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Vecchio 26-10-05, 15:16   #1 (permalink)
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Aiuti per la casa, Italia ultima in Europa

UNO STUDIO PER L’UNIONE EUROPEA: RISANANDO I VECCHI CENTRI, COME IN FRANCIA, SI METTEREBBERO IN MOTO ENORMI INVESTIMENTI PUBBLICI E PRIVATI
Aiuti per la casa, Italia ultima in Europa
Il 20% della classe media non riesce più a comprare un immobile
Tra dismissioni e tagli
gli alloggi ex popolari
e con affitto facilitato
sono solo il 6 per cento
A Milano 200mila
domande insoddisfatte
Gravi problemi anche
nell’Est e in Spagna
inchiesta
Maria Maggiore




AIUTO, non riesco a trovare casa!». Se avere un lavoro
fisso per tutta la vita è ormai un lusso, se l'aumento del
costo della vita anche per effettocaro-euro, trasforma la fine
del mese nella corsa affannataagli ultimi spiccioli, adesso persino
la ricerca della casa diventa un incubo per molte famiglie.
I dati sono inquietanti: in Europatre milioni di persone sono
senza un tetto. E non si tratta di«casi umani» da cercare sotto i
ponti, bensì di uomini e donne,spesso soli, con un lavoro dichiarato,
che vivono soprattutto nelle grandi città europee e non
riescono a far quadrare i conti.
A Milano sono duecentomila le domande di alloggio «sociale»
non soddisfatte. A Parigi, chepure sta facendo molto per gli
alloggi sociali, mancano trecentomila
appartamenti. In Spagna,dove si è registrato un
boom negli aumenti dei prezzi
del mercato immobiliare, un affitto può incidere fino al 50%
nel reddito di una famiglia.
Da un lato, bisogna fare di più per i poveri che dovrebbero
poter usufruire di servizi pubblici adeguati, mentre 15 milioni
di persone vivono ancora in alloggi malsani, se non pericolanti.
E ci sono gli immigrati che, una volta regolarizzati,
chiedono un alloggio allo Stato (in Italia tre milioni di domande).
Ma in Europa, sempre di più, mancano le case per la
classe media, che non riesce a sopravvivere al caro-spese. Questo
è il nuovo dramma sociale europeo, denunciato a Bruxelles
nella «Settimana della casa», dal
Cecodhas-Associazione europeaper la casa.
Il disagio della ricerca di un'abitazione investe sempre di
più la classe media. Gli affitti viaggiano su aumenti annui del
7%. Così, complice la diminuzione del costo del denaro, negli
ultimi tre anni molti hanno preferito comprar casa, accendendo
dei mutui ipotecari. Ma una casa oggi incide in Italia per
un quarto del reddito familiare. E così il 20% degli appartenenti
alla classe media non ce la fa più a comprare casa. Per non parlare
dei paesi dell'Est, dove il costo della vita aumenta a ritmi
vertiginosi. In Estonia, una famiglia
su tre non riesce più a rimborsare il mutuo. In Ungheria il 13% della popolazione
rivende le abitazioni perché indietro con i pagamenti delle
rate.
A Bruxelles si sono riuniti esperti del settore da tutto il
continente. Lo scopo è inscrivere il «diritto alla casa» tra quelli
fondamentali della Carta europea per spingere i governi Ue a
promuovere efficaci politiche abitative. «D'altronde, se si vuole
aumentare la mobilità dei lavoratori per fare ripartire
l'economia, la loro prima necessità non è quella di trovare una
casa?» dice ironico Angelo Grasso, presidente di Cecodhas, già
presidente di Federabitazione per 18 anni.
La parola magica è «casa sociale» che non ha più niente a
che vedere con le maleodoranti case popolari dei grandi palazzoni
italiani Anni 60-70. L'alloggio sociale nel centro e nord Europa
è una casa concessa a un affitto moderato a diverse categorie di
persone. Dal meno abbiente al lavoratore single, alla famiglia
numerosa con due redditi. Diverse categorie per diversi affitti
mensili. «Le case sono le stesse per tutti, perché si parte dal
principio che l'alloggio sociale è un diritto, che ha tra l'altro il
vantaggio di funzionare da calmieratore
dei prezzi» spiega Cyrille Poy, giornalista francese
esperto del settore. La Francia ha sviluppato una seria politica
degli alloggi sociali, un diritto,
certo, ma anche un business se archichetti di punta come Jean
Nouvel si sono messi a restaurare palazzi antichi per trasformarli
in case sociali. «La legge
del 2003 "Solidarietà e rinnovamento
urbano" impone ai Comuni
di trasformare almeno il 20%
degli alloggi in case sociali, altrimenti
devono pagare pene altissime
allo Stato» spiega Poy.
Risultato: in Francia banche e
imprese private si sono messe a
comprare edifici e a restaurarli.
Tutti i datori di lavoro francesi
contribuiscono con l'1% dei loro
ricavi a finanziare un fondo
pubblico e così lo stock di case
per fini sociali è salito al 20%.
Poco rispetto al record dell'Olanda,
35% di patrimonio «sociale»,
acquistato dallo Stato ma ora
gestito interamente da cooperative
private.
In Italia il quadro è nero, se
non inesistente. «Da anni, forse
da decenni, manca una vera
politica dell'abitazione» accusa
Angelo Grasso. Lo stock di case
è solo del 6%. Il fondo Gescal che
aiutava gli alloggi sociali, è chiuso
dal '93 e 300 mila case sono
state vendute negli ultimi 4
anni per riempire le casse dello
Stato. Ma l'Italia è anche il
paese dove il 78% della popolazione
possiede case di proprietà,
solo che il 24% di queste abitazioni
è sfitto (soprattutto al sud,
perché seconda casa, usata per
le vacanze). «Ci vorrebbe una
politica di agevolazione degli
affitti moderati - spiega Grasso -
perché tutti i tentativi, compresa
la legge sul "canone concordato"
che permette delle agevolazioni
fiscali per i proprietari,
sono falliti, a causa della normativa
troppo rigida». In Italia è
difficile creare mobilità nel settore
degli affitti (è vecchia storia
che un'inquilino una volta
che si è insediato non parte
neanche a cannonate). «Se un
lavoratore per spostarsi in un'altra
città ha interesse ad affittare
la propria casa, quando ritorna
vuole anche che si liberi in
fretta, cosa che da noi è impossibile
» continua Grasso.
La ricetta per l'Italia è molteplice,
perché da una parte occorre
investire per creare uno stock
di case sufficienti (che dal 6% si
avvicini al 20% europeo). Ci
vogliono soldi pubblici, con il
beneplacito della Commissione
europea che per le case sociali
chiuda un occhio sulla legislazione
in materia di aiuti di Stato. E
soldi privati, da attirare con
agevolazioni interessanti (come
una garanzia pubblica a lungo
termine). Dall'altra parte si può
utilizzare il parco-case esistenti,
affittando quelle sfitte con
agevolazioni efficaci, ma anche
investendo nel restauro dei vecchi
palazzi. Questo l'invito europeo
all'Italia. «Non bisogna costruire
nuovi palazzi - dice Claire
Roumet, segretario generale
del Cecodhas - ma restaurare
l'esistente. Se si mettesse in
moto la politica delle case sociali
in Europa, si aiuterebbe la
mobilità e si creerebbero nuovi
posti di lavoro». Si parla di
cinque milioni di nuovi occupati
soltanto con il restauro di 15
milioni di edifici pericolanti.

La Stampa - Tutto soldi del 24 Ottobre 2005
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