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Vecchio 30-05-05, 11:13   #1 (permalink)
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Polizze, trust e fondi per sfuggire al fisco pesante

Polizze, trust e fondi per evitare la stangata
Gli esperti indicano tre soluzioni perfettamente legali per trovare una scappatoia. Presentano però un problema: convengono soltanto a partire dai 500 mila euro
COPERTINA fisco & SOLDi Se aumentano le tasse sulle rendite finanziarie
L' aumento della tassazione delle rendite finanziarie, in questi giorni in cui si parla di conti pubblici che non quadrano, è tornato d' attualità. Non si tratta di un tema nuovo: è già presente nei programmi dell' Unione, ma la novità è che adesso fa proselitismo anche tra gli uomini della Casa delle Libertà, dal ministro delle Politiche agricole Gianni Alemanno (An) a quello delle Riforme, il leghista Roberto Calderoli. E inoltre piace a Confindustria e al segretario di Rifondazione comunista Fausto Bertinotti. Il diretto interessato, cioè chi dovrebbe preparare la riforma della tassazione, il ministro dell' Economia Domenico Siniscalco, finora non si è espresso. In mezzo a questa incertezza e di fronte alla gravità della situazione economica e finanziaria del Paese, c' è chi pensa che questa potrebbe essere la volta buona. "Se sarà l' attuale, o il prossimo, governo a mettere mano alle aliquote è da vedere. Quel che appare molto probabile è che una revisione della tassazione ci sarà", afferma Giuliano Cesareo, amministratore delegato di Meliorbanca sgr. Se la crescita del prodotto interno lordo dovesse calare vistosamente, fino ad arrivare allo 0%, con conseguente riduzione del gettito fiscale, il rapporto deficit pil quest' anno salirebbe al 4%. In tale scenario, un rincaro delle tasse sulle rendite finanziarie ci sta tutto, supportato dalla giustificazione di un allineamento della tassazione sui capital gain con il resto dell' Europa e in considerazione del fatto che da tempo si parla di inasprimento fiscale sul fronte, appunto, dei guadagni da capitale. A spaventare i risparmiatori e i mercati, comunque, non sarebbe tanto un aumento dell' aliquota sui profitti finanziari dal 12,5% a un ipotetico 19%, più in linea con gli altri Paesi europei (anche se in tempi di vacche magre, con guadagni risicati, intorno al 2 3% annuo, pure l' impatto fiscale assume una certa rilevanza), quanto un' eventuale patrimoniale, cioè una vera e propria tassa sulla ricchezza. Nulla si sa di questa ipotetica patrimoniale: si tratta soltanto di voci che bastano tuttavia a preoccupare i risparmiatori. Che infatti stanno chiedendo ai propri gestori suggerimenti sul da farsi. Il Mondo ha quindi chiesto a esperti fiscali e private banker, che amministrano e gestiscono i risparmi della propria clientela, se è possibile, e come, contenere i danni di un' eventuale patrimoniale. Precisazione importante: il tutto in maniera assolutamente legale. Dall' indagine è emerso che, in generale, per i piccoli patrimoni non ci sono possibilità, perché il costo di questi strumenti indicati dagli esperti è così alto da rendere non conveniente il loro utilizzo. Il discorso cambia completamente per i capitali più ingenti. "A partire da 500 mila euro in su", spiega Marco Farina, amministratore delegato di Profilo sgr, "si può prendere in considerazione la possibilità di trasferire i risparmi in una polizza assicurativa ad hoc, che non ha vincoli di tempo o di prelievo e che consente di gestire e investire i capitali, domiciliata in Lussemburgo o in Irlanda". Nulla a che fare, ovviamente, con i classici prodotti assicurativi, tipo unit linked, ma un vero e proprio strumento finanziario costruito su misura. Va da sé, ovviamente, che una tale soluzione ha un costo aggiuntivo, che va tenuto in seria considerazione (le polizze sono care), ma in questo modo si può differire la tassa sul capital gain al momento del riscatto. Allo stesso modo assume molta importanza la scelta della compagnia assicurativa, che di fatto diventa titolare dei capitali versati sotto forma di premio. Un' altra soluzione che, invece, consente di dilazionare nel tempo il pagamento di alcune tasse di natura finanziaria riguarda il mondo del mattone. Ma anche qui per