Torna indietro   Forum di Finanzaonline.com > Approfondimenti di Finanza > Officine Giuridiche : Legal Financial Forum

Vai al forum
Rispondi
 
Strumenti discussione Valuta discussione Modalità visualizzazione
Vecchio 27-09-05, 08:57   #1 (permalink)
Member
 
L'avatar di tegio
 
Data registrazione: Nov 2004
Messaggi: 2,508
Popolarità: 20908107
tegio has a reputation beyond reputetegio has a reputation beyond reputetegio has a reputation beyond reputetegio has a reputation beyond reputetegio has a reputation beyond reputetegio has a reputation beyond reputetegio has a reputation beyond reputetegio has a reputation beyond reputetegio has a reputation beyond reputetegio has a reputation beyond reputetegio has a reputation beyond repute
Fondi pensione aperti - 2

27 settembre 2005
Commissioni parlamentari spaccate sulla versione di testo da valutare.

Il ruolo delle assicurazioni divide sulla riforma del tfr


Sciolto il nodo delle banche dopo la firma del protocollo d'intesa con l'Abi, la riforma del tfr rischia adesso di naufragare nelle commissioni lavoro di camera e senato che, questa settimana, depositeranno il loro parere sul decreto legislativo per il rilancio del secondo pilastro del sistema previdenziale. La minaccia delle assicurazioni di ricorrere alla Corte costituzionale contro il dlgs emendato dal ministro del welfare, Roberto Maroni, sulla base dell'avviso comune di sindacati e imprese avrebbe determinato, infatti, una spaccatura pericolosa tra maggioranza e opposizione nelle due commissioni parlamentari in merito alla versione della bozza a cui dare l'assenso. Secondo quanto risulta a ItaliaOggi, in entrambe le commissioni Forza Italia sarebbe fortemente intenzionata ad accogliere le posizioni dell'Ania, dando dunque l'ok alla prima versione del dlgs. L'opposizione, invece, ha predisposto un parere fotocopia dell'avviso comune, ovvero il nuovo testo modificato da Maroni e da lui promosso nelle sue audizioni alle camere. Questo cortocircuito potrebbe essere fatale per la manovra, dal momento che la legge delega ha voluto che il parere delle commissioni sia vincolante nei confronti del governo. Ovvero, in caso di discordanza col testo presentato da Maroni, l'iter del decreto alle camere ricomincerebbe: il che, a 10 giorni dalla scadenza della legge delega, significa dare l'addio alla riforma.
Resta da vedere, dunque, quale sarà l'esito del voto finale delle commissioni e se, alla fine, la maggioranza spalleggerà il ministro abbandonando l'Ania. Di certo, in caso di approvazione della prima versione del dlgs, tutto andrà a rotoli: sia che Maroni presenti al governo una bozza diversa, aprendo una discussione parlamentare incompatibile con la scadenza della legge, sia che accetti il parere delle camere aprendo la crisi con le parti sociali.

´Mi aspetto che la maggioranza non faccia giochetti all'ultimo minuto', afferma Emilio Del Bono, capogruppo della Margherita alla commissione lavoro della camera. ´Se non verrà rispettato l'accordo di Maroni con le parti sociali la riforma salterà e si aprirà un conflitto pesantissimo con sindacati e imprese'.

Ma non è finita. Il parere della commissione lavoro, una volta approvato, dovrà passare il giudizio finale della commissione bilancio, che valuterà la copertura finanziaria della manovra. Maroni, sempre nel corso delle audizioni in parlamento, ha detto che il governo, ottenuto il via libera al dlgs, emetterà un decreto legge contestuale con tutti i termini di copertura della riforma. Oggi, intanto, il decreto legislativo sarà oggetto di discussione tra Maroni e il nuovo ministro all'economia, Giulio Tremonti.

´Il 30 settembre il dlgs approderà al consiglio dei ministri come programmato', afferma a ItaliaOggi il sottosegretario al welfare, Alberto Brambilla. ´La tabella di marcia non cambia. Tremonti non è certo una conoscenza nuova per noi. Diciamo che ci limiteremo solo ad aggiornarlo dettagliatamente'. Nessun ritocco è previsto, dunque, sui contenuti della riforma. ´La legge delega è stata presentata insieme a Tremonti ed è il frutto di un pensiero condiviso', continua Brambilla. ´I principi delle facilitazioni nell'accesso al credito bancario e delle compensazioni per le imprese l'abbiamo scritti insieme ed è stato lui il primo a volere che la riforma del tfr fosse a costo zero per le aziende'. Secondo Brambilla, infine, sono stati ormai definite tutte le cifre della manovra. ´È tutto deciso', conclude il sottosegretario, ´ma le renderemo note solo dopo la scrittura definitiva del testo del dlgs che presenteremo al governo. Ormai è questione di poco'.

