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Vecchio 16-12-05, 17:08   #1 (permalink)
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opa unicredito su hvb

qualcuno mi può confermare che tale offerta sia stata promossa solo sul mercato tedesco,escludendo quello italiano.
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Vecchio 17-12-05, 14:10   #2 (permalink)
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UniCredit-Hvb, parte la sfida"


http://www.assinews.it/rassegna/arti...e171205ba2.pdf
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Vecchio 17-12-05, 14:12   #3 (permalink)
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17 dicembre 2005
UniCredit-Hvb, salto in Europa Nodo integrazione per Profumo

Munich Re primo azionista con il 4,8%. «Non ci sarà un aumento di capitale»

MILANO — È preoccupato per lo scandalo delle scalate e l'immagine dell'Italia all'estero, Alessandro Profumo, il primo banchiere italiano a fare il salto in Europa. Di fronte agli azionisti in assemblea nella sede storica di Genova, per il via libera al nuovo consiglio di amministrazione di UniCredit-Hvb - evento salutato dal brindisi a fine lavori con il presidente tedesco, Dieter Rampl - Profumo ha affrontato subito i temi del ciclone giudiziario sui protagonisti dell' assalto alle banche e sul governatore Antonio Fazio. Fatti, dice, che sono «sicuramente elementi di preoccupazione» per chi è presente all'estero. «Però sono certo - ha assicurato - che UniCredit-Hvb sarà uno dei pilastri chiave per il sistema del credito europeo».
La sfida è quella di «integrare le persone nel modo migliore per creare una banca davvero europea, non un semplice gruppo formato da istituti di vari Paesi». Il consiglio di 24 componenti - che accoglie otto tedeschi - ha raccolto il sì dell'84% dei presenti e il voto contrario di una pattuglia di fondi, in rappresentanza di poco più del 5% del capitale complessivo. Accanto a Rampl e Profumo, presidente e amministratore delegato, dovranno essere nominati, dallo stesso consiglio a gennaio, i vicepresidenti.
I quali, stando alle attese, ma il nodo sembra tutt'altro che risolto, potrebbero essere quattro: l'attuale presidente di UniCredit, Carlo Salvatori, con deleghe "pesanti" anche sulle attività italiane, l'ex amministratore delegato di Generali, Gianfranco Gutty, e gli altri due vice di Piazza Cordusio, Franco Bellei e Fabrizio Palenzona. Confermati, tra gli altri, i consiglieri italiani Carlo Pesenti e Paolo Vagnone (Ras-Allianz). Per Hvb entrano Manfred Bishoff, Volker Dopperfeld, Friedrich Kadrnoska, Max Dietrich Kley, Dieter Muenich, Hans-Juergen Schinzler, Nikolaus von Bomhard.
Quanto agli azionisti, Munich Re è il primo col 4,81%, seguito dalle Fondazioni Crt e Cariverona (4,74% ognuna), Carimonte (4,29%), Allianz (2,98%). Gli azionisti sono 276 mila, fra i quali un buon numero di fondi Usa, e 130mila dipendenti. Una rappresentanza di questi ultimi, per i quali è confermato il taglio degli organici del 7% a livello internazionale, ha protestato nel corso dei lavori a difesa dei posti a rischio. Profumo ha confermato tutti i target già annunciati, ha escluso l'aumento di capitale e stimato per i primi mesi 2006 il via libera per l'acquisto della maggioranza di Bph. Il convertibile Generali (per il 3% circa del capitale del Leone), ha detto ancora, sarà esercitato con ogni probabilità alla scadenza del 2008. Rampl, da parte sua, ha ribadito l'interesse per la Berliner Bank.


Messori: e ora una nuova stagione di «nozze italiane»

«UniCredito ha concluso questa brillante operazione crossborder grazie a condizioni di vera eccezionalità. Non credo l'impresa sia ripetibile da altri big. Devono perciò riprendere i processi di aggregazione interna». L'economista Marcello Messori ( nella foto in basso) lo sostiene da tempo: solo così è possibile creare nuovi gruppi capaci di concorrere in Europa.
Esistono due modelli: da un lato la scelta di UniCredito, dall'altro opzioni «sistemiche» o domestiche seguite da Intesa o Capitalia?
«Non ritengo si tratti di modelli. Premesso che il mercato di riferimento per le grandi banche dev'essere europeo, UniCredito ha potuto scegliere la via tedesca: grazie alla forza nell'Est Europa e all'internazionalizzazione dell'asset management attuata con Pioneer, il management si è considerato in grado di supportare un'integrazione altrimenti troppo rischiosa. Altri, come il San Paolo-Imi con Dexia, ci hanno provato senza riuscirci. Ora il punto è questo: se per gli istituti specializzati le dimensioni possono essere meno importanti, le altre grandi banche retail che vogliono fare il salto decisivo e raggiungere la massa critica necessaria per muoversi in Europa devono procedere con matrimoni domestici».
I nomi non sono poi tanti: Intesa, San Paolo-Imi, Capitalia e Montepaschi...
«Sì, e per ragioni di assetti proprietari e presenza territoriale mi sembra che le aggregazioni maggiormente auspicabili siano Intesa-Capitalia e San Paolo-Mps».
In passato regista, nel promuovere o frenare le nozze creditizie, è stata Bankitalia...
«...che in modo improprio ha bloccato la stagione delle grandi integrazioni con l'alt nel '99 alla doppia Opa di UniCredito su Comit e di San Paolo su Banca Roma e con il no alle maxifusioni pronunciato tre anni fa...».
Comunque: è ancora ipotizzabile una regia di Bankitalia?
«Qualsiasi aggregazione potrà essere fatta solo se stimolata dal mercato. Detto questo, una nuova stagione di nozze potrà aprirsi solo dopo un chiarimento sulle modalità di regolamentazione dei mercati finanziari».
Che in pratica cosa significa?
«Occorre abbandonare nel credito la regolazione per soggetti, che ha portato Bankitalia a essere troppo intrusiva, a quella per funzioni (tutela di stabilità, trasparenza, concorrenza). Inoltre va ridefinita la governance di Via Nazionale».
Un modo sottile per dire che ci vuole un cambio della guardia a Palazzo Koch?
«Sì. Ma non solo: bisogna passare dall'autocrazia alla collegialità nelle decisioni».
Sergio Bocconi


http://www.assinews.it/rassegna/arti...171205ba4.html
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