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FINANZIARIA. Alemanno: "Piccoli risparmiatori esclusi dalla tassazione delle rendite finanziarie"
23/08/2005 - 17:23 "Nella proposta di aumentare la tassazione sulle rendite finanziarie, sarebbero non soltanto esclusi i Bot (buoni ordinari del tesoro) e le forme del finanziamento del debito pubblico, ma sarebbe anche prevista la riduzione della tassazione sui conti correnti bancari". Così il ministro delle politiche agricole, Gianni Alemanno, risponde alle dichiarazioni di Maurizio Gasparri (An), in merito alla Finanziaria e la tassazione delle rendite finanziarie. In particolare, Gasparri, di fronte alla proposta di tassazione del capital gain aveva affermato: "Non si rischierebbe per colpire cento, mille grandi speculatori di sparare a raffica su milioni e milioni di piccoli risparmiatori che hanno investito i loro sudati risparmi o la loro liquidazione in Bot o in fondi d'investimento? Tassando di piu' il risparmio non si correrebbe il rischio di far lievitare ancora di piu' il costo degli immobili?". "Anche escludendo Bot e titoli del debito pubblico - precisa Alemanno - si potrebbero raccogliere quei due o tre miliardi di euro necessari a eliminare la pressione dell'Irap sul costo del lavoro e a ridurre il cuneo fiscale sui salari. Si tratta quindi di alleggerire la pressione fiscale non soltanto in favore delle imprese, ma anche dei redditi da lavoro dipendenti. Il tutto in conformità con quelle che sono le linee prevalenti all'interno dell'Unione Europea". HC 2005 - redattore: SB http://www.helpconsumatori.it/news.php?id=2698 come vedi, un po' presto per parlarne... |
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magnate del würstel
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2) Credo che qui sul FOL la tassazione dei Bot interessi relativamente, visto che comunque quasi tutti sono interessati ai gain su titoli azionari... |
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#4 (permalink) |
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Data registrazione: Nov 2003
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avrebbe senso se applicabile, mi riferisco alla piccola speculazione azionaria, con una determinata franchigia es: gains fino 30.000 euro anno applicazione 12,5, sopra 25.
In caso contrario verrebbero penalizzate le rendite che di fatto stanno sopperendo alla riduzione del potere d'acquisto del ceto medio. |
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#5 (permalink) |
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24 agosto 2005
Finanziaria, affondo di An: «Più prelievi sulle rendite» Alemanno: aliquote al 23% sul capital gain o si calcolino nell'Ire Rispunta la commissione per il monitoraggio della spesa pubblica ROMA — Giuseppe Vegas, viceministro dell'Economia di Forza Italia, cerca di spegnere sul nascere le polemiche. «Ogni giudizio sulla Finanziaria è prematuro, anche perché non ne esiste nemmeno una bozza», ha detto ieri Vegas dopo la prima riunione svoltasi al Tesoro sulla prossima legge di bilancio. Benché manchi un testo, la base di partenza resta quella indicata dal Dpef e ribadita dal ministro Domenico Siniscalco: una manovra da almeno 17,5 miliardi, di cui 6 per lo sviluppo e il resto per la riduzione del deficit. Numeri senz'altro provvisori e destinati a crescere, ma che hanno già innescato le critiche negative dei sindacati e di una parte della maggioranza. Alleanza nazionale chiede senza mezzi termini, per l'ultimo anno di legislatura, una Finanziaria decisamente più pesante. E insiste sulla revisione della tassazione delle rendite finanziarie, che potrebbe portare nelle casse dello Stato, il prossimo anno, «tra due e tre miliardi di euro» secondo il ministro Gianni Alemanno che ha annunciato per settembre la presentazione di una proposta articolata. ALIQUOTA UNICA AL 23% L'idea che i tecnici di An stanno mettendo nero su bianco è quella di uniformare al 23% la ritenuta secca sui diversi strumenti finanziari, alzando quella sugli interessi dei titoli di Stato (oggi al 12,5%) e riducendo quella sui frutti dei depositi bancari (oggi il 27%). In alternativa alla ritenuta verrebbe però offerta ai contribuenti la facoltà di assoggettare i redditi finanziari all'imposizione progressiva dell'Ire. Formula conveniente