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Ifil
La Consob chiede chiarimenti a Ifil
La Consob chiede chiarimenti a Ifil Faro acceso sull'operazione di equity swap che assicura alla famiglia Agnelli il controllo su Fiat. Al.An. Una sorpresa, come minimo, soprattutto per le banche del prestito convertendo, avvertite giovedì. Giustificata, si capisce, dalle prospettive industriale mutate, decisamente meno drammatiche rispetto a tre anni fa. Un colpo di scena, se la si vuole vedere nella giusta luce. Al punto da provocare l'accensione del faro Consob sull'operazione finanziaria di equity swap e sull'andamento del titolo Fiat degli ultimi quattro mesi. Gli Agnelli, con Ifil, restano azionisti di controllo della Fiat, avviata da Sergio Marchionne al risanamento e alla riconquista di quote di mercato. Insomma, non la lasceranno in mano alle banche (Intesa, Unicredit, Sanpaolo Imi, Capitalia, Bnl, Mps, Abn Amro, Bnp Paribas) alla scadenza del prestito convertendo, il 20 settembre. Ha sintetizzato il presidente della finanziaria di famiglia, Gianlugi Gabetti: «Un ottimo investimento», in un certo qual modo inevitabile «per non correre il rischio di farsi sfilare l'azienda». Ne ha risentito a Piazza Affari il titolo Fiat, che ha chiuso la settimana perdendo il 3,30% a 7,475 euro. Ifil ha guadagnato, invece, il 2,07% a 3,777 euro, ai massimi dell'anno. A sentire gli esperti di Abaxbank l'operazione Ifil è un «bel messaggio» per il mercato, ma per Fiat «permangono i timori di overhang», anche se sono diverse le strade percorribili per aggirarlo. Consob in azione. La Commissione per le società e la Borsa, guidata da Lamberto Cardia, tuttavia, ha acceso un faro sulle operazioni poste in atto dalla Ifil sulle azioni Fiat. A quanto si è appreso nel pomeriggio di venerdì, l'organo di vigilanza ha chiesto chiarimenti alla Ifil sulle operazioni comunicate giovedì sera. Alla base delle richieste di chiarimento oltre all'accordo annunciato ieri con Exor, i movimenti del titolo Fiat, che dai minimi di aprile a 4,7 euro ha guadagnato oltre il 60%, pari a circa 3 euro. Gabetti: «Un'occasione irripetibile». Ma ripercorriamo le tappe recenti della vicenda. Dopo una riunione fiume, terminata giovedì sera alle 21.30, il cda di Ifil ha deciso di acquistare 82 milioni e 250mila azioni ordinarie del Lingotto con un investimento di 535 milioni per mantenere la quota del 30,06% del capitale anziché scendere, come sarebbe stato per effetto della diluizione delle quote in Fiat alla scadenza del convertendo, al 22 per cento. Negli ultimi tempi Ifil ha lavorato intensamente anche in Borsa: fra il 7 e il 9 settembre sono state acquistate azioni ordinarie per 5,5 milioni, un investimento di 41 milioni. Totale, 576 milioni. Obiettivo: restare sopra la soglia chiave del 30% e rimanere quindi davanti al drappello degli otto istituti di credito del convertendo, che, insieme, possiedono un pacchetto di azioni pari al 26,7 per cento. Un modo, chiaramente, per non esporsi alle scalate, nel caso in cui, Intesa docet, le banche preferiscano cedere la propria quota. Tutto questo è emerso nello stesso giorno del via libera del cda Fiat all'aumento di capitale da tre miliardi al servizio della conversione del prestito. Una decisione, ha commentato a caldo il presidente dell'Ifil, Gianluigi Gabetti, «in sintonia con quel ruolo di presidio attivo della partecipazione Fiat, che venne affermato in occasione del riassetto del 2003». In una visione «dinamica e non statica di tali strategie il cda di Ifil ha ritenuto che sarebbe stato un errore non cogliere quest' occasione irripetibile per mantenere inalterata da propria posizione azionaria». Poi ha spiegato a Repubblica: «Abbiamo maturato questa scelta dopo aver visto i risultati conseguiti dalla Fiat in tempi recenti e dunque la possibilità di lasciarsi veramente la crisi alle spalle. Con essa la Fiat trova in noi anche in futuro l'azionista di sempre». Il meccanismo che consentirà alla famiglia di tenere le redini del gruppo torinese anche dopo l'ingresso delle banche nell'azionariato è stato spiegato in una nota diffusa nella serata di ieri. Ifil contestualmente all'esecuzione del convertendo acquisterà 82,250 milioni di azioni Fiat al prezzo unitario di 6,5 euro per un investimento complessivo di 535 milioni di euro. Una mossa possibile grazie all'acquisto da Exor