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Co.co.co., la pensione vale di più
agosto 2005
Una circolare dell'Inps definisce la percentuale di computo da applicare al montante individuale. Co.co.co., la pensione vale di più Al 19,50% l'aliquota di accantonamento della contribuzione Definite le aliquote di accantonamento 2005 per il calcolo delle pensioni dei co.co.co.: 19,50% sino alla quota di reddito pari a 38.641,00 euro e 20% per la quota eccedente. È quanto si legge nel messaggio 27708 del 1° agosto. Riforma Dini. La tutela previdenziale a favore dei lavoratori che svolgono attività autonoma non codificata nasce dalla riforma pensionistica del '95. L'art. 2, comma 26, della legge n. 335/95 stabilisce infatti che i soggetti i quali esercitano per professione abituale, ancorché non esclusiva, attività di lavoro autonomo di cui al comma 1 dell'art. 49 del Tuir (ora art. 53), nonché i titolari di rapporti di collaborazione coordinata e continuativa, di cui al comma 2, lettera a), dell'art. 49 del medesimo Tuir (ora art. 50, comma 1, lettera c-bis), debbono essere iscritti a una gestione separata istituita presso l'Inps, e finalizzata all'estensione dell'assicurazione generale obbligatoria per l'invalidità, la vecchiaia e i superstiti. Il contributo, nella misura del 10% dei compensi percepiti, ha avuto decorrenza 1° aprile 1996 per la generalità degli interessati e 30 giugno 1996 per i soggetti già iscritti ad altra forma di previdenza obbligatoria, ovvero titolari di pensione. Finanziaria 1998.L'art. 59, comma 16, della legge n. 449/97 ha diversificato l'aliquota contributiva distinguendo i soggetti già assicurati o pensionati, dai soggetti previdenzialmente ´scoperti'. In sostanza, dal 1° gennaio 1998 l'aliquota è stata praticamente divisa in due, e cioè: ¥ ferma al 10%, per chi risulta già iscritto presso un fondo previdenziale obbligatorio. Sono equiparati ai soggetti già assicurati i titolari di pensione indiretta o di reversibilità; ¥ in ascesa graduale sino a raggiungere il 19% (la medesima aliquota contributiva dovuta a regime dagli artigiani e commercianti) a carico dei soggetti cosiddetti scoperti, chi non risulta contemporaneamente iscritto ad altro fondo obbligatorio, né titolare di pensione. Soggetti a carico dei quali, sempre dal 1° gennaio 1998, è stata aggiunta una quota pari allo 0,50% destinata a finanziare un apposito fondo maternità e assegni familiari. Finanziaria 2003. L'art. 44, comma 6, della legge n. 289/2002 (Finanziaria 2003) ha stabilito che l'aliquota di finanziamento e quella di computo della pensione, per gli iscritti alla gestione che percepiscono redditi da pensione previdenziale diretta, sono incrementate di 2,5 punti a partire dal 1º gennaio 2003 e di ulteriori 2,5 punti a partire dal 1º gennaio 2004. Tradotto in cifre questo significa che il vecchio 10% per i titolari di pensione diretta è salito al 12,5% nel 2003, per attestarsi al 15% dal 1° gennaio 2004 in poi. Manovra economica 2004. Sulla base di quanto stabilito dall'art. 45 del dl n. 269/2003 (il decretone di accompagnamento alla manovra economica 2004), convertito nella legge n. 326/2003, con effetto dal 1° gennaio 2004, l'aliquota contributiva pensionistica per coloro che non risultino assicurati presso altre forme obbligatorie, è stabilita ´in misura identica' a quella prevista per la gestione dei commercianti. Per l'anno 2005 i co.co.co. devono quindi versare il 18% (0,50% è destinato al fondo maternità e assegni familiari) sino alla quota di reddito di 38.641,00 euro e il 19% (un punto in più) per la quota eccedente, sino al massimale imponibile di 84.049,00 euro. Aliquota di computo. L'obiettivo che si prefigge l'elevazione dell'aliquota contributiva è quello di consentire a questi lavoratori, la cui pensione verrà calcolata esclusivamente con il criterio contributivo, che tiene conto dell'ammontare degli accantonamenti effettuati durante l'intera carriera, di contare, grazie alla maggior contribuzione, su una rendita più consistente. Il criterio di calcolo contributivo costituisce la modifica di gran lunga più rilevante del riordino previdenziale del 1995 (art. 1, comma 6, della legge n. 335/95). In