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Cirio: rinvii a giudizio
Caso Cirio, rinvio a giudizio per Cragnotti e Geronzi
Confermato l'originario impianto accusatorio contro i 44 indagati ROMA. La procura di Roma ha firmato la richiesta di rinvio a giudizio di Sergio Cragnotti e di altre 43 persone fra le quali i banchieri Cesare Geronzi, Gianpiero Fiorani, Rainer Masera, per il crack della Cirio. L' atto sarà inviato domani all' ufficio del giudice dell' udienza preliminare. I pm Achille Toro, Tiziana Cugini, Rodolfo Sabelli e Gustavo De Marinis contestano agli indagati, in 22 capi d' imputazione, a seconda delle posizioni, i reati di bancarotta per distrazione, documentale, preferenziale e patrimoniale, nonchè il reato di truffa. Dall' elenco degli indagati sarà stralciata, per motivi procedurali, la posizione della società di revisione, Deloitte & Touche. Per il crack dell' azienda agroalimentare, la procura di Roma chiede che siano processati Sergio Cragnotti, i figli Andrea, Elisabetta e Massimo, il genero Filippo Fucile, la moglie Flora Pizzichemi, i banchieri Cesare Geronzi, attuale presidente di Capitalia già presidente del Cda di Banca di Roma, Rainer Masera (ex presidente Cda San Paolo Imi), Luigi Maranzana (ex Cda San Paolo Imi), Massimo Mattera (Area crediti San Paolo Imi), Gianpiero Fiorani (ex Ad Banca Popolare di Lodi), Giovanni Benevento (Presidente Popolare Lodi), Ambrogio Sfondrini (Cirio spa e poi condirettore generale della Banca Popolare), Angelo Fanti (gestore agenzia Roma centro proponente per il gruppo Cirio), Pietro Celestino Locati (vicedirettore generale Banca di Roma), Remo Martinelli (Banca Roma, condirettore area crediti), Michele Casella (Banca di Roma, direttore area studi), Antonio Nottola (Banca di Roma, componente Cda), Angelo Brizi (area intermediazione Banca di Roma), Alberto Giovannini (Banca Di Roma, area finanza). Ed inoltre, di Emma Benedetti (Sagrit, poi Cirio Holding spa), Riccardo Riccardi Bianchini (Sagrit), Vittorio Bottazzi, Ernesto Chiacchierini, Tommaso Farini, Riccardo Ferrero, Livio Ferruzzi, Alfredo Gaetani, Roberto Michetti, Paolo Micolini, Mauro Luis Pontes Pinto, Ettore Quadrani, Vittorio Romano, Grazia Scartaccini, Lucio Velio, Giuseppe Vitali, Antonio Petrucci, Raffaele Riva, Rossano Ruggeri, Francesco Scornajenchi, Gianluca Marini, Annnunziato Scordo, Francesco Matrone, Francesco Sommaruga (Cirio Spa). La richiesta di rinvio a giudizio segue di sette mesi il deposito degli atti scaturito da una indagine avviata dalla magistratura romana nella estate del 2003, dopo il mancato pagamento di un bond da 150 milioni di euro. Nel mirino dei pm finirono nove bond collocati sul mercato tra il 2000 e il 2002 con tredicimila risparmiatori che risultano parti lese. La Stampa |
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CRACK CIRIO: CHIESTO RINVIO A GIUDIZIO PER CRAGNOTTI E GERONZI
Il logo Cirio ROMA - La procura di Roma ha firmato la richiesta di rinvio a giudizio di Sergio Cragnotti e di altre 43 persone fra le quali i banchieri Cesare Geronzi, Gianpiero Fiorani, Rainer Masera, per il crack della Cirio. L' atto sarà inviato domani all' ufficio del giudice dell' udienza preliminare. I pm Achille Toro, Tiziana Cugini, Rodolfo Sabelli e Gustavo De Marinis contestano agli indagati, in 22 capi d' imputazione, a seconda delle posizioni, i reati di bancarotta per distrazione, documentale, preferenziale e patrimoniale, nonché il reato di truffa. Dall' elenco degli indagati sarà stralciata, per motivi procedurali, la posizione della società di revisione, Deloitte & Touche. Per il crack dell' azienda agroalimentare, la procura di Roma chiede che siano processati Sergio Cragnotti, i figli Andrea, Elisabetta e Massimo, il