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Vecchio 12-05-05, 09:18   #1 (permalink)
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Chiusa inchiesta CIRIO

12 maggio 2005
Chiusa l'inchiesta Cirio: 45 indagati
L'elenco comprende Deloitte& Touche e i vertici di Bancaroma, Sanpaolo e Popolare Lodi



ROMA • Oltre ventiquattro mesi di inchiesta, 46 persone tra manager e banchieri indagate, 22 capi di accusa contestati sui quali spicca la bancarotta in tutte le sue manifestazioni: preferenziale, distrattiva, documentale e patrimoniale. La procura di Roma ha messo ieri la parole fine alle indagini sul crack Cirio. Tra i nomi iscritti nel registro degli indagati dai pm Tiziana Cugini, Gustavo De Marinis, Rodolfo Sabelli e coordinati dal procuratore aggiunto Achille Toro, c'è primo fra tutti Sergio Cragnotti, assieme alla moglie Flora Pizzichemi, i figli Andrea, Massimo, Elisabetta e il genero nonché direttore finanziario Filippo Fucile. L'ex patron del gruppo alimentare viene definito un vero e proprio « dominus » dell'impero societario creato in Italia e in Paesi off shore. Spiccano anche i nomi di Cesare Geronzi, presidente di Capitalia, Antonio Nottola, già a. d. di Banca di Roma. E ancora: i vertici del SanpaoloImi, Rainer Masera, prima a. d. e poi presidente, e l'a. d. Luigi Maranzana. Infine la Banca Popolare di Lodi con l'a. d.
Gianpiero Fiorani e il presidente Giovanni Benevento. Nella lista anche Sebastiano Baudo, nel ruolo di a. d. di Deloitte& Touche, società certificatrice dei bilanci del gruppo, chiamata in causa anche come persona giuridica per illecito civile.
A far scattare le indagini il default del gruppo, tra il 2002 e il 2003, che ha portato circa 13mila risparmiatori, secondo quanto ricostruito dai pm, a ritrovarsi in mano bond per un controvalore di 1,125 miliardi di euro divenuti carta straccia da un giorno all'altro. Una storia che secondo l'accusa inizia a fine anni ' 90 con il « trasferimento illecito di risorse finanziarie » da società operative del gruppo Cirio a società controllanti con sede all'estero riconducibili a Cragnotti, determinando una « situazione illiquida cui si faceva fronte con ricorso » all'indebitamento con le banche; « dal 2000 questo è aggravato con l'indebitamento verso il mercato del risparmio in Italia » .
Secondo i pm è cruciale il ruolo delle tre banche, perché, come creditori di Cirio, avrebbero sollecitato le emissioni di bond per rientrare dell'esposizione con i proventi. Le accuse di distrazione dei fondi, per centinaia di miliardi tra il ' 99 e il 2002, a carico di Cragnotti, familiari e manager del gruppo Cirio riguardano « operazioni di cessioni infragruppo con sopravvalutazione delle azioni acquisite di società » studiate per distrarre fondi e ripagare le banche. È nell'ambito della cessione di Eurolat, società lattiero casearia, da Cirio a Parmalat nel ' 99 che viene inserito il ruolo della Popolare di Lodi. Secondo i pm, quell'operazione, assieme ad altre, servì a distrarre fondi per circa 500 miliardi di lire destinati a ripagare finanziamenti concessi in pool tra Banca di Roma e Bpl.
I proventi dei bond, secondo l'accusa, vengono usati da Cragnotti per pagare debiti personali o persino ( per circa 8 miliardi di lire) pagare premi a calciatori della Lazio. E ancora: secondo i pm 500 milioni di euro vengono usati per « pagamenti preferenziali » a 12 banche.
Cragnotti e i manager sono accusati di aver creato con « artifici e raggiri » « verie e proprie scatole vuote » per emettere obbligazioni in Lussemburgo, sapendo che sarebbero state negoziate in Italia. Mentre le tre banche tornano in ballo anche nel ruolo di collocatori dei bond per aver « omesso informazioni » sul loro conflitto di interessi, « su rischi e natura dell'operazione » « inducendo in errore gli acquirenti finali » .
Ieri i legali di Capitalia hanno ribadito la debolezza dell'impianto accusatorio; secondo Giulia Bongiorno, legale di Cragnotti, « ci sono molte contestazioni che attengono solo scelte imprenditoriali » . Gli avvocati hanno ora 20 giorni per avanzare le controdeduzioni, poi i magistrati valuteranno l'eventualità di richiedere il rinvio a giudizio.
http://www.assinews.it/rassegna/arti...e120505pa.html
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Vecchio 12-05-05, 09:22   #2 (permalink)
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12 maggio 2005
Sono 45 gli indagati per il crac Cirio nel mirino Bancaroma, Lodi e Sanpaolo