sostanza, l'importo della pensione annua è determinato moltiplicando il montante individuale dei contributi per il coefficiente di trasformazione di cui all'allegata tabella A (della legge), relativo all'età del richiedente al momento del pensionamento. Ai fini della determinazione del montante contributivo individuale, alla base imponibile si applica un'aliquota di computo, che per i lavoratori dipendenti è fissata al 33% e per gli autonomi (artigiani e commercianti) al 20%. Per i co.co.co. l'aliquota di computo è stabilita in misura pari al contributo dovuto, maggiorato ´di due punti percentuali nei limiti di una complessiva aliquota di computo di 20 punti percentuali' (art. 51, legge n. 488/99). Nel 2005. Riepilogando, dunque, per il 2005 il quadro completo si presenta come segue: ¥ lavoratore non iscritto ad altro fondo obbligatorio: paga un contributo del 18%, 17,50 più lo 0,5% destinato al fondo maternità e assegni familiari, e accantona per la pensione il 19,50% dei compensi ricevuti sino a 38.641,00 e 20% sulla quota eccedente entro il tetto imponibile di 84.049,00; ¥ lavoratore già iscritto ad altro fondo obbligatorio: paga un contributo del 10% e accantona per la pensione il 10% dei compensi ricevuti; ¥ lavoratore titolare di pensione indiretta o reversibilità: paga un contributo del 10% e accantona per la pensione il 10% dei compensi ricevuti; ¥ lavoratore titolare di pensione diretta, anzianità, vecchiaia o invalidità: paga un contributo del 15% e accantona per la pensione il 15% dei compensi ricevuti. http://www.assinews.it/rassegna/arti...o030805co.html |
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Pensioni: ai co.co.co assegni da fame, 743 euro l’anno
03/08/2005 A ex manager 43.000 euro, a piloti e hostess 34.867 euro Pensioni ‘magre’ per i co.co.co nel 2004. Nonostante un aumento rispetto al 2003 del 21,7%, il più alto in assoluto tra gli ex lavoratori, lo scorso anno hanno percepito un assegno pro-capite di 734 euro l’anno. Numeri ben lontani dalla somma incassata dai manager che hanno messo nel cassetto la loro Mont Blanc. Con una pensione annua di 43.741 euro prendono quasi il 6.000% in più rispetto ai parasubordinati. E anche se l’aumento rispetto all’anno precedente non è stato eccezionale, solo il 2,2% in più, in molti hanno deciso di mettersi a riposo. Con un aumento del numero delle pensioni dell’8,5% questa, infatti, è la categoria che più di ogni altra dice addio al lavoro. È quanto emerge, apprende l’Adnkronos dai dati contenuti nel rendiconto generale dell’Inps per l’anno 2004. Anche piloti e hostess non possono lamentarsi, lo scorso anno le pensioni sono aumentate del 4,2% arrivando alla somma di 34.867 euro l’anno. Anche per questa categoria il numero delle pensioni aumenta in modo consistente: +3,8%. Mentre, scendendo dagli assegni ‘stellari’ a quelli ‘terreni’ dei coltivatori diretti, l’aumento è ben più contenuto (+2,5%). Lo scorso anno la pensione è arrivare a quota 6.960 euro l’anno. Nonostante un incremento tra i più bassi e una pensione tra le più basse, per questa categoria il numero di nuove pensioni è tra le più alte, sono il 4,9% in più rispetto al 2003. Per preti, suore e sacerdoti l’importo annuo delle pensioni è aumentato del 3% arrivando a 6.576 euro mentre nel 2004 le pensioni erogate sono diminuite del 3,9%. Anche le pensioni del fondo esattoriale scendono in modo consistente. Lo scorso anno si è registrata una riduzione del 3,9%. Mentre il vitalizio aumenta del 3,1% passando da 19.093 euro del 2003 a 19.686 euro dello scorso anno. Altra categoria che riduce il numero delle pensioni erogate è quella del fondo personale ferrovie dello stato che registra un -1,7%. L’importo invece aumenta del 3,4% passando da 17.102 euro a 17.691 euro. Le pensioni dei lavoratori dipendenti lo scorso anno sono aumentate del 3,6%. Si passa da 8.873 euro del 2003 a 9.195 euro del 2004. Nonostante una riduzione del numero delle pensioni dello 0,4% il ‘costo’ complessivo aumenta del 3,2%: rispetto agli 87,6 miliardi spesi nel 2003 si arriva a 90,4 miliardi dello scorso anno. Le pensioni dell’ex fondo trasporti crescono invece del 2,8% passando da 17.271 euro a 17.751 euro. Il