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Finanziamenti a rischio privacy
Il caso Il Codice per le Sic mette in difficoltà gli istituti erogatori.
Sono interessate 630 mila persone Finanziamenti a rischio privacy Lodi (Crif): «In dubbio mutui per un miliardo e crediti per 850 milioni di euro» Credito a rischio. Una norma del nuovo Codice di deontologia che governa il settore del credito al consumo rischia di mettere in difficoltà oltre mezzo milione di italiani e di dragare finanziamenti per più di un miliardo di euro nel settore mutui, cui aggiungere 858 milioni di euro di crediti rifiutati nel settore del credito al consumo. Cosa sta accadendo? Semplicemente che Il «Codice di deontologia e di buona condotta per i sistemi informativi (Sic) gestiti da soggetti privati in tema di credito al consumo, affidabilità e puntualità nei pagamenti», entrato in vigore all’inizio dell’anno, dice che i dati personali devono essere conservati per un periodo di almeno tre anni. Ma lascia aperto uno spiraglio per quanto riguarda i dati positivi (quelli che riguardano i debitori «virtuosi»), il cui periodo di conservazione entro la fine del 2005 potrebbe essere ridotto a due anni. È evidente che la tutela di chi finanzia l’acquisto rateizzato di un bene o di un servizio parte dalla banca dati, che racchiude la storia del cliente. E una riduzione dei tempi di conservazione delle informazioni, contenute nei Sic (Sistemi di informazioni creditizie), potrebbe rendere difficile - o addirittura impossibile - l’accesso al credito per oltre 630 mila italiani. Paradossalmente proprio quei clienti che hanno una storia creditizia a prova di 007. Un’ipotesi che allarma Enrico Lodi, direttore del Credit bureau services di Crif, il gruppo bolognese leader sul mercato del credito retail in Italia, dove gestisce il principale sistema di informazioni creditizie (Eurisc), a cui partecipano oltre 440 istituti bancari e finanziari, tanto che l’85% degli sportelli bancari italiani sono collegati online con Crif ogni giorno per usufruire dei suoi servizi. «Perché - chiede Lodi - ostacolare l’accesso al credito da parte del consumatore? C’è il rischio di escludere dal circuito molte persone. È come segare il ramo dove i consumatori sono seduti». Lodi condivide la linea del garante, che ha la missione di tutelare i dati personali: «la filosofia dell’Authority è chiara: meno vengono tenuti i dati, meglio è. Ma le applicazioni di questa teoria possono penalizzare chi intende rivolgersi al credito al consumo. Del resto - aggiunge - su 100 finanziamenti erogati agli italiani, 95 vengono regolarmente rimborsati». La denuncia del Crif parte dai numeri: nel comparto mutui sarebbero negati finanziamenti complessivi pari a un miliardo di euro. Quanto al credito al consumo, l’abbassamento del tempo di giacenza dei dati del cliente potrebbe mettere i consumatori nelle condizioni di vedersi rifiutati crediti per 858 milioni di euro. E per quelle famiglie che hanno il problema di arrivare alla fine del mese, il credito al consumo può rappresentare una via d’uscita. Tanto più che - a dispetto di una tradizione penalizzante in Italia, specie negli anni scorsi e in rapporto con altre nazioni - il credito al consumo interessa oggi un italiano su due (il 49%, oltre 22 milioni di persone). Secondo una ricerca svolta da Enrico Finzi dal titolo Gli italiani e il credito al consumo su un campione rappresentativo di circa 45 milioni di adulti, oltre il 74% degli italiani ritiene che sia importante che i suoi dati (quelli che attestano lo stato di buon pagatore), vengano conservati per un periodo di tempo di almeno tre anni o superiore. Il 35% della popolazione sarebbe favorevole a che i dati in questione venissero conservati «per il periodo più lungo possibile, per poter documentare nel modo più ampio e completo la propria affidabilità in materia creditizia». Non solo: la quasi totalità degli italiani (il 92,5%), considera giusto e normale che banche ed istituzioni finanziarie, nel prestare il denaro, mettano insieme informazioni e dati per verificare l'attendibilità di chi richiede un prestito. «Una volta recepita anche in Italia la direttiva dell'Unione europea su Basilea II - avverte Lodi - sarà necessario che i Sic possano trattare i dati con una profondità di cinque anni, pena un innalzamento del requisito patrimoniale penalizzante in termini di accesso al credito». A. CAR. corriere economia lunedì us |
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Pensierino semplice semplice : se in archivio non figurano più i dati di un soggetto, automaticamente questi è un buon pagatore (altrimenti i suoi dati sarebbero lì). Non comprendo il problema. Mi sembra si stia sollevando un polverone per l'abbassamento a 2 anni. Anzi, per quanto mi riguarda, dovrebbero cancellare automaticamente i dati appena il soggetto ha saldato il proprio debito senza problemi.
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