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Pensione povera per le casalinghe
Pensione povera per le casalinghe
PREVIDENZA • Il trattamento Inps di vecchiaia è di 90 euro al mese, mentre quello di invalidità si ferma a 24 euro Novanta euro al mese: è la pensione ( valori 2005) che spetta alle casalinghe iscritte al Fondo Inps. Non c'è molto da scialacquare. Sono in 1.440 a poter contare su quei magri importi: tante sono le pensioni di vecchiaia in pagamento quest'anno. Per le 317 casalinghe a cui spetta il trattamento di invalidità, l'assegno è ancora più risicato: 24 euro mensili. Con tali importi, non c'è da meravigliarsi che il Fondo stenti a decollare. E questo nonostante l'operazione di lifting di qualche anno fa. Votato all'insuccesso. La pensione per le casalinghe non è affare di questi ultimi anni. Già dal 1963 esisteva la « Mutualità pensioni » . Tirò avanti per più di un trentennio con una gestione fallimentare. Nel 1997 si decise di cambiare: la Mutualità diventò Fondo. Per l'esattezza « Fondo di previdenza per le persone che svolgono lavori di cura non retribuiti derivanti da responsabilità familiari » . In buona sostanza, le casalinghe. Subito dopo aver cambiato " casacca", il Fondo poteva contare su 9 milioni di lire ( ovvero 4.648 euro) di versamenti contributivi. Poca cosa rispetto all'ammontare delle spese di gestione, che raggiungeva quota 348 milioni di lire ( 179.727 euro). Conti in rosso. I bilanci, nella sostanza, continuano a registrare quegli squilibri iniziali. Nel 2002 si pagavano 1.856 pensioni ( tra quelle di vecchiaia e di invalidità), che costavano al Fondo 879mila euro, coperti dalle entrate contributive solo per 184mila euro. Il resto ( 695mila euro) era a carico dello Stato. Tre anni dopo la situazione non è cambiata. La prima nota di variazione al preventivo 2005 registra un calo delle prestazioni ( sono diventate 1.757) e un aumento dei costi, lievitati a 1,7 milioni di euro, di cui 211mila coperti con i contributi e 1,5 milioni ripianati dallo Stato. Se i bilanci risultano in pareggio — 5,5 milioni di euro in entrata e altrettanti in uscita ( dove trovano posto la spesa pensionistica, ma anche quelle di gestione, le attività patrimoniali e tutto il resto) — è solo perché lo Stato continua a metter mano al portafogli. Il funzionamento dell'apparato, d'altra parte, costa. Basti pensare che il comitato amministratore, composto di nove persone, nel 2004 si è riunito quattro volte, con una spesa di oltre 33mila euro, di cui quasi 23mila per la segreteria. Le casalinghe. I tentativi di rivitalizzare il Fondo ci sono stati, ma finora non hanno sortito gli effetti sperati. La pensione prospettata dall'Inps resta, dunque, ancora poco appettibile. Lo rileva Camilla Occhionorelli, vicepresidente del Movimento italiano casalinghe ( Moica). « Il problema — afferma — è che i versamenti sono tutti sulle spalle dell'interessato, mentre per i lavoratori dipendente c'è il contributo del datore di lavoro » . Ma non è solo questo. « La realtà è che la pensione Inps — prosegue la vicepresidente del Moica— non viene vista come un'opportunità. Le casalinghe preferiscono indirizzarsi verso le assicurazioni private » . Quello dell'Inps non è, in altri termini, un prodotto concorrenziale. Tant'è che lo stesso Moica ha avviato contatti con una società di assicurazioni per stipulare una convenzione che assicuri " pensioni" più vantaggiose. Promesse e delusioni A fronte di questa ingente somma sono per contro arcinote le preoccupazioni concernenti l'adeguatezza dei trattamenti che a suo tempo saranno pagati. Un'altra ciambella che potrebbe riuscire col buco ( sempre considerando gli interessi degli Istituti piuttosto che quelli degli utenti) riguarda l'assicurazione — da alcuni anni resa obbligatoria presso l'Inail — contro gli infortuni in ambito domestico. Risulta, infatti, che 2,7 milioni di casalinghe abbiano versato il premio di 12,91 euro all'anno. Ne derivano 35 milioni di euro in entrata, destinati a restare in gran parte in cassa, dal momento che, dal 2003 a oggi, sono state riconosciute solo 227 prestazioni, a risarcimento di infortuni domestici, su di un totale di 8.691 domande presentate. Il grado di invalidità richiesto dalla legge ( pari al 33%) per aver diritto al modesto assegno mensile è ritenuto troppo elevato dalle associazioni di categoria. Ma le persone che svolgono lavori di cura non retribuiti nell'ambito di responsabilità familiari ( siano essi donne o uomini, anche se il riferimento ai discendenti di Adamo continua a essere, nei fatti, pura teoria) sono oggetto di attenzione sul terreno pensionistico da parte dell'Inps, a cui la legge ( decreto legislativo 565/ 96) ha attribuito la gestione di un vero e proprio fondo a cui tali soggetti possono aderire volontariamente. Il legislatore è recidivo, giacché l'attuale fondo ha ereditato le ( poche) posizioni contributive ( divenute " premio unico di ingresso") delle madri di famiglia che avevano aderito, a suo tempo, alla cassa " Mutualità