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Vecchio 18-05-05, 09:09   #1 (permalink)
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Il bonus frena anzianità vince al Nord

Il bonus frena anzianità vince al Nord
Le indicazioni Inps sull'incentivo a ritardare il ritiro segnalano che il 53,4% delle istanze proviene dalle Regioni settentrionali




ROMA
• Maschio, settentrionale, dipendente dell'industria e con un reddito medio alto. È l'identikit del lavoratore interessato al bonus per il posticipo della pensione di anzianità. L'incentivo, introdotto con la riforma del sistema previdenziale varata la scorsa estate, frutterà all'Inps un risparmio di 1.090 milioni di euro tra settembre 2004 e tutto il 2007.
Sono i dati che emergono dal terzo rapporto dell'ufficio di valutazione e controllo strategico dell'Inps sugli effetti del bonus. Il monitoraggio fotografa la situazione al 1 ? aprile 2005. In tutto, sono arrivate all'istituto 36.602 richieste di incentivo: 25.966 sono state accolte ( il 28,1% in più rispetto a febbraio) e 1.501 respinte (+ 29%), mentre diminuisce del 16% la giacenza delle istanze ancora da esaminare ( sono 8.209). Gli incentivi effettivamente erogati sono 25.940. Nel 2004, le domande di pensione di anzianità sono state 292.600 ( 18,7%) e nel corso del 2005 si stima un ulteriore calo di 80mila istanze.
Il boom delle domande di bonus si è registrato a ottobre del 2004, quando ne sono arrivate oltre 19mila ( il 53% del totale). Poi il flusso è calato in modo drastico, fino ad attestarsi al ritmo di circa 2mila richieste al mese nel primo trimestre 2005.
Il risparmio generato dall'incentivo è dato dalla differenza fra circa 2.490 milioni di minori uscite e i 1.400 milioni di minori entrate.
All'alba dell'operazione si ipotizzavano effetti economici più consistenti. E la prima nota di variazione al bilancio preventivo 2005 dell'Inps stimava 56.800 bonus concessi entro il 2005, di cui 36mila a lavoratori che, in assenza di incentivi, avrebbero invece chiesto la pensione.
Il picco del risparmio è atteso comunque quest'anno, perché le minori uscite dovrebbero raggiungere il valore massimo ( 840,84 milioni). I tecnici dell'istituto sono ancora al lavoro per raggiungere una stima più precisa degli effetti dell'incentivo. Il Civ, a marzo, ha infatti chiesto di definire un indice di propensione al pensionamento per valutare più correttamente il fenomeno del posticipo. Tuttavia l'ufficio di valutazione e controllo strategico non ha ancora messo a punto questo parametro.
Il bonus conferma la sua scarsa capacità di attrattiva sulle lavoratrici: meno del 10% delle domande presentate arriva infatti da donne. Il 68,1% delle richieste arriva invece dagli iscritti al Fondo pensione per i lavoratori dipendenti. L'incentivo viene richiesto soprattutto da lavoratori con elevata anzianità contributiva: il 41,3% ha almeno 38 anni di servizio alle spalle, mentre il 17,6% ne ha almeno 40.
Il 53,4% delle istanze arriva dalle Regioni del Nord, la sola Lombardia si attesta al 23,9 per cento. Il Centro conta il 27,6% delle richieste, mentre Sud e Isole si fermano al 19 per cento. In Lombardia si concentra anche il maggior numero di istanze già accolte: il 26,7% del totale, pari al 79% delle richieste pervenute nella Regione.
Tra chi richiede il bonus ( ottenendo tutti i contributi versati da lavoratore e azienda in busta paga, esentasse) i redditi molto elevati sono una minoranza; la maggior parte delle richieste, però, arriva da lavoratori con stipendi medio alti. Il 62,6% dei lavoratori che ha richiesto l'incentivo guadagna infatti più di 30mila euro, mentre il 52% percepisce dai 30mila a 100mila euro. Il monitoraggio mostra poi un calo del peso della classe d'ingresso, quella con meno di 20mila euro di reddito, che ora si attesta al 13,9 per cento.
Oltre la metà delle domande viene da dipendenti di aziende industriali ( 55,3% del totale), seguono il settore del commercio ( 17,5%) e quello del credito ( 14,6%). Il maggior interesse per la misura si riscontra, infine, tra gli impiegati ( 45,3%), che staccano operai ( 25,1%), quadri ( 14,8%) e dirigenti ( 14,8%).