numero delle prestazioni erogate cala, segnando un -0,4%. Incremento sulla stessa linea per gli assegni dell’ex fondo telefonici, che registra un incremento del 2,9%, l’anno scorso quindi si è arrivati a quota 22.625 euro l’anno contro i 21.998 euro del 2003. In lieve aumento il numero delle nuove pensioni, che crescono dello 0,8%. In riduzione invece gli assegni ‘staccati’ agli ex dazieri in diminuzione dell’1,8%. Le pensioni, per questa categoria, sono aumentate del 3,4%, arrivano così a 14.353 euro l’anno contro i 13.882 euro dell’anno precedente. Aumenti consistenti per gli artigiani le cui pensioni sono aumentate del 4,8% passando da 7.592 euro a 7.956 euro l’anno. In crescita anche il numero dei lavoratori che decidono di mettersi al riposo, con un aumento del 4%. In forte aumento anche il l’importo dei commercianti che cresce del 5,3%, si va da 6.753 euro l’anno del 2003 a 7.108 euro dello scorso anno. Il numero delle nuove pensioni, per questa categoria, è aumento del 3,3%. Si torna a livelli più contenuti per i pensionati che fanno capo al fondo gestione minatori, la pensione è aumentata del 2,9% (da 12.063 euro a 12.407 euro); in lieve calo il numero delle nuove pensioni (-0,6%). Incrementi notevoli anche per le pensioni del fondo gas (+4,4%) che da 16.918 euro passano a 17.669 euro. Anche per questa categoria si registra un calo del numero delle pensioni erogate, che si riducono dello 0,8%. Per la gestione speciale spedizionieri doganali gli aumenti sono più contenuti, dell’1,9%, salgono così da 10.128 euro l’anno a 10.317 euro. In forte aumento, invece, il numero dei nuovi pensionati che salgono del 5,4% rispetto al 2003. Nella tabella che segue riportiamo la classifica delle pensioni, il numero delle stesse ripartito per i diversi fondi e l’importo medio degli assegni nel 2004. Gli importi sono in euro. FONDO PENSIONE numero pensioni importo medio annuo manager ex Inpdai 100.500 43.741 piloti e hostes 5.035 34.867 telefonici 60.645 22.625 elettrici 101.466 21.581 esattoriali 8.567 19.686 trasporti 118.337 17.751 ferrovieri 246.146 17.691 gas 5.762 17.669 dazieri 10.026 14.353 minatori 8.458 12.407 spedizionieri doganali 2.338 10.317 lavoratori dipendenti 9.837.047 9.195 artigiani 1.353.892 7.956 commercianti 1.185.661 7.108 coltivatori diretti 1.008.673 6.960 clero 13.941 6.576 invalidi civili 1.986.690 4.790 coltivatori ante ‘98 967.218 4.564 assistenza statale 802.152 4.170 parasubordinati 51.971 734 TOTALE 17.878.705 8.346 Fonte: Adnkronos http://www2.assinews.it:8080/testi/i...030805var.html |
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8 agosto 2005
I paradossi del contributivo La pensione dei neoassunti sarà un terzo del salario C onverrà farsi assistere piuttosto che versare contributi. Al di là del paradosso, è una ricerca commissionata dal Welfare a dire a chiare lettere che il rapporto fra l'importo medio della pensione da lavoro e quello delle pensioni assistenziali passerà dal 18% del 2002 2008 al 32% del 2050. Il che non significa certo che cresceranno gli importi delle seconde: semplicemente calano quelli delle prime. A dieci anni esatti dalla riforma Dini cominciano così a emergere i contorni, sempre più precisi, di uno scenario lontano, ma che riguarda in concreto chi adesso sta entrando nel mondo del lavoro. La ricerca, dedicata agli « Aspetti distributivi del sistema pensionistico nella prospettiva del passaggio al sistema contributivo » — cui hanno lavorato Massimo Baldini, Paolo Bosi, Daniela Mantovani, Carlo Mazzaferro e Marcello Morciano —, è stata commissionata dal Welfare al Centro di analisi delle politiche pubbliche ed è disponibile sul sito del ministero del Lavoro all'indirizzo www. welfare. gov. it/ eachannel/ aggiornamenti/ statistiche110705. htm? basechannel= notizie. 