza/ non è dei nostri ». In un soprassalto di resipiscenza, Forza Italia se ne liberò. Il ruolo fu purtroppo ereditato dal senatore azzurro Gioacchino Pellitteri, che dedicò al Cavaliere come Ariosto al cardinal Ippolito d’Este questo sonetto: « Ma che sta’ a di’, je disse Berlusconi/ a Dini, che chiedeva appoggio e voti/ T’avevo detto: metti esperti boni/ nun fatte lusingà da certe doti/ Scarfaro, infatti, vo’ che me cojoni/ e t’obbliga a leva’ quelli devoti/ e a mettere burocrati e soloni/ e generali e giudici a me ignoti ». Al confronto Bossi pare Rimbaud: «L’è sira/ e ho già preparàa la valisa/ duman vo cà/ Vegan da via il cü i padron/ mi da goma an fo pü » («gomma non ne faccio più, crepino i padroni» fu la traduzione non letterale del settimanale Oggi ). I militanti si sentirono incoraggiati a scrivere versi alla Padania: « Alcun potrà impedire/ (sarebbe cosa vana)/ a noi poter seguire/ la via catalana » vergò Aldo Amarelli da Bologna, detto Armaldo. Albino da Cremona: « È tutta una congrega/ per il voto anti-Lega/ Roma, partiti e Vaticano / contro il Movimento Padano ». Brusasca da Cornaredo, nome da stilnovista: «Vento del Nord/ vento d’ardore/ e di furore/ che soffia d’amore ». Invettive contro Biagi, Bocca, Montanelli e Stella. Rime celtiche tipo Ossian: «Io sento nel cuore/ clangore/ di spade/ cavalli nitrire/ arpe suonare/ nei boschi gli antenati pregare ». E Mariano Stragliotto da Pontida: «Eravamo tanti, eravamo commossi/ tutti per Bossi ». A sinistra cercarono una via lirica. «Speranza non è che tu venga/ verresti e saresti speranza » ha scritto Marco Pannella, confermandosi uno dei migliori. Violante compose una Cantata per la festa dei bambini morti di mafia ( «Dentro la cerchia dei gelsi/ si strinsero l’uno con l’altro/ magistrati e pastori/ uomini e donne/ scorte e scortati/ I bambini li guardarono/ fiduciosi ») che riscossero apprezzamento bipartisan e colpirono in particolare Vittorio Sgarbi: «Versi abominevoli e assurdi». Nichi Vendola, dopo la prima poesia scritta a sette anni e intitolata ovviamente «Mamma», ha pubblicato tre raccolte, un Lamento in morte di Carlo Giuliani e l’opera omnia Ultimo mare molto elogiata da Il Secolo d’Italia , organo di An; che vanta a sua volta un senatore poeta, Lodovico Pace ( Escursioni , L’ape regina e Ateleste ). Certo i comunisti quelli veri erano diversi. Trombadori mette in rima l’elezione di Wojtyla - l’habemus Papam diventa «Ce l’avemo » - e di Pertini - «Un Presidente pertinente » - ma lascia anche scritti cupi e malinconici, ritrovati dal figlio Duccio dopo la sua morte, in cui Roma appare «tutta silenzio di tombe e catacombe » e il verso milanese del Porta «Paròl pers in un negher cattabuj» diventa in romanesco « chi schiatta lo sa ssolo lui ». Maurizio Ferrara sorride della Rivoluzione francese - «Prima fai lo Stato cor terore/ poi fai er terore pe’ tene’ lo Stato » - di quella bolscevica - «è storia e no ’na fantasia:/ si in maggioranza va er proletariato/ se la tiene pe’ sempre e così sia » -, di Berlinguer - «Come Righetto a Mosca fa la spiega... » -, del torinese Spriano - «benché, sarvognuno, è cispatano/ scrive come ’no storico romano » -, di Colletti: «Un professore che se chiama Lucio/dice che senza la demograzzia/er socialismo è impasse, forivia/nun cava manco un ragno dentro ar bucio./Ner senti’ sprologuia’ ’sto sor Confucio/llì per llì m’è sembrata n’eresia,/un trucco pe’ fregacce, ovverosia/na criticaccia proprio a taja e cucio./Mi’ fijo ’nvece, ch’è ’npozzo de scienza, ji concorda... ». Ma, quando Giuliano lascia il Pci, il padre lo difende ( «Se ha tradito, erano cose che meritavano di essere tradite ») e scrive del «figlio girato»: «Quanno li fiji imboccheno la svorta/e pijeno ’na via che t’è negata/puro si dentro c’hai ’na cortellata/è guera persa a piagne’ su la porta ». Aldo Cazzullo corriere |
