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Parigi alza le barricate contro le Opa straniere
22 settembre 2005
Parigi alza le barricate contro le Opa straniere Un progetto di legge per rendere più agevoli le difese delle società Identificati i settori strategici da tutelare DAL NOSTRO CORRISPONDENTE PARIGI • Mentre tornano a correre le voci di una nuova scalata ostile nei confronti del colosso alimentare Danone, ieri il Ministro dell'Economia Thierry Breton ha presentato in Consiglio dei Ministri un progetto di legge sulle Opa che dovrebbe permettere alle imprese transalpine di meglio difendersi dagli attacchi esterni non desiderati. Si tratta di un provvedimento atteso, che dovrebbe entrare in vigore entro la fine dell'anno e che nella sua essenza non è altro che una trasposizione nel diritto francese della direttiva europea sulle offerte pubbliche, adottata dai partner dell'Ue nel novembre del 2003 dopo 14 anni di dibattito. Ad eccezione però del fatto che il nuovo testo presentato da Breton introduce un paio di elementi difensivi, essenziali, che prima non c'erano ed in particolare l'arma della reciprocità. Nel senso che le imprese francesi, oggetto di una scalata ostile, potranno avvalersi di tutti i dispositivi di sbarramento necessari ( ad esempio aumenti di capitale in corso d'Opa, patti di sindacato) se il Paese in cui risiede l'azienda che ha lanciato l'attacco consente le medesime difese. Si tratta ovviamente di uno strumento che ha nel mirino soprattutto i gruppi statunitensi, quelli che negli ultimi tempi sono stati i più attivi sul mercato francese. « Le imprese francesi dicono a Bercy se lo credono e si organizzano in questo senso, si potranno proteggere più facilmente da attacchi esterni » . Ma, naturalmente, non disinnescarli del tutto. L'essenziale, ricordano al ministero, è che ad essere tutelati dalla nuova direttiva sono essenzialmente le imprese e i loro azionisti. Non i manager, che non sono proprietari delle imprese. Sta di fatto che il " patriottismo" economico lanciato dal premier Dominique de Villepin nel corso dell'estate ha fatto ormai definitivamente breccia nel sistema francese. E le imprese ci credono, tanto da avere già messo a punto negli ultimi tempi dei sofisticati sistemi anti Opa. L'arsenale è ampio: dall'obbligo di dichiarazione dello scalatore all'Amf ( l'equivalente della nostra Consob) di acquisto di titoli, oltre certe soglie determinate, al plafonamento dei diritti di voto; dal diritto di doppio voto, ai patti di sindacato. Altri strumenti efficaci sono quelli dell'adozione dello statuto di società in accomandita ( come ad esempio Michelin o Lagardére), o la golden share, come è il caso dello Stato con Thales. Infine tra gli strumenti più efficaci di difesa individuati negli ultimi anni c'è quello del sempre maggior interessamento al capitale dei dipendenti. Un modo questo per fidelizzare chi lavora in azienda, ma anche quello di utilizzare questa " riserva" di azioni nel caso di bisogno. Ricordiamo che il sostegno dei dipendenti è stato fondamentale in occasione della battaglia tra Bnp e Société Générale. Ma non è tutto. Contestualmente alla direttiva sull'Opa, il Governo ha messo a punto un decreto legge che ha come obiettivo quello di proteggere i settori di attività ritenuti strategici, dai predatori esterni. A Bercy si sottolinea che i due provvedimenti non sono legati tra di loro, che il primo mira a salvaguardare i grandi gruppi e il secondo soprattutto le Pmi. Ma in realtà, nella pratica, questa distinzione non esiste e il decreto va considerato come un nuovo " muro" per difendere le imprese del Paese. I settori sensibili individuati sono 10: casinò ( per controllare il riciclaggio del danaro sporco), sicurezza, biotecnologie, produzione di antidoti, materiale di intercettazione e di comunicazione, sicurezza dei sistemi informatici, trecnologie duali, criptologia, difesa e armamenti. Quanto basta per dire che sono pochi i campi di attività esclusi da questa lista e che sfondare in Francia diventerà sempre più difficile. Ma del resto lo è anche oggi. Secondo un recente studio, dal 2000 ad oggi i gruppi francesi hanno acquistato asset all'internazionale per 260 miliardi di euro, concedendone solo 121 miliardi, nell'Esagono, agli stranieri. Barriere francesi. In Italia direttiva Ue ancora da recepire MILANO • Se l'Italia avesse già recepito la direttiva europea sull'Opa, la scalata dell'Abn Amro sull'Antonveneta avrebbe potuto essere contrastata con mezzi legali invocando la clausola della " reciprocità". È quella regola, prevista nell'art. 12 della disciplina europea ( ora inserita nella " riforma" francese) che permette appunto ai singoli ordinamenti nazionali di autorizzare le proprie aziende a intraprendere misure di difesa se chi le sta attaccando può fare altrettanto a casa propria. L'Olanda è, appunto uno di questi paesi, e rimase celebre negli anni passati l'Opa tentata invano dalla Lvmh nei confronti della Gucci, la maison del lusso italiana che aveva stabilito la suo sede sociale ad Amsterdam proprio per evitare attacchi indesiderati. Ma il condizionale è d'obbligo perché la direttiva europea — va recepita entro maggio 2006 — deve ancora trovare posto nell'ordinamento italiano. E, soprattutto, il legislatore nazionale deve ancora compiere quelle scelte di strategia che consentono, ma non impongono affatto, di erigere barriere. La legge comunitaria per il 2004, approvata nell'aprile scorso, ha inserito la disciplina dell'Opa tra le nuove norme sulle quali il Governo è autorizzato a redigere specifici decreti legislativi di recepimento. Ma non ha dettato alcun principio di delega come ci si sarebbe aspettato in considerazione delle impegnative scelte che vanno prese. Il mercato finanziario italiano si è molto avvantaggiato in questi anni da una legge molto aperta sull'Opa che, rendendo le aziende italiane più contendibili, ha nei fatti favorito un significativo afflusso di capitali stranieri alla Borsa di Milano. D'altra parte il compromesso raggiunto in sede europea tra paesi più liberal e quelli ( soprattutto nell'Europa del nord) più protezionisti, pone l'Italia in una situazione delicata. Quella di divenire un territorio di caccia senza, a sua volta, poter " cacciare" all'estero. Come obblighi veri e propri, l'accoglimento della direttiva imporrebbe soltanto limitati aggiustamenti. Soprattutto andrebbe aggiornata la norma che fissa il prezzo dell'Opa " successiva" come media tra il prezzo di Borsa di un titolo e quello più alto pagato dalla scalatore per acquisire il controllo di una società. L'Opa europea sarà probabilmente più cara ( e quindi anche più rara) perché il prezzo d'Opa diviene quello più alto pagato dall'acquirente. Anche in questo caso, però, la direttiva consente ampie possibilità di deroga. La clausola della « reciprocità » avrebbe permesso di ostacolare Abn Amro http://www.assinews.it/rassegna/arti...220905ag2.html |
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