essere conveniente il patrimonio, secondo gli esperti, deve partire dai 30 milioni di euro. È chiaro che un singolo investitore con un patrimonio immobiliare più basso può unirsi con altri (amici, conoscenti) per raggiungere la soglia di convenienza. "Chi possiede svariati immobili può costituire un fondo ad apporto per la gestione del patrimonio stesso. Qualsiasi plusvalenza generata sarebbe pagata al 12,5% solo nel momento della cessione delle quote del fondo", dice Carlo Nalli, amministratore delegato della Cofib, Compagnia fiduciaria di beni, società specializzata nella gestione di patrimoni. Se poi si considera che fino al 40% il fondo può essere gestito in liquidità, allora lo stesso principio del rinviare la tassazione può essere esteso ad altri strumenti finanziari, sempre con aliquota al 12,5%. Ma attenzione, ricorda Nalli, "il fondo chiuso deve avere una pluralità di investitori qualificati e deve rispettare determinate regole". È fondamentale, quindi, che sia adeguatamente strutturato e sofisticato. Per questo, ancora una volta, la qualità della consulenza e dell' assistenza sono determinanti e non prive di costi. Poi, c' è l' ipotesi trust. "La riforma societaria consente la creazione di patrimoni destinati a un determinato scopo. Si può costituire un fondo fiduciario per gestire in maniera unitaria un patrimonio", afferma Andrea Moia, presidente di Assotrust, associazione degli operatori del trust in Italia. La soglia consigliata, in questo caso, è dai 2 ai 3 milioni di euro in su. Nel rispetto della legge il trust può costituire una valida forma di tax planning. Per avere efficacia, infatti, deve avere valide ragioni civilistiche ed economiche, altrimenti può essere disconosciuto dall' Amministrazione finanziaria. "Queste strutture", dettaglia Moia, "devono rispettare le norme imperative di ordine pubblico in ambito civilistico e quelle antielusive previste dal diritto tributario". Anche in questo caso, quindi, diventa fondamentale poter disporre di un bravo consulente. Ma attenzione: le parcelle sono molto salate. quanto incassa l' erario da azioni e cct Tipologia Interessi, cedole Guadagni di impiego finanziario o dividendi di capitale Conti correnti e depositi 27,0% Titoli di Stato 12,5% 12,5% Obbligazioni bancarie e di Spa quotate (durata inferiore a 18 mesi) 27,0% 27,0% Obbligazioni bancarie e di Spa quotate (durata superiore a 18 mesi) 12,5% 12,5% Fondi comuni d' investimento e sicav armonizzate 12,5% 12,5% Titoli azionari di società italiane 12,5% 12,5% Titoli azionari di società estere 12,5% 12,5% Pronti contro termine 12,5% Prodotti strutturati (tra cui titoli, obbligazioni, certificati, notes) 12,5% 12,5% Prodotti derivati (tra cui future, covered warrant, benchmark) 12,5% 12,5% Fondi immobiliari chiusi 12,5% 12,5% Polizze index e unit linked 12,5% 12,5% Nella tabella, le tasse che attualmente gravano sulle principali rendite finanziarie in Italia

il mondo 20 maggio 2005
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Vecchio 30-05-05, 11:15   #2 (permalink)
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Così si dice addio al sogno di un capitalismo di massa
Per riequilibrare le imposte a favore di salari e profitti serve un' altra congiuntura
COPERTINA fisco & soldi 2 perchÉ il governo italiano ha le mani legate
Un fantasma s' aggira per l' Italia, il fantasma della patrimoniale. Evocato da Fausto Bertinotti, come condizione programmatica per entrare nell' Unione, ha diviso il centrosinistra. Tanto che Francesco Rutelli ha dovuto indossare i panni dell' esorcista. Romano Prodi, sospettoso, ha glissato il più possibile, finché non è toccato a Giuliano Amato recuperarla nella versione minimalista di un' unica tassa sulle rendite finanziarie, il che significa aumentare l' aliquota sui titoli pubblici (oggi al 12,5%) e ridurre quella sui conti correnti (al 27%), convergendo attorno alla media europea (20%). Il paradosso è che, più o meno nella stessa versione, la proposta viene rilanciata ora dal governo di centrodestra. Non solo da Gianni Alemanno e dalla destra sociale, ma dal leghista Roberto Calderoli, dal democristiano Mario Baccini, e persino dal vicepresidente della Confindustria Andrea Pininfarina. Dunque, tutti pazzi per la