Bankitalia, le banche parlano di esproprio
(22/09/2005)
”Dal punto di vista giuridico, il trasferimento della proprietà della Banca d’Italia allo Stato è riconducibile agli articoli 42 e 43 della Costituzione, quelli che regolano l'esproprio”. Così Maurizio Sella presidente dell’Abi, l’assozoazione che tutela gli interesse delle banche italiane, ai margini dell’esecutivo dell’associazione bancaria italiana, sul tema del giusto valore da attribuire all’istituto di via Nazionale.
La disputa si è aperta all’indomani della decisione del Governo di proporre un emendamento al disegno di legge sul risparmio per trasferire la proprietà della Banca d’Italia dalle stesse banche allo Stato.
”Siamo nel campo dell’esproprio sottolinea Sella - e l’applicazione degli articoli prevede un giusto indennizzo, oltre che ci sia un interesse generale e una legge che autorizza l'esproprio”.
Secondo il presidente dell’Abi, infatti, l’esempio arriverebbe dal passato e in particolare dalle varie di nazionalizzazioni avvenute in Italia: per esempio la legge bancaria del 1936 con la quale la proprietà della Banca d'Italia fu trasferita dalle banche private a quelle pubbliche.
''Oggi - sottolinea - siamo in Europa e abbiamo norme e in particolare i nuovi criteri contabili Ias: per le azioni non quotate, infatti, è previsto un fair value (giusto valore), e nessuna norma esclude le banche centrali. La Banca centrale greca, per esempio, ha una quotazione superiore del 36% rispetto al proprio patrimonio, mentre quella belga è vicina alla metà''.
Per Sella si potrebbe arrivare a un giusto valore dell’istituto di via Nazionale attraverso due criteri. Da una parte i dividendi attualizzati e dall’altra quello del patrimonio netto. Nel primo caso il valore della Banca d’Italia sarebbe pari a 14,5 miliardi di euro, nell’altro, invece, supererebbe i 23 miliardi di euro.
”In ogni caso - sottolinea Sella - le banche non ci tengono ad essere azioniste della Banca d'Italia: abbiamo un milione di azionisti le cui partecipazioni sono basate sul valore equo della Banca d'Italia e d’altra parte è proprio la Banca d'Italia a conoscere qual è il suo giusto valore”.
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