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Vecchio 22-05-05, 21:41   #1 (permalink)
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«Opzione Wimbledon» per il Mercato dei titoli di Stato

Le scelte per l’Mts guidato da dirigenti italiani e conteso da una società Usa e una cordata europea «Opzione Wimbledon» per il Mercato dei titoli di Stato
Il Club di Wimbledon punta a organizzare il miglior torneo di tennis del mondo, ha scritto Tommaso Padoa-Schioppa su questo giornale. E la condizione perché un simile centro di eccellenza resti in Inghilterra non è che a vincere sia un inglese, ma che a Wimbledon vengano i migliori giocatori del pianeta. Se questa è la chiave del successo nel ventunesimo secolo, c’è da scommettere che dalla prossima settimana tutti gli occhi saranno puntati su un altro torneo. Non in un sobborgo di Londra, ma fra Roma e Milano. Non sull’erba, ma sui parquet delle sale dove si scambiano titoli di Stato al posto di servizi e volée. E’ in vendita Mts, la principale piattaforma europea per gli scambi di obbligazioni emesse dai governi. A colpi di rilanci due protagonisti internazionali se la contendono: da un lato la cordata paritaria (50% per uno) fra Borsa Italiana e Euronext, la rete di piazze finanziarie con la testa a Parigi e articolazioni da Amsterdam a Liffe della City, dalla Borsa di Bruxelles a quella di Lisbona; dall’altra parte ci sono i newyorkesi di eSpeed, primo mercato per i Treasuries (i titoli di Stato americani) con diramazioni in Asia e a Londra.
E paradossalmente il punto ormai non è sapere chi vince, ma su quali basi. Perché Mts è un ircocervo dove convive un garbuglio d’identità diverse. C’è l’interesse collettivo della Repubblica italiana, che attraverso quel canale accede alle risorse degli investitori domestici e globali. C’è quello particolare delle grandi banche d’affari estere, azioniste nel complesso al 54%, da Jp Morgan a Abn Amro, da Deutsche Bank a Lehman. C’è poi quello delle banche italiane, da Caboto a Bnl, da Mts a Capitalia a Banca Imi, insieme socie di Mts al 46% ma anche azioniste di Borsa Italiana. E sensibili fra l’altro alla vigilanza della Banca d’Italia, che su Mts ha un ruolo - dice un protagonista - «d’indirizzo». Ma in gioco ci sono anche le Sim (al 9%), le stesse che tramite AssoSim lamentano già gli alti costi d’intermediazione di Borsa Italiana. Né mancano le legittime aspirazioni dell’attuale management italiano, decisivo per la scelta finale.
In totale, una moltitudine di soggetti dalla quale può ancora scaturire la Wimbledon dei titoli di Stato. Italiani e no. L’insalatiera va al finalista che meglio saprà fare la sintesi. Howard Lutnick, numero uno di eSpeed, pensa di avere le carte in regola: «E’ l’occasione per collegare il nostro sistema globale con una rete europea - dice -. Un mercato più ampio abbasserà i costi anche per i governi emittenti, grazie alla grande liquidità». E Lutnick rincara, con una strizzata d’occhio a quel debitore da 1.400 miliardi di euro chiamato Repubblica italiana: «Guardate agli Usa: la distribuzione globale del debito pubblico ha aiutato a tenere bassi gli interessi».
Espeed in realtà potrebbe portare a Milano le sue attività d’Europa e Asia: i migliori giocatori davvero, forse centinaia di broker. Ma a Mts si dubita che la promessa fatta balenare dagli americani sarà poi mantenuta. Resta che la loro offerta è finanziariamente più alta, e potrebbe crescere. D’altra parte Borsa-Euronext promette di arricchire le opzioni sui derivati, al confine fra azionario e obbligazionario. E punta sulle sue garanzie di tutela dell’interesse pubblico italiano. Fra i 16 del consiglio Mts, che si riunisce il 6 giugno per proporre all’assemblea un «vincente», Borsa-Euronext conta sui sei voti delle banche italiane più uno delle francesi. Espeed sui 5 delle banche estere. Arbitreranno i 3 voti dei manager della piattaforma, più quello del Tesoro. Purché l’ircocervo alla fine si trasformi davvero in una Wimbledon.
Federico Fubini
corriere
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