http://www.assinews.it/rassegna/arti...270905po3.html
tegio non  è collegato   Rispondi citando
Vecchio 27-09-05, 08:58   #2 (permalink)
Member
 
L'avatar di tegio
 
Data registrazione: Nov 2004
Messaggi: 2,508
Popolarità: 20908107
tegio has a reputation beyond reputetegio has a reputation beyond reputetegio has a reputation beyond reputetegio has a reputation beyond reputetegio has a reputation beyond reputetegio has a reputation beyond reputetegio has a reputation beyond reputetegio has a reputation beyond reputetegio has a reputation beyond reputetegio has a reputation beyond reputetegio has a reputation beyond repute
27 settembre 2005
Il presidente della Cna, Ivan Malavasi, chiede chiarezza al welfare sulle compensazioni per le pmi.


Tfr, senza certezze stop alla riforma


Un ruolo forte dei consorzi fidi come garanzia per le banche

Certezze. È questa la richiesta delle imprese al ministro del welfare, Roberto Maroni, in tema di riforma del tfr. Nelle valutazioni sull'ultima versione dello schema di provvedimento attuativo della legge delega 243/04, in materia di previdenza complementare, infatti, il giudizio espresso dalle 23 organizzazioni firmatarie dell'avviso comune rimane sospeso principalmente sulla parte relativa alle misure compensative per le imprese. A spiegare quali sono i motivi di preoccupazione dell'artigianato e delle pmi è Ivan Malavasi, presidente della Cna, una delle organizzazioni che ha partecipato principalmente alla stesura del documento.
Domanda. Come giudica questa riforma?

Risposta. Il tema della previdenza complementare è uno dei fattori che se ben combinato ad iniziative mirate di politica economica potrebbe nel contempo garantire la nascita di un sistema previdenziale maturo e rilanciare il nostro sistema paese. Le condizioni affinché questo avvenga sono essenzialmente due: la prima riguarda l'effettivo trasferimento da parte delle imprese del tfr maturando, la seconda attiene piuttosto alla tipologia di investimenti che i fondi realizzeranno.

D. Come si potrebbe agevolare il trasferimento del tfr verso i fondi?

R. Innanzitutto, e qui bisogna esser chiari, gli imprenditori hanno bisogno di certezze. Non si può pensare di far decollare una riforma di tale portata senza considerare che le imprese utilizzano le risorse del tfr per autofinanziare la propria attività. Partendo da questo concetto molto semplice è necessario trarne le conseguenze. Un imprenditore che improvvisamente dovesse far fronte a una consistente mancanza di liquidità sarebbe costretto a ricorrere al mercato. Ed è questo il vero problema. Attualmente il costo derivante dalla rivalutazione del tfr è conveniente rispetto all'acquisto di denaro presso gli istituti di credito. Quindi gli imprenditori conferiranno risorse al sistema della previdenza complementare solo se non subiranno aggravi di costi. Pensare a meccanismi di compensazione che siano praticabili per tutte le tipologie di imprese, in particolar modo per le piccole e piccolissime, è una necessità imprescindibile.

D. Lo schema di provvedimento contiene misure di garanzia per gli istituti di credito che erogheranno risorse agli imprenditori, come le valuta?

R. Nell'articolato è stato previsto un fondo di garanzia statale. Purtroppo, però, non vi è menzione né della sua dotazione finanziaria, che viene rimandata a un successivo provvedimento, né del suo meccanismo di funzionamento. Sono due aspetti inquietanti per il mondo delle piccole imprese e dell'artigianato. Nel libero mercato si opera con incertezza di risultati confidando sui propri mezzi e sulle proprie capacità, ma ci si aspetta che le istituzioni diano certezze normative e non lavorino per aggiungere ulteriori variabili. Da quanto apprendiamo dai quotidiani, l'intesa raggiunta tra ministero del lavoro ed Abi contiene elementi fondamentali relativi al meccanismo di funzionamento, al tasso applicato e alla durata del prestito. Tuttavia, senza conoscere i particolari dell'intesa è pressoché impossibile esprimere un giudizio compiuto. Aspettiamo quindi che tutti i dettagli siano resi noti, auspicando senso di responsabilità e trasparenza da parte di tutti gli attori per evitare che questa riforma rimanga lettera morta.