genero Filippo Fucile, la moglie Flora Pizzichemi, i banchieri Cesare Geronzi, attuale presidente di Capitalia già presidente del Cda di Banca di Roma, Rainer Masera (ex presidente Cda San Paolo Imi), Luigi Maranzana (ex Cda San Paolo Imi), Massimo Mattera (Area crediti San Paolo Imi), Gianpiero Fiorani (ex Ad Banca Popolare di Lodi), Giovanni Benevento (Presidente Popolare Lodi), Ambrogio Sfondrini (Cirio spa e poi condirettore generale della Banca Popolare), Angelo Fanti (gestore agenzia Roma centro proponente per il gruppo Cirio), Pietro Celestino Locati (vicedirettore generale Banca di Roma), Remo Martinelli (Banca Roma, condirettore area crediti), Michele Casella (Banca di Roma, direttore area studi), Antonio Nottola (Banca di Roma, componente Cda), Angelo Brizi (area intermediazione Banca di Roma), Alberto Giovannini (Banca Di Roma, area finanza). Ed inoltre, di Emma Benedetti (Sagrit, poi Cirio Holding spa), Riccardo Riccardi Bianchini (Sagrit), Vittorio Bottazzi, Ernesto Chiacchierini, Tommaso Farini, Riccardo Ferrero, Livio Ferruzzi, Alfredo Gaetani, Roberto Michetti, Paolo Micolini, Mauro Luis Pontes Pinto, Ettore Quadrani, Vittorio Romano, Grazia Scartaccini, Lucio Velio, Giuseppe Vitali, Antonio Petrucci, Raffaele Riva, Rossano Ruggeri, Francesco Scornajenchi, Gianluca Marini, Annnunziato Scordo, Francesco Matrone, Francesco Sommaruga (Cirio Spa). La richiesta di rinvio a giudizio segue di sette mesi il deposito degli atti scaturito da una indagine avviata dalla magistratura romana nella estate del 2003, dopo il mancato pagamento di un bond da 150 milioni di euro. Nel mirino dei pm finirono nove bond collocati sul mercato tra il 2000 e il 2002 con tredicimila risparmiatori che risultano parti lese. Ansa |
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12 dicembre 2005
Le notizie del Corriere via SMS: invia NEWS al 48436. I pm confermano l'impianto accusatorio: 22 i capi di imputazione Cirio: chiesto rinvio a giudizio per Cragnotti Stessa richiesta anche per la moglie e i figli dell'ex patron della Lazio e per diversi manager della Banca di Roma, tra cui Geronzi ROMA - E' stato deciso il rinvio a giudizio di Sergio Cragnotti della moglie Flora Pizzichemi, dei figli Andrea, Massimo, Elisabetta e il marito di quest'ultima, Filippo Fucile, oltre a diversi manager della Banca di Roma (tra i quali l'attuale presidente di Capitalia Cesare Geronzi), del San Paolo-Imi e della ex Banca Popolare di Lodi, e venticinque tra consiglieri e sindaci del Gruppo Cirio sono stati chiesti dalla procura di Roma. A sette mesi dal deposito degli atti, la magistratura della capitale ha infatti firmato la richiesta di rinvio a giudizio sul crac della Cirio con oltre diecimila parti lese. CONFERMATO L'IMPIANTO ACCUSATORIO - I pm Rodolfo Sabelli, Gustavo De Marinis e Tiziana Cugini, coordinati dal procuratore aggiunto Achille Toro e dal procuratore Giovanni Ferrara, hanno sostanzialmente confermato l'originario impianto accusatorio che attribuisce a 44 indagati 22 capi di imputazione che vanno, a seconda delle posizioni, dalla bancarotta fraudolenta alle false comunicazioni sociali e alla truffa per episodi avvenuti fra il 1998 e il 2003. I magistrati si sono convinti di dover chiedere al gip di processare i componenti della famiglia Cragnotti. Episodi di truffa sono stati cancellati dai pm alla luce dei nuovi interrogatori resi da alcuni indagati dopo l'avviso di fine inchiesta. La procura della capitale, inoltre, ha stralciato le posizioni della società di revisione, Deloitte Touche e di un suo funzionario, per un problema formale, posizioni che dovrebbero essere poi riunite al resto del procedimento in sede di udienza preliminare. Gli ultimi indagati che in ordine di tempo avevano ribadito ai magistrati la propria estraneità ai fatti contestati sono stati Rainer Masera e Luigi Maranzana, rispettivamente ex presidente e ex amministratore delegato di San Paolo Imi. Non è andato in porto, invece, l'interrogatorio di Gianpiero Fiorani, ex amministratore delegato della Lodi, che in un primo tempo si era reso disponibile, attraverso il proprio difensore, ad essere sentito ma successivamente aveva rinunciato all'atto istruttorio. Corriere |