7 Il fattore invecchiamento. La crescita del rapporto fra pensioni da lavoro e assistenziali ( vedi grafico in prima pagina) è giustificato, secondo la ricerca, dal fatto che, mentre le pensioni assistenziali crescono con il crescere del Pil, quelle da lavoro sono legate ai princìpi macroeconomici della regola contributiva. Dato che si presuppone che nel sistema, per assicurare « sostenibilità finanziaria » al sistema pensionistico, la massa delle pensioni debba crescere anch'essa in proporzione al Pil, a cambiare le carte è un altro fattore: l'invecchiamento della popolazione. Quindi, pur nel presupposto che tutto vada per il suo verso, la ricerca non può prescindere dall'attuale fase di invecchiamento. Un risultato che può comunque lasciare perplesso chi si accinge a una dura vita di lavoro e di contributi e, a meno di un insperato e imprevedibile boom demografico, vedrà " premiato" ( le virgolette sono d'obbligo) chi invece si avvale del sistema assistenziale. 7 Giovani penalizzati. Ancora più illuminante è l'evoluzione ( vedi grafico) della scomposizione dell'importo medio della pensione da lavoro in funzione di quattro classi di età. All'inizio, avverte la ricerca, il peso delle pensioni degli individui più giovani e quindi liquidate più di recente è maggiore, mentre i pensionati più anziani ricevono trattamenti più bassi. Poi, però, a metà del secondo decennio di simulazione, la tendenza si inverte: le pensioni dei pensionati più giovani tendono a ridursi rispetto a quelle medie ( secondo i ricercatori la ragione è da attribuirsi all'entrata a regime del sistema contributivo). Con una concentrazione nello stesso range di percentuale delle pensioni di tutte le classi di età, effetto evidente di un meccanismo che premia solo chi versa di più. Anche se a chi segue il corso " regolare" e auspicato dalla riforma, cioè va in pensione a 65 anni, è riservato un incremento fino al 10% in prospettiva dopo il 2047, dopo un vero crollo nel quinquennio precedente. È cioè significativo che chi va in pensione più tardi, quando il sistema sarà davvero e regime, sembrerebbe svantaggiato. La ricerca prosegue con numerosi altri dati, fra i quali emerge l'analisi di un altro punto di fondamentale importanza per chi vuole pianificare la propria vita contributiva: l'andamento del « tasso di sostituzione » , cioè la percentuale del reddito da lavoro a fine carriera che sarà coperto dalla pensione. E anche qui, naturalmente, sono dolori: dal 60% dell'ultimo stipendio del 2003, che salirà al 70% nel 2009, si scenderà nuovamente al 63% nel 2011 e, con qualche lieve risalita, si scenderà inesorabilmente al di sotto del 30% nel 2049. In sostanza, fra 44 anni la pensione dimezzerà rispetto a oggi. 7 Tassi di sostituzione. Un'indicazione aggiuntiva, evidenzia la ricerca, deriva dal computo del coefficiente di variazione sui tassi di sostituzione, che passa dallo 0,25% nei primi anni della simulazione allo 0,50% nell'ultimo decennio. Questo è indicativo, secondo i ricercatori, di un forte aumento dell'eterogeneità degli importi delle pensioni da lavoro, quindi i dati vanno considerati in rapporto a individui con carriere contributive " piene". In sostanza, evidenzia la ricerca, solo chi si trova spostato verso il regime misto retributivo contributivo vede una certa omogeneità di situazioni, mentre chi è tutto sul contributivo subisce una dispersione molto evidente nelle situazioni concrete: nel primo gruppo i tassi di sostituzione sono elvati anche per le pensioni di importo ridotto; nel secondo gruppo l'andamento è molto più lineare e non si verifica alcun effetto " redistributivo" o " perequativo", per cui al crescere del livello dell'importo scontato della pensione cresce anche il tasso di sostituzione. Una lunga transizione e un handicap irrisolto A l giro di boa del decimo anno, la riforma della previdenza del 1995 sta ancora vivendo la lunga fase di transizione. Perché il sistema cominci ad avvertire i primi vantaggi del metodo contributivo ( il caposaldo del riordino) dovrà trascorrere un altro decennio. Nel frattempo, i lavoratori hanno avuto la facoltà ( che conserveranno fino al 2008) di andare in pensione anticipata e di percepire, per almeno un quarto di secolo, un trattamento non coperto, in larga misura, dai contributi versati. Quanto agli effetti del superincentivo per proseguire nel lavoro, a parte ogni altra considerazione, sembra condivisibile la prudenza della Ragioneria generale, secondo la quale oltre l' 80% dei richiedenti avrebbe continuato ugualmente a lavorare. In attesa del risanamento