soprattutto per i piccoli risparmiatori con redditi bassi, che potrebbero sfruttare i benefici della no-tax area. In subordine, gli esperti di An ipotizzano di lasciare invariata l'aliquota del 12,5% sui titoli di Stato e portare tutte le altre al 19%, escludendo però l'opzione. Un intervento insomma ben più ampio di quello allo studio del Tesoro che si limiterebbe a incidere sulle operazioni speculative, portando da uno a due anni il periodo minimo di mantenimento delle partecipazioni non qualificate per godere dell'esenzione su dividendi e plusvalenze (parziale per i soggetti Ire, integrale per le imprese). In linea, cioè, con quanto sollecitato da Camera e Senato al governo nelle risoluzioni sul Dpef varate appena un mese fa. PUNIRE I RAIDERS Forza Italia comincia a soppesare con qualche interesse l'idea di incidere sulla speculazione, ma resta fermamente contraria a qualsiasi intervento sulle aliquote. «Si può parlare di una rivisitazione dei meccanismi fiscali che consentono l'elusione legale e danno quote agevolate per particolari tipi di utile» dice Guido Crosetto, relatore di diverse leggi Finanziarie. «Niente nuove tasse» aggiunge però Crosetto, come del resto dice Renato Brunetta, consigliere economico del premier: «Sarebbe una follia». TAGLI AGLI ENTI LOCALI Stessa linea per la Lega Nord e il Nuovo Psi. «Non è opportuno coprire il taglio dell'Irap con altre imposte» ha detto il socialista Stefano Caldoro, ministro per l'Attuazione del Programma. «I benefici economici sarebbero dubbi, i costi politici senz'altro elevati» ha aggiunto, sollecitando piuttosto un deciso intervento sulla spesa degli enti locali. Dai suoi tecnici si è fatto preparare un rapporto che ora vuole discutere con Siniscalco e il Consiglio dei ministri. «Perché dimostra inequivocabilmente — spiega Caldoro — l'esplosione della spesa pubblica decentrata». Tra il 2001 e il 2004 la spesa dello Stato centrale in senso stretto è cresciuta dell'11,1%, quella dei Comuni del 15,6%, quella delle Regioni del 18,5% e quella delle Province del 39,6%. Con il risultato che nello Stato centrale, sul quale il governo può incidere, c'è rimasto ben poco da tagliare. LE ANALISI SULLE USCITE Esclusi interessi e trasferimenti, all'amministrazione centrale propriamente detta fa capo ormai solo il 24% della spesa pubblica corrente complessiva, mentre la quota di spesa gestita direttamente dagli enti locali arriva ormai al 12% del totale. Ed è proprio lì che i socialisti chiederanno di incidere, sollecitando al tempo stesso un controllo molto più incisivo sulla spesa centrale. Al prossimo Consiglio dei ministri, così, Caldoro chiederà la costituzione di una Commissione per il monitoraggio della spesa pubblica composta da Bankitalia, Istat e Ragioneria. Un'idea già circolata in passato, ma sempre osteggiata dal Tesoro. corriere |
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Il modello americano dei proventi finanziari nella dichiarazione
Per ragioni di equità, semplicità e efficienza dell’imposta, gli Stati Uniti (nella foto, il segretario al Tesoro, John Snow) abbattono tradizionalmente la barriera fra tasse sui redditi da lavoro e da capitale. Entrambe le forme di guadagno personale confluiscono a formare la base imponibile, la cui aliquota dipende ovviamente dal livello del reddito complessivo. Anche Gran Bretagna, Australia e molti fra i Paesi avanzati del gruppo Ocse inseriscono i redditi da capitale nella base imponibile dell’imposta sulle persone fisiche. In questi Paesi, si mira a evitare l’ingiustizia fiscale che deriva dalla possibilità per gli investitori finanziari di evitare l’imposta più facilmente di quanto possa fare chi ha un reddito da lavoro. Ma negli Usa c’è un tetto al 20% al prelievo sui redditi da capitale di lungo termine (su titoli detenuti per oltre un anno). corriere |
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25 agosto 2005
