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Vecchi crac dimenticati, rimborsi per pochi
LUNEDI’ scorso, le 44 richieste
di rinvio a giudizio di altrettanti ex manager e banchieri in relazione al crack Cirio. Martedì l’arresto di Gianpiero Fiorani e per i consumatori una nuova brutta sorpresa: conti correnti col trucco, su cui il banchiere di Codogno spalmava le perdite delle sue «imprese» di finanza spericolata attraverso voci tanto esotiche quanto improbabili, come «recupero spese amministrative », «spese postelegrafoniche », «recupero spese amministrative », «commissioni straordinarie impieghi e finanziamenti». Il tutto con un sovrappiù che, negli estratti visionati, per ciascuna delle voci, presenta al cliente un sovrapprezzo dai 10 ai 30 euro per circa un milione di clienti. La nuova ventata di sorprese per i risparmiatori porta a una semplice domanda: a che punto siamo con gli altri grandi scandali? CIRIO - Dovrebbero partire a breve, entro le prime settimane 2006, i primi parziali rimborsi al primo dei grandi crack, quello targato Cirio era Cragnotti. Tali rimborsi, eseguiti all’interno di una procedura rateale, che prosegue mano a mano che si dismettono asset e si vincono revocatorie, si riferiscono a due emissioni Cirio Finance Luxembourg e una Del Monte Finance Luxembourg, (al momento viene dato il 6,2% del nominale, vale a dire 62 euro ogni mille). Nel contempo, sempre nel 2006, partiranno nuovi rimborsi parziali che interesseranno due bond Cirio Del Monte e un Del Monte Finance Luxembourg. Il meccanismo, come detto, è differente rispetto a quanto effettuato da Parmalat. E nelle migliori delle ipotesi (le emissioni Del Monte Luxembourg) i commissari arrivano a stimare rimborsi finali anche per il 70%. Per il resto, alcune banche hanno già fatto un passo indietro con la conclusa operazione di esame dei casi «e, in quello di Capitalia - ricorda Francesco Avallone, responsabile risparmio di Federconsumatori - ci sono stati rimborsi netti, suddivisi tra 100% nei casi in cui la banca ha avuto un ruolo di capofila nel collocamento e al 50% quando ha operato da semplice intermediario». PARMALAT - Il commissario straordinario Bondi, ora amministratore delegato di quella che è la Nuova Parmalat, ha compiuto la sua missione: ha portato di nuovo la società in Borsa convertendo le obbligazioni in titoli, lasciando migliaia di investitori con il fiato sospeso col saliscendi del titolo. C’è chi per ora, comunque, è rimasto a bocca asciutta. Sono i sottoscrittori di bond emessi dalla Parmalat Brasile, che, come ricorda Avallone, «non è stata inserita nel concordato ». Per vedere soluzioni in merito, bisognerà attendere le proposte degli amministratori che dovranno sciogliere il nodo entro agosto dell’anno prossimo. ARGENTINA -Ma non sono finiti qui i casi ancora aperti. In primo luogo c’è il caso Argentina con gli oltre 230 mila obbligazionisti italiani (per un controvalore di 8 miliardi di dollari) che si sono rifiutati di aderire alla proposta di concambio promossa dal Governo Argentino e che attendono segnali - improbabili - di una riapertura da parte di Buenos Aires. Nel frattempo la Task Force Argentina prosegue nella via dell’arbitrato internazionale per risolvere una volta per tutte la querelle con il paese sudamericano. GIACOMELLI E GLI ALTRI - E poi ci sono i cosiddetti crack minori. Il primo della lista è Giacomelli. La società non era dotata di beni di proprietà da vendere (a parte i marchi), quindi bisogna sperare nelle azioni revocatorie e nelle richieste di danni, prima di avere una pur minima visibilità di quanto si potrà recuperare. Presto anche per Finmek, dove le operazioni di vendita degli asset sono all’inizio, e per FinPart, fresca di fallimento. BOND MADE IN USA - Ci sono poi bond che sono finiti nelle tasche