Sono 45 gli indagati per il crac Cirio nel mirino Bancaroma, Lodi e Sanpaolo


La lente dei magistrati sull´emissione di 9 bond del gruppo per 1.125 milioni di euro

ELSA VINCI

ROMA - Una truffa da 1.125 milioni di euro legata all´emissione di nove bond dal 30 maggio 2000 al 31 maggio 2002, 13 mila risparmiatori «fregati» dal mancato pagamento dei bond Cirio. A due anni dall´inizio delle indagini la Procura di Roma chiude l´inchiesta sul crac del gruppo di Sergio Cragnotti. Con il deposito del capo di imputazione si prospetta ora la richiesta di rinvio a giudizio di 45 indagati. I magistrati contestano i reati di bancarotta per distrazione, documentale, preferenziale e patrimoniale, nonché la truffa, ipotesi quest´ultima che coinvolge anche 12 banchieri. Secondo i pm dall´emissione e dal collocamento dei bond Banca di Roma, Banca Popolare di Lodi E San Paolo Imi avrebbero ottenuto «un ingiusto profitto» arrecando agli investitori tradizionali e agli investitori «un danno corrispondente all´intera somma versata per l´acquisto delle obbligazioni».
Sono 22 i capi d´accusa contestati agli indagati e a una società di revisione, la Deloitte&Touche. Come è noto, oltre all´ex patron l´inchiesta coinvolge i figli Andrea e Elisabetta, il genero Filippo Fucile. La holding guidata da Sergio Cragnotti viene descritta dai magistrati come un insieme di scatole cinesi usate per trasferire e distrarre denaro. Tra gli episodi di bancarotta contestati ci sono anche i premi pagati ai calciatori per lo scudetto vinto dalla Lazio nel 2000 e l´operazione Eurolat, la cessione dell´azienda casearia a Parmalat avvenuta nel 1999 per circa 330 miliardi di lire.
Cragnotti si è sempre difeso dicendo di essere crollato perché lo hanno abbandonato le banche. La Procura sostiene che gli istituti coinvolti conoscevano dagli anni ‘90 lo stato di dissesto della Cirio. I banchieri finiti sotto inchiesta sono per Banca Roma Cesare Geronzi, presidente di Capitalia, Antonio Nottola, Piero Locati, Remo Martinelli, Angelo Fanti e Massimo Tarozzi; per la Popolare Lodi sono Giovanni Benvenuto, presidente, Giampiero Fiorani, ad, e l´ex amministratore Ambrogio Sfondrini; infine per il San Paolo Imi: l´ex presidente Rainer Masera, l´ex ad Luigi Maranzana e l´ex dirigente Massimo Mattera. Un solo revisore compare tra gli indagati, è Sebastiano Baudo cui viene contestata la «falsità nelle relazioni o comunicazioni» come amministratore dal 1989 e dal 2001 come componente del cda e ad della Deloitte. Legata alla posizione di Baudo l´accusa mossa alla Deloitte «limitatamente alle relazioni di revisione» del 2002 per i «bilanci dell´esercizio 2001». La difesa ha 20 giorni per depositare nuove istanze, poi la richiesta di rinvio a giudizio.

http://www.assinews.it/rassegna/arti...120505ba3.html
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Vecchio 31-05-05, 09:01   #3 (permalink)
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31 maggio 2005
Cirio bond verso l'archiviazione