pensioni", istituita nel 1963, senza mai essere riuscita a decollare, fino al punto di destinare, prima della trasformazione, alle spese amministrative ordinarie un importo pari a circa sei volte l'ammontare dei versamenti contributivi. L'esperienza in questo caso ha insegnato che non è sufficiente innovare per avere successo, soprattutto se si insiste a voler imporre il modello di Cipputi anche alle casalinghe. Non sappiamo infatti quanti siano gli iscritti al Fondo responsabilità familiari, mentre conosciamo il numero delle pensioni ( 1.757) e il loro valore medio mensile ( 90 euro per quelle di vecchiaia e 24 per il trattamento di invalidità). Anche il nuovo Fondo ha finito per spendere di più per la propria sopravvivenza che per erogare pensioni agli utenti. Ciònonostante, il pareggio è assicurato da un significativo apporto dal bilancio dello Stato a compensazione della mancata rivalutazione delle risorse riferite al " premio unico di ingresso" ( ovvero alle somme che la vecchia " Mutualità pensioni" aveva trasmesso alla gestione di cui al decreto del 1996, ma divenuta operativa soltanto nel 2001 a seguito della circolare Inps 223). Si sono, peraltro, perse le tracce — sebbene l'Inps abbia incaricato una società collegata di effettuare uno studio in proposito — di quel fantasioso progetto che avrebbe dovuto consentire alle casalinghe di versare nella loro posizione contributiva individuale i buoni sconto sugli acquisti offerti dai supermercati. Assicurazioni / Infortuni domestici Inail questo sconosciuto N onostante l'assicurazione Inail rappresenti un obbligo già dal Duemila, sono solo 2,7 milioni le casalinghe che a tutt'oggi hanno versato il premio di 12,91 euro annui. Su un bacino di utenza potenziale di circa sei milioni di soggetti: donne e uomini tra i 18 e 65 anni, cassintegrati, pensionati under 65, disoccupati e studenti che lavorano in casa. Dopo un periodo di " interregno" di cinque anni, durante il quale — come ha previsto la legge 493/ 99 che ha introdotto l'assicurazione obbligatoria per le casalinghe — chi non pagava non era tutelato in caso di incidente, ma non incorreva in sanzioni, dal primo febbraio scorso sono, invece, scattate le multe contro i morosi, che devono pagare una multa pari all'importo da corrispondere. Questo, però, sulla carta. Di fatto, a tre mesi dal debutto del " nuovo corso", nessuna sanzione è stata comminata nei confronti degli oltre 3 milioni di " evasori". Le sanzioni. Un certo immobilismo può essere imputato all'Inail. Nello specifico al Comitato di gestione del fondo delle casalinghe. Perché i morosi possano essere perseguiti, occorre infatti che il Comitato si doti di un apposito regolamento, all'interno del quale venga fissata, tra l'altro, la gradualità delle sanzioni. L'ipotesi prevalente è che la sanzione massima di 12,91 euro vada imposta solo a chi accumula un ritardo di almeno un anno. In ogni caso, l'obiettivo dichiarato è quello di approvare il testo entro luglio di quest'anno. Allo stato, risulta che un testo ancora non ci sia. Anche se il comitato potrebbe affrontare la questione già nella prima riunione utile, prevista per dopodomani. Gli assicurati. Alla data del 9 maggio 2005 risultano aver sottoscritto una polizza di assicurazione obbligatoria contro gli incidenti avvenuti in ambito domestico circa 2milioni 471 mila soggetti. A questi vanno aggiunti i circa 220mila assegni versati dallo Stato per i redditi inferiori alla soglia minima. Le polizza attivate presso l'Inail sono quindi 2milioni 690mila. Ottocentomila in più rispetto alla fine del 2004. Il numero è destinato a crescere perché non sono stati ancora conteggiati tutti i versamenti effettuati tramite i bollettini di Poste italiane. Le rendite. Lo screening dei trattamenti erogati è fermo invece al 31 marzo scorso. A quella data risultavano corrisposte 121 rendite ( a cui vanno aggiunti i 383 casi ancora sotto istruttoria), sulle 4.290 domande pervenute dal 2001 a oggi. Una percentuale nettamente inferiore rispetto al numero di assicurati, che le organizzazioni di categoria imputano alle maglie troppo strette della normativa. La legge 493, infatti, fissa al 33% il grado minimo di invalidità richiesto per aver diritto all'assegno mensile. In più occasioni, la Federcasalinghe ha chiesto al ministro del Welfare, Roberto Maroni, di abbassare al 26% la soglia minima di tutela. La proposta è tuttora ferma in commissione Lavoro della Camera. Tra crisi di Governo, verifiche di maggioranza e vertici di coalizione, la commissione ha, infatti, ha finito per riunirsi in rare circostanze. Senza peraltro affrontare la questione. La stessa sorte è toccata alle altre ipotesi di modifica pendenti, come quelle avanzate nei mesi scorsi dal presidente dell'Inail, Vincenzo Mungasi: estendere il trattamento anche in caso di morte dell'assicurato, nonché ampliare la fascia di età degli assicurati dai 65 anni attuali fino ai 70. http://www.assinews.it/rassegna/arti...e160505pr.html |
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