Group (controllata di Ifil) di un pacchetto di azioni ordinarie Fiat a seguito di un'operazione finanziaria (equity swap) pattuita tra Exor e Merrill Lynch nell'aprile scorso, quando il titolo era ai minimi, intorno ai 4,7 euro. Il prezzo di cessione, 6,5 euro, è di gran lunga inferiore all'attuale quotazione in Borsa, a 7 euro e mezzo. Ed è abbondantemente superiore anche al prezzo fissato dalle otto banche del convertendo, ovvero 10,28 euro. Ifil prevede di chiudere l'anno in corso con risultati in forte crescita rispetto all'esercizio precedente. Il cda Fiat sul convertendo. Giovedì 15 il consiglio di amministrazione della Fiat, presieduto da Luca Cordero di Montezemolo, aveva dato il via libera all'aumento di capitale al servizio della conversione del prestito da tre miliardi di euro in scadenza. Martedì prossimo saranno emesse 291.828.718 azioni ordinarie a 10,28 euro l'una. L'offerta in opzione sarà nel rapporto di 149 nuove azioni Fiat ordinarie al prezzo di10,28 euro ciascuna ogni 500 azioni Fiat ordinarie, privilegiate o di risparmio possedute. Le nuove azioni saranno sottoscritte dalle banche finanziatrici mediante compensazione con il loro credito di 3 miliardi, con l'obbligo di offrirle in opzione agli azionisti. Grazie alla conversione del prestito e la chiusura dell'operazione Italenergia, l'indebitamento netto delle attività industriali del Lingotto scende dai 9,2 miliardi di euro al 30 giugno 2005 a 4,4 miliardi. La struttura patrimoniale si rafforza, infatti, di circa 4,8 miliardi. Inoltre, l'apertura in luglio di una nuova linea di credito a tre anni da un miliardo di euro (in sostituzione di una corrispondente di 1,7 miliardi) attualmente non utilizzata, garantirà - sottolinea il Lingotto - un'adeguata elasticità alla gestione finanziaria. Sulla base del valore di mercato delle azioni Fiat alla data odierna, il differenziale tra il prezzo di sottoscrizione (10,38 euro per azione) e il loro valore corrente al momento della sottoscrizione, da rilevarsi a conto economico, sarebbe di circa 700 milioni. 16 settembre 2005, ore 18,15 http://www.ilsole24ore.com/fc?cmd=ar...rticolo&back=0 |
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Gli Agnelli: risalire in Fiat, occasione irripetibile
La holding Ifil risponde ai dubbi della Consob: non serviva l’Opa MILANO - «Un'opportunità irripetibile». Un'operazione «a prezzo vantaggioso». Un investimento di cui beneficeranno sia Ifil sia la controllata Fiat: la holding di corso Matteotti per le «prospettive di rendimenti interessanti», il Lingotto perché eviterà «la potenziale destabilizzazione del management in assenza di un azionista di riferimento». La Consob aveva chiesto, venerdì sera, maggiori dettagli sulle intese tra la finanziaria torinese, la "cugina" lussemburghese Exor e la merchant bank Merrill Lynch. Le risposte sono arrivate ieri da Ifil e Giovanni Agnelli & C. IL NODO DELL’OBBLIGO DI OFFERTA PUBBLICA - Il nodo vero era, ed è, l'eventuale obbligo di Opa. Anche se corso Matteotti, alla fine del percorso, manterrà invariata la propria quota in Fiat (30,06%), l'acquisto di un nuovo 8% destinato a evitare la diluizione post conversione da parte delle banche potrebbe, in teoria, far scattare il vincolo di offerta pubblica. Franzo Grande Stevens, la mente giuridica del tutto, ha però studiato il dossier con cura. Come ribadito ieri con i comunicati ufficiali, la materializzazione delle azioni e tutti i passaggi relativi avverranno contestualmente all'aumento di capitale Fiat destinato alle banche. Sarà insomma solo il 20 settembre che Exor rileverà i titoli da Merrill Lynch, trasformando l'attuale equity swap, per rivenderli in contemporanea all'Ifil. La cui partecipazione, a quel punto, rimarrà invariata ma senza «sfasature» temporanee. Il verdetto Consob, con cui Grande Stevens è stato costantemente in contatto anche negli ultimi giorni, potrebbe arrivare già lunedì, ma secondo fonti vicine alla Commissione non dovrebbero esserci ostacoli al via libera. LA QUOTA DEL 30,06% E I PREZZI DI ACQUISTO - «Mantenere il livello della partecipazione Fiat al 30,06%», ha ripetuto Ifil nelle comunicazioni a Roma, è l'obiettivo cui l'intera operazione è finalizzata. Per garantire, anche, «la stabilità del management»: nuovi ribaltoni avrebbero come conseguenza la «possibile perdita di valore della società, e quindi anche dell'investimento Ifil», che intende invece «beneficiare dei risultati attesi da Fiat grazie alla concreta visibilità del rilancio». E' a questo scopo che, il 15 settembre, Exor ha modificato il contratto stipulato il 26 aprile con la sede milanese di Merrill Lynch: dall'equity swap all'acquisto di titoli. Prezzo: 5,6 euro, che diventeranno 6,5 nel contestuale passaggio da Exor a Ifil. Per la prima c'è una plusvalenza di 74 milioni. Per la seconda, rispetto alle attuali quotazioni, un beneficio teorico che sfiora i 100. R. Po. corriere |