lotta alla rendita finanziaria ? Amato si può considerare un habitué, visto che si deve a lui, nella terribile manovra del 1992, l' aumento del prelievo sui conti correnti. Anche allora eravamo con l' acqua alla gola e il governo varò una finanziaria di emergenza da 92 mila miliardi di lire. In compenso, con la svalutazione della lira, diede l' ultima scossa a un sistema industriale incapace di competere. Ma Amato, tassando i depositi bancari, aveva intenzione anche di spingere il risparmio verso impieghi mobiliari. È sempre stato un fautore dei fondi pensione e tra i suoi rimpianti, confessa, c' è di averne parlato tanto senza averli mai lanciati davvero. Ma oggi, qual è l' obiettivo ? Per An, Lega e Udc si tratta di trovare le risorse per tagliare l' Irap. I 3 miliardi che l' erario incasserebbe equivalgono alla prima tranche di riduzione dell' imposta regionale che grava sulle imprese. È lo stesso obiettivo di Pininfarina e di Prodi il quale spiega che si può tassare di più i titoli pubblici e meno il lavoro. A Bertinotti non basta e, fedele all' impostazione originaria, rilancia: bisogna colpire anche i patrimoni immobiliari. Una scelta più radicale, ma in fondo più coerente. Aggravare di imposte gli impieghi in titoli, i fondi e gli investimenti finanziari avrà l' effetto di concentrare il risparmio ancor più sul mattone. Mentre siamo in piena bolla immobiliare. Una politica economica razionale, invece, dovrebbe sgonfiare la bolla prima che scoppi, incentivando la Borsa attraverso la quale si alimenta (o si dovrebbe) il circuito dell' investimento e, in definitiva, della produzione. Invece no, si fa esattamente il contrario. C' è una logica in questa follia ? La logica è riequilibrare le imposte a favore di salari e profitti, dicono gli industriali, con l' applauso della sinistra e di buona parte della destra. Ma è una logica redistributiva che ha scarso impatto sulla congiuntura. A essere puniti non saranno i pescecani della finanza che mobilitano le loro risorse dai paradisi fiscali, bensì i piccoli risparmiatori. Addio al sogno di un capitalismo di massa (il modello clintoniano) o della stakeholder society (il modello blairiano). Senza calcolare l' impatto politico. Tassare gli immobili sarebbe peggio sul piano del consenso elettorale. La casa è l' unico bene rifugio in Italia e chi la tocca muore. Eppure è da lì che sono arrivate le improvvise fortune dei nuovi robber barons, come mostrano le guerre nelle banche e l' assalto alle roccaforti del vecchio capitalismo. Non solo. I rendimenti dei titoli finanziari oggi sono bassi, persino risibili. Non siamo certo in un' epoca di immensi capital gain, come nei primi anni ' 80 o nella seconda metà degli anni ' 90. Dunque, il gioco non vale la candela. L' economista Ruggero Paladini ha fatto un confronto internazionale, dal quale emerge che le patrimoniali sul totale delle imposte in Italia sono il 7%, come in Francia, a fronte del 15,6% in Germania, il 23% in Polonia, il 22,6% negli Usa e addirittura il 36,6% in Giappone. Ma ovunque sono dominanti quelle sui singoli cespiti, con prevalenza degli immobili. Negli Stati Uniti, la property tax, diversa da contea a contea, serve a pagare la scuola pubblica. E si accompagna a una tassazione su imprese e persone fisiche, nettamente inferiore a quella italiana ed europea. L' imposta sulle grandi fortune, introdotta da François Mitterrand quando nel 1981 andò al potere la sinistra (il modello al quale si ispira Bertinotti), ha un gettito pari all' 1% delle entrate, l' effetto redistributivo è minimo, anche se riequilibra un - sistema fiscale ancora largamente basato sulle imposte indirette. La sinistra potrebbe replicare che, in ogni caso, c' è più giustizia perché finalmente anche i ricchi pagano qualcosa. Paladini ricorda che Otelo de Carvalo, leader della rivoluzione dei garofani in Portogallo, andò da Olof Palme e gli chiede: "Insegnaci a combattere i ricchi". Il leader socialdemocratico svedese gli rispose: "Veramente, noi combattiamo la povertà".
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Vecchio 30-05-05, 11:17   #3 (permalink)
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Capitali, fuga già iniziata
COPERTINA le mete ? svizzera, montecarlo e...