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Il presidente di Cassazione: così ci distruggete
Marvulli: sono sbigottito. Dalla Chiesa, intervento-poesia contro «l’avvocato che salva il suo imputato» ROMA - È uomo di poche parole Nicola Marvulli. Lo era negli Anni ’70, quando pm a Genova seguì il sequestro Sossi, prima vera azione di guerra delle Br. Lo è adesso, che siede sulla poltrona di primo presidente della Cassazione. Solo che negli ultimi mesi le sue parole, sempre poche, sono diventate affilate. Come quelle sulla legge Pecorella, approvata ieri, che sbarra la strada all’appello per i procedimenti chiusi in primo grado con assoluzione o proscioglimento. Nove articoli che sono terreno di scontro fra opposizione («legge ad personam» per Berlusconi e Previti) e maggioranza («evita persecuzioni»). MARVULLI - «Sono sbigottito - attacca Marvulli - per una simile iniziativa che distrugge la funzione della Cassazione». E aggiunge: «Non posso prevedere che cosa accadrà, ma mi auguro che ci sia particolare attenzione ai problemi organizzativi legati a questo disastroso evento», visto che la legge amplia i motivi di ricorso proprio in Cassazione. Parole che fanno il paio con quelle usate poche settimane fa sulla ex Cirielli, che taglia i tempi di prescrizione: «Un obbrobrio che porterà alla bancarotta». E condivise dall’Associazione nazionale magistrati che con il vicesegretario Nello Rossi parla di «coda velenosa di una legislatura in cui la maggioranza ha fatto terra bruciata». La pensano diversamente gli avvocati penalisti: «Finalmente - dice il loro presidente, Ettore Randazzo - viene varato un provvedimento in linea con il giusto processo. Non ci sarà spazio per una prima condanna da parte del giudice d’appello, così che l’imputato sia privato di un secondo grado di merito e debba subire una condanna proprio da chi si limita a leggere un processo celebrato da altri». UNIONE, INCOSTITUZIONALE - «È l’ennesima legge vergogna - dice per i Ds Gavino Angius - perché viola la Costituzione trasformando la Cassazione da giudice di diritto in giudice di merito e cerca di salvare alcuni imputati eccellenti». Il dl Nando Dalla Chiesa illustra il suo «no» con versi sarcastici: «E la scrive un avvocato/per salvare il suo imputato/che poi, caso assai moderno/è anche capo del governo...». Strofe che non piacciono a Gaetano Pecorella, onorevole forzista e difensore del premier: chiederà «un giurì d'onore». CDL, NO AD PERSONAM - Le accuse sono respinte da Roberto Centaro, Forza Italia: «Le norme entreranno in vigore dopo il 16 gennaio e questo dimostra che non è una legge ad personam». Soddisfatta anche An: «Ora - dice Antonino Caruso - non saranno più possibili persecuzioni giudiziarie a danno di cittadini chiamati a difendersi anche se prosciolti». Lorenzo Salvia corriere |
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GLI EFFETTI Sme, niente processo per il premier Assolto in primo grado.