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Fiat, gli Agnelli investono per restare al 30%
Via libera all’aumento di capitale da 3 miliardi,le banche entrano con il 26,7% L’Ifil spende 535 milioni Da Milano Nicola Pini La Fiat aumenta il capitale ma gli Agnelli non cedono lo scettro di primi azionisti del Lingotto. E mettono sul piatto 535 milioni di euro per mantenere il controllo del gruppo dell’auto. Anche dopo l’ingresso delle banche nell’azionario, con la conversione del prestito da tre miliardi deliberata ieri dal Cda del gruppo, gli azionisti storici resteranno infatti al 30,06 del capitale. Un colpo di scena, comunicato in tarda serata dopo la lunga riunione del Cda dell’Ifil che ha fatto seguito a quello della Fiat. Poche ore prima il board del Lingotto aveva dato il via libera all’aumento di capitale da 3 miliardi a servizio della conversione del prestito con le banche, in scadenza il 20 settembre. Dopo l’operazione, che porterà sul conto economico Fiat una plusvalenza da 700 milioni e taglierà i debiti, gli istituti di credito di euro avranno, nel complesso, il 26,7% del capitale. A bocce ferme l’Ifil degli Agnelli sarebbe scesa al 22%. Invece ha deciso di rilanciare. Il pacchetto di 82.250.000 azioni ordinarie viene acquistato da Exor group, a seguito di una operazione finanziaria pattuita tra Exor e Merrill Lynch international nell’aprile scorso. Il prezzo di cessione all’Ifil è pari a 6,5 euro per azione a fronte di una quotazione del titolo Fiat ieri a 7,76 euro e dei 10,28 euro ad azioni sborsati dalle banche per convertire i loro crediti. La chiusura dell’operazione convertendo deliberata ieri, comunque, per i conti della Fiat è un altro balzo, forse risolutivo, verso l’uscita dall’emergenza finanziaria. Non caso gli Agnelli hanno deciso adesso un nuovo forte impegno nel gruppo. Dopo il divorzio a febbraio da Gm, che ha fruttato al Lingotto 1,1 miliardi in bilancio (facendo schizzare il risultato operativo del primo semestre 2005 semestre a 1,4 miliardi di euro dai 125 milioni di giugno 2004) e mentre i nuovi modelli auto e l’accordo con la Ford fanno ben sperare sul piano industriale e di mercato. La conversione del prestito si aggiunge poi alla vendita, ne lle scorse settimane, della quota detenuta da Fiat in Italenergia (Edison): con il doppio incasso (3 più 1,8 miliardi) l’indebitamento netto delle attività industriali del gruppo si dimezza, scendendo dai 9,2 miliardi di euro al 30 giugno 2005 a 4,4 miliardi. I passaggi finali del convertendo prevedono che il 20 settembre Fiat emetta quasi 292 milioni di azioni a 10,28 euro l’una: un prezzo determinato in base al contratto siglato nel 2002. Nel bilancio consolidato 2005, spiega il Lingotto, verrà rilevato un aumento del capitale sociale per un importo pari al valore corrente delle azioni emesse; il differenziale tra il prezzo di sottoscrizione e il valore corrente sarà rilevato nel conto economico come provento finanziario straordinario «per circa 700 milioni di euro». La Fiat ieri ha chiuso il Cda approvando la relazione sui dati semestrali (già resi noti a luglio) e confermando «l’impegno a conseguire gli obiettivi già annunciati per il 2005». «I risultati positivi dei primi sei mesi, e l’accelerazione registrata nel secondo trimestre – spiega una nota – dimostrano che il piano di rilancio industriale sta cominciando a portare i primi benefici». L’azienda si definisce così «cautamente ottimista, pur nella consapevolezza che in Fiat Auto il lavoro da fare è ancora molto e che per gli altri settori restano margini di miglioramento». http://www.db.avvenire.it/avvenire/e...lo_578271.html |
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il controllo del lingotto
