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I tassi calanoma il rosso in banca si paga di più
Le commissioni più elevate sui conti standard e per chi non contratta
NEL 1988, QUANDO IL COSTO DEL DENARO ERA AL 12,50%, L’INTERESSE ERA PARI AL 13,98%. OGGI SIAMO AL 2% E SI SBORSA IL 12% ANDARE in rosso con il conto corrente non è mai stato un buon affare per i risparmiatori. Le banche invece ne hanno sempre saputo trarre beneficio, ma non hanno mai guadagnato tanto quanto in questo momento in cui il costo del denaro ha raggiunto i minimi storici. La discesa dei tassi d'interesse non è finita perché gli analisti concordano su ulteriori tagli da parte della Bce. E allora ci si potrebbe aspettare migliori condizioni, interessi più leggeri e commissioni ridotte su fidi ed extrafidi dei correntisti. Invece i tassi applicati non solo non sono diminuitima risultano addirittura cresciuti. Per molti si tratta di un vero salasso. La mazzata colpisce soprattutto i correntisti che non hanno negoziato un fido con la banca e che occasionalmente finiscono sotto lo zero. I tassi applicati variano da banca a banca con differenze notevoli a seconda dell'istituto. A inizio anno Banca d'Italia rilevava una media del 12,43% come tasso medio per prestiti su scoperti fino a 5 mila euro. E una media del 9,5% come tassi medi per prestiti scoperti superiori ai 5mila euro. Per capire meglio quanto guadagnano gli istituti di credito bisogna però andare un po’ indietro nel tempo. A quando non c’era l’euro ma la liretta, il debito che montava di settimana in settimana e l’inflazione era al cinque per cento. Prendiamo il 1988. Al ministero del Tesoro c’era Giuliano Amato che regolava il tasso di sconto, adesso potere della Bce. Ebbene il costo del denaro era al 12,50% (oggi siamo al 2). I tassi medi attivi (ovvero quelli fatti pagare a chi va in rosso) sui conti correnti erano del 13,98% (dati Banca d’Italia), il 13,41% nel Nord Ovest, il 13,87% nel Nord Est, il 14,11% al Centro e il 16,04% al Sud. Dall'analisi delle condizioni applicate oggi dalle principali banche italiane emerge che si va da un minimo del 5,88% di Finecobank (tasso debitore annuo effettivo su posizioni non affidate) a un massimo del 15,308% di UniCredit Banca (tasso debitore annuo effettivo su posizioni non affidate). Ma al tasso d'interesse, che è conteggiato su base annua e capitalizzato ogni tre mesi sul conto, va poi aggiunto il gravame delle commissioni di massimo scoperto che in alcuni casi arrivano anche all'1,5% e che impattano molto più del tasso d'interesse anche perché conteggiate sulla punta massima della scopertura e anche nel caso di un solo giorno di rosso. «Solo fino a quattro anni fa queste commissioni arrivavano a un massimo dello 0,50%», spiega Elio Lannutti, Presidente dell'Adusbef, l'associazione a difesa degli utenti dei servizi bancari e finanziari. «Nell'arco di pochi anni questi costi sono addirittura triplicati». E non è finita qui. Perché se il conto non è affidato e dunque non dovrebbe scendere sotto lo zero, in alcuni casi il correntista si vede applicare anche altre spese come, per esempio, il conto a debito non autorizzato (che può ammontare anche a diverse decine di euro). «Una voce che è stata introdotta quattro anni fa e che quasi tutte le banche hanno adottato» dichiara Lannutti. Non va meglio a chi ha il fido di conto corrente. Che sia il modo più dispendioso di procurarsi del denaro a prestito è risaputo. I dati delle principali banche italiane in esame indicano margini che vanno da un minimo del 3,80% applicato da Finecobank (tasso debitore annuo effettivo su fido di conto corrente) a un massimo del 14,199% di UniCredit (come ipotesi massima ma ci sono anche altri tetti). Ai tassi passivi vanno poi sommate le solite spese di commissione sul massimo scoperto. Le condizioni sono peggiorate negli ultimi tempi. Per fare alcuni esempi, la Popolare Commercio e Industria, da gennaio ha aumentato di un punto i tassi sull'extrafido. E il Credito Bergamasco (gruppo Popolare Verona e Novara), da inizio anno, ha innalzato i tassi passivi entro e fuori fido, nella misura massima dell'1%. La musica cambia se si guarda invece all'Euribor. Il tasso medio a cui avvengono le transazioni finanziarie tra le grandi banche europee è sceso dell'1% dal 1999 a oggi. E se il costo del denaro tra le banche oggi arriva al 2,1% circa, il prestito al correntista viene fatto pagare cinque volte tanto. Un vero affare per gli istituti di credito dunque che in presenza di costi in calo hanno visto crescere i propri margini di guadagno sui prestiti. La domanda che affligge tutti i correntisti è sempre la stessa: che fare se le condizioni peggiorano? «La variazione degli interessi passivi e dei costi può avvenire in ogni momento e la banca lo comunica con un annuncio sulla Gazzetta ufficiale, con la conseguente difficoltà ad avere accesso immediato alla notizia della variazione», spiega l'Adusbef. «Cambiare banca non è semplice se si ha uno scoperto da saldare». Il consiglio dell'associazione? «Restate con la vostra banca. Ma imparate bene i vostri diritti e i vostri doveri: fate rispettare i primi, osservate i secondi». la stampa oggi |
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