promesso a regime, è stata necessaria parecchia manutenzione, che ha rafforzato gli aspetti di armonizzazione dei regimi corporativi che prima caratterizzavano il sistema obbligatorio. Stenta a decollare ( ai nuovi fondi negoziali ha aderito poco più di un milione di lavoratori) il secondo pilastro privato a capitalizzazione. E non è certo — allo stato dei fatti — che l'operazione conferimento del Tfr ( prefigurato dalla legge del 2004) coroni le lusinghiere aspettative del Governo. Nessuno, tuttavia, sembra rendersi conto di quali siano i veri handicap strutturali non risolti delle pensioni degli italiani. L'introduzione del calcolo contributivo potrà determinare ( forse) una situazione di maggiore sostenibilità: è certo, invece, che i futuri pensionati dovranno accontentarsi di tassi di sostituzione ( il rapporto tra l'ammontare dell'ultimo reddito e quello della pensione) assai più modesti di quelli attuali ( e penalizzati, altresì, da regole di perequazione automatica ragguagliate al solo costo della vita, non anche all'evoluzione delle retribuzioni degli attivi). A fronte di 60 anni di età e 35 di contribuzione, si ipotizzano, verso il 2030, tassi copertura all'incirca del 50% per il lavoro dipendente, del 30% per quello autonomo e atipico. L'elevazione dell'età pensionabile contribuirà a migliorare il livello di copertura. Ma i divari sono una conseguenza logica del sistema: i lavoratori subordinati versando ( insieme al datore) un terzo della retribuzione accumuleranno un montante maggiore di quello degli altri lavoratori i quali, a regime, si vedranno accreditare solo il 20% del reddito. Ecco dove sta, allora, il tallone d'Achille del sistema riformato: esso richiede un onere troppo elevato rispetto al corrispettivo erogato al momento della pensione. È senz'altro arduo convincere un giovane dipendente a rinunciare a un terzo del suo reddito in cambio della promessa di ricevere, tra alcuni decenni, una pensione che sarà adeguata soltanto se il medesimo giovane sarà disposto a privarsi di ulteriori risorse ( stimate in misura del 9 10%) per finanziare una forma di previdenza complementare. Nel caso dei lavoratori autonomi e parasubordinati la questione è più seria, anche considerando che queste categorie non possono riconvertire il Tfr per dare sostanza al secondo pilastro. Ad analoghe valutazioni è pervenuto un recente studio dell'Inpdap: « Il sistema pensionistico nel suo complesso — è scritto — appare idoneo a garantire una copertura pensionistica complessiva alle figure di lavoratori regolari anche nel futuro del sistema contributivo, ma non appare capace di assicurare un'altrettanta adeguata copertura ad altre tipologie di lavoro » , pur in vista della prospettiva di « una forte presenza di lavoratori atipici » nel mercato del lavoro. Così, lo studio invita a riflettere « sull'opportunità/ necessità di passare da un sistema pensionistico di tipo " unicamente" assicurativo a uno con una parte di pensione indipendente dalla durata del periodo lavorativo e dai contributi versati » . In altre parole, s'ipotizza l'istituzione di una pensione di base o di una integrazione del trattamento a calcolo, a carico della fiscalità generale. In questo modo sarebbe possibile risolvere, come in ogni sistema obbligatorio che si rispetti, esigenze di solidarietà infragenerazionale, totalmente trascurati dal modello contributivo nostrano. Quanto alle risorse, sarà lecito chiedersi la sorte, nel nuovo sistema, della cosiddetta componente assistenziale della spesa pensionistica, oggi pari a 33 miliardi di euro. http://www.assinews.it/rassegna/arti...e080805pe.html |
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8 agosto 2005