E per il bond è conto alla rovescia di Morya Longo Ormai è davvero imminente. Il primo bond ad alto rendimento ( e alto rischio) di Fiat sarà annunciato probabilmente già la prossima settimana. Al lavoro, secondo le indiscrezioni raccolte dal Sole 24 Ore, ci sarebbe una pattuglia di quattro banche: Bnp Paribas, Deutsche Bank, Merrill Lynch e Goldman Sachs. L'importo sarà definito al lancio, ovviamente a seconda della domanda, ma allo stato attuale sembra che i lavori siano orientati verso un ammontare di 750 milioni di euro. Una cosa è certa: sarà un'operazione rompighiaccio di fondamentale importanza per il Lingotto. È infatti la prima volta che emette un bond negli ultimi quattro anni, dopo il declassamento del rating a livello speculativo. Il Lingotto, come accennato, non lanciava obbligazioni dal 2001. A bloccare l'attività del gruppo torinese erano state prima le voci e poi il declassamento del rating: se fino al 2001 Fiat era valutata " A3" da Moody's e A" da Fitch ( quindi nel pieno campo investment grade), piano piano il rating è sceso. Attualmente i voti sull'affidabilità creditizia sono nel campo " speculativo": Ba3 per Moody's, BB per Fitch e BB per Standard Poor's. Dato che i declassamenti hanno inevitabilmente fatto salire il costo della raccolta, Fiat — che tra l'altro disponeva della liquidità adeguata per far fronte alle sue scadenze — da allora non ha più emesso più obbligazioni. Ora, però, ha probabilmente deciso di tornare in campo, forse anche per sfruttare il livello molto basso dei tassi di mercato. Probabilemte settimana prossima, dunque, arriverà sul mercato il primo high yield targato Fiat. 16 settembre 2005 http://www.ilsole24ore.com/fc?cmd=ar...lesView=Libero |
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Dopo il rafforzamento della famiglia nel gruppo. Escluso l’obbligo di Opa
Fiat, Consob va avanti «Accertamenti del caso» L’autorità si riserva ulteriori approfondimenti MILANO - L’ingresso delle banche, con l’aumento di capitale da 3 miliardi che trasformerà il prestito convertendo in azioni. E il contestuale perfezionamento dell’operazione Merrill Lynch-Exor-Ifil: il passaggio dell’8% di Fiat dalla merchant bank alla finanziaria lussemburghese e, da questa, alla holding di corso Matteotti, che in tal modo manterrà invariata la propria quota di controllo nel Lingotto. Ossia il 30,06%. Superiore anche al 27% circa che raggiungeranno, complessivamente, gli istituti di credito. Si completerà così, oggi, il riassetto del gruppo torinese. Con l’iscrizione a libro soci degli istituti di credito (che però, con la probabile eccezione del SanPaolo, potrebbero progressivamente disimpegnare in tutto o in parte le rispettive partecipazioni). E con la conferma del gruppo Agnelli nel ruolo di azionista di riferimento. L’operazione che consente a Ifil di evitare la diluizione al 22% è, per la verità, ancora al vaglio della Consob. Ma almeno il nodo clou, ossia l’eventuale obbligo di Opa, sembra essere sciolto. Ufficialmente nessuno conferma. Però, secondo fonti vicine alla Commissione, su questo specifico punto Torino avrebbe già ricevuto parere positivo: lo schema di contestualità messo a punto da Franzo Grande Stevens, che prevede gli acquisti di titoli in contemporanea all’aumento di capitale, escluderebbe il vincolo di offerta pubblica. Allo studio delle Divisione Mercati è invece ancora il resto del «supplemento d’informazioni» inviate sabato dall’Ifil. Oggetto degli accertamenti, secondo le procedure comunque seguite in questi casi, sono la natura dei contratti stipulati tra Merrill Lynch, Exor e Ifil (l’equity swap Merrill-Exor del 26 aprile e la sua trasformazione, il 15 settembre, in compravendita di azioni Fiat da perfezionare oggi con immediata cessione da Exor a Ifil), l’eventuale presenza di accordi sottostanti e le comunicazioni al mercato (sia per quanto riguarda gli acquisti dei titoli, aspetto che potrebbe riguardare anche Merrill Lynch, sia per le risposte date da Torino a precedenti richieste Consob: «Non sono allo studio iniziative in vista del convertendo»). Nel frattempo, in Borsa, i titoli Ifil limano leggermente (-0,53%) i guadagni messi insieme venerdì, dopo l’annuncio dell’operazione, mentre Fiat sconta l’«effetto-blindatura»: chi aveva scommesso su una possibile scalata passa ai realizzi e, anche ieri, il Lingotto ha perso l’1,99% (a 7,33 euro). Il gruppo, però, in questo momento è concentrato sul lancio della Grande Punto. Che sembra in grado di mantenere le promesse. Per questa settimana di apertura straordinaria delle concessionarie italiane, Torino si aspettava un milione di visitatori: ne sono arrivati 750 mila solo tra sabato e domenica. Raffaella Polato corriere |