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Sanzione da 2 milioni. I consumatori: le società non perdono il vizio Rc auto anticoncorrenza, Catricalà ora multa l’Ania «Accordi sui risarcimenti tra le compagnie»
ROMA - L’Antitrust infligge 2,2 milioni di multa all’Ania, l’associazione delle imprese assicurative, per aver realizzato due intese restrittive della concorrenza. La prima riguarda le tariffe per le prestazioni peritali, la seconda le modalità e i criteri di determinazione dei risarcimenti per danni a cose. L'Autorità garante della concorrenza, guidata da Antonio Catricalà, ha stabilito che l’associazione «dovrà inoltre interrompere immediatamente ogni attività di coordinamento a favore delle imprese associate». L’Ania, definendo il provvedimento «sorprendente e obiettivamente privo di fondamento», ha già annunciato che ricorrerà al Tar. «Il lupo perde il pelo ma non il vizio» commenta l’Intesa dei consumatori che chiederà all’Ania il pagamento dei danni agli assicurati. L'istruttoria era stata avviata dal Garante il 15 luglio 2004, per valutare la restrittività dell'accordo stipulato nel 2003 tra l'Ania e le associazioni peritali maggiormente rappresentative sul territorio nazionale. Questa intesa stabiliva il valore dei compensi da corrispondere ai periti assicurativi da parte delle imprese di assicurazione e le modalità ed i criteri di accertamento dei danni. L’uniformità era assicurata dall’uso di un modulo standard, predisposto dall'Ania, e dall'applicazione di parametri di costo, delineati dall'accordo Ania-carrozzieri, sui prezzi dei pezzi di ricambio originali, i tempi di riparazione e sostituzione delle autovetture, i costi della manodopera. Secondo l'Autorità, l'Ania e le associazioni dei periti assicurativi, attraverso l'accordo sulle tariffe delle prestazioni, «hanno attuato un'intesa restrittiva della concorrenza, violando l'articolo 81 del Trattato europeo». L’Ania si difende sostenendo che l'accordo sulle tariffe dei periti automobilistici è un accordo nazionale di lavoro, peraltro previsto da una legge (166/1992) che doveva essere necessariamente rispettata dai destinatari. Mentre l’intesa con i carrozzieri fu disdettata nel 2003 dopo un’indagine conoscitiva dell’Antitrust che non si concluse con una condanna. «Non resta - afferma il presidente Fabio Cerchiai - che affidarsi al controllo di legittimità del provvedimento da parte dell'autorità giudiziaria». La sanzione dell'Antitrust «arriva con due anni di ritardo su un accordo già cessato il 31 dicembre 2003» afferma l’Adiconsum che, sottolineando l’importanza che i tempi di riparazione siano certi, suggerisce la compilazione di «tempari» in collaborazione con le associazioni. Quanto ai periti assicurativi, l'Adiconsum torna a sollevare dubbi sulla perentorietà dell’istruttoria aperta dall'Autorità proponendo come soluzione quella del «perito terzo indipendente, scelto dal consumatore». Antonella Baccaro corriere |
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«Crac Cirio, Cragnotti e i banchieri a processo» Chiesti 44 rinvii a giudizio: da Fiorani a Masera e Geronzi. Capitalia: accuse già confutate