INCHIESTA PER TRUFFA • I Pm di Milano sono pronti a chiudere


MILANO • Vira con decisione verso l'archiviazione l'indagine sulla truffa dei bond Cirio venduti ai risparmiatori. Almeno per la maggior parte delle posizioni degli indagati della procura di Milano per i quali i Pm Luigi Orsi, Laura Pedìo e Gaetano Ruta sarebbero giunti alla conclusione che non ci sono elementi per chiedere la celebrazione di un processo. Per altre posizioni, non si esclude che gli atti possano essere inviati alla procura di Roma che ha appena chiuso il procedimento sulla bancarotta della Cirio.
La decisione definitiva sarà presa dai magistrati nei prossimi giorni con l'eventuale richiesta al Gip con cui chiedere l'achiviazione dell'accusa. A Milano sono indagati per truffa il presidente di Capitalia, Cesare Geronzi, l'amministratore delegato di Banca Intesa, Corrado Passera ( la cui iscrizione tra gli indagati fu solo un atto dovuto dal momento che quando fu emesso il bond lui era appena arrivato al vertice dell'istituto di credito), l'ex patron del gruppo alimentare, Sergio Cragnotti, il genero di Cragnotti, Filippo Fucile, e l'avvocato dello stesso Cragnotti, Riccardo Bianchini Riccardi.
Sempre a Milano resta aperto il filone dell'inchiesta Cirio sui reati di riciclaggio per i quali si attende il risultato della rogatoria in corso in Svizzera. La procura di Roma si appresta a formulare le richieste di rinvio a giudizio per una quarantina di indagati, mentre al Tribunale di Monza l' 11 luglio inizierà il primo processo penale per truffa sulla vendita dei bond, il caso che fece da apripista alla nuova stagione di inchieste finanziarie.
Intanto, è attesa questa mattina la sentenza sul caso Bipop Carire che sarà formulata dal Giudice dell'udienza preliminare, Lorenzo Benini. Il Gup deve decidere se accogliere la richiesta della procura di processare 42 imputati, accusati a vario titolo di falso in bilancio, aggiotaggio fino all'infedeltà patrimoniale.
Tuttavia, in processo rischia di arrivare il dibattimento monco perché lo stesso Gup ha deciso di inviare a Milano il troncone dell'associazione per delinquere per il quale sono accusati otto ex amministratori della banca. E sempre a Milano giace ancora la posizione dell'ex responsabile della vigilanza della Consob, Fabrizio Tedeschi, ancora al vaglio degli inquirenti. Al momento nessun documento è stato inviato da Brescia a Milano, ma non è escluso che la procura del capoluogo lombardo decida di sollevare un conflitto di competenza per la difficoltà di avviare un'inchiesta senza i reati connessi.
http://www.assinews.it/rassegna/arti...310505un3.html
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Vecchio 06-06-05, 18:21   #4 (permalink)
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IL PASSAGGIO DI CALABRÒ ALL’AUTORITÀ DELLE COMUNICAZIONI HA FERMATO TUTTE LE PRATICHE
Rimborsi Cirio, si allungano i tempi

Le banche verso l’archiviazione dall’accusa di truffa

DUE brutte notizie per chi è
rimasto invischiato nei nelle
obbligazioni Cirio. Ancora
un rinvio per i possessori di
bond, (1,25 miliardi di euro e 35
mila italiani coinvolti) mentre le
banche sembrano cavarsela con
un’archiviazione. Mario Resca,
il commissario straordinario della
società alimentare, lo stesso
che qualche mese fa aveva assicurato
sul buon esito delle operazioni
rivelando che entro i primi
giorni di giugno sarebbero arrivati
i cosiddetti riparti, ha invece
dovuto cambiare versione e annunciare
che di rimborsi se ne
parlerà a data da destinarsi.
Questa volta però la colpa è
della politica e del giro di nomine
in cui il governo è stato impegnato.
Più nello specifico si fa riferimento
al nome di Corrado Calabrò
chiamato alla presidenza dell’Authority
delle Comunicazioni.
Lo stesso Calabrò che fino a poco
tempo fa era il presidente del
Comitato di Sorveglianza della
Cirio. Ruolo cruciale: rimasto
però vacante.
Il Comitato di sorveglianza,
infatti, ha il compito di vigilare
sull’operato dei commissari che
invece stanno gestendo quel che
resta della Cirio ( si tratta dello
stesso Mario Resca, di Attilio
Zimatore e Luigi Farenga).
Hauna funzione fondamentale,
quindi. E fino a quando il
nuovo ministro delle Attività
Produttive, Claudio Scajola, non
sceglierà il sostituto la partita
resta bloccata. Una partita ancora
aperta anche dal punti di vista
delle cessioni.
Quando tutto sembrava fatto
è saltata quella della Del Monte
Pacific. L’imprenditore filippino
Lucio Tan ha fatto maretta,ma i
commissari giudiziali non ne fanno
una tragedia.
Secondo Resca, infatti, la società
va bene, anzi è in crescita e
quindi non sarà difficile trovare
nuovi acquirenti. Probabilmente
il tutto si risolverà con un
bando di gara. Mentre per gli
asset più piccoli, come Cirio Agricola
e Cirio Ricerche, sarebbero
in pole position la Cremonini e la
Save.
Si va invece verso la richiesta
di archiviazione dell'indagine
sulla truffa legata al collocamento
dei bond Cirio e nella quale,
tra gli altri, risultano indagati il
presidente di Capitalia Cesare
Geronzi, l'ad di BancaIntesa Corrado
Passera, Sergio Cragnotti e
il genero Filippo Fucile, e il
legale dell'ex patron del gruppo
Riccardo Bianchini Riccardi. A
quanto si è appreso da fonti
giudiziarie, i pm Luigi Orsi, Gaetano
Ruta e Laura Pedio, si
stanno apprestando a chiudere
le indagini con una richiesta di
archiviazione. I tre magistrati
stanno, in questi giorni, redigendo
la richiesta da presentare al
Gip, che dovrà valutare se accoglierla
o meno. Non hanno invece
trovato conferma le voci su
un trasferimento del fascicolo
alla Procura di Roma anche perchè
- si fa notare in ambienti
vicini alla Procura - sia la Procura
generale presso la Cassazione,
sia la Procura generale diMilano
in due occasioni hanno stabilito
che la competenza è della magistratura
milanese. [r.t.]