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Modiano: bene la mossa della famiglia. Il Lingotto firma un accordo in Serbia
Fiat, banche azioniste Consob indaga ancora Chiesti documenti a Ifil e a Merrill Lynch MILANO - «L’importante è che ci sia un socio forte di riferimento». È il giorno dell’ingresso delle banche in Fiat. A 10,28 euro per azione, come da accordi sul convertendo. Contro i 6,5 che, nelle stesse ore, paga Ifil per non diluire la quota di controllo e mantenere il 30,06% (l’operazione è stata perfezionata ieri con il passaggio ai blocchi del previsto pacchetto dell’8%). Una differenza di prezzo su cui qualcuno, in questi giorni, ha molto polemizzato. Ma sono proprio due dei principali banchieri del pool a gettare acqua sul fuoco. Il primo è Pietro Modiano, direttore generale del SanPaolo, che da ieri sarà il quarto istituto azionista (con il 3,6%): «Si converte oggi a condizioni molto migliori di quanto ognuno di noi pensasse anche solo sei mesi fa». Il secondo è Carlo Salvatori, presidente Unicredito (che nell’elenco dei soci bancari, con una quota pari al 5,6%, viene subito dopo Intesa e il suo 5,9%): «Tutto è stato secondo le aspettative. Le quotazioni le fa il mercato, non c’è niente da commentare». Peraltro va avanti l’approfondimento della Consob, come noto avrebbe chiesto documenti a Ifil e Merrill Lynch, che non dovrebbe però concludersi in pochi giorni. Confermano anche, i due banchieri, che rispetto al ruolo e al futuro in Fiat non c’è tra gli istituti una strategia concordata. Salvatori ribadisce la via d’uscita soft scelta da Unicredit: «Abbiamo sempre detto che la partecipazione non è strategica. Modi e tempi dell’eventuale dismissione andranno visti». Ma, appunto: se è vero che quasi tutti gli istituti sembrano propendere per un progressivo disimpegno, «al momento non sono previste riunioni con le altre banche». C’è almeno il SanPaolo, d’altra parte, che dovrebbe continuare ad accompagnare il Lingotto. Anche Modiano, in ogni caso, ripete: «Piani comuni? Non c’è nulla sul tavolo». E, quanto alle scelte effettive il direttore generale dell’istituto la mette in questi termini: «L’operazione ci ha colto di sorpresa nei modi e nei tempi, non nel fatto in sé. Che era del tutto auspicabile. Quel che è successo ci incoraggia a pensare che il futuro è in buone mani. Cambiamenti nel management? Ma per carità. Ora tutte le decisioni si possono prendere con una serenità che nessuno si aspettava». Una dichiarazione che lascia intendere come il SanPaolo possa scegliere di restare in Fiat. Da dove, ieri, è arrivata la firma dell’accordo con la Zastava per il montaggio della Grande Punto in Serbia. Vicina anche una prima intesa, per ora essenzialmente commerciale, con l’indiana Tata. R. Po. Il contratto di Torino e le regole che mancano di MASSIMO MUCCHETTI L'obbligo di comunicare alla Consob l'acquisizione di partecipazioni rilevanti in società quotate ha lo scopo di ridurre le asimmetrie informative che avvantaggiano gli azionisti eccellenti rispetto al parco buoi della Borsa. Ma, come fa capire la vendita dell'8% della Fiat all'Ifil da parte di Exor, società estera che fa anch'essa capo al gruppo Agnelli, la norma ha due buchi dai quali possono passare grandi affari senza che il mercato ne abbia notizia in tempo utile: due buchi che rischiano di vanificare lo spirito della legge. Le minoranze azionarie di Fiat, Ifil, e Ifi hanno saputo soltanto il 15 settembre di un'operazione che in realtà sembra cominciare il 26 aprile quando Exor pattuisce con Merrill Lynch un equity swap su 90 milioni di azioni Fiat: titoli che la banca dovrebbe vendere a fine 2006 con l'impegno a versare a Exor l'eventuale guadagno o a essere rimborsata da Exor in caso di perdita. Sul momento né Exor né l'accomandita Giovanni Agnelli & C., che la controlla, comunicano alcunché al mercato. In effetti, sarebbe pletorico rendere noti tutti i contratti di questo genere: sarebbero tanti. Anche se la Consob sta facendo gli accertamenti del caso. Ma questo contratto è particolare sia per la dimensione (Exor ha 600 milioni di mezzi propri più