Previti, lo sciopero dei penalisti farà saltare l’udienza Imi-Sir in Cassazione MILANO - Finito, per legge, prima ancora di cominciare. Non ci sarà più alcun processo d’appello Sme per l’imputato Silvio Berlusconi, che in primo grado il 10 dicembre 2004, assolto nel merito dall’accusa di aver corrotto nel 1988 il giudice Filippo Verde per ostacolare la Cir di Carlo De Benedetti nella causa civile Sme, era invece stato prosciolto solo per prescrizione della corruzione del capo dei gip romani Renato Squillante (con 434 mila dollari nel 1991) grazie alle attenuanti generiche di cui lo aveva ritenuto meritevole il Tribunale presieduto dal giudice Francesco Castellano. La sentenza era stata impugnata dalla Procura, che quelle attenuanti aveva visto negare da altri giudici al coimputato Cesare Previti (condannato perciò a 5 anni). Ma la nuova legge, approvata ieri, preclude appunto ai pm la possibilità di impugnare le assoluzioni. Risultato: il processo di secondo grado, che la Corte d’appello non aveva ancora fissato, in particolare ritenendo che non fosse opportuno celebrarlo prima delle elezioni del 9 aprile, non si potrà fare mai più: l’impugnazione si convertirà in ricorso per Cassazione (senza riesame del merito). Analogo beneficio trarrà dalla nuova legge un imputato contro la cui assoluzione in primo grado era stata proprio la maggioranza del premier a tuonare: Mohammed Daki, assolto dal reato di terrorismo internazionale. La Procura, che aveva incanalato il proprio disaccordo nei fisiologici binari di un ricorso, ora non potrà più andare in Cassazione. Riflessi anche sul presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni, alla vigilia di Natale assolto in Tribunale con formula piena dalle accuse di favoreggiamento e abuso d’ufficio e con richiamo alla prova contraddittoria o insufficiente dalle ipotesi di corruzione e falso nel processo per la discarica di Cerro Maggiore (costato, invece, a Paolo Berlusconi un patteggiamento e 50 milioni di risarcimento): l’appello dei pm, scontato, ora non sarà praticabile. Da essa, peraltro, indirettamente trarrà giovamento anche Previti. Contro la condanna in appello a 7 anni nel processo Imi-Sir, infatti, Previti aveva ovviamente già proposto ricorso in Cassazione sulla base delle regole che consentivano di sottoporre alla Suprema Corte solo questioni di legittimità (estranee al merito dei dibattimenti). Ora, invece, per i condannati la legge amplia i confini degli argomenti di ricorso spendibili e dall’entrata in vigore della legge riconosce 60 giorni di tempo (termini di prescrizione sospesi) a chi voglia integrare i motivi di ricorso alla luce delle nuove regole. In teoria, Previti non farebbe in tempo a usare questi due mesi, perché la legge ieri approvata non è ancora promulgata, mentre la sua condanna potrebbe essere annullata o diventare definitiva nel processo già fissato in Cassazione lunedì, martedì e mercoledì prossimi. Ma, proprio per il 16, 17 e 18 gennaio, l’Unione degli avvocati penalisti italiani ha proclamato uno sciopero contro una parte della legge ex Cirielli. E, poiché alcuni avvocati del processo hanno già anticipato che intendono aderire all’astensione dalle udienze, lunedì verrà rinviato a data da destinarsi. Quando è probabile che la nuova legge sia entrata in vigore. lferrarella@corriere.it Luigi Ferrarella |
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Giustizia, diventa legge la riforma dell’appello Non si potrà più ricorrere contro le sentenze di assoluzione. Le norme all’esame del Quirinale