D. Per l'artigianato e le piccole imprese, il fondo di garanzia riuscirebbe a funzionare?

R. Nelle proposte di emendamenti che abbiamo inviato al ministro Maroni e alle camere abbiamo proposto un coinvolgimento dei consorzi fidi. Queste strutture rappresentano un consolidato che opera da anni con efficienza e trasparenza nel garantire gli istituti di credito ed agevolare l'acquisto di denaro da parte delle imprese. Sono strutture che conoscono molto bene il nostro mondo e che potrebbero far funzionare al meglio il meccanismo assicurando maggiori certezze alle imprese e rendendo disponibile un modello di funzionamento che viene studiato in tutto il mondo.

D. Come dovranno operare i fondi per garantire nel contempo buone performance per gli investimenti e fungere da volano per la competitività?

R. Ritengo che i fondi di previdenza complementare debbano indirizzare gli investimenti per raggiungere ambedue gli obiettivi. Se, da una parte, è necessario operare sulla base di indirizzi finalizzati al mantenimento di rendimenti del trattamento di fine rapporto, dall'altra vanno costruiti meccanismi incentivanti per sostenere le imprese e la competitività del nostro paese. Se non si terrà conto di questi parametri la sfida sarà persa. Per sciogliere questi nodi le parti firmatarie del documento comune hanno chiesto un ulteriore incontro al ministro Maroni, anche perché il testo che ci è stato consegnato rivela un'incompletezza che rende impossibile esprimere un giudizio esaustivo. Inoltre, l'attualità politica non aiuta certo ad aver fiducia nel sistema. Il recente cambio al vertice del ministero dell'economia rende ancora più incerto lo scenario in un momento estremamente delicato per la vita delle imprese e dei cittadini e per di più a ridosso dell'importantissima scadenza della legge delega in materia di previdenza complementare e della discussione sulla legge finanziaria.

A questo punto ci attendiamo chiarezza. In particolare sarà necessario discutere approfonditamente l'accordo che il ministero ha raggiunto con l'Abi, le modalità della riduzione del costo del lavoro per le imprese, il funzionamento e la dotazione finanziaria del Fondo di garanzia.

http://www.assinews.it/rassegna/arti...o270905po.html
tegio non  è collegato   Rispondi citando
Vecchio 27-09-05, 09:24   #3 (permalink)
Member
 
L'avatar di FaGal
 
Data registrazione: Jul 2002
Messaggi: 21,553
Popolarità: 0
FaGal has a reputation beyond reputeFaGal has a reputation beyond reputeFaGal has a reputation beyond reputeFaGal has a reputation beyond reputeFaGal has a reputation beyond reputeFaGal has a reputation beyond reputeFaGal has a reputation beyond reputeFaGal has a reputation beyond reputeFaGal has a reputation beyond reputeFaGal has a reputation beyond reputeFaGal has a reputation beyond repute
fondi pensione aperti - 1

Fondi pensione aperti
FaGal non  è collegato   Rispondi citando
Vecchio 27-09-05, 20:00   #4 (permalink)
Member
 
L'avatar di FaGal
 
Data registrazione: Jul 2002
Messaggi: 21,553
Popolarità: 0
FaGal has a reputation beyond reputeFaGal has a reputation beyond reputeFaGal has a reputation beyond reputeFaGal has a reputation beyond reputeFaGal has a reputation beyond reputeFaGal has a reputation beyond reputeFaGal has a reputation beyond reputeFaGal has a reputation beyond reputeFaGal has a reputation beyond reputeFaGal has a reputation beyond reputeFaGal has a reputation beyond repute
Riforma Tfr, il peso per le piccole imprese
(27/09/2005)



Un miliardo e 731 milioni di euro. E’ questa la cifra che, secondo l’ufficio studi della Cgia di Mestre, le piccole e medie imprese artigiane italiane potrebbero perdere se tutti i loro dipendenti decidessero di trasferire la liquidazione nei fondi pensione.

Tutto calcolato sulla base dell’accordo tra il Governo ed l’Abi che ha fissato il tasso di interesse massimo al 4,16 % per tutte le aziende che chiederanno un prestito per compensare la perdita del Tfr.

I conti sono presto fatti. Il Tfr annuo maturato dai dipendenti delle aziende artigiane della penisola ammonta, infatti, a un miliardo 662 milioni e 279 mila euro. Se a questi poi si aggiungono i 69 milioni e 151 mila euro di oneri finanziari si arriva, appunto, alla cifra di un miliardo e 731 milioni di euro.