o meno come il valore dei titoli sui quali sarà calcolata la differenza prezzo) sia per la base del contratto, l'azione ordinaria Fiat. Il socio di riferimento che fa una tale scommessa sulla sua principale partecipazione costituisce la classica notizia capace di influenzare le quotazioni. Si deve rivelare il trading sulle azioni proprie, anche se per modiche quantità. Si annotano le stock options, anche le più irrilevanti. E si può tacere un'operazione che ha per base un valore di mezzo miliardo? La norma, si dirà, consente a Exor e all'accomandita di non raccontare degli equity swap ancorché domestici. Ma allora si dovrà aggiungere che la norma non serve il principio che la ispira. Dunque c'è un problema. Un problema tanto più serio se si considera che, in questi mesi, si è formata una partecipazione dell'8% di Fiat, seconda solo a quella di Ifil, senza che se ne abbia avuta notizia. Merrill Lynch, infatti, conclude il rastrellamento dei 90 milioni di Fiat il 7 giugno e nulla aggiunge alla primitiva comunicazione, resa alla Consob il 29 aprile, sul suo primo 2,3%. In base alla legge, l'ulteriore obbligo di trasparenza scatta ove si superi la soglia del 5%. Basta rimanervi al di sotto e spalmare il residuo 3% su altri soggetti con altri derivati e il segreto sarà mantenuto. Complimenti a Merrill Lynch. Ma che cosa si direbbe se, invece degli Agnelli, controparti della banca americana fossero stati investitori di altro genere? A settembre, conosciuta con esattezza la diluizione della partecipazione Ifil in Fiat a seguito dell'aumento di capitale riservato alle banche, Exor chiede a Merrill Lynch di redigere un nuovo contratto per 82 dei 90 milioni di titoli. E questo contratto non regola più una scommessa sul prezzo delle Fiat, ma stabilisce la consegna materiale delle azioni delle quali, fin da giugno, Merrill Lynch aveva la disponibilità. Poiché ogni contratto fa storia a sé, nessuno potrà mai dire, sulla base delle informazioni ufficiali, che il secondo contratto è la naturale e prevista conseguenza del primo. E che la banca è stata il prestanome che, per conto degli Agnelli, ha comprato azioni Fiat da girare poi all'Ifil con un guadagno, al dunque, di 74 milioni. Resta il fatto che Ifil ha così conservato la sua partecipazione in Fiat sopra il 30% con la spesa di 535 milioni coperta per i quattro quinti dalle risorse dei soci minori della catena societaria che risale fino all'accomandita. In questo modo, gli Agnelli rendono più difficile scalare la Fiat: saranno ancora loro a decidere il futuro di un gruppo che è formato dall'auto e da tante altre attività. corriere |
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«La scommessa in Fiat? Per evitare di fare una fine come quella dell’Olivetti»
DAL NOSTRO INVIATO COURMAYEUR - «Non ho fatto vacanze. In agosto sono rimasto nel mio ufficio a studiare l'operazione». A margine del convegno di Courmayeur, l'avvocato Franzo Grande Stevens spiega i dettagli del contratto di equity swap sottoscritto da Exor (controllata Ifil) con Merrill Lynch, che ha permesso all'Ifil di mantenere il 30,06% della Fiat dopo la trasformazione del prestito convertendo da 3 miliardi di euro concesso dalle banche. Il 13 agosto, aggiunge, ho chiesto alla Consob un parere sull'eventuale obbligo di lanciare un'Opa. La risposta è poi arrivata la sera del 15 settembre, con il consiglio Ifil riunito per chiudere l'operazione. La ricostruzione procede con altri dettagli. Perché, chiedono i giornalisti, non è stato informato il mercato? In ballo c'era una quota rilevante, peri all'8% della Fiat. A questa obiezione Grande Stevens risponde con una battuta. «L'equity swap - dice - è un derivato, cioè una scommessa sul futuro. Vi pare che uno che fa una scommessa lo va poi a sbandierare ai quattro venti? E' la stessa natura del contratto a escluderlo». Sta di fatto che il meccanismo studiato dall'avvocato degli Agnelli nelle calde giornate di agosto ha impedito alla famiglia di perdere il controllo del Lingotto. C'era infatti aria di scalata. «Ne hanno parlato tutti i giornali», ricorda Grande Stevens. Che aggiunge: «Sarebbe stata la fine della Fiat. Gli eventuali scalatori, se fossero riusciti nel loro intento, avrebbero spezzettato il gruppo, vendendo Iveco, Cnh e tutte le altre società al miglior offerente. Un po' come avvenne negli anni 90 per l'Olivetti». Tornando all'operazione, qualcuno fa notare che la sorpresa sui mercati è stata tanta. E che le banche, al di là delle dichiarazioni formali, sono rimaste «irritate» dal modo con cui si è conclusa. Non solo, l'Ifil ha riacquistato l'8% di Fiat, ma grazie allo swap è riuscita a pagare le azioni 6,5 euro. Meno di quanto quotava il titolo in Borsa e molto meno della conversione. «Posso anche credere che le banche siano irritate», replica Grande Stevens. «Ma allora mi chiedo perché un'operazione simile non l'abbiano messa in atto loro…» Giacomo Ferrari corriere |