Governo diviso sul riequilibrio della tassazione Lite Brunetta-Storace sulle rendite finanziarie Vegas: il progetto non riguarda la copertura dei tagli Irap BARBARA ARDU ROMA - Una soluzione bipartisan. Francesco Rutelli chiede alla Casa delle Libertà di lavorare insieme sulla tassazione delle rendite finanziarie. Il leader della Margherita parte dalle ingenti plusvalenze realizzate dagli immobiliaristi, «su cui non sono state pagate tasse», per inserirsi nel dibattito che sta spaccando la maggioranza. Dibattito che è continuato anche ieri con ministri e esponenti della maggioranza che vanno in ordine sparso, quando non litigano. Con An e Udc favorevoli e Forza Italia e Lega contrari. A calmare le acque ci prova il viceministro dell´Economia Giuseppe Vegas. «E´ un tema che non rientra nelle coperture della Finanziaria». Come dire che i soldi da destinare allo sviluppo vanno cercati altrove. «Se eventualmente ci sarà un intervento in questo senso - ha aggiunto Vegas - sarà teso a evitare gli aspetti deteriori della speculazione». Parole che cadono nel vuoto. Dopo i ministri Alemanno e Matteoli, ieri è sceso in campo Francesco Storace. Anche lui si iscrive tra i sostenitori della tassazione. E´ da lì, sostiene, che vanno presi i soldi per abbassare le tasse sul lavoro. Teme, il ministro della Salute, tagli alla sanità. Tagliente la risposta di Renato Brunetta. «Non mi pare - dice il consigliere economico del premier - che Storace sia un grande economista». E il dibattito si trasforma in rissa. Storace non ci sta, affonda la lama e chiama in causa il premier. «Berlusconi - detta alle agenzie - spieghi ai suoi presunti consiglieri che vanno rispettati almeno i ministri del suo governo. Le dichiarazioni di Brunetta sono indigeribili. Una cosa è il dissenso, un´altra è l´insulto». E mentre il consigliere del premier si affanna a elencare gli effetti deleteri della tassazione (fughe di capitali e di conseguenza gettito nullo), Maurizio Leo, vice presidente della Commissione Finanze della Camera anticipa la proposta di An. Due le ipotesi. Lasciare al 12,5% la tassazione dei titoli di Stato, abbassarla sui conti correnti e alzarla al 19% negli altri casi. Oppure una sola aliquota al 23% sui redditi di capitale e sui capital gain, con l´opzione per il contribuente di metterli nel reddito complessivo. Intanto dopo le anticipazioni di Siniscalco sull´entità della manovra (circa 17 miliardi di cui 5-6 per lo sviluppo) inizia il balletto delle cifre. Secondo fonti del Tesoro, ci sarebbero altri 5 miliardi da destinare al rilancio dell´economia. Ma a via Venti Settembre non commentano. Repubblica |
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FINANZIARIA. Adiconsum propone tassazione selettiva che esenti i piccoli risparmiatori
25/08/2005 - 13:02 Il potere d'acquisto delle famiglie è già stato colpito e ridotto drasticamente in questi ultimi anni e il rischio è che la prossima finanziaria vada a tagliare i consumi sociali e quindi provocare un'ulteriore riduzione dei consumi. Per questo motivo Adiconsum e Contribuenti.it propongono di tassare le rendite in modo selettivo esentando il piccolo risparmiatore. "Oggi - sostiene Paolo Landi, presidente di Adiconsum - il reddito da lavoro è tassato oltre il 30%, i conti correnti al 27%, i consumi (IVA) mediamente al 20%, mentre le rendite finanziarie sono tassate al 12,5%. Dovrebbe evitarsi - continua il presidente - di fare di tutta l'erba un fascio ed elevare la tassazione delle rendite dal 12,5% al 27% per tutte quelle operazioni finanziari inferiori ad un anno, colpendo quindi tutte le azioni speculative a cui abbiamo assistito in questi mesi. Alla stesso modo si potrebbero elevare dal 12,5% al 23% le operazioni con durata inferiore ai 24 mesi e al 20% per le operazioni con durata superiore ai 3 anni. Nei confronti del piccolo risparmiatore, invece, la finanziaria dovrebbe prevedere una tassazione zero per ogni investimento non superiore ai 25mila euro in modo da incoraggiare i consumi". HC 2005 - redattore: VC http://www.helpconsumatori.it/news.php?id=2727 |
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26 agosto 2005