Sempre meno giovani e più lombardi Co. co. pro. / Il ritratto della popolazione flessibile È un collaboratore ( ex Co. co. co, dopo la riforma Biagi Co. co.pro.) tra i 30 e i 39 anni e vive in una grande città del Nord ( in prima fila Milano, naturalmente). È l'identikit del " lavoratore parasubordinato medio" che si ricava spulciando le statistiche degli iscritti alla Gestione separata dell'Inps, creata dieci anni fa con la riforma Dini ( legge 335/ 95). Al 31 dicembre 2004, le posizioni previdenziali aperte presso questa cassa speciale dell'Istituto risultano essere 3,3 milioni. Oltre il 90% sono « collaboratori » , mentre l'altra categoria di riferimento, i professionisti non iscritti a un Albo o senza una Cassa professionale, sono appena 200mila. 7 Le classi d'età. I lavoratori più o meno flessibili che, in numero crescente, hanno aderito alla Gestione separata sono per il 55% uomini e per il 45% donne. Per quanto concerne le classi di età, i dati Inps dimostrano come negli ultimi anni la " flessibilità" dei rapporti lavorativi sia andata progressivamente spostandosi dai più giovani alla fascia più matura della forza lavoro. Quasi un terzo dei parasubordinati, infatti, ha tra i 30 e i 39 anni ( più di un milione di iscritti rientra in quest'area). Ma più di 700mila " atipici" hanno ormai tra i 40 e i 49 anni. Una cifra che più o meno pareggia quella di quanti hanno tra i 20 e i 29 anni. Inoltre, i lavoratori parasubordinati che hanno tra i 50 e i 59 anni sfiorano quota 500mila. 7 I numeri. La Gestione separata si è andata consolidando in questo periodo per la platea degli interessati, per l'ampiezza delle tutele, e per la " ricchezza" amministrata. Tra il 1999 e il 2004 gli iscritti sono praticamente raddoppiati. Mentre l'aliquota contributiva è salita dal 10 al 18% ( il 19% per la parte di reddito che sfora la soglia di 38.641 euro). In questo modo, lo scorso anno, il risultato di esercizio ha segnato un attivo vicino ai 4,5 miliardi di euro. Somma che ha spinto il patrimonio netto accantonato a 22,5 miliardi. Irrisolte restano, però, le incognite legate alle pensioni erogate. Il meccanismo contributivo " inaugurato" dalla Gestione con la riforma Dini, non fornisce ancora adeguate garanzie, soprattutto ai giovani, in fatto di trattamento, con un tasso di sostituzione che, stando ai calcoli più accurati, si aggira intorno al 30% dell'ultima retribuzione. La pensione media erogata a un lavoratore parasubordinato in quiescenza ( non è previsto alcun trattamento di anzianità) è di 734 euro. Una cifra che va presa con le molle, ma che riflette in trasparenza il rischio di una " precarietà" che prolunga i suoi effetti anche dopo la cessazione del rapporto di lavoro. 7 La mappa. La presenza dei lavoratori atipici è accentuata soprattutto nel tessuto produttivo delle regioni settentrionali. La Lombardia guida la classifica con oltre 700mila iscritti alla Gestione separata Inps. In Veneto i parasubordinati sono 300mila, 240mila in Piemonte, 88mila in Liguria. Tra le regioni del Centro spiccano, invece, i 387mila atipici del Lazio, i 315mila dell'Emilia Romagna e i 255mila toscani. Scendendo al Sud della Penisola, il record di ex Co. co. co., spetta alla Campania con 170mila iscritti. In Sicilia se ne contano 166mila. In Puglia circa 140mila. Andando più a fondo nella geografia di questo modello previdenziale, c'è da riscontrare una certa omogeneità nella distribuzione dell'esercito degli atipici. Che, tuttavia, restano prevalentemente gravitanti attorno alle grandi città del Nord. Nella graduatoria provinciale, allo scontato primato di Milano ( dove risiedono 365mila atipici), fa seguito la seconda piazza di Roma, dove operano circa 320mila lavoratori parasubordinati. Al terzo posto c'è Torino che annovera 134mila tra collaboratori e professionisti senza previdenza privata. La quarta provincia in ordine di presenze degli atipici è Napoli ( con 93mila parasubordinati). Firenze e Bologna seguono con poco più di 81mila atipici ciascuna. Di tutto rilievo sono poi i dati di Padova, Bergamo e Varese che rappresentano, rispettivamente la settima, l'ottava e la nona provincia italiana per entità di rapporti lavorativi non subordinati ( con circa 60mila titolari di posizioni previdenziali " separate" a testa). Infine, superano il tetto dei 50mila atipici Bari e Genova http://www.assinews.it/rassegna/arti...080805pe2.html |
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Nuove aliquote ai collaboratori
Previdenza. Contribuzione alla gestione separata al 18,2% per chi guadagna fino a 39.297 euro http://www.assinews.it/rassegna/arti...le030206co.pdf |
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