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Vecchio 20-12-05, 19:20   #1 (permalink)
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Vecchi crac dimenticati, rimborsi per pochi

LUNEDI’ scorso, le 44 richieste
di rinvio a giudizio di
altrettanti ex manager e banchieri
in relazione al crack Cirio.
Martedì l’arresto di Gianpiero
Fiorani e per i consumatori una
nuova brutta sorpresa: conti correnti
col trucco, su cui il banchiere
di Codogno spalmava le perdite
delle sue «imprese» di finanza
spericolata attraverso voci tanto
esotiche quanto improbabili,
come «recupero spese amministrative
», «spese postelegrafoniche
», «recupero spese amministrative
», «commissioni straordinarie
impieghi e finanziamenti».
Il tutto con un sovrappiù che,
negli estratti visionati, per ciascuna
delle voci, presenta al
cliente un sovrapprezzo dai 10
ai 30 euro per circa un milione di
clienti. La nuova ventata di sorprese
per i risparmiatori porta a
una semplice domanda: a che
punto siamo con gli altri grandi
scandali?
CIRIO - Dovrebbero partire a
breve, entro le prime settimane
2006, i primi parziali rimborsi al
primo dei grandi crack, quello
targato Cirio era Cragnotti. Tali
rimborsi, eseguiti all’interno di
una procedura rateale, che prosegue
mano a mano che si dismettono
asset e si vincono revocatorie,
si riferiscono a due emissioni
Cirio Finance Luxembourg
e una Del Monte Finance Luxembourg,
(al momento viene dato il
6,2% del nominale, vale a dire 62
euro ogni mille). Nel contempo,
sempre nel 2006, partiranno
nuovi rimborsi parziali che interesseranno
due bond Cirio Del
Monte e un Del Monte Finance
Luxembourg. Il meccanismo, come
detto, è differente rispetto a
quanto effettuato da Parmalat.
E nelle migliori delle ipotesi (le
emissioni Del Monte Luxembourg)
i commissari arrivano a
stimare rimborsi finali anche
per il 70%. Per il resto, alcune
banche hanno già fatto un passo
indietro con la conclusa operazione
di esame dei casi «e, in
quello di Capitalia - ricorda Francesco
Avallone, responsabile risparmio
di Federconsumatori -
ci sono stati rimborsi netti, suddivisi
tra 100% nei casi in cui la
banca ha avuto un ruolo di
capofila nel collocamento e al
50% quando ha operato da semplice
intermediario».
PARMALAT - Il commissario
straordinario Bondi, ora amministratore
delegato di quella che è
la Nuova Parmalat, ha compiuto
la sua missione: ha portato di
nuovo la società in Borsa convertendo
le obbligazioni in titoli,
lasciando migliaia di investitori
con il fiato sospeso col saliscendi
del titolo. C’è chi per ora, comunque,
è rimasto a bocca asciutta.
Sono i sottoscrittori di bond
emessi dalla Parmalat Brasile,
che, come ricorda Avallone,
«non è stata inserita nel concordato
». Per vedere soluzioni in
merito, bisognerà attendere le
proposte degli amministratori
che dovranno sciogliere il nodo
entro agosto dell’anno prossimo.
ARGENTINA -Ma non sono finiti
qui i casi ancora aperti. In primo
luogo c’è il caso Argentina con
gli oltre 230 mila obbligazionisti
italiani (per un controvalore di 8
miliardi di dollari) che si sono
rifiutati di aderire alla proposta
di concambio promossa dal Governo
Argentino e che attendono
segnali - improbabili - di una
riapertura da parte di Buenos
Aires. Nel frattempo la Task
Force Argentina prosegue nella
via dell’arbitrato internazionale
per risolvere una volta per tutte
la querelle con il paese sudamericano.
GIACOMELLI E GLI ALTRI - E poi
ci sono i cosiddetti crack minori.
Il primo della lista è Giacomelli.
La società non era dotata di beni
di proprietà da vendere (a parte i
marchi), quindi bisogna sperare
nelle azioni revocatorie e nelle
richieste di danni, prima di avere
una pur minima visibilità di
quanto si potrà recuperare. Presto
anche per Finmek, dove le
operazioni di vendita degli asset
sono all’inizio, e per FinPart,
fresca di fallimento.