Il cammino non si è mai interrotto: la strada dei capitali italiani verso l' estero, affollatissima fino alla fine degli anni Novanta, si è forse un po' diradata nel biennio 2001 2003 degli scudi fiscali. Ma da qualche mese è ripresa a essere frequentata. E ora, con il timore di una tassazione delle rendite finanziarie o addirittura di una nuova patrimoniale a sorpresa, il traffico potrebbe tornare ai ritmi di una decina di anni fa. Con una differenza sostanziale: ai tempi della lira, le fughe di capitali erano calcolabili con maggiore evidenza, mentre con l' euro tutto diventa più sfumato. La voglia di casseforti in terra straniera, raccontano gli operatori sotto garanzia di anonimato, è ripresa con più vigore l' estate scorsa, archiviati i timori di una riforma severa della tassazione per i non residenti in Svizzera e, soprattutto, di un affievolimento del segreto bancario elvetico. A spingere i soldi italiani oltre frontiera sono state nei mesi scorsi le difficoltà nei conti pubblici e le prime voci su una vicina tassazione delle rendite. E i primi a spiccare il volo sarebbero stati, secondo più di un banchiere, i capitali ingenti delle grandi famiglie e degli imprenditori. Il proliferare di holding all' estero, combinato e giustificato con la necessità di delocalizzare la produzione, genera inevitabilmente una fuoriuscita di denaro, e la grande tentazione di costituire cassa in nero con i metodi di sempre: sovrafatturazione, derubricazione degli investimenti, sistemi di tassazione più convenienti che sfuggono (e vengono tenuti ben nascosti) al fisco italiano. Ora però anche i privati con somme più contenute, da 1 2 milioni, si starebbero chiedendo se non sia arrivato il momento di portare i soldi all' estero. O di riportarli. Perché gli operatori sono convinti che ci stia pensando anche chi i propri capitali li ha appena regolarizzati con gli scudi: 43 miliardi sui 73 circa totali sono stati infatti rimpatriati, mentre una trentina è stata dichiarata ma è rimasta nelle banche estere. I veicoli preferiti dai privati restano le fiduciarie, moderni spalloni disponibili a far transitare i soldi oltre le Alpi, con direzione Svizzera ma anche Montecarlo e, per i capitali maggiori, Bahamas e Singapore. E il metodo più semplice e conosciuto è sempre quello della compensazione: l' incontro perfetto, a un prezzo tra lo 0,5% e l' 1%, tra chi ha necessità di portare una somma in Italia e chi invece vuole espatriare i suoi denari, in cui sul mercato si dice siano ferratissime le grandi banche svizzere. Ma resiste pure il piccolo cabotaggio di chi organizza una gita fuori porta o si affida a compiacenti funzionari di banca. E c' è chi sussurra anche che i tanti istituti esteri che stanno arrivando ancora in Italia si stiano in verità posizionando per non mancare il nuovo fenomeno.
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Vecchio 06-11-05, 01:17   #4 (permalink)
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San Marino prima in Trust
Obiettivo: rilanciare le attività legate alla finanza. Seguendo le regole della Ue
DOSSIER EMILIA ROMAGNA la repubblica del titano ha introdotto il sistema di tipo anglosassone
Ha 1.702 anni di storia e non li dimostra. Anzi, la Repubblica di San Marino mai come adesso si è messa a correre. Nel giro di due anni ha istituito la Banca centrale, ha ridisegnato la normativa sulle società, sulle imprese bancarie, finanziarie e assicurative. Non solo. Ha riformato il sistema pensionistico e ammodernato la pubblica amministrazione. Ma, soprattutto, ha istituito il meccanismo del Trust. Obiettivo: scrollarsi di dosso l' ombra del paradiso fiscale. Per puntare su specializzazione e qualità, accogliendo le sfide dell' economia globale. Così nel marzo 2005 è stato istituito il Trust. Una figura giuridica che San Marino ha adottato (l' Italia non ancora), a seguito della ratifica della convenzione dell' Aia sull' omonima legge. Il business è di facile intuizione. Questo sistema finanziario, diffuso nei Paesi anglosassoni, si basa su un meccanismo semplice: colui che dispone del bene lo dà in gestione al Trust. Questo nomina un gestore (trustee) che ha piena facoltà del bene gestito e lo fa fruttare. Al beneficiario sarà, infine, girata la rendita. E San Marino, avendo già varato la legge sul Trust, si rilancia sul panorama europeo come la piazza affari in grado di offrire agli interlocutori economici l' utilizzo di questo strumento finanziario. Il legislatore sammarinese ha coniugato la prudenza necessaria a garantirne un uso corretto. "Per questo sono