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Vecchio 06-06-05, 18:36   #1 (permalink)
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I tassi calanoma il rosso in banca si paga di più

Le commissioni più elevate sui conti standard e per chi non contratta
NEL 1988, QUANDO IL COSTO DEL DENARO ERA AL 12,50%, L’INTERESSE ERA PARI AL 13,98%. OGGI SIAMO AL 2% E SI SBORSA IL 12%

ANDARE in rosso con il
conto corrente non è mai
stato un buon affare per i
risparmiatori. Le banche invece
ne hanno sempre saputo
trarre beneficio, ma non hanno
mai guadagnato tanto quanto
in questo momento in cui il
costo del denaro ha raggiunto i
minimi storici. La discesa dei
tassi d'interesse non è finita
perché gli analisti concordano
su ulteriori tagli da parte della
Bce. E allora ci si potrebbe
aspettare migliori condizioni,
interessi più leggeri e commissioni
ridotte su fidi ed extrafidi
dei correntisti. Invece i tassi
applicati non solo non sono
diminuitima risultano addirittura
cresciuti.
Per molti si tratta di un vero
salasso. La mazzata colpisce
soprattutto i correntisti che
non hanno negoziato un fido
con la banca e che occasionalmente
finiscono sotto lo zero. I
tassi applicati variano da banca
a banca con differenze notevoli
a seconda dell'istituto. A
inizio anno Banca d'Italia rilevava
una media del 12,43%
come tasso medio per prestiti
su scoperti fino a 5 mila euro.
E una media del 9,5% come
tassi medi per prestiti scoperti
superiori ai 5mila euro.
Per capire meglio quanto
guadagnano gli istituti di credito
bisogna però andare un po’
indietro nel tempo. A quando
non c’era l’euro ma la liretta, il
debito che montava di settimana
in settimana e l’inflazione
era al cinque per cento. Prendiamo
il 1988. Al ministero del
Tesoro c’era Giuliano Amato
che regolava il tasso di sconto,
adesso potere della Bce. Ebbene
il costo del denaro era al
12,50% (oggi siamo al 2). I tassi
medi attivi (ovvero quelli fatti
pagare a chi va in rosso) sui
conti correnti erano del
13,98% (dati Banca d’Italia), il
13,41% nel Nord Ovest, il
13,87% nel Nord Est, il 14,11%
al Centro e il 16,04% al Sud.
Dall'analisi delle condizioni
applicate oggi dalle principali
banche italiane emerge che si
va da un minimo del 5,88% di
Finecobank (tasso debitore annuo
effettivo su posizioni non
affidate) a un massimo del
15,308% di UniCredit Banca
(tasso debitore annuo effettivo
su posizioni non affidate). Ma
al tasso d'interesse, che è conteggiato
su base annua e capitalizzato
ogni tre mesi sul
conto, va poi aggiunto il gravame
delle commissioni di massimo
scoperto che in alcuni casi
arrivano anche all'1,5% e che
impattano molto più del tasso
d'interesse anche perché conteggiate
sulla punta massima
della scopertura e anche nel
caso di un solo giorno di rosso.
«Solo fino a quattro anni fa
queste commissioni arrivavano
a un massimo dello 0,50%»,
spiega Elio Lannutti, Presidente
dell'Adusbef, l'associazione
a difesa degli utenti dei servizi
bancari e finanziari. «Nell'arco
di pochi anni questi costi sono
addirittura triplicati».
E non è finita qui. Perché
se il conto non è affidato e
dunque non dovrebbe scendere
sotto lo zero, in alcuni casi
il correntista si vede applicare
anche altre spese come,
per esempio, il conto a debito
non autorizzato (che può ammontare
anche a diverse decine
di euro). «Una voce che è
stata introdotta quattro anni
fa e che quasi tutte le banche
hanno adottato» dichiara Lannutti.
Non va meglio a chi ha il
fido di conto corrente. Che sia
il modo più dispendioso di
procurarsi del denaro a prestito
è risaputo. I dati delle principali
banche italiane in esame
indicano margini che vanno da
un minimo del 3,80% applicato
da Finecobank (tasso debitore
annuo effettivo su fido di conto
corrente) a un massimo del
14,199% di UniCredit (come
ipotesi massima ma ci sono
anche altri tetti). Ai tassi passivi
vanno poi sommate le solite
spese di commissione sul massimo
scoperto. Le condizioni
sono peggiorate negli ultimi
tempi. Per fare alcuni esempi,
la Popolare Commercio e Industria,
da gennaio ha aumentato
di un punto i tassi sull'extrafido.
E il Credito Bergamasco
(gruppo Popolare Verona e Novara),
da inizio anno, ha innalzato
i tassi passivi entro e
fuori fido, nella misura massima
dell'1%.
La musica cambia se si
guarda invece all'Euribor. Il
tasso medio a cui avvengono
le transazioni finanziarie tra
le grandi banche europee è
sceso dell'1% dal 1999 a oggi.
E se il costo del denaro tra le
banche oggi arriva al 2,1%
circa, il prestito al correntista
viene fatto pagare cinque
volte tanto. Un vero affare
per gli istituti di credito dunque
che in presenza di costi
in calo hanno visto crescere i
propri margini di guadagno
sui prestiti.
La domanda che affligge
tutti i correntisti è sempre la
stessa: che fare se le condizioni
peggiorano? «La variazione
degli interessi passivi e dei
costi può avvenire in ogni
momento e la banca lo comunica
con un annuncio sulla Gazzetta
ufficiale, con la conseguente
difficoltà ad avere accesso
immediato alla notizia
della variazione», spiega l'Adusbef.
«Cambiare banca non è
semplice se si ha uno scoperto
da saldare». Il consiglio dell'associazione?
«Restate con la
vostra banca. Ma imparate
bene i vostri diritti e i vostri
doveri: fate rispettare i primi,
osservate i secondi».

la stampa oggi
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