Andando a spulciare, invece, tra i dati delle singole aree geografiche del Paese si vede come al primo posto c’è la Lombardia, con una quota totale pari a 344 milioni e 427 mila euro, dato dalla somma di una quota per interessi pari a 13 milioni e 756 mila euro e da uno stock di Tfr maturando di 330 milioni 671 mila euro.

Secondo il Veneto con una cifra totale di 255 milioni e 557 mila euro: con 10 milioni 207 mila euro di oneri finanziari dovuti agli istituti di credito e una perdita di Tfr pari a 245 milioni 350 mila euro.

Al terzo posto l’Emilia Romagna con una quota totale “sottratta” alle pmi pari a 189 milioni e 701 mila euro. La spesa per interessi è pari a 7 milioni 576 mila euro, mentre lo stock di Tfr destinato ai fondi misurato in 182 milioni e 125 mila euro. Chiude la classifica nazionale la Valle d’Aosta con un ammontare totale pari a 4 milioni e 414 mila euro.

“Siamo solo nel campo delle ipotesi – commenta Giuseppe Bortolussi segretario della Cgia di Mestre – ma questi dati dimostrano che se non saranno messe in campo delle misure compensative che pareggino queste perdite di liquidità per le piccole e micro imprese il rischio di un tracollo finanziario è molto probabile. Se il Governo non interverrà in maniera puntuale la riforma del Tfr condannerà una buona parte del sistema economico nazionale: quello, per capirci, che in questi ultimi anni di crisi ha retto dal punto di vista occupazionale il Paese”.

http://www.miaeconomia.it/retrieval/...OMUNI&cat=News
FaGal non  è collegato   Rispondi citando
Vecchio 28-09-05, 08:17   #5 (permalink)
Member
 
L'avatar di FaGal
 
Data registrazione: Jul 2002
Messaggi: 21,553
Popolarità: 0
FaGal has a reputation beyond reputeFaGal has a reputation beyond reputeFaGal has a reputation beyond reputeFaGal has a reputation beyond reputeFaGal has a reputation beyond reputeFaGal has a reputation beyond reputeFaGal has a reputation beyond reputeFaGal has a reputation beyond reputeFaGal has a reputation beyond reputeFaGal has a reputation beyond reputeFaGal has a reputation beyond repute
28 settembre 2005
Tfr, vincolante l'intesa con l'Abi
RIFORME IN CANTIERE • Atteso domani il parere delle Camere che chiedono di allegare l'accordo al decreto



ROMA • Tutto in un giorno.
Domani si annuncia come la giornata decisiva per la riforma del Tfr: nell'arco di 24 ore dovrebbero arrivare i pareri favorevoli delle commissioni Lavoro di Camera e Senato; il via libera definitivo del Consiglio dei ministri alla nuova versione del decreto attuativo; il sì del Governo alla dote aggiuntiva da 400 milioni da inserire nella Finanziaria. Anche se non è affatto da escludere che il doppio disco verde dell'Esecutivo al provvedimento attuativo e alla copertura possa slittare a venerdì 30, per effetto di un eventuale aggiornamento del Consiglio dei ministri, chiamato a varare la manovra economica per il 2006. In ogni caso, il ministro Roberto Maroni è certo di chiudere la partita: « Il decreto sarà approvato il 29 settembre, se ce la facciamo, oppure il 30 » . Maroni smentisce qualsiasi ipotesi di " giallo" sul protocollo d'intesa con l'Abi sull'accesso al credito, che, a tutt'oggi, non è stato reso noto nei suoi contenuti. Il documento non è stato infatti ancora divulgato. E c'è anche chi sostiene che il tetto per il tasso d'interesse non sarebbe stato fissato al 4,16%, come annunciato dal sottosegretario al Lavoro, Alberto Brambilla, ma al 4,12 per cento. Ma Maroni ripete che « è tutto a posto » , anche sul recepimento delle richieste delle parti sociali. Il ministro, tra l'altro, ha anche incassato il sì di Giulio Tremonti al reperimento della dote aggiuntiva da 400 milioni per il 2006, da utilizzare per le compensazioni alle imprese, soprattutto sotto forma di copertura del Fondo di garanzia.
Sul cammino della riforma restano però alcune incognite.
La prima è legata al confronto tra Governo e parti sociali. Fino a ieri Maroni non aveva ancora risposto alle richieste di chiarimento formulate da Confindustria e non aveva neppure fissato l'incontro chiesto dalle 23 organizzazioni firmatarie dell'avviso comune sul Tfr, tra cui i sindacati. La questione Tfr, comunque, è stata affrontata, seppure parzialmente, nell'incontro di ieri sera tra Governo e parti sociali sulla Finanziaria. Sempre ieri, tra l'altro, continuavano a circolare voci di un possibile rinvio dell'approvazione della riforma al 4 ottobre. Maroni ha smentito: « Il 4 ottobre siamo a Parigi per una bilaterale » . Un elemento è comunque certo: quella in atto per esercitare la delega entro la scadenza prevista ( 6 ottobre) è un'autentica corsa contro il tempo. Basti pensare che le commissioni parlamentari esprimeranno il loro parere domani mattina, poche ore prima dell'approdo della nuova versione del decreto attuativo in Consiglio dei ministri per l'approvazione finale. Il presidente della commissione Lavoro della Senato, Tommaso Zanoletti ( Udc), afferma comunque che non ci saranno problemi.
Già pronta è la proposta di parere messa a punto dal presidente della commissione Lavoro della Camera, Domenico Benedetti Valentini ( An). Nella bozza si sottolinea anzitutto che il fondo di garanzia per l'accesso al credito delle aziende i cui lavoratori conferiscono il Tfr ai fondi pensione dovrà essere « adeguatamente coordinato, nelle modalità di funzionamento » , con il protocollo d'intesa tra Abi e il ministero del Welfare, « nel presupposto che l'attivazione delle misure agevolative sia subordinata all'adozione di apposito provvedimento legislativo recante la copertura degli oneri » . Il testo prevede che, in caso di conferimento tacito del trattamento di fine rapporto ai fondi pensione, si possano privilegiare i fondi chiusi.