ROMA - Approvata. La legge Pecorella, che rende inappellabile la sentenza di assoluzione in primo grado, ha avuto ieri il via libera del Senato, con i soli voti della maggioranza. Forte la protesta del centrosinistra che in Aula ha accusato la legge di incostituzionalità e ironizzato, persino in versi, sul suo potenziale beneficiato («E per Silvio che preludio a una dolce terza età: l’assoluta impunità»). Compatto il Polo ha difeso il testo dai sospetti. Ora si attende l’ultimo passaggio: l’attento esame del Quirinale prima della necessaria firma del capo dello Stato. LA LEGGE - Nove articoli, ma due i principi fondamentali: l’assoluzione non potrà essere più appellata dal pm e la Cassazione diventerà un terzo giudice di merito anziché di legittimità. Vengono ampliati i motivi di ricorso a essa, ora ammessi solo per vizio di forma o di logica che risultino dalla sentenza impugnata. La legge imporrà di verificare se quel vizio risulti anche negli atti. Se nel corso delle indagini la Cassazione annulla un arresto per mancanza di gravi indizi di colpevolezza, il pm sarà obbligato a chiedere l’archiviazione se non ha altri elementi. Gli appelli già presentati dal pm, quando la legge lo consentiva, si convertiranno in ricorsi per Cassazione. LO SCONTRO - In Aula la tensione è alta. Il ds Fassone illustra il «paradosso»: «Il pm può appellare quando ha avuto ragione, ma non può farlo se ha avuto torto». Il collega Massimo Brutti si accalora contro una legge che «calpesta il diritto delle parti lese», «introduce uno squilibrio rispetto alla parità delle parti» e «trasforma il giudizio in Cassazione da giudizio di legittimità in merito». Per Roberto Manzione (Dl) con l’approvazione della legge «è stata scritta una delle pagine più inquietanti della legislatura». Manzione accusa i colleghi del centrodestra «di essersi piegati alla volontà di Palazzo Chigi senza pronunciare neppure una parola nel dibattito sui 150 emendamenti votati». Antonio Caruso (An) difende la «legge serissima». E il collega Luigi Bobbio evidenzia: «Questa non è una legge ad personam perché si muove nel solco di una indicazione dell’Unione Europea, introducendo un principio di grande civiltà che evita situazioni di sentenze di condanna poco attendibili, come quelle che nascevano fino a oggi da un primo grado di assoluzione e da un secondo di condanna». Fuori il dl Ayala si rammarica: «Dovevo dire che ora le pressioni sul giudice monocratico aumenteranno se basterà la prima assoluzione a farla franca». Il testo passa senza modifiche, tra le proteste dell’opposizione che evidenzia il «no» alla legge espresso dai presidenti delle Corti supreme europee. Il sottosegretario alla giustizia Jole Santelli (FI) si concede una sigaretta. «Ora manca solo la legge sui reati di opinione» dice sollevata. E guardando il leghista Pirovano suggerisce: «Bisognerebbe cambiarle nome, questo non rende». Lui, minaccioso: «Chiamatela pure Bongo-bongo, l’importante è che passi». Virginia Piccolillo corriere |
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SI’ DEL SENATO ALLA NORMA CHE ELIMINA IL SECONDO GRADO DI PROCESSO
Niente appello se assolti L’opposizione: la legge è incostituzionale La stampa Colpo di coda al Senato, in materia di processi penali: ieri è diventata legge la cosiddetta «inappellabilità». Un pubblico ministero (o una parte civile) non potrà impugnare in appello una sentenza se in primo grado l’imputato viene assolto. Resta la facoltà di chiedere appello in caso di condanna, facoltà che ovviamente interessa soprattutto al cittadino. Ed è una rivoluzione del codice. Cambiano anche i ricorsi in Cassazione: sono stati ampliati i motivi di ricorso per legittimità, estendendo le competenze della Corte di Cassazione. In particolare la possibilità del ricorso viene estesa a tutti i casi in cui non sia stata assunta una prova decisiva e ammissibile. Furibondi i magistrati. Uno su tutti, il presidente della Cassazione, Nicola Marvulli: «Sono sbigottito per una simile iniziativa legislativa che distrugge la funzione assegnata alla Suprema Corte di Cassazione. Non posso prevedere che cosa accadrà. Mi auguro che ci sia particolare attenzione ai problemi organizzativi