E il Civ esorta ai controlli

ROMA • Un ruolo guida per il miglioramento dell'efficienza organizzativa dell'intero sistema previdenziale, una maggiore incisività nell'azione di vigilanza e di recupero crediti, ma anche più attenzione ai nuovi fenomeni sociali, come l'immigrazione o i contratti previsti dalla legge Biagi.
Questo dovrà essere l'Inps secondo la relazione programmatica 2006 2008 del Civ ( Consiglio di indirizzo e vigilanza) approvata nella seduta del 10 maggio scorso.
Obiettivi innovativi. Secondo la relazione, l'Istituto dovrà diventare veramente il motore del Casellario unico non solo creando sinergie con gli altri enti, ma anche individuando « forme di partecipazione delle forze sociali alla utilizzazione del casellario in vista di più efficaci politiche per l'emersione del lavoro nero ed in relazione alle problematiche del mercato del lavoro » . Mentre un impegno maggiore sarà necessario sulla mensilizzazione dei flussi contributivi, sia per ridurre gli impatti organizzativi per le aziende sia per « adeguare tutte le procedure che interfacciano i dati retributivi dei dipendenti fino ad oggi resi disponibili dal ministero delle Finanze tramite i modelli 770 » .
Obiettivi di mantenimento e di miglioramento. Uno dei focus centrali, in quest'ambito, è l'attività di verifica. A partire dai pagamenti dell'indennità di malattia, dove il futuro sistema telematico dovrà servire a « recuperare aree di evasione contributiva " sommersa" determinate da comportamenti " devianti" da parte di alcuni settori di attività economiche » . Ma stessa attenzione va posta su entrate e recupero crediti, dove la cartolarizzazione non può bastare. Gli obiettivi, in questo caso, dovranno essere una revisione periodica degli archivi, isolando i crediti palesemente inesigibili; un'inversione di tendenza nella crescita degli stock, potenziando l'azione ispettiva e dando luogo a una procedura conciliativa; l'abbattimento dello stock residuo mediante una politica attiva direttamente eseguita dalle strutture dell'Istituto; e l'attuazione dello sportello unico per artigiani e commercianti.
Nuovi fenomeni sociali. Il Civ dell'Inps sottolinea anche la necessità di piani d'azione e di risposta ai mutamenti della società.
Ad esempio, gli immigrati: « Occorre — spiega la relazione previsionale — una ancor più incisiva politica dell'Istituto da realizzare attraverso l'individuazione di un centro di responsabilità unitario » , a cui va collegato un maggiore impegno nel coordinamento internazionale. Ma anche i nuovi contratti di lavoro: visto che può vantare uno dei sistemi informatici più avanzati del settore, l'Inps « potrebbe essere un candidato naturale alla costruzione del network per il funzionamento della Borsa Continua Nazionale del Lavoro » . Per non parlare ( si veda il commento a fianco) di un ruolo nuovo anche sul versante della previdenza complementare.
Le risorse. Resta il nodo dei finanziamenti. Il rapporto tra entrate e uscite è, nelle previsioni, a vantaggio delle prime, ma non di molto. Per cui, spiega la relazione, nuove risorse andranno reperite dal recupero dell'efficienza delle strutture, dai risparmi derivanti dalla soppressione di organismi inutili, dal contenimento delle spese per missione e dalla riqualificazione dei costi di formazione e comunicazione.
http://www.assinews.it/rassegna/arti...180505pr2.html
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Vecchio 18-05-05, 09:10   #2 (permalink)
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Aiuti per pochi, dubbi per molti