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Dopo i rilievi sull’equity swap, sul sito lavoce.info che invoca nuove regole Consob
Fiat, Gabetti: i rialzi del titolo? MILANO - «La famiglia Agnelli resta azionista di riferimento Fiat. Tuttavia, l’operazione condotta da Exor e Ifil suscita qualche perplessità». Salvatore Bragantini, su lavoce.info , come altri commentatori economici mette sotto la lente l’accordo di equity swap concluso dal gruppo torinese con Merrill Lynch. E suggerisce: per tutelare la trasparenza dei mercati, in presenza di operazioni sui derivati che possono influenzare le quotazioni, basterebbe introdurre un articolo di regolamento Consob. Una questione normativa, insomma, dietro la quale restano comunque le aperte critiche alla «triangolazione». Critiche cui risponde Gianluigi Gabetti, presidente delle due holding del gruppo Agnelli. Con argomentazioni che seguono la falsariga delle comunicazioni già inviate alla stessa Consob e che sono al vaglio della Commissione. Gabetti nega che l’operazione possa essere stata alla base del rialzo boom registrato dai titoli Fiat negli ultimi mesi. Certo un ruolo lo ha avuto. Ma, spiega Gabetti confermando che gli acquisti di Merrill Lynch sono compresi «nel periodo tra il 26 aprile e il 7 giugno», non era evidentemente solo l’effetto swap a far risalire le Fiat dai minimi storici: quell’operazione, sottolinea, «rappresentò una percentuale inferiore al 15% sul volume complessivo trattato in quel periodo». Che non fu, in ogni caso, quello del vero boom delle quotazioni. Cominciato, ricorda Gabetti, dopo l’8 luglio. Quando Sergio Marchionne incontrò gli analisti e anche sul mercato «si radicò la crescente convinzione che stesse nascendo una nuova Fiat, capace di compiere un turnaround del quale l’Ifil non poteva disinteressarsi: anche perché si profilava il rischio che altri potessero intraprendere striscianti, pericolose iniziative». Fu proprio a partire dal boom di allora che la Consob chiese a Torino (il 26 luglio e il 24 agosto): «Avete informazioni che lo possano spiegare?». Risposta: «No». Un «no» che è il principale oggetto delle accuse di mancata trasparenza. Ma che Gabetti respinge: «La risposta fu corretta. Le anomalie riscontrate non potevano certo attribuirsi all’incidenza dell’equity swap, conclusosi ben sei settimane prima». Mentre solo «a inizio settembre», per quel che riguarda Ifil, «prese corpo un vero progetto: solo allora si verificarono le condizioni necessarie». R. Fi. corriere |
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Il nodo Consob
Fiat, Intesa al 5,6% Unicredito al 5,3% La Consob aggiorna la mappa dell’azionariato Fiat dopo la conversione in capitale, il 20 settembre, del prestito da tre miliardi concesso al Lingotto da 8 banche. In base alle comunicazioni alla Commissione di sorveglianza di Borsa, Banca Intesa risulta azionista del Lingotto al 5,633% (il 5,301% senza diritto di voto) mentre Unicredito è al 5,338%, di cui il 5,085% senza voto. Seguono Capitalia al 3,487%, di cui il 3,458% senza voto e il San Paolo-Imi al 4,235% di cui il 3,255% senza diritti in assemblea. Presumibilmente sotto al 2%, dato che non hanno fornito comunicazioni alla Consob, sono le altre quattro banche del prestito: Bnl, Mps, Bnp Paribas e Abn Amro. L’authority precisa che le azioni detenute dagli istituti in seguito alla conversione non hanno diritto in voto fino alla conclusione dell’offerta in opzione agli azionisti Fiat. Consob dettaglia anche che Merrill Lynch era salita dal 2,1% al 10,122% del 15 settembre, prima di eseguire l’accordo di «equity swap» con Exor e scendere sotto il 2% il 20 settembre. Stessa Consob che procede negli accertamenti proprio su quest’ultima operazione. corriere |
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Torna in utile la cassaforte Agnelli