legati a questo disastroso evento». Molto critiche le reazioni del centrosinistra. «Assolutamente incostituzionale», sostengono i diessini Angius e Calvi. «Un’altra legge devastante - sostiene Massimo Brutti - che risponde solo agli interessi del premier». Fanno riferimento, le opposizioni, al fatto che ora si attendono un immediato ricorso in Cassazione di Cesare Previti, in forza alla nuova legge, «e così si avvicinano i tempi della prescrizione per i suoi processi». Ma anche - dice ancora Brutti - perché «rende inappellabile la sentenza già benevolmente pronunciata dal giudice Castellano nei confronti di Berlusconi». Soddisfatto è Gaetano Pecorella, Forza Italia, che è l’ideatore della proposta. E al senatore Nando Dalla Chiesa, che l’ha criticato pesantemente con un intervento in rima, ha replicato: «Con riguardo alla poesia (si fa per dire) in cui si afferma che la legge sulla inappellabilità “sarebbe stata scritta da un avvocato per salvare il suo imputato” e cioè dall’avvocato Pecorella in favore del Presidente Berlusconi, chiedo al senatore Dalla Chiesa di presentarsi davanti ad un giurì d’onore». |
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Da Senato sì a inappellabilità delle sentenze. MDC protesta
giustizia 12/01/2006 - 17:08 È passata oggi in Senato, la riforma dell'appello, la cosiddetta "legge Pecorella", che prevede l'inappellabilità delle sentenze di assoluzione. Antonio Longo (MDC): "Questa legge scardina il sistema giudiziario italiano." È passata oggi in Senato, la riforma dell'appello, la cosiddetta "legge Pecorella", che prevede l'inappellabilità delle sentenze di assoluzione. Dopo quattro mesi dall'approvazione della Camera, la legge ha ricevuto i voti favorevoli dei senatori della Cdl e i voti contrari dell'opposizione. La riforma in questione modifica il codice di procedura penale sancendo l'inappellabilità delle sentenze di proscioglimento e vietando ai pubblici ministeri e alle parti civili di presentare ricorso in appello nel caso in cui l'imputato sia stato assolto in primo grado. Sono inappellabili anche le sentenze di condanna per le quali è stata applicata la sola pena dell'ammenda. Secondo il Movimento Difesa del Cittadino (MDC), si tratta di "un ulteriore atto di scardinamento del sistema giudiziario italiano perpetrato con incredibile pervicacia dall'attuale maggioranza". Antonio Longo, presidente del Movimento Difesa del Cittadino (MDC), protestando contro "questa distruzione del sistema processuale italiano e delle garanzie del diritto per i cittadini", dichiara infatti: "È una legge non solo contraria a quanto previsto dal Parlamento nel maggio 2005 a proposito del processo civile in Cassazione, ma anche incostituzionale". "Mentre all'imputato viene lasciata la possibilità di appellarsi contro la condanna - spiega il presidente di MDC - alla pubblica accusa questo diritto viene tolto nel caso in cui l'imputato sia stato assolto in primo grado". Una volta appresa la notizia, anche il primo presidente della Cassazione, Nicola Marvulli, si è detto "sbigottito", affermando che "una simile iniziativa legislativa distrugge la funzione assegnata alla Suprema Corte". HC 2005 - redattore: LS http://www.helpconsumatori.it/news.php?id=5352 |
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21 gennaio 2006