DI GIULIANO *****LA
Il sistema previdenziale «sarà sempre più impegnato a misurarsi...con un mercato del lavoro che assume una connotazione apertamente dualistica. Da una parte la sfera segnata da una elevata continuità della prestazione e da un altrettanto elevato livello di coperture sociali; dall’altra la sfera del mercato caratterizzata dalla discontinuità della prestazione nel tempo e nello spazio e da un insufficiente grado di copertura assicurativa». È questo l’incipit del capitolo dedicato alle «politiche strategiche»
della Relazione programmatica per gli anni 2006-2008 approvata dal Consiglio di indirizzo e vigilanza (Civ) dell’Inps. C’è quindi una precisa consapevolezza delle principali questioni aperte nel mercato del lavoro e, di conseguenza, delle prospettive future e
delle esigenze di cambiamento delle politiche di welfare di cui dovrebbe essere protagonista, se non vuole rassegnarsi "a ammendare le solite calze", un Ente che dialoga con le imprese, interagisce con le famiglie e che, per giunta, è titolare di un bilancio secondo solo a quello dello Stato. Purtroppo, in mancanza di iniziative adeguate, i dati della Relazione mettono in luce che la tendenza alla divaricazione tra le due "città del lavoro" è destinata ad allargarsi. La spesa per prestazioni istituzionali aumenterà di 6,5 miliardi nel prossimo triennio; nelle gestioni previdenziali, addirittura, di circa 9 miliardi. E sono previsioni basate su un quadro macroeconomico ufficiale ancora eccessivamente ottimista, alla luce dei più recenti andamenti. Non è quindi un processo alle intenzioni immaginare che le stime sulle entrate contributive (tracciate, nella Relazione, in modo sufficientemente equilibrato rispetto alle uscite) finiranno per rivelarsi peggiori. Del resto, non viene un buon segnale dai risultati di cassa del primo trimestre 2005. Se il modello sociale dei lavoratori tutelati scricchiola, non si intravedono all’orizzonte misure rivolte a includere le componenti ora condannate ai margini del sistema di protezione. Anche le statistiche al 1° aprile del ricorso al bonus per il posticipo del pensionamento di anzianità rendono evidente un discreto successo dell’operazione, sia come numero di lavoratori disposti al rinvio, sia per i risparmi. L’Inps infatti calcola che, dal 2004 al 2007, a fronte di minori entrate complessive per mancata contribuzione per 1,4 miliardi, vi saranno quasi 2,5 miliardi di minori uscite come prestazioni non erogate (sono, comunque, valutazioni che non tengono conto del minor gettito fiscale). Si conferma, però, il carattere prevalentemente elitario dell’incentivo, poiché continuano ad avvalersene, in maggioranza, settori particolari del mondo del lavoro: il 90% delle domande è presentato da uomini, il 53,4% riguarda residenti nelle Regioni settentrionali, il 55,3% proviene dai comparti industriali, il 75% raggruppa impiegati, quadri e dirigenti. In questa situazione, la Relazione del Civ non può fornire le risposte che spettano al legislatore (ricordiamo, per inciso, che i decreti attuativi della riforma previdenziale del 2004 sono ancora oggetto di esame in sede tecnica, al punto da evocare la leggendaria tela di Penelope). Va segnalata, tuttavia, un’importante novità: il Civ impegna l’Istituto a cimentarsi — nell’ambito dei ruoli assegnati dalla legge, finora disattesi — con la previdenza complementare. Il discorso è delicato, ma è giusto prendere atto delle novità che si aggiungono ai possibili compiti di service amministrativo già assegnati dalla legge 335/95. È prevista innanzi tutto, nella delega 243/04, la costituzione presso l’Inps di un fondo incaricato di gestire le quote residuali di Tfr che non trovano altra destinazione. Inoltre, per l’Istituto potrebbe aprirsi un’altra importante opportunità: divenire il principale partner amministrativo delle Regioni quando esse, una dopo l’altra, si avvarranno della facoltà loro riconosciuta di promuovere forme integrative nel loro territorio.
http://www.assinews.it/rassegna/arti...e180505pr.html
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