Raddoppiati i dividendi (18,9 milioni) grazie alla controllata EXOR. Patrimonio a 1.600 milioni PRIMO PIANO profitto consolidato di 122 milioni della sapa dopo due anni di perdite Basterà al rilancio di casa Fiat il varo dei nuovi modelli iniziato martedì 6 settembre con la Grande Punto ? Oppure ci vorranno anche nuovi mezzi finanziari da parte degli azionisti ? In attesa di assistere all' evolversi del percorso di risanamento, per quanto riguarda la famiglia Agnelli due dati su tutti emergono dall' esame del bilancio della Giovanni Agnelli e C. sapa chiuso al 31 dicembre scorso: l' impegno della famiglia nell' auto e il ritorno all' utile della cassaforte della dynasty torinese. Cinquantasei milioni in più per l' automobile è l' impegno di cui si è fatta carico la famiglia Agnelli secondo il bilancio civilistico 2004 della società in accomandita della famiglia: la voce fondi per ristrutturazioni in corso ammonta a 431 milioni, in discesa rispetto ai 482 dell' esercizio precedente, ma la voce Automobili passa da 160 a 216 milioni. La Giovanni Agnelli e C., di cui sono azionisti tutti i diversi rami della famiglia (Avogadro di Collabiano, Brandolini d' Adda, Camerana, Campello, Elkann, Ferrero di Ventimiglia, Nasi, Rattazzi, Teodorani Fabbri, ecc...) ha chiuso l' anno con un utile netto di 19,2 milioni rispetto alla perdita di 1,6 milioni del 2003, che era però il frutto di un esercizio di soli tre mesi a seguito dello spostamento della data di chiusura dei conti dal 30 settembre al 31 dicembre di ogni anno. E così, approvando i conti del 2004, la famiglia Agnelli ha potuto festeggiare: infatti è stato distribuito ai soci da fine giugno scorso un dividendo complessivo di ben 18,9 milioni, pari a 6 euro ad azione, raddoppiati rispetto ai 3 euro ad azione (per complessivi 9,1 milioni di monte dividendi) erogati nello scorso esercizio. Da dove arriva il maxiutile dell' accomandita degli Agnelli ? È lo stesso presidente Gianluigi Gabetti a dirlo agli azionisti, ringraziando per i 25,4 milioni incassati dalla controllata lussemburghese Exor group (consolidata integralmente al 31 dicembre 2004), i cui asset principali sono il 17,2% dell' americana Graphic packaging, il 7,14% di Distacom (sede a Hong Kong, attiva nel settore telecomunicazioni) e il 100% della società vinicola francese Domaines Codem. Oggi infatti la Giovanni Agnelli e C. controlla, oltre al 70,45% di Exor, il 100% di Ifi, che detiene il 29,3% di Exor e il 63% di Ifil investments, che a sua volta possiede il 30,06% di Fiat (quota pre convertendo). È salito anche il patrimonio netto, da 878,6 a 888,7 milioni, ed è migliorata la posizione finanziaria netta che evidenzia un saldo positivo di 23,3 milioni rispetto ai 14,6 milioni dell' esercizio precedente. Notizie positive per gli Agnelli anche dal bilancio consolidato 2004 dell' accomandita. L' esercizio, infatti, si è chiuso in positivo per 122,2 milioni, dopo due anni di perdite, pari rispettivamente a 62,7 milioni nel 2003 e 39,2 milioni nel 2002. C' è da osservare che se la voce dei ricavi è scesa da 55,5 a 54,3 milioni, in compenso pure i costi sono diminuiti da 55,9 a 54,2 milioni. Confermata invece la solidità del gruppo, il cui patrimonio netto è salito da 1.475 a 1.607,6 milioni; mentre la posizione finanziaria netta consolidata è passata da un saldo positivo di 14,6 milioni a 23,5 milioni. L' accomandita della famiglia Agnelli (di cui John Elkann è vicepresidente, Tiberto Brandolini d' Adda e Alessandro Giovanni Nasi consiglieri e Franzo Grande Stevens segretario del consiglio) vede rosa anche per il 2005. Gabetti, infatti, ha previsto che sia il bilancio civilistico sia quello consolidato chiuderanno con un saldo positivo. Questo spiega anche perché i soci abbiano deciso di dare il via entro diciotto mesi all' acquisto di azioni proprie, fino a un massimo di 316.000 titoli, a un prezzo compreso da un minimo di 50 a un massimo di 500 euro. Ecco il motivo per cui l' assemblea dell' accomandita, alla fine dello scorso mese di giugno, ha deliberato pure uno stanziamento di 158 milioni alla riserva acquisto azioni proprie, mediante prelievo dalla riserva sovrapprezzo delle azioni. Oggi la Giovanni Agnelli & C. possiede azioni proprie per il 4,5%. il mondo 16 sett us |
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