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Aiuti per la casa, Italia ultima in Europa
UNO STUDIO PER L’UNIONE EUROPEA: RISANANDO I VECCHI CENTRI, COME IN FRANCIA, SI METTEREBBERO IN MOTO ENORMI INVESTIMENTI PUBBLICI E PRIVATI
Aiuti per la casa, Italia ultima in Europa Il 20% della classe media non riesce più a comprare un immobile Tra dismissioni e tagli gli alloggi ex popolari e con affitto facilitato sono solo il 6 per cento A Milano 200mila domande insoddisfatte Gravi problemi anche nell’Est e in Spagna inchiesta Maria Maggiore AIUTO, non riesco a trovare casa!». Se avere un lavoro fisso per tutta la vita è ormai un lusso, se l'aumento del costo della vita anche per effettocaro-euro, trasforma la fine del mese nella corsa affannataagli ultimi spiccioli, adesso persino la ricerca della casa diventa un incubo per molte famiglie. I dati sono inquietanti: in Europatre milioni di persone sono senza un tetto. E non si tratta di«casi umani» da cercare sotto i ponti, bensì di uomini e donne,spesso soli, con un lavoro dichiarato, che vivono soprattutto nelle grandi città europee e non riescono a far quadrare i conti. A Milano sono duecentomila le domande di alloggio «sociale» non soddisfatte. A Parigi, chepure sta facendo molto per gli alloggi sociali, mancano trecentomila appartamenti. In Spagna,dove si è registrato un boom negli aumenti dei prezzi del mercato immobiliare, un affitto può incidere fino al 50% nel reddito di una famiglia. Da un lato, bisogna fare di più per i poveri che dovrebbero poter usufruire di servizi pubblici adeguati, mentre 15 milioni di persone vivono ancora in alloggi malsani, se non pericolanti. E ci sono gli immigrati che, una volta regolarizzati, chiedono un alloggio allo Stato (in Italia tre milioni di domande). Ma in Europa, sempre di più, mancano le case per la classe media, che non riesce a sopravvivere al caro-spese. Questo è il nuovo dramma sociale europeo, denunciato a Bruxelles nella «Settimana della casa», dal Cecodhas-Associazione europeaper la casa. Il disagio della ricerca di un'abitazione investe sempre di più la classe media. Gli affitti viaggiano su aumenti annui del 7%. Così, complice la diminuzione del costo del denaro, negli ultimi tre anni molti hanno preferito comprar casa, accendendo dei mutui ipotecari. Ma una casa oggi incide in Italia per un quarto del reddito familiare. E così il 20% degli appartenenti alla classe media non ce la fa più a comprare casa. Per non parlare dei paesi dell'Est, dove il costo della vita aumenta a ritmi vertiginosi. In Estonia, una famiglia su tre non riesce più a rimborsare il mutuo. In Ungheria il 13% della popolazione rivende le abitazioni perché indietro con i pagamenti delle rate. A Bruxelles si sono riuniti esperti del settore da tutto il continente. Lo scopo è inscrivere il «diritto alla casa» tra quelli fondamentali della Carta europea per spingere i governi Ue a promuovere efficaci politiche abitative. «D'altronde, se si vuole aumentare la mobilità dei lavoratori per fare ripartire l'economia, la loro prima necessità non è quella di trovare una casa?» dice ironico Angelo Grasso, presidente di Cecodhas, già presidente di Federabitazione per 18 anni. La parola magica è «casa sociale» che non ha più niente a che vedere con le maleodoranti case popolari dei grandi palazzoni italiani Anni 60-70. L'alloggio sociale nel centro e nord Europa è una casa concessa a un affitto moderato a diverse categorie di persone. Dal meno abbiente al lavoratore single, alla famiglia numerosa con due redditi. Diverse categorie per diversi affitti mensili. «Le case sono le stesse per tutti, perché si parte dal principio che l'alloggio sociale è un diritto, che ha tra l'altro il vantaggio di funzionare da calmieratore dei prezzi» spiega Cyrille Poy, giornalista francese esperto del settore. La Francia ha sviluppato una seria politica degli alloggi sociali, un diritto, certo, ma anche un business se archichetti di punta come Jean Nouvel si sono messi a restaurare palazzi antichi per trasformarli in case sociali. «La legge del 2003 "Solidarietà e rinnovamento urbano" impone ai Comuni di trasformare almeno il 20% degli alloggi in case sociali, altrimenti devono pagare pene altissime allo Stato» spiega Poy. Risultato: in Francia banche e imprese private si sono messe a comprare edifici e a restaurarli. Tutti i datori di lavoro francesi contribuiscono con l'1% dei loro ricavi a finanziare un fondo pubblico e così lo stock di case per fini sociali è salito al 20%. Poco rispetto al record dell'Olanda, 35% di patrimonio «sociale», acquistato dallo Stato ma ora gestito interamente da cooperative private. In Italia il quadro è nero, se non inesistente. «Da anni, forse da decenni, manca una vera politica dell'abitazione» accusa Angelo Grasso. Lo stock di case è solo del 6%. Il fondo Gescal che aiutava gli alloggi sociali, è chiuso dal '93 e 300 mila case sono state vendute negli ultimi 4 anni per riempire le casse dello Stato. Ma l'Italia è anche il paese dove il 78% della popolazione possiede case di proprietà, solo che il 24% di queste abitazioni è sfitto (soprattutto al sud, perché seconda casa, usata per le vacanze). «Ci vorrebbe una politica di agevolazione degli affitti moderati - spiega Grasso - perché tutti i tentativi, compresa la legge sul "canone concordato" che permette delle agevolazioni fiscali per i proprietari, sono falliti, a causa della normativa troppo rigida». In Italia è difficile creare mobilità nel settore degli affitti (è vecchia storia che un'inquilino una volta che si è insediato non parte neanche a cannonate). «Se un lavoratore per spostarsi in un'altra città ha interesse ad affittare la propria casa, quando ritorna vuole anche che si liberi in fretta, cosa che da noi è impossibile » continua Grasso. La ricetta per l'Italia è molteplice, perché da una parte occorre investire per creare uno stock di case sufficienti (che dal 6% si avvicini al 20% europeo). Ci vogliono soldi pubblici, con il beneplacito della Commissione europea che per le case sociali chiuda un occhio sulla legislazione in materia di aiuti di Stato. E soldi privati, da attirare con agevolazioni interessanti (come una garanzia pubblica a lungo termine). Dall'altra parte si può utilizzare il parco-case esistenti, affittando quelle sfitte con agevolazioni efficaci, ma anche investendo nel restauro dei vecchi palazzi. Questo l'invito europeo all'Italia. «Non bisogna costruire nuovi palazzi - dice Claire Roumet, segretario generale del Cecodhas - ma restaurare l'esistente. Se si mettesse in moto la politica delle case sociali in Europa, si aiuterebbe la mobilità e si creerebbero nuovi posti di lavoro». Si parla di cinque milioni di nuovi occupati soltanto con il restauro di 15 milioni di edifici pericolanti. La Stampa - Tutto soldi del 24 Ottobre 2005 |
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