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Consob vara il « giusto processo »

23 giugno 2005

Consob vara il « giusto processo »

Consob vara il « giusto processo »

MILANO • È in arrivo il " giusto processo" amministrativo per le manipolazioni di mercato e i comportamenti scorretti degli intermediari. La Consob ha pubblicato ieri il testo di tre delibere con le quali ha adeguato le proprie istruttorie sanzionatorie ai principi introdotti dalla nuova legge sull'insider trading e la manipolazione. Principi che trovano una più generale applicazione a tutte le sanzioni amministrative riguardanti gli intermediari finanziari quindi anche in caso di violazione — come è avvenuto recentemente nella vicende Cirio — delle loro norme di correttezza e diligenza.
Le procedure — recita la legge — dovranno essere informate ai « principi del contraddittorio, della conoscenza degli atti istruttori, della verbalizzazione nonché della distinzione tra funzioni istruttorie e funzioni decisorie » . Come è stata interpretata la volontà del legislatore? La scelta principale operata dalla Consob è stata quella di affidare ai suoi uffici operativi ( principalmente alle divisioni mercati ed intermediari) l'avvio e la gestione delle attività istruttorie riservando alla stessa commissione il compito di prendere le decisioni finali. A dispetto di una simile separazione di ruoli il presidente della Consob continuerà a svolgere un ruolo di pivot. Sarà lui ad autorizzare l'utilizzo dei nuovi più penetranti poteri ispettivi che la legge ha attribuito alla Consob ( l'authority potrà, tra l'altro, disporre ispezioni, controllare il traffico telefonico, indagare su soggetti non autorizzati, interpellare la Centrale dei rischi della Banca d'Italia, sequestrare beni). E lo stesso presidente parteciperà assieme agli altri commissari alla decisione finale. Tutto ciò è coerente il compito di « sovrintendere all'attività istruttoria » che la legge istituiva della Consob gli affida ma potrebbe porsi in contrasto con la separazione richiesta dalla nuova normativa.
È una contraddizione che non c'è, si obietta negli ambienti della Consob poiché l'iniziale attività istruttoria su cui interviene il presidente — si osserva — è quella di vigilanza che precede l'avvio delle procedure sanzionatorie vere e proprie. Dopo si interrompe, configurando pertanto l'ulteriore istruttoria del procedimento sanzionatorio come mera attività deduttiva dei riscontri iniziali messi a confronto con le giustificazioni degli interessati.
L'iter previsto è abbastanza macchinoso. La procedura verrà aperta dal « responsabile della divisione competente » d'intesa con il funzionario generale che ha la responsabilità « delle attività istituzionali » ( attualmente è una poltrona occupata da Antonio Rosati). Dopo la presentazione degli addebiti e l'analisi delle controdeduzioni le divisioni operative trasmetteranno le loro valutazioni al nuovo « ufficio sanzioni amministrative » che avrà il compito di formulare alla commissione, in una relazione, eventuali proposte di sanzione. Non prima di aver ricevuto il via libera da un altro funzionario generale — è una carica istituita con le nuove delibere— incaricato « delle attività di supporto » ( vi sarà probabilmente destinato l'attuale responsabile delle relazioni esterne Michele Maccarone). Alla commissione spetterà, infine, la sentenza.
Tutta quest'attività, fino all'eventuale pubblicazione della sanzione, si svolgerà nel silenzio.
Le delibere della Consob non fanno cenno ad obblighi di trasparenza nel corso del procedimento. Ciò che contrasta con le procedure pubbliche che altre autorità ( ad esempio l'Antitrust) prevedono nelle proprie istruttorie. Al di là del diritto del mercato, e della pubblica opinione, ad essere informati c'è anche da dire che nella pratica risulterà piuttosto complicato mantenere il riserbo quando, ad esempio, la Consob disporrà il sequestro di beni. Ma la strada della trasparenza è sempre stata, in queste materie, una scelta sofferta da parte della commissione. Quest'ultima, peraltro, non ha neppure sottoposto ad una pubblica consultazione le delibere prima di prendere le sue decisioni finali, come forse sarebbe stato opportuno in ragione della loro rilevanza.
RICCARDO SABBATINI

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