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Banche più stabili con i fondi pensione e le assicurazioni
1 giugno 2005
« Banche più stabili con i fondi pensione e le assicurazioni » Fazio: il nostro sistema oggi è il più aperto in Europa « Sulle Opa Bankitalia resta neutrale, siamo in regola » ROMA — Il governatore Antonio Fazio sollecita una maggiore presenza delle assicurazioni nel capitale delle banche. Soprattutto in quelle principali, di cui le compagnie attualmente posseggono il 4,7%. E dietro a questo via libera che si accompagna all'auspicio di un ingresso nel settore creditizio anche dei Fondi pensione, si fa strada il disco verde di via Nazionale al rafforzamento dell'Unipol nel capitale della Bnl. Ovviamente in chiave anti Ops, quella lanciata dal gruppo spagnolo Bbva sull'ex banca del Tesoro. Che vede già contrario il Contropatto guidato da Francesco Gaetano Caltagirone. Ieri a Palazzo Koch il presidente dell'Unipol, Giovanni Consorte, ha negato di avere l'intenzione di superare, per lo meno ora, la quota del 10% in Bnl. E Caltagirone ha smentito, una volta di più, di essere d'accordo con l'Unipol. In ogni caso l'apertura di Fazio vuol dire anche la prospettiva di un maggior peso futuro delle partecipazioni assicurative già presenti. La sfida delle Opa, quella dell'Abn Amro sull'Antonveneta e quella della Bbva sulla Bnl, che sta animando il dibattito, e le polemiche sul ruolo della Banca d'Italia, in queste settimane non è stata comunque affrontata apertamente dal governatore. Che nelle sue Considerazioni finali ha lasciato da parte i toni piccati per difendere i progressi del sistema bancario italiano. Rispondendo anche alle critiche degli industriali, Fazio ha sciorinato i numeri del processo di riorganizzazione del settore, da lui definito « industria bancaria » , quasi a marcare la differenza con le cifre poco prima citate del declino della produzione industriale. Diminuite nel numero, da 994 a 778, per effetto di concentrazioni, le aziende bancarie hanno raggiunto « livelli di efficienza e di adeguatezza patri moniale » in linea con quella dell'area dell'euro, ha detto Fazio. Il quale è tornato a citare i dati delle presenza delle banche estere in Italia: 60 filiali e 15 filiazioni con una quota dell' 8% delle attività complessive; nonché una partecipazione media del 16% nel capitale dei primi quattro gruppi bancari italiani a fronte del 7%, 3% e 2,6% rispettivamente di Germania, Francia e Spagna. Il governatore ha ribadito, probabilmente guardando ai dubbi di Bruxelles, che nella fusioni cross border la Banca d'Italia segue le norme vigenti « che sono neutrali rispetto alla nazionalità degli intermediari interessati » . Inoltre, ed è difficile non vederci il riferimento all'Opas proposta dalla Popolare di Lodi in contrapposizione all'Opa olandese, Fazio ha spiegato che se a muoversi è una banca italiana « vengono sempre esaminate l'adeguatezza e la realizzabilità dei piani di reperimento delle necessarie risorse patrimoniali ai fini del rispetto delle regole prudenziali » . Infine le ( poche) bacchettate alle banche sulla necessità di adeguare le procedure e la gestione dei conflitti di interesse nonché il rispetto degli obblighi informativi; di migliorare le informazioni ai clienti e di contenere costi e commissioni sui servizi offerti. http://www.assinews.it/rassegna/arti...r010605ba.html |
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1 giugno 2005
« Più assicurazioni nelle banche » Presenza limitata, devono crescere perché hanno investimenti di lungo periodo ROMA • Assicuratori, acquistate partecipazioni nelle banche! Il governatore della Banca d'Italia Antonio Fazio ha colto l'occasione dell'assemblea annuale dell'istituto per auspicare una maggiore presenza delle compagnie nel capitale degli istituti di credito. Negli assetti proprietari delle principali banche europee — ha sottolineato — « è importante la presenza di investitori istituzionali e di società d'assicurazione che per loro natura hanno orizzonti di investimento di lungo periodo » . In Italia, invece, pesano ancora troppo poco ( 4,4% in media nei primi 10 gruppi bancari). Le parole di Fazio sono subito state messe in relazione con l'autorizzazione appena concessa all'Unipol di raggiungere una partecipazione del 9,9% nella Bnl ed al pressing esercitato in precedenza su Generali perché non aderisca all'Opa lanciata dalla spagnola Bbva. Ma, al di là della " coincidenza", quell'invito riguarda una problematica che ha impegnato a lungo i regulator bancari e assicurativi. Fino agli anni ottanta l'attività assicurativa è stata assimilata a quella di una qualsiasi industria manifatturiera, ai fini della partecipazione nel capitale delle banche, e pertanto sottoposta al limite del 15% nel rispetto della separazione banca industria. Poiché le compagnie possono essere possedute da industrie— questo era il ragionamento — c'è il rischio che siano utilizzate come " cavalli di *****" per eludere gli sbarramenti disposti dal legislatore. Quest'approccio iniziò a cambiare nel 1988 quando una commissione presieduta da Antonio Maccanico stabilì che quella assicurativa era un'attività « connessa » a quella finanziaria e dunque non assoggettabile ai vincoli " bancaindustria". Così, ad esempio, fu permesso all'Ina di acquisire il controllo della Banca di Marino ed all'Unipol di partecipare al capitale della Banec ( la banca del settore assicurativo). La questione venne definitivamente sciolta con la legge n. 20/ 91 ( sulle partecipazioni detenibili dalle imprese d'assicurazione) ed il successivo Testo unico bancario, subito recepito dalla normativa di vigilanza di Bankitalia, che confermarono gli orientamenti della commissione Maccanico. Certo, non mancarono ripensamenti ( come il " no" di Via Nazionale al progetto Ina Bnl Banconapoli) ma, nel complesso, l'assetto normativo ha tenuto. E si è rafforzato ulteriormente proprio in questi giorni con il recepimento della direttiva Ue sui " conglomerati" che ha pienamente legittimato l'integrazione tra banche, assicurazioni e società di servizi d'investimento. Nella pratica non c'è dubbio che all'estero le compagnie siano più presenti nel capitale delle banche anche se, talvolta, è un matrimonio complicato ( come dimostra l'esperienza delle Generali in Commerzbank e, soprattutto, quella dell'Allianz in Dresdner). In Italia le compagnie sono entrate negli istituti di credito soprattutto per difendere i loro accordi di bancassurance. È il caso, ad esempio, di Generali in Banca Intesa o di Ras in Unicredito. Oppure hanno visto l'esperienza di una banca " captive" come terreno di sperimentazione per offrire alla loro clientela l'intera gamma dei servizi finanziari ( è accaduto per Generali con Banca Generali e di Ras con Rasbank). È sul terreno concreto di questi trend che vanno misurate le esortazioni di Fazio. « Probabilmente un investitore di lungo periodo come una compagnia— osserva Michele Siri docente all'Università di Genova — è funzionale alla stabilità di una banca ma, allo steso tempo, può indebolire la concorrenzialità della sua rete distributiva » . Quanto ai riferimenti alle attuali scalate bancarie, infine, l'indicazione di moral suasion dovrebbe valere per tutti. È perlomeno dubbio invece che lo stesso marchio di " investitore di lungo periodo" possa egualmente essere esibito da quei soggetti ( i cosiddetti immobiliaristi, ad esempio) che per la verità Banca d'Italia ha mostrato finora di non sgradire. http://www.assinews.it/rassegna/arti...010605ba2.html |
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