BOND MADE IN USA - Ci sono
poi bond che sono finiti nelle
tasche degli italiani per la volontà
di una banca d'affari come
Morgan Stanley di disfarsi di
bond Viatel, Carrier One e Exodus
- tutte società hi-tech fallite
in America - collocandoli ai risparmiatori
attraverso una controllata
italiana, Area Banca, poi
finita nell’orbita di Banca popolare
italiana, in Bipielle.net. «Gli
investitori coinvolti - spiega l’avvocatoGiovanni
Franchi, coordinatore
dei legali di Confconsumatori
- sono più di quanti si
possa pensare: nella causa intentata
da noi e Assorisparmio, ci
sono oltre 1.500 persone».
CAUSE E ACCORDI - La strada
maestra su cui puntano associazioni
di consumatori e avvocati
è quella che porta in Tribunale,
con la causa nei confronti delle
banche collocatrici. Parallelamente
alle cause, cresce l’utilizzo
delle transazioni «con cui si
arriva a ricavare fino al 70% di
quanto investito», confermano
sia Franchi sia Avallone che
assicura: «Non accettiamo mai
una somma inferiore al 60% e il
titolo, nella maggior parte dei
casi, resta nella disponibilità
dell’investitore». Quanto alle
vertenze davanti al giudice, le
notizie in molti casi, sono positive.
«Le cause, anche su Cirio, si
cominciano a vincere, con sentenze
importanti come quella
del tribunale di Parma secondo
cui la banca doveva specificare
la natura straniera dell’emittente
dei bond Cirio, e non Cirio
tout court, come spesso è accaduto
». Sono una ventina, per fare
altri esempi, le cause portate a
termine con successo al Tribunale
di Roma dall’avvocato Angelo
Castelli, legale di Formia, tra i
maggiori esperti nella tutela dei
risparmiatori. Finora ha vinto
cause che hanno permesso ai
risparmiatori traditi di recuperare
oltre 3,5 milioni di euro. A
pagare sono stati grandi nomi
del credito (tra cui UniCredit,
Banca Intesa, Sanpaolo, Popolare
di Milano, Credit Suisse), accanto
a banche più piccole, come
la Bcc del Medio Polesine, il
Credito Cooperativo Fiorentino,
la Cassa di Risparmio di Padova
e Rovigo, di Lucca, Carige, tra le
altre). «Le ultime due riguardano
il Banco di Desio e la Bnl. In
quest’ultimo caso in particolare
ad avere la meglio è stato un
funzionario della stessa banca,
in cui l’assioma “non poteva non
sapere” è stato smontato semplicemente
dimostrando che le sue
funzioni nell’istituto non erano
legate alla contrattazione dei
titoli”». L’altro caso ha invece
costretto l’istituto brianzolo a
pagare «il più alto risarcimento
in una causa sui tango bond,
pari a 630 mila euro, restituiti a
un investitore che, sebbene avesse
un alto profilo di rischio, non
era stato informato della effettiva
rischiosità del singolo investimento
obbligazionario».


CAUSE & CAVILLI
Causa alla banca che ha venduto il
bond-spazzatura? «L’importante -
spiega l’avvocato Angelo Castelli, di
Formia - è avere due requisiti:
l’assenza di un’esplicita dichiarazione
della banca sul rischio dello
specifico bond, anche se nel contratto
quadro l’investitore aveva segnalato
un’alta propensione al rischio».
L’altro è il conflitto di interessi che
la banca aveva nella vendita di quei
titoli. «Questo nasce quando non
solo la banca aveva i titoli nel
proprio portafoglio, ma quando
l’istituto, vendendoli al risparmiatore,
ha realizzato un guadagno in
conto capitale, oltre alle commissioni
di intermediazione». Importante,
secondo Castelli, anche la scelta del
tribunale. «E’ da privilegiare Roma,
dove esistono sezioni specializzate
e le cui sentenze, per la gran parte
favorevoli all’esistenza delle condizioni
elencate, difficilmente vengono
smentite dalla Corte di Cassazione
». Ma per richiedere i danni in
relazione ai tango-bond il tempo
stringe. «Tra un anno - sottolinea
l’avvocato - scatterà la prescrizione
ed è meglio non posticipare le
mosse a luglio-agosto 2006».
La stampa tuttosoldi 19 dic us
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Vecchio 20-12-05, 19:21   #2 (permalink)
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