ROMA - Un crac da 1.125 milioni di euro. Dopo due anni e mezzo d’indagini, l’inchiesta sul fallimento della Cirio controllata dall’imprenditore ed ex patron della Lazio calcio Sergio Cragnotti si è conclusa con la richiesta di rinvio a giudizio per 44 persone tra imprenditori ed esponenti del mondo finanziario e bancario i quali, a vario titolo, debbono rispondere di reati che vanno dalla bancarotta per distrazione a quella documentale, dalla preferenziale alla patrimoniale, alla truffa. Al centro delle accuse della procura, l’emissione di nove bond dal 30 maggio 2000 al 31 maggio 2002. Tredicimila, finora, i risparmiatori che risultano parti lese nel procedimento. LA RICHIESTA - Il gip dovrebbe fissare il primo appuntamento dell’udienza preliminare nel giro di un paio di mesi. A rischiare di essere processati in tribunale sono Cragnotti, la moglie Flora Pizzichemi, i figli Andrea, Filippo e Massimo, il genero Filippo Fucile. E il giudice dovrà valutare, tra le altre, le richieste di rinvio a giudizio del procuratore aggiunto Achille Toro e dei pm Tiziana Cugini, Rodolfo Sabelli e Gustavo De Marinis anche per l’ex numero uno della Banca di Roma e attuale presidente di Capitalia Cesare Geronzi, per Giovanni Benevento e Gianpiero Fiorani (all’epoca presidente e amministratore delegato della Banca Popolare di Lodi ora Popolare Italiana) e per Rainer Masera e Luigi Maranzana (ex presidente ed ex amministratore delegato del San Paolo Imi). Coinvolti pure numerosi funzionari di istituti di credito e manager di aziende del gruppo agroalimentare. LE REAZIONI - «Sono accuse infondate, già confutate da autorevoli perizie», sostengono i legali di Capitalia. Per i quali la richiesta «riproduce ipotesi già contenute nell’avviso di conclusione delle indagini. Si tratta perciò di un’iniziativa dell’accusa prevista e accolta serenamente dalla Banca in quanto consentirà finalmente a quest’ultima di sottoporre al vaglio critico del giudice dell’udienza preliminare le argomentazioni che dimostrano l’infondatezza dell’impianto accusatorio». I legali di Capitalia hanno inoltre ricordato come la banca abbia «sempre fermamente contestato, fin dall’inizio, i rilievi mossi sulla base di autorevoli e puntuali consulenze tecniche che avvalorano la piena correttezza dell’operato dei propri esponenti, che hanno sempre agito nell’esclusivo interesse dell’Istituto e nel pieno rispetto di tutte le norme vigenti». Gli avvocati Gilberto Lozzi e Cesare Zaccone hanno sottolineato come Masera «confidi che nell’udienza preliminare venga definitivamente accertato che le accuse sono del tutto infondate ed ingiuste». Dura la reazione di Giulia Bongiorno, difensore con il professor Franco Coppi di Cragnotti: «Dimostreremo che tutte le operazioni rispondevano a un disegno industriale lecito e che non ci sono state distrazioni di alcun genere». L’INCHIESTA - Gli accertamenti sul crac della Cirio cominciarono all’inizio dell’estate del 2003, dopo il mancato pagamento di un bond da 150 milioni di euro. L’inchiesta si è arricchita, con il passare del tempo, di numerosi filoni: dalle distrazioni di denaro con il trasferimento di ingenti somme in società di comodo nei cosiddetti «paradisi fiscali», dall’affare Eurolat al pagamento dei premi ai giocatori della Lazio campioni d’Italia. Flavio Haver Corriere |
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13 dicembre 2005