corriere Berlusconi torna sulla legge Pecorella, bocciata dal Quirinale «Il principio di inappellabilità sarà legge» Secondo il premier «se un cittadino viene assolto non deve più tornare nel girone dantesco del processo» FIRENZE - Non solo attacchi all'opposizione, ma da Firenze Silvio Berlusconi prende anche una netta posizione sulla cosiddetta legge Pecorella, bocciata da Ciampi che l'ha rimandata alle Camere. Quello dell'inappellabilità, dice il premier, è «un grande principio di civiltà e democrazia e noi ci batteremo affinché questo principio diventi legge dello Stato». «Se un cittadino italiano - ha detto il premier dal palco del palazzetto dei congressi - finisce nel girone infernale di un processo e viene assolto, io dico che quel cittadino non deve più essere chiamato, per un puntiglio di un pubblico ministero, a ritornare nel girone dantesco del processo». Il principio dell'inappellabilità, ha aggiunto il Cavaliere, è già presente in una grande democrazia come quella degli Stati Uniti. Perchè non facciamo allora che il reato deve prescriversi entro l'udienza preliminare, diversamente sarà sempre perseguibile come negli USA? |
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C. 4604-C – Modifiche al codice di procedura penale,
in materia di inappellabilità delle sentenze di proscioglimento (Proposta di legge approvata dalla Camera il 21 settembre 2005 e dal Senato il 12 gennaio 2006, rinviata alle camere dal Presidente della Repubblica per una nuova deliberazione con messaggio motivato a norma dell'articolo 74 della Costituzione il 20 gennaio 2006) (In grassetto le modificazioni apportate dalla Camera) Art. 1. 1. L'articolo 593 del codice di procedura penale è sostituito dal seguente: «Art. 593. (Casi di appello). - 1. Salvo quanto previsto dagli articoli 443, comma 3, 448, comma 2, 579 e 680, il pubblico ministero e l'imputato possono appellare contro le sentenze di condanna. 2. L'imputato e il pubblico ministero possono appellare contro le sentenze di proscioglimento nelle ipotesi di cui all'articolo 603, comma 2, se la nuova prova è decisiva. Qualora il giudice, in via preliminare, non disponga la rinnovazione dell'istruttoria dibattimentale dichiara con ordinanza l'inammissibilità dell'appello. Entro quarantacinque giorni dalla notifica del provvedimento le parti possono proporre ricorso per cassazione anche contro la sentenza di primo grado. 3. Sono inappellabili le sentenze di condanna per le quali è stata applicata la sola pena dell'ammenda». Art. 2. 1. All'articolo 443 del codice di procedura penale, al comma 1, le parole: «, quando l'appello tende ad ottenere una diversa formula» sono soppresse. Art. 3. 1. All'articolo 405 del codice di procedura penale, dopo il comma 1, è inserito il seguente: «1-bis. Il pubblico ministero, al termine delle indagini, formula richiesta di archiviazione quando la Corte di cassazione si è pronunciata in ordine alla insussistenza dei gravi indizi di colpevolezza, ai sensi dell'articolo 273, e non sono stati acquisiti, successivamente, ulteriori elementi a carico della persona sottoposta alle indagini». Art. 4. 1. L'articolo 428 del codice di procedura penale è sostituito dal seguente: «Art. 428. - (Impugnazione della sentenza di non luogo a procedere). - 1. Contro la sentenza di non luogo a procedere possono proporre ricorso per cassazione: a) il procuratore della Repubblica e il procuratore generale; b) l'imputato, salvo che con la sentenza sia stato dichiarato che il fatto non sussiste o che l'imputato non lo ha commesso. 2. La persona offesa può proporre ricorso per cassazione nei soli casi di nullità previsti dall'articolo 419, comma 7. La persona offesa costituita parte civile può proporre ricorso per cassazione ai sensi dell'articolo 606. 3. Sull'impugnazione decide la Corte di cassazione in camera di consiglio con le forme previste dall'articolo 127». Art. 5. 1. All'articolo 533 del codice di procedura penale, il comma 1 è sostituito dal seguente: «1. Il giudice pronuncia sentenza di condanna se l'imputato risulta colpevole del reato contestatogli al di là di ogni ragionevole dubbio. Con la sentenza il giudice applica la pena e le eventuali misure di sicurezza». Art. 6. 1. Al comma 1 dell'articolo 576 del codice di procedura penale, sono apportate le seguenti modificazioni: a) al primo periodo, le parole: «, con il mezzo previsto per il pubblico ministero,» sono soppresse; b) al secondo periodo, le parole: «Con lo stesso mezzo e negli stessi casi può» sono sostituite dalle seguenti: «La parte civile può altresì». Art. 7. 