http://www.assinews.it/rassegna/arti...e280905ba.html
FaGal non  è collegato   Rispondi citando
Vecchio 29-09-05, 08:36   #6 (permalink)
Member
 
L'avatar di FaGal
 
Data registrazione: Jul 2002
Messaggi: 21,553
Popolarità: 0
FaGal has a reputation beyond reputeFaGal has a reputation beyond reputeFaGal has a reputation beyond reputeFaGal has a reputation beyond reputeFaGal has a reputation beyond reputeFaGal has a reputation beyond reputeFaGal has a reputation beyond reputeFaGal has a reputation beyond reputeFaGal has a reputation beyond reputeFaGal has a reputation beyond reputeFaGal has a reputation beyond repute
Il fondo "porta" al Tfr


http://www.assinews.it/rassegna/arti...e290905ba.html
FaGal non  è collegato   Rispondi citando
Vecchio 29-09-05, 08:37   #7 (permalink)
Member
 
L'avatar di FaGal
 
Data registrazione: Jul 2002
Messaggi: 21,553
Popolarità: 0
FaGal has a reputation beyond reputeFaGal has a reputation beyond reputeFaGal has a reputation beyond reputeFaGal has a reputation beyond reputeFaGal has a reputation beyond reputeFaGal has a reputation beyond reputeFaGal has a reputation beyond reputeFaGal has a reputation beyond reputeFaGal has a reputation beyond reputeFaGal has a reputation beyond reputeFaGal has a reputation beyond repute
29 settembre 2005
Il fondo sul Tfr?
Potrebbe costare oltre tre miliardi