La caccia alle streghe delle rendite finanziarie Dopo il rientro di capitali deciso tre anni fa è come fare una stangata ALESSANDRO PENATI Tassare chi vive di rendita, per aiutare chi lavora e investe. Detto così, sembra una proposta destinata a incontrare consensi unanimi. In realtà, è una foglia di fico che copre un progetto per aumentare le imposte sui capitali: sarebbe dannoso per il Paese, e inefficace a perseguire le vere rendite. Una delle ipotesi di cui si parla prevede l´aumento al 20-23% della ritenuta sui redditi da capitale delle persone fisiche (oggi al 12,5%): una stangata generalizzata per il risparmio delle famiglie. Queste hanno accumulato attività finanziarie per ben 3.167 miliardi, 2,5 volte il Pil (il dato esclude dunque gli immobili e le società holding); più che negli altri paesi. Risparmiano tanto perché non si sentono tutelate dal sistema previdenziale pubblico, e vogliono aiutare le nuove generazioni, date le prospettive economiche poco incoraggianti. Tassare il risparmio alla lunga riduce la capacità di investimento e crescita; nell´immediato, si rischia anche un effetto recessivo se gli individui, per ricostituire la ricchezza sottratta dallo Stato, aumentano il risparmio precauzionale, deprimendo i consumi. L´aliquota del 12,5% è inferiore a quella di altri paesi. Ma il giusto metro per valutare l´onere della tassazione è il rendimento reale della ricchezza. Per i prossimi anni, la ricchezza finanziaria complessiva delle famiglie italiane dovrebbe avere un rendimento lordo del 3,6% circa (7% per le azioni, media secolare; 3% per le obbligazioni, con vita residua media di 3 anni). Con la ritenuta al 23%, il prelievo annuo dai risparmi delle famiglie sottrarrebbe lo 0,8% dal rendimento (circa 27 miliardi). Il risparmio è intermediato dal sistema finanziario, con un costo complessivo stimabile nell´1,3% circa (il costo effettivo dei fondi di investimento; i prodotti collocati costano di meno; polizze e gestioni di più). Poiché è utopistico pensare che gli intermediari riducano i propri margini per assorbire le maggiori imposte, per le famiglie il rendimento netto complessivo scenderebbe ad appena l´1,5% (3,6%, meno 0,8%, meno 1,3%), più basso dell´inflazione. Aumentare le tasse sul risparmio quando il rendimento non basta a mantenere il potere d´acquisto, non mi sembra un´idea brillante per finanziare la crescita. Si dice che con un´aliquota unica al 23% i risparmiatori recupererebbero grazie alle minori imposte sui depositi (oggi al 27%). Falso: il reddito generato dai depositi è appena un quindicesimo del totale; e non è realistico ipotizzare che le banche trasferiscano il vantaggio delle minori imposte in maggiori tassi (o minori costi accessori). Un´altra ipotesi è quella di tassare progressivamente il risparmio, portando parte dei redditi da capitale nella dichiarazione dei redditi. Con un´aliquota marginale del 43%, si colpirebbero prevalentemente i ricchi. Errore. La progressività va bene sul reddito percepito (ancora meglio su quello consumato); ma non su quello risparmiato. Anzi, è nell´interesse del paese che i più ricchi risparmino, aumentando così le risorse finanziarie disponibili per gli investimenti. A livello pratico, poi, la ritenuta alla fonte, a differenza della dichiarazione, impedisce l´evasione. Senza contare che chi ha maggiori risorse, ha anche maggiori incentivi e capacità per eludere: esportando i capitali o trasferendoli in holding finanziarie. C´è chi propone di tassare i guadagni in conto capitale sulle partecipazioni delle società di capitali, ora esenti. L´esenzione è stata introdotta per eliminare l´impatto fiscale sulle operazioni finanziarie a livello societario (anche le perdite non sono più deducibili, e non c´è il credito di imposta per i dividendi). Una riforma che voleva semplificare la struttura delle società italiane, spesso complicate solo per scopi elusivi. La tassazione costituirebbe un inutile passo indietro: le grandi imprese continuerebbero ad utilizzare complesse architetture societarie per abbattere il carico fiscale (secondo Mediobanca, hanno pagato un´aliquota effettiva media del 27% negli ultimi tre anni, rispetto al 45% delle medie imprese); e per eludere il capital gain, ci sarebbero sempre le holding lussemburghesi. A pagare, rimarrebbero le piccole. La caccia alle streghe delle rendite finanziarie fa parte della tradizione retorica di una certa sinistra. Che se ne impossessi un governo di destra è ridicolo. E lo è ancor più per questo governo, che solo tre anni fa ha varato il rientro dei capitali: sarebbe come attirarli in trappola, per poi stangarli. Non credo ci sia modo migliore per perdere la faccia. E per far ripartire l´esodo dei capitali all´estero. Una fuga che sarebbe incoraggiata se ricominciassero gli sproloqui di ritorno alla lira. http://www.assinews.it/rassegna/arti...p260805rf.html |
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