1. L'articolo 580 del codice di procedura penale è sostituito dal seguente: «Art. 580. - (Conversione del ricorso in appello). - 1. Quando contro la stessa sentenza sono proposti mezzi di impugnazione diversi, nel caso in cui sussista la connessione di cui all'articolo 12, il ricorso per cassazione si converte nell'appello». Art. 8. 1. Al comma 1 dell'articolo 606 del codice di procedura penale sono apportate le seguenti modificazioni: a) la lettera d) è sostituita dalla seguente: «d) mancata assunzione di una prova decisiva, quando la parte ne ha fatto richiesta anche nel corso dell'istruzione dibattimentale limitatamente ai casi previsti dall'articolo 495, comma 2»; b) la lettera e) è sostituita dalla seguente: «e) mancanza, contraddittorietà o manifesta illogicità della motivazione, quando il vizio risulta dal testo del provvedimento impugnato ovvero da altri atti del processo specificamente indicati nei motivi di gravame». Art. 9. (Soppresso) 1. All'articolo 652 del codice di procedura penale, il comma 1 è sostituito dal seguente: «1. La sentenza penale irrevocabile di assoluzione non ha effetto nei giudizi civili e amministrativi, salvo che la parte civile si sia costituita nel processo penale ed abbia presentato le conclusioni. In questo caso la sentenza ha effetto quanto all'accertamento che il fatto non sussiste o che l'imputato non lo ha commesso o che il fatto è stato compiuto nell'adempimento di un dovere o nell'esercizio di una facoltà legittima». Art. 10. 1. L'articolo 577 del codice di procedura penale è abrogato. 2. All'articolo 36, comma l, del decreto legislativo 28 agosto 2000, n. 274, le parole: «e contro le sentenze di proscioglimento per reati puniti con pena alternativa» sono soppresse. Art. 11. 1. La presente legge si applica ai procedimenti in corso alla data di entrata in vigore della medesima. 2. L'appello proposto contro una sentenza di proscioglimento dall'imputato o dal pubblico ministero prima della entrata in vigore della presente legge viene dichiarato inammissibile con ordinanza non impugnabile. 3. Entro quarantacinque giorni dalla notifica del provvedimento di inammissibilità di cui al comma 2 può essere proposto ricorso in Cassazione contro le sentenze di primo grado. 4. La disposizione di cui al comma 2 si applica anche nel caso in cui sia annullata, su punti diversi dalla pena o dalla misura di sicurezza, una sentenza di condanna di una corte di assise di appello o di una corte di appello che abbia riformato una sentenza di assoluzione. 5. Nei limiti delle modificazioni apportate dall'articolo 8 della presente legge possono essere presentati i motivi di cui all'articolo 585, comma 4, del codice di procedura penale entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge. |
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GIUSTIZIA. Legge sull'inappellabilità pubblicata in Gazzetta Ufficiale
23/02/2006 - 13:25 La nuova legge sull'inappellabilità é stata pubblicata nella Gazzetta Ufficiale di oggi che reca la data di ieri. Il testo, che è stato approvato in via definitiva il 19 febbraio 2006, prevede l'inappellabilità delle sentenze di assoluzione ed entrerà in vigore a partire dal 9 marzo 2006. In pratica, la cosiddetta "Legge Pecorella" prevede che se il Tribunale assolve l'imputato,il Pubblico Ministero non potrà più presentare ricorso in appello, a meno che non emerga una prova che dovrà essere considerata "decisiva". Altrimenti la pubblica accusa potrà solo rivolgersi alla Corte di Cassazione. Se il giudice non dispone l'istruttoria dibattimentale, l'appello comunque sarà inammissibile. 2006 - redattore: LS http://www.helpconsumatori.it/news.php?id=6229 |
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