ROMA — La partita della riforma del Tfr è destinata a complicarsi. Oggi le commissioni Lavoro di Camera e Senato dovranno votare il parere dei relatori di maggioranza. Se non ci saranno novità, il parere è condizionato ad almeno 20 modifiche e si riferisce al vecchio testo, quello di luglio, con l'apertura alle polizze private poi scomparsa nell'ultima versione concordata con i sindacati. Inoltre, c'è il problema della copertura finanziaria del fondo di garanzia per compensare le imprese che perdono il Tfr.
Non si tratta di 400 milioni di euro ma, a regime, di circa 3-4 miliardi di euro. La cifra circola da giorni fra le stanze dei ministero del Tesoro. Ed è per questo, probabilmente, che non è ancora arrivato il via libera da parte della Ragioneria generale dello Stato. La conferma arriva anche dal responsabile economico della Cgil Beniamino Lapadula, che la spiega così: «I 400 milioni sono stati conteggiati dall'Abi, ma solamente per le imprese che rispettano i parametri di Basilea 2. Se è estesa a tutte le aziende, la cifra diventa enormemente più grande».
Per superare l'impasse del finanziamento del fondo, per di più condizionato anche da Bruxelles (che potrebbe bocciarlo come aiuto di Stato), il ministero del Lavoro e quello dell'Economia stanno pensando a un successivo decreto
ad hoc o a un emendamento da inserire nella Finanziaria. Resta l'incognita del «quanto». Se davvero dovesse venire confermata la cifra di 3-4 miliardi, difficilmente il ministro dell'Economia Giulio Tremonti darà il via libera. E che il problema sia serio lo dimostra anche la preoccupazione espressa da Mauro Marè, presidente del Mefop (la società per lo sviluppo dei fondi pensione controllata dal Tesoro): «Il fondo di garanzia è importante, ma sarà necessario fare adeguate stime del costo effettivo».
In attesa che il Tesoro si chiarisca, oggi il ministro del Welfare Roberto Maroni incontrerà le parti sociali per un'ennesima verifica. Il decreto è in zona Cesarini: il 6 ottobre scade la delega e oggi o domani deve andare al Consiglio dei ministri. Luigi Scimia, presidente del Covip (commissione di vigilanza sulla previdenza integrativa) lamenta un ambiguo atteggiamento da parte delle commissioni parlamentari. «E' importante — afferma — che il decreto sia approvato nell'ultima versione concordata con le parti sociali, altrimenti la riforma non parte». Non è escluso un colpo di scena finale: la Confindustria potrebbe rinunciare al fondo di compensazione in cambio di una riduzione del costo del lavoro proporzionale al Tfr perduto.

http://www.assinews.it/rassegna/arti...r290905ba.html
FaGal non  è collegato   Rispondi citando
Vecchio 29-09-05, 08:38   #8 (permalink)
Member
 
L'avatar di FaGal
 
Data registrazione: Jul 2002
Messaggi: 21,553
Popolarità: 0
FaGal has a reputation beyond reputeFaGal has a reputation beyond reputeFaGal has a reputation beyond reputeFaGal has a reputation beyond reputeFaGal has a reputation beyond reputeFaGal has a reputation beyond reputeFaGal has a reputation beyond reputeFaGal has a reputation beyond reputeFaGal has a reputation beyond reputeFaGal has a reputation beyond reputeFaGal has a reputation beyond repute
Riforma previdenziale: il parere dell'ANIA
29/09/2005

Pubblichiamo di seguito la Lettera inviata dal presidente dell'ANIA Fabio Cerchiai, ai presidenti di Camera e Senato, alla Presidenza del Consiglio, al ministro del welfare, ai ministri economici, alle commissioni di lavoro, bilancio e affari costituzionali delle due Camere, contenente le osservazioni dell'associazione delle impese di assicurazione sulla bozza di decreto legislativo per la riforma della previdenza.
http://www2.assinews.it:8080/testi/Lettera_ANIA_tfr.pdf

Pubblichiamo inoltre il Parere pro-veritate del Prof. Antonio Baldassarre, presidente della Corte costituzionale e professore di diritto costituzionale alla Luiss di Roma.

http://www2.assinews.it:8080/testi/parereANIA_tfr.pdf
FaGal non  è collegato   Rispondi citando
Vecchio 29-09-05, 16:58   #9 (permalink)
Member
 
L'avatar di sciclone
 
Data registrazione: Aug 2001
Messaggi: 8,420
Popolarità: 42949683
sciclone has a reputation beyond reputesciclone has a reputation beyond reputesciclone has a reputation beyond reputesciclone has a reputation beyond reputesciclone has a reputation beyond reputesciclone has a reputation beyond reputesciclone has a reputation beyond reputesciclone has a reputation beyond reputesciclone has a reputation beyond reputesciclone has a reputation beyond reputesciclone has a reputation beyond repute
Un interessante commento di Alessandro Penati, apparso su "La Repubblica" dello scorso due settembre.

Tfr e fondi pensione. Chi difende i lavoratori?
Il rischio di costi eccessivi e rendimenti insufficienti.

La previdenza complementare esiste dal 1993, ma stiamo ancora aspettando che decolli. L'esigenza di fondi pensione privati nasce dal dissesto del sistema previdenziale pubblico: un numero sempre più esiguo di lavoratori deve sostenere una massa crescente di pensionati sempre più longevi. Impossibile aspettarsi che i lavoratori aumentino il risparmio per investire nei fondi pensione. L'unica soluzione è utilizzare il Tfr: l'obiettivo dei decreti che il Governo deve emanare.