state compiute precise scelte, come rendere obbligatoria la redazione dell' atto istitutivo e la scrittura privata autenticata. Ma anche il registro dichiarativo dei Trust, e prevedere che i trustee siano autorizzati e vigilati della Banca centrale", afferma il ministro delle Finanze sammarinese, Pier Marino Mularoni, "nel concepire l' Istituto del Trust abbiamo tenuto conto delle esperienze di altri Paesi europei". Così il Trust del Titano diventa più appetibile se si considera che viene considerato soggetto passivo ai fini fiscali e tassato con un coefficiente forfetario del 10% oppure del 50%, in dipendenza del regime fiscale dei Paesi con cui si opera. "Con questi provvedimenti", continua Mularoni, "San Marino esce da una fase di isolamento economico e vuole affermarsi in settori di nicchia offrendo alta specializzazione nel settore finanziario". E per il futuro ? Insistere per supportare lo sviluppo del Titano come piazza finanziaria affidabile e competitiva. Offrire gli strumenti normativi alle legittime esigenze di pianificazione fiscale espressa da grandi gruppi d' impresa, ciò nel quadro delle regole di competizione fiscale. E, conclude Mularoni, "non ultimo specializzare la nostra economia in favore di chi crea valore aggiunto per la produzione industriale finanziando la ricerca, lo sviluppo e l' innovazione di prodotti e processi". Parola di ministro. "Vogliamo affermarci in attività di nicchia nel settore finanziario
il mondo 21 ottobre
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Vecchio 08-11-05, 09:43   #5 (permalink)
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Le fiduciarie Ma i capitali tornano all’estero, si teme la stangata post elettorale
T ornano a correre verso l’estero i capitali italiani: destinazioni classiche, Svizzera e Montecarlo. Ma soprattutto è boom per il trust, la costituzione di società terze, da parte dei super-ricchi, per la gestione del proprio patrimonio, che viene affidato ad amministratori esterni: le sedi di moda sono Cipro e Malta, per il recente ingresso nell’Ue e la tassazione favorevole sulle società (al 10%), ma resistono anche le consolidate Irlanda e Lussemburgo. La spinta? La campagna elettorale. E le possibili manovre finanziarie restrittive che la forza politica vincente potrà mettere in atto: destra o sinistra, non importa. Lo rivela Fabrizio Vedana , responsabile dei servizi legali dell’Unione fiduciaria , la società che fa capo alle banche popolari. «C’è una ripresa dello spostamento di capitali verso l’estero, per proteggere il patrimonio - dice Vedana -. E notiamo un esplosione del trust: ?200% di richieste quest’anno. I clienti temono che i conti pubblici vengano sistemati con l’aumento delle imposte sulle rendite finanziarie: la patrimoniale, per esempio, o la reintroduzione delle tasse di successione per i grandi patrimoni. Siamo il solo Paese comunitario a non avere la cosiddetta tassa sul morto. E pesa il richiamo dell’Unione europea all’Italia, per riproporre la tassa sulle donazioni».
Per i patrimoni, dice Vedana, le mete preferite restano la Svizzera e Montecarlo: anche «a protezione delle aggressioni da parte dei creditori» per gli amministratori di società, che con la riforma del diritto societario (e dopo il caso Parmalat) sono diventati responsabili in prima persona delle manchevolezze dell’azienda. Ma il vero affare è sul trust, la «cassaforte giuridica» gestita da un amministratore autonomo, nella quale il cliente benestante conferisce l’intero patrimonio: beni immobili e mobili, quadri, quote societari.
Non a caso diverse società, anche di private banking, stanno costituendo strutture dedicate a questo. Unione Fiduciaria (masse amministrate per 3,7 miliardi al 30 settembre, quarta fiduciaria nel mercato italiano), ha costituito in settembre la Sofipo Uf Trust Ltd, con sede a Cipro, «l’unico Paese dell’Ue che accetta l’atto costitutivo del trust in italiano, fatto utile in caso di contenzioso», spiega Vedana.
E nota: «L’interesse sul trust è cresciuto moltissimo nelle ultime settimane, per clienti che hanno un patrimonio mobiliare e immobiliare di almeno 2 milioni di euro». Si va dal trust pensato per le strutture societarie, come strumento per mettere il patrimonio al riparo dai bisticci tra i rampolli della famiglia, al trust che tutela i soggetti deboli, come i portatori di handicap, ai quali il capofamiglia desidera sia assicurata l’ assistenza domiciliare adeguata anche dopo la sua morte. Perciò la questione fiscale, secondo Unione Fiduciaria, non è l’unica spiegazione del fenomeno.