degli italiani per la volontà di una banca d'affari come Morgan Stanley di disfarsi di bond Viatel, Carrier One e Exodus - tutte società hi-tech fallite in America - collocandoli ai risparmiatori attraverso una controllata italiana, Area Banca, poi finita nell’orbita di Banca popolare italiana, in Bipielle.net. «Gli investitori coinvolti - spiega l’avvocatoGiovanni Franchi, coordinatore dei legali di Confconsumatori - sono più di quanti si possa pensare: nella causa intentata da noi e Assorisparmio, ci sono oltre 1.500 persone». CAUSE E ACCORDI - La strada maestra su cui puntano associazioni di consumatori e avvocati è quella che porta in Tribunale, con la causa nei confronti delle banche collocatrici. Parallelamente alle cause, cresce l’utilizzo delle transazioni «con cui si arriva a ricavare fino al 70% di quanto investito», confermano sia Franchi sia Avallone che assicura: «Non accettiamo mai una somma inferiore al 60% e il titolo, nella maggior parte dei casi, resta nella disponibilità dell’investitore». Quanto alle vertenze davanti al giudice, le notizie in molti casi, sono positive. «Le cause, anche su Cirio, si cominciano a vincere, con sentenze importanti come quella del tribunale di Parma secondo cui la banca doveva specificare la natura straniera dell’emittente dei bond Cirio, e non Cirio tout court, come spesso è accaduto ». Sono una ventina, per fare altri esempi, le cause portate a termine con successo al Tribunale di Roma dall’avvocato Angelo Castelli, legale di Formia, tra i maggiori esperti nella tutela dei risparmiatori. Finora ha vinto cause che hanno permesso ai risparmiatori traditi di recuperare oltre 3,5 milioni di euro. A pagare sono stati grandi nomi del credito (tra cui UniCredit, Banca Intesa, Sanpaolo, Popolare di Milano, Credit Suisse), accanto a banche più piccole, come la Bcc del Medio Polesine, il Credito Cooperativo Fiorentino, la Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo, di Lucca, Carige, tra le altre). «Le ultime due riguardano il Banco di Desio e la Bnl. In quest’ultimo caso in particolare ad avere la meglio è stato un funzionario della stessa banca, in cui l’assioma “non poteva non sapere” è stato smontato semplicemente dimostrando che le sue funzioni nell’istituto non erano legate alla contrattazione dei titoli”». L’altro caso ha invece costretto l’istituto brianzolo a pagare «il più alto risarcimento in una causa sui tango bond, pari a 630 mila euro, restituiti a un investitore che, sebbene avesse un alto profilo di rischio, non era stato informato della effettiva rischiosità del singolo investimento obbligazionario». CAUSE & CAVILLI Causa alla banca che ha venduto il bond-spazzatura? «L’importante - spiega l’avvocato Angelo Castelli, di Formia - è avere due requisiti: l’assenza di un’esplicita dichiarazione della banca sul rischio dello specifico bond, anche se nel contratto quadro l’investitore aveva segnalato un’alta propensione al rischio». L’altro è il conflitto di interessi che la banca aveva nella vendita di quei titoli. «Questo nasce quando non solo la banca aveva i titoli nel proprio portafoglio, ma quando l’istituto, vendendoli al risparmiatore, ha realizzato un guadagno in conto capitale, oltre alle commissioni di intermediazione». Importante, secondo Castelli, anche la scelta del tribunale. «E’ da privilegiare Roma, dove esistono sezioni specializzate e le cui sentenze, per la gran parte favorevoli all’esistenza delle condizioni elencate, difficilmente vengono smentite dalla Corte di Cassazione ». Ma per richiedere i danni in relazione ai tango-bond il tempo stringe. «Tra un anno - sottolinea l’avvocato - scatterà la prescrizione ed è meglio non posticipare le mosse a luglio-agosto 2006». La stampa tuttosoldi 19 dic us |
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