I fondi pensione rappresenteranno un vantaggio per i lavoratori se garantiranno un rendimento superiore al Tfr e, quindi, un tenore di vita migliore in età avanzata. In caso contrario, si avrà solo una costosa redistribuzione del reddito, a scapito dei pensionati . Dovrebbe essere ovvio, ma non lo è affatto, almeno a giudicare dall'indecorosa partita in cui sindacati e industria finanziaria si giocano il futuro di milioni di famiglie per difendere interessi corporativi . Per quanto utilizzate per bassi scopi di bottega, c'è del vero nelle argomentazioni di entrambe le parti. Banche e assicurazioni spingono per la parità di trattamento tra i fondi aperti (strumenti finanziari offerti da loro) e quelli chiusi (promossi con contrattazione collettiva). Concretamente: libertà di scelta per il lavoratore tra i vari fondi; libertà per l'azienda di promuovere un fondo o aderire a uno chiuso esistente, e di versare la propria parte di contributi al fondo scelto dal lavoratore; piena trasferibilità delle quote accantonate da un fondo all'altro. La concorrenza è la prima vera tutela dei lavoratori: solo la competizione può spingere i promotori dei fondi a ricercare la gestione più efficiente, abbattere i costi, migliorare l'offerta di servizi e consulenza e, soprattutto, ad assumersi la responsabilità di scegliere il profilo di rischio finanziario che meglio risponde agli interessi del lavoratore, evitando la comoda soluzione di replicare, di fatto, il rendimento del Tfr. Se il lavoratore e l'azienda non sono liberi di cambiare, gli amministratori dei fondi chiusi, per quanto bene intenzionati, hanno ben pochi incentivi a prendere iniziative.

Sarebbe sbagliato fare affidamento solo sulla regolamentazione: questa non può sostituire la concorrenza e, in Italia, è eccessivamente cervellotica per essere efficace (la tutela dei fondi spetta alla Covip; quella delle banche, alla Banca d'Italia; delle assicurazioni, all'Isvap; degli attivi in gestione, alla Consob; della concorrenza, all'Antitrust; e in più c'è il Ministero del Lavoro).

A loro volta, i sindacati hanno ragione a sospettare che l'industria finanziaria tenda a collocare prodotti con costi eccessivi e rendimenti insufficienti . Facciamo il caso di un giovane con uno stipendio lordo di 25.000 euro, che cresce al 3,5% l'anno, e 35 anni di lavoro davanti a sé. Al momento della pensione può ottenere un Tfr di 173.000 euro, dopo averne pagati 9.000 al fisco sui rendimenti cumulati (3%, con un'inflazione al 2%). Se trasferisse il Tfr a un fondo chiuso con il profilo di rischio tipicamente suggerito per la sua età (circa il 35% in azioni), potrebbe ragionevolmente contare su 219.000 euro, ipotizzando un rendimento medio del 4,6% (in linea con quello secolare di azioni e obbligazioni, rispettivamente l'8% e il 3,2%). Il fisco incasserebbe 11.000 euro più che dal Tfr; e il fondo 13.000 euro di commissioni (intorno allo 0,35% per un fondo chiuso di quel tipo). Il maggior beneficio per il lavoratore e per il fisco, e le commissioni del fondo, derivano esclusivamente dal maggior rendimento del portafoglio rispetto al Tfr. Benefici che sparirebbero se il fondo proponesse un profilo di rischio troppo basso.

Se lo stesso giovane investisse in un fondo pensione aperto con le stesse caratteristiche di rischio (su cui le banche applicano commissioni totali di circa l'1,3%) si troverebbe in tasca gli stessi soldi del Tfr. Tutto il beneficio del fondo andrebbe al fisco (20.000 euro) e alla banca (44.000 euro). Se poi investisse in una polizza assicurativa, che tipicamente ha caricamenti medi del 5% (prelevati a ogni versamento), commissioni di gestione dello 0,7%, e spesso commissioni pagate ai fondi in cui la polizza investe (1,1%), arriverebbe alla fine con solo 154.000 euro: 19.000 in meno del Tfr.

Un'offerta così smaccatamente fuori mercato può prosperare solo sfruttando la provata ingenuità del risparmiatore italiano, l'opacità e complessità degli strumenti finanziari offerti, e l'ineludibile conflitto di interessi delle reti di vendita (chi offre a un imprenditore il fondo pensione per i dipendenti, gli offre anche prestiti, leasing e gestione del suo portafoglio).

I fondi pensione dovrebbero rappresentare un'opportunità per banche e assicurazioni perché anche gestione e amministrazione delle attività dei fondi chiusi sono comunque appannaggio loro. Ma qui i margini sono bassi. Ben più ampi (specie per il profilo di rischio dei portafogli in gestione) quelli che derivano dalla mera attività di collocamento. Da qui la volontà di replicare nella previdenza complementare il modello collaudato con tanto successo (per i loro bilanci) nella gestione del risparmio delle famiglie .