«Nove persone su 10 - dice Vedana - lo fanno per tutelare i figli minori, per proteggersi dal passaggio generazionale e per il timore di nuove leggi». E anche «per gestire i problemi che non hanno una tutela giuridica nel nostro ordinamento»: per esempio, le coppie di fatto.
A. PU. corriere economia
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Vecchio 13-12-05, 10:04   #7 (permalink)
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l bilancio 2005 dei fondi alternativi, uno degli assi nella manica dei banchieri privati Hedge fund, gelata d’autunno Gestori in apnea dell’1,46%
D opo quattro ottimi mesi (?5,74%), gli hedge fund mondiali hanno fatto registrare in ottobre la peggiore performance mensile dell’anno: -1,46% l’indice CSFB/Tremont. Il calo è dovuto alla cattiva performance delle strategie direzionali (azionarie) ed è in linea con il mese difficile attraversato dai mercati azionari. Ad eccezione della borsa svizzera e giapponese, infatti, tutti i maggiori indici hanno chiuso ottobre in rosso con flessioni che vanno dal meno 3,2% del DJ Euro Stoxx 50, al meno 1,8% dell’S&P 500. Le maggiori perdite, però, si sono verificate nei mercati emergenti come la Cina (-6,8%) e l'India (-8,6%) e nell'Europa dell'Est (-8,35% per l'indice MSCI Eastern Europe). Anche il mercato obbligazionario ha sofferto. L'aumento dei tassi d'interesse Usa ha provocato un calo dello 0,5% per l'indice Citigroup WGBI (titoli di Stato americani a 3 e 5 anni), che rappresenta il rendimento obbligazionario a medio termine. E così l’indice è finito in rosso: -0,2% da inizio anno.
Osservando le principali strategie che compongono l'indice generale CSFB Tremont, si nota come quelle più correlate ai mercati azionari (direzionali) abbiano sofferto maggiormente. In particolare, la strategia Long Short ha perso in ottobre il 2,29% (più 4,40% da inizio anno). Molti gestori hanno incrementato la propria esposizione sul mercato azionario nel terzo trimestre dell’anno, in modo particolare nei settori che hanno corretto pesantemente in ottobre, come quello petrolifero e delle materie prime. Dal punto di vista geografico l'esposizione ai mercati azionari emergenti non ha migliorato il risultato del mese.
Questo discorso vale anche per i gestori Global Macro, che mirano a trarre guadagno da aspettative sulle variabili macro-economiche e che hanno subito in ottobre la repentina e simultanea inversione di tendenza di mercati azionari, obbligazionari, materie prime e valute. L'indice CSFB Tremont Global Macro ha chiuso con un calo dello 0,86%.
Sotto pressione anche i risultati dei gestori Event Driven (-1,82%) legata a fusioni e acquisizioni. Malgrado il rialzo dei tassi, la strategia Fixed Income Arbitrage (fondi che investono per lo più in strumenti su tassi di interesse approfittando di anomalie di prezzo), è riuscita ad incamerare un guadagno solo dello 0,27%.
I gestori orientati alle strategie di arbitraggio puro hanno approfittato del rialzo della volatilità sulle obbligazioni. Stesso discorso per le tecniche di Convertible Arbitrage (gestori che investono in azioni ed obbligazioni convertibili del medesimo emittente per sfruttare le differenze di valori che si possono creare): malgrado il clima negativo dei mercati finanziari la perdita è stata limitata allo 0,07%. Si sono distinti i gestori che hanno investito sui titoli convertibili giapponesi.
Infine, il comparto Multi-Strategy ha avuto un ribasso dell'1,03%.
Le prime indicazioni ricevute per il mese di novembre, sembrano indicare un mese positivo, in grado di recuperare in gran parte le perdite di ottobre.
(Thalia Hedge Fund Investing,
gruppo Generali)
LUCA BOSIA E UGO PASTORI corriere economia
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Vecchio 13-12-05, 10:04   #8 (permalink)
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Strumenti Su che cosa puntano i «banker» per attirare e conservare i clienti Trust e consulenza: il futuro abita già qui I portafogli alternativi, il private equity e le card dedicate sono tra i prodotti con le migliori prospettive
Sono i servizi fiduciari - insieme al segmento degli investimenti alternativi - le due aree del private banking su cui, secondo i ricercatori di PriceWaterhouseCoopers Advisory , si concentrerà il maggior interesse della clientela e degli operatori nel corso dei prossimi 3 anni. Più stabili, per contro, l’ area dei prodotti bancari - con l’eccezione delle carte di credito dedicate - dell’asset management, e di quelli che vanno sotto l’etichetta di «altri prodotti e servizi». Come i prestiti contro asset non liquidi, il tax planning, l’investment banking e l’art advisory.
