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La corsa degli strutturati fa bene solo alle banche
La corsa degli strutturati fa bene solo alle banche
I bond a capitale garantito sono considerati a torto sicuri. Il sistema di costi opaco erode i rendimenti
di Lorenzo Masini - 14-05-2005
I numeri parlano chiaro: l’industria italiana dei fondi è in crisi. La raccolta continua a essere negativa, in controtendenza con il resto d’Europa. E, se non bastasse, gli investitori hanno comprato in massa fondi obbligazionari (i più venduti da inizio anno con una raccolta di 4,6 miliardi), mentre il rosso accumulato dagli azionari è ammontato a 3,1 miliardi. Una scelta miope, se si guarda alle performance. Non solo. C’è un’altra classe di prodotti che avanza rapidamente nelle preferenze dei risparmiatori: gli strutturati. Che hanno costi elevati e rendimenti contenuti. Cosa accade, dunque, nel mercato? L’incertezza sulla congiuntura ha il suo peso, come la memoria storica dei soliti default. Ma secondo Guido Cammarano, presidente di Assogestioni, la ragione vera è un’altra. «Sono le stesse banche che controllano le sgr - ha detto Cammarano - che, approfittando della crisi di fiducia dei risparmiatori, preferiscono vendere prodotti garantiti e polizze index linked, perché prevedono una commissione d’ingresso immediatamente contabilizzata nel conto economico». Come dire che le banche, grazie agli strutturati, riescono a fare utili e a recuperare quello che perdono con i fondi azionari. «Dopo il 2000 per le banche è stato sempre più difficile attirare gli investitori sull’azionario - conferma Marco Navone, docente di Economia dei mercati e degli intermediari finanziari all’Università Bocconi - Le preferenze si sono spostate prima sulle obbligazioni e poi solo sui titoli di Stato. Di fatto, l’unico canale per fare una raccolta redditizia è quello dei prodotti strutturati». Le commissioni su Etf e titoli di Stato sono infatti irrisorie. «Gli strutturati, al contrario, offrono alti margini - continua Navona - D’altronde, non si può sottovalutare il fatto che consentono di partecipare a un guadagno azionario pur essendo a capitale protetto». E per questo sono stati scelti anche autonomanente dai risparmiatori, evidentemente poco informati su quanto i costi di gestione potessero erodere il capitale garantito. «Ovviamente esiste una vasta gamma di prodotti strutturati - aggiunge Navone - Il più semplice è un bond con una parte della cedola legata al rendimento di un mercato azionario, ma protetto da eventuali perdite di Borsa. Altro discorso sono le commissioni. Anche perché le strutture dei costi sono opache». In generale, i prodotti strutturati costano più di un fondo. E la loro complessità consente di nascondere parte dei costi. Se lo strumento si potesse scomporre nelle sue componenti semplici, la somma delle singole commissioni sarebbe probabilmente inferiore a quella del prodotto finito. «L’idea alla base del prodotto, comunque, sarebbe ottima, se si risolvesse il problema della trasparenza. Il mercato dovrebbe innanzitutto diventare più competitivo», conclude Navone.
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