Purtroppo, per il lavoratore, non è finita. Oltre al potenziale danno, il rischio della beffa: temendo che in un attimo possa sperperare i risparmi di una vita di lavoro, in un eccesso di dirigismo paternalista, sindacati e Governo dell'Ulivo hanno stabilito l'obbligo di pagare almeno il 50% del Tfr, trasformato in fondo pensione, sotto forma di rendita vitalizia. Mettendo così fondi pensione e lavoratori alla mercé delle compagnie di assicurazione, senza specificare i criteri per la determinazione della speranza di vita, e con l'unico vincolo di un rendimento minimo di appena il 2% (quanto l'inflazione attesa). Sembra che neanche l'attuale Governo si sia posto il problema. Ma tanto, alla peggio, ci rimetterà qualche milione di italiani.

giuseppe.d'orta


Buon Articolo!!!

In pratica se si ha un fondo pensione chiuso con basso rischio è meglio tfr altrimenti rischio medio alto e possibilità di avere rendimento migliore che con tfr!!!Ma è tutta un'ipotesi!!!Io mi terrei tfr!!!
sciclone non  è collegato   Rispondi citando
Vecchio 30-09-05, 08:27   #10 (permalink)
Member
 
L'avatar di FaGal
 
Data registrazione: Jul 2002
Messaggi: 21,553
Popolarità: 0
FaGal has a reputation beyond reputeFaGal has a reputation beyond reputeFaGal has a reputation beyond reputeFaGal has a reputation beyond reputeFaGal has a reputation beyond reputeFaGal has a reputation beyond reputeFaGal has a reputation beyond reputeFaGal has a reputation beyond reputeFaGal has a reputation beyond reputeFaGal has a reputation beyond reputeFaGal has a reputation beyond repute
30 settembre 2005
Tfr e fondo per le imprese, arriva l'altolà dell'Antitrust



Il via libera del governo al decreto legislativo sulla previdenza integrativa era atteso per il 5 ottobre. A poche ore dalla scadenza della delega. E dopo il parere positivo con «condizioni» da parte del parlamento sembrava quasi fatta. Fino a ieri, quando dall'Antitrust è arrivata l'ennesima tegola. L'organo che vigila sulla concorrenza ha inviato una segnalazione al governo e ai presidenti di Camera e Senato. E ha lanciato l'allarme: le modifiche introdotte dal ministero del Lavoro «potrebbero costituire, sul piano della tutela della concorrenza, importanti ostacoli allo sviluppo di un ampio mercato della previdenza integrativa, caratterizzato da una pluralità di offerte». Ma l'Antitrust ha affondato il colpo. L'accesso di fatto automatico al credito da parte delle aziende che conferiscono il tfr ai fondi pensione, garantito da un fondo finanziato dallo Stato, potrebbe produrre «effetti negativi su un mercato particolarmente delicato come quello degli impieghi bancari». L'autorità di vigilanza ha puntato l'indice contro il protocollo governo-Abi, e il tetto massimo del tasso di interesse (4,16%). Una mossa che priva i soggetti interessati di uno strumento per confrontarsi sul mercato

http://www.assinews.it/rassegna/arti...300905ba5.html
FaGal non  è collegato   Rispondi citando
Rispondi

Segnalibri
Annunci 4wnet

Strumenti discussione
Modalità visualizzazione Valuta questa discussione
Valuta questa discussione:

Regole messaggi
Tu non puoi inviare nuove discussioni
Tu non puoi replicare
Tu non puoi inviare allegati
Tu non puoi modificare i tuoi messaggi

Il codice BB è Attivato
Le faccine sono Attivato
Il codice [IMG] è Attivato
Il codice HTML è Disattivato
Trackbacks are Disattivato
Pingbacks are Disattivato
Refbacks are Disattivato

Vai al forum


Tutti gli orari sono GMT +2. Adesso sono le 15:34.

Powered by vBulletin® versione 3.8.7
Copyright ©2000 - 2012, Jelsoft Enterprises Ltd.
Search Engine Optimization by vBSEO 3.6.0

Chi siamo- Pubblicità- Contatti- Disclaimer- Mappa- Credits
© 2000-2012 Browneditore S.p.A. - Tutti i diritti riservati. Prima di utilizzare anche parzialmente i contenuti di questo sito, vogliate cortesemente consultare il disclaimer.