Vediamo dunque più in dettaglio quali sono i servizi a maggior crescita. Le carte di credito dedicate, oggi offerte da circa la metà dei private banker, si diffonderanno a macchia d’olio e nel prossimo triennio dovrebbero rientrare nel pacchetto di servizi della quasi totalità dei private. «Non si tratta più di semplici prodotti differenziati sotto il profilo del packaging e della identificazione di status, ma di carte che hanno un limite di utilizzo decisamente più elevato, una copertura assicurativa e che in linea di massima verranno erogate gratuitamente alla clientela«, spiega Giacomo Neri , partner di PriceWaterhouseCoopers .
Nell’area piuttosto stabile dei servizi di asset management dovrebbero crescere invece le risorse dedicate alla consulenza sul risparmio. Un’opzione molto richiesta da professionisti ad alto reddito e di sofisticata cultura finanziaria che desiderano fare scelte di stock picking in proprio.
Tutte le specialità legate ai servizi fiduciari - quindi trust pensionistici, personal trust, asset protection trust e fondazioni - dovrebbero poi registrare una fortissima accelerazione fino a rientrare nella gamma dei servizi offerti da almeno la metà degli operatori.
«I contratti di trust rappresentano la formula giuridica più efficace che consente una spersonalizzazione della proprietà», precisa Neri. E, tra le differenti tipologie contrattuali studiate ad hoc per il cliente, emergeranno soprattutto le soluzioni che consentono di garantire un flusso di reddito adeguato al momento del pensionamento, oppure forme di conferimento della proprietà immobiliare. O ancora, come nel caso delle fondazioni, si svilupperà uno strumento giuridico con finalità sociali di distribuzione della ricchezza, vantaggioso anche sotto il profilo fiscale.
«Hedge fund» e «private equity », rappresentano invece le tipologie di attivi a crescita più elevata nel comparto degli investimenti alternativi. La forte domanda da parte della clientela nasce infatti dall’esigenza di disporre di strumenti a ritorno assoluto, il più possibile sganciati dall’andamento ciclico dei mercati. Lo studio di PriceWaterhouseCoopers indica che entro il prossimo triennio tutti i private banker (contro una percentuale attuale di poco superiore al 60%) inseriranno gli hedge fund all’interno della propria offerta di investimenti alternativi. Mentre il private equity (investimento diretto nel capitale di società non quotate ad alto potenziale di crescita) dovrebbe raddoppiare, dal 40 all’80%, la sua diffusione tra i private banker italiani.
Anche il segmento degli investimenti alternativi indirizzati al mercato immobiliare conoscerà in prospettiva un ulteriore sviluppo. Fondi ad apporto, «estate planning», gestione e valorizzazione del patrimonio immobiliare del cliente rientrano infatti tra le priorità dei servizi da sviluppare nel prossimo triennio. Infine, in quelli che vengono classificati come «altri prodotti e servizi» il potenziale di sviluppo più elevato spetta al cosiddetto «sophisticated life cycle financial and wealth planning» . «Si tratta di una forma di pianificazione finanziaria di lungo termine delle esigenze del cliente. In pratica il "planner" è una sorta di direttore finanziario all’interno di un Family Office, che ha il compito di individuare le esigenze patrimoniali e reddituali presenti e future dei singoli componenti della famiglia», conclude Neri. corriere economia
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Vecchio 22-03-06, 09:56   #9 (permalink)
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Sempre a proposito di Sicar

In vigore la Legge sulle nuove SICAR.
La Legge, che trova applicazione dal 28 Giugno 2004, è stata pubblicata in Gazzetta Ufficiale del 22 Giugno u.s..
La nuova legge introduce nell'ordinamento lussemburghese le SICAR o "société d'investissement en capital à risque", cioè un nuovo veicolo per gli investimenti di "private equity". Da segnalare che in questa accezione si possono ricomprendere varie tipologie di attività, dal "venture capital" al "mezzanino", al "bridge", al "distressed", ecc. Infatti non vi sono restrizioni quanto agli investimenti che si possono effettuare, se non che essi devono riguardare un "placement en capital à risque" cioè "l'apport, direct ou indirect à des entités en vue de leur lancement, de leur développement ou de leur introduction en bourse". Una Sicar é destinata ad investitori "avertis" cioè, oltre agli "istituzionali", a coloro che dichiarano di essere informati circa il profilo di rischio ed investono un importo di almeno € 125.000 (o in alternativa ricevono una conferma da un istituto bancario circa il loro grado di conoscenza del rischio assunto).
