|
Ddl risparmio in alto mare «La riforma slitterà al 2006»
Ddl risparmio in alto mare «La riforma slitterà al 2006»
Il provvedimento alla Camera solo dopo la pausa estiva. Ma una quarta lettura in Senato rischia di far inciampare il ddl nella prossima campagna elettorale Bruni (Bocconi): «Legge già superata Bisogna stralciare i punti più urgenti».
Il disegno di legge sul risparmio rischia di tornare in alto mare per poi arenarsi definitivamente nelle secche del Parlamento. Potrebbe essere questo l’effetto dell’emendamento anti-Mps, approvato in questi giorni dalle commissioni Finanze e Industria del Senato, che sterilizza al 30% il voto delle Fondazioni bancarie negli istituti di credito. L’allarme arriva proprio dal fronte parlamentare, dove la modifica proposta dai relatori Maurizio Eufemi (Udc) e Giuseppe Semeraro (An) ha riacceso il dibattito all’interno della maggioranza e sembra destinata a far slittare il provvedimento almeno al prossimo anno. A confermare la possibilità di un ulteriore rinvio sono anche i segnali provenienti da Palazzo Chigi. «L’obiettivo resta quello di approvare la riforma entro la fine della legislatura e cioè maggio 2006», ha dichiarato a Finanza & Mercati il sottosegretario all’Economia, Maria Teresa Armosino, che non esclude però la possibilità di nuovi ritardi. «Il governo - ha spiegato - non può stringere i tempi. La partita è tutta nelle mani del Parlamento». Ed è qui che iniziano i problemi. Perché se anche il Senato trovasse la giusta compattezza per licenziare il ddl entro la pausa estiva («contiamo di approvarlo in aula prima di agosto», dice Eufemi), il testo dovrebbe poi tornare alla Camera, dove Bruno Tabacci ha già iniziato a riordinare le file del partito della «moralizzazione» ed è pronto a tornare all’attacco sui nodi irrisolti del provvedimento. A cominciare dalle competenze di Bankitalia, dal conflitto di interessi banca-impresa, fino al fatidico emendamento sulle Fondazioni. «Il Senato faccia quello che vuole - avverte il presidente della commissione Attività produttive - quando toccherà a noi vedremo». E a sostegno di Tabacci, questa volta, sono pronte a schierarsi anche la Margherita, che solo qualche giorno fa si è opposta apertamente alla norma anti-Mps, e gran parte dei deputati Ds. Insomma, una nuova giostra di modifiche e contromodifiche che, seppure ricalcasse i tempi del Senato, andrebbe avanti per altri tre-quattro mesi (anche perché si accavallerebbe con la manovra Finanziaria che deve essere approvata entro il 30 settembre). Calendario alla mano, la riforma arriverebbe in Senato per la sua quarta lettura non prima di dicembre. A quel punto una corsa contro il tempo, considerate anche la pausa natalizia e l’imminenza della campagna elettorale, sarebbe possibile ma altamente improbabile. Ci sono anche ipotesi più pessimistiche. Per il senatore Enrico Morando, vicepresidente della commissione Bilancio di Palazzo Madama e punto di riferimento del centrosinistra sulle questioni economiche, il provvedimento rischia di arenarsi già prima della quarta lettura. «Anche in Senato - dice - non è certo il caso di gridare vittoria. L’esame dell’aula deve ancora iniziare e non è escluso che vi possa essere qualche sorpresa per la maggioranza. Specie sull’emendamento anti-Mps». In buona sostanza, il risultato più verosimile è che si arrivi alla fine del 2005 senza un nulla di fatto e con pochissimi mesi a disposizione. «A questo punto sarebbe meglio cambiare strada», spiega Franco Bruni, professore di Economia all’Università Bocconi di Milano. «È una situazione assurda. Non ha senso portare a termine una legge di questo tipo senza un clima bipartisan. E soprattutto in tempi così lunghi: i provvedimenti che saranno approvati domani rischiano di essere già superati oggi». Un esempio per tutti? «Il Parlamento europeo sta discutendo la nuova normativa Ue sui comitati audit nelle società per azioni, che rischia di interferire col testo in discussione al Senato». L’economista lancia una proposta: «A questo punto sarebbe meglio liberarsi dei capitoli più spinosi e approvare un mini-provvedimento che approvi subito le norme su conflitto banca-impresa, società di rating e internal auditing. Oppure si rischia di restare a mani vuote».
Fonte: F&M
|