La procura di Roma all´atto finale dell´indagine sul crac che ha danneggiato 15 mila risparmiatori Cirio, 44 richieste di rinvio a giudizio ci sono Cragnotti, Geronzi e Masera Accuse di bancarotta e truffa. "Responsabili anche le banche" I pm puntano al processo anche per Fiorani, Benevento e Maranzana Alemanno: "Bisogna cambiare pagina con una riforma del risparmio più forte" ELSA VINCI ROMA - Una truffa da 1.125 milioni di euro, che ha danneggiato 15 mila risparmiatori per il mancato pagamento di nove bond emessi dal 30 maggio 2000 al 31 maggio 2002. La procura di Roma ha firmato la richiesta di rinvio a giudizio per il crac Cirio, vuole un processo contro Sergio Cragnotti, ex patron del colosso agroalimentare, la moglie Flora, i figli Andrea, Elisabetta e Massimo, il genero Filippo Fucile, per venticinque tra consiglieri e sindaci della Cirio, e per un gruppo di banchieri, tra i quali Cesare Geronzi, presidente di Capitalia e all´epoca dei fatti presidente del cda di Banca di Roma, Rainer Masera, ex presidente del cda Sanpaolo Imi, Gianpiero Fiorani, ex ad della Popolare di Lodi costretto a lasciare tutte le cariche dopo le inchieste su Antonveneta. I pubblici ministeri accusano in tutto 44 persone, a seconda degli episodi, di falso in bilancio, bancarotta per distrazione, documentale, preferenziale, patrimoniale, e di truffa. In particolare la procura contesta a Sergio Cragnotti di avere svuotato il "colosso" costruendo un impero di scatole vuote, un reticolo di società attraverso le quali far transitare denaro, dai premi pagati alla Lazio campione d´Italia, ai miliardi ricevuti da Calisto Tanzi, ex Parmalat, per concludere l´affare Eurolat che, adesso, rischia di trascinare in un processo il presidente di Capitalia. «Non c´è stata distrazione di denaro, tutte le operazioni rispondevano a un preciso disegno industriale. Sono crollato solo quando le banche mi hanno abbandonato», si è difeso Cragnotti durante gli interrogatori dopo l´arresto. «Dimostreremo - dice l´avvocato Giulia Bongiorno - che tutte le operazioni erano lecite». Un lungo capitolo della richiesta di rinvio a giudizio è dedicato agli istituti di credito, «assolutamente consapevoli del dissesto patrimoniale del gruppo Cirio». Eppure emisero i bond. L´inchiesta ha accertato che Banca di Roma, Sanpaolo Imi e Popolare di Lodi collocarono rispettivamente 20.029.483, 48.473.000 e 5.402.342 euro «di obbligazioni presso privati risparmiatori occultando nei rapporti con la clientela il conflitto di interessi dipendente dai crediti vantati nei confronti delle società del gruppo Cirio, e omettendo ogni dovuta informazione circa la natura e i rischi dell´operazione». Per la Banca di Roma l´accusa è di «aver posto in essere una serie di raggiri consistiti nell´aver favorito in qualità di joint leader manager le due prime emissioni obbligazionarie per un valore di 150 milioni di euro ciascuna nonostante il dissesto dei soggetti emittenti e garanti». I legali di Capitalia replicano: «Sono accuse infondate e già smentite da autorevoli perizie che avvalorano la piena correttezza dell´operato degli esponenti del gruppo, che hanno sempre agito nell´interesse dell´istituto e nel rispetto delle norme vigenti». Oltre al presidente Geronzi la richiesta dei pm per Banca di Roma riguarda tra gli altri Pietro Locati, ex vice direttore, e Antonio Nottola, ex cda. Tra i banchieri figurano anche Giovanni Benevento, ex presidente della Popolare di Lodi, Luigi Maranzana e Massimo Mattera del Sanpaolo Imi. «Sono estraneo ai fatti», ribadisce Rainer Masera, ex presidente del Sanpaolo. Dal fascicolo è stata stralciata la posizione della società di revisione Deloitte&Touche. Il crac milionario si consumò tra il 1998 e il 2003, bruciando i risparmi di migliaia di famiglie. Secondo una stima del procuratore aggiunto Achille Toro, coordinatore dell´inchiesta, si arriveranno a identificare circa 34 mila parti lese. «La magistratura fa il suo lavoro - dichiara Gianni Alemanno, ministro delle Politiche agricole - ma anche queste notizie indicano che bisogna cambiare pagina con il ddl risparmio. Si può fare una legge più forte». http://www.assinews.it/rassegna/arti...131205ba2.html |
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