Aspetti legali: Sotto il profilo societario, una Sicar può avere la forma di SA (simile ad una SpA italiana), di Sàrl (Srl), di Scpa (società in accomandita per azioni), di Scs (in accomandita semplice), o di Cooperativa.
Essa deve avere un capitale minimo di € 1 milione, e la sottoscrizione integrale può avvenire entro i 12 mesi dalla costituzione con un versamento minimo del 5%.
La Sicar può optare per la fissazione del capitale sociale sulla base del valore del patrimonio netto ed in questo caso non vi sono formalità quanto ai vari aumenti ed alle eventuali riduzioni del capitale. Inoltre, alle Sicar non si applicano le regole relative alle formalità per la distribuzione di acconti su dividendi, all'obbligo di formazione di una riserva legale e di redazione di un bilancio consolidato.
Autorizzazioni: Le Sicar sono soggette alla sorveglianza del CSSF (l'organo di supervisione delle banche e del sistema finanziario nel Granducato) che deve autorizzarne la costituzione. Tra gli obblighi che ciò comporta vi é quello di redigere un "prospetto" (anche se in forma abbreviata e, dato il "target" di investitori, assai più contenuto rispetto a quello stabilito per una Sicav), di avere una banca depositaria in Lussemburgo e di pubblicare annualmente un rapporto circa l'attività svolta (oltre al bilancio, esso include una relazione sugli investimenti effettuati ed il loro andamento).
Inoltre, ogni sei mesi gli investitori devono essere informati circa il valore del patrimonio netto sociale.

Fiscalità: I versamenti di capitale sono soggetti all'imposta di registro in misura fissa (€ 1.250) e non a quella proporzionale (altrimenti dell'1%).
La Sicar é soggetta all'imposta sul reddito in Lussemburgo, ma i redditi derivanti dai "valeurs mobilièrs" non vanno a formare la base imponibile, così come i proventi dalla gestione delle disponibilità finanziarie che sono in attesa di essere investite, ma per un periodo che non ecceda i dodici mesi.
Una Sicar non é soggetta all'imposta patrimoniale (l'impôt sur la fortune) ed i dividendi pagati non sono assoggettati ad alcuna ritenuta alla fonte nel Granducato. Se poi la Sicar é costituita sotto forma di società in accomandita semplice, essa é considerata un'entità fiscalmente trasparente in Lussemburgo.
mick3000 non  è collegato   Rispondi citando
Vecchio 24-03-06, 10:22   #10 (permalink)
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Basta essere in 200 e versare 2 milioni
mercati copertina come fondare lo sportello
Almeno 2 milioni di euro: è il capitale minimo per costituire una Bcc. Questa deve nascere sotto forma di società cooperativa per azioni e si differenzia da tutte le altre società cooperative per la sua forma mutualistica, unica sul mercato. Questo status è sottoposto a regole precise. Ecco le più importanti. Il valore nominale dei titoli deve essere compreso fra i 25 e i 500 euro. I soci devono essere almeno 200 e se questo numero diminuisce la compagine sociale deve essere reintegrata entro un anno, pena la liquidazione della banca. Ciascun socio ha diritto a un solo voto e nessuno può possedere una partecipazione superiore a 50 mila euro di nominale. La competenza territoriale di una Bcc è definita e i suoi soci (persone o imprese o associazioni) devono essere residenti e svolgere la loro attività continuativa in tale zona. Gli impieghi delle Bcc devono essere rivolti soprattutto ai soci. Utili annuali: il 70% va destinato alla riserva legale; il 3% va a fondi mutualistici per lo sviluppo della cooperazione; la quota rimanente che non è utilizzata per la rivalutazione delle azioni o assegnata ad altre riserve o distribuita ai soci va in beneficenza. Dividendi: vietato distribuire ai soci dividendi in misura superiore all' interesse massimo dei buoni postali fruttiferi, aumentato di due punti e mezzo rispetto al capitale versato. Le riserve patrimoniali sono indivisibili e indisponibili. Se la banca chiude saranno destinate per obbligo al Fondosviluppo, spa controllata da Confcooperative e Federcasse.
ilmondo 3 marzo
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