la stampa oggi
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Vecchio 11-07-05, 09:06   #5 (permalink)
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11luglio 2005
Imminente la richiesta della Procura. Tra gli indagati anche Geronzi, Passera e la Jp Morgan

In archivio l´inchiesta Cirio



L´ipotesi dalla quale erano partiti i magistrati era la truffa ai risparmiatori

LUCA FAZZO


MILANO - Manca solo il via libera di Manlio Minale, capo della Procura di Milano, che in questi giorni sta esaminando il documento preparato dai suoi sostituti Laura Pedio, Luigi Orsi e Gaetano Ruta. Poi sull´inchiesta milanese per il crac della Cirio e per la truffa ai danni di decine di migliaia di risparmiatori che acquistarono i bond del gruppo di Sergio Cragnotti calerà il sipario. Al termine di due anni di indagini, dopo decine di interrogatori e una voluminosa perizia contabile e amministrativa, i tre pubblici ministeri hanno raggiunto una certezza: l´accusa di truffa non sta in piedi. Almeno nei confronti delle banche e dei banchieri che erano stati raggiunti in questi anni dagli avvisi di garanzia della Procura milanese: e cioè Cesare Geronzi di Capitalia, Corrado Passera di Intesa, Guido Tugnoli e Stefano Balsamo di Jp Morgan e altri. Per tutti loro la richiesta della Procura è l´archiviazione del procedimento. Per un ristretto numero di indagati, tra cui Cragnotti, gli atti vengono trasmessi per competenza alla Procura di Roma che deciderà il da farsi.
La cautela con cui la magistratura milanese sta preparando questa mossa nasce anche dalla consapevolezza dell´impatto inevitabilmente sgradevole sulle molte vittime del crac Cirio che in questi mesi avevano preparato la costituzione di parte civile nei confronti degli istituti di credito attraverso cui avevano acquistato le azioni del gruppo. Si tratta di un numero imponente di risparmiatori, anche se inferiore a quello dei bidonati di Parmalat. Ma, con tutta la comprensione per il loro desiderio di risarcimento, i pm milanesi hanno dovuto prendere atto di quanto emergeva dall´indagine. E cioè che era impossibile individuare all´interno delle banche figure cui si potesse imputare di aver rifilato consapevolmente ai clienti obbligazioni spazzatura. Sulla stessa linea, d´altronde, si era mossa la Consob, che nel marzo dello scorso anno aveva riservato solo blande sanzioni alle banche sospettate di avere deliberatamente ingannato la clientela sulla solvibilità dei bond di Cirio.
Anche dopo quella relazione, i tre pm milanesi hanno continuato a scavare: fino agli ultimi atti compiuti nelle scorse settimane, come l´interrogatorio di Cesare Geronzi o la perquisizione nella sede dell´Atm, l´azienda di trasporto pubblico milanese cui Intesa aveva rifilato dieci milioni di euro di obbligazioni Cirio. Ma anche gli ultimi accertamenti hanno confermato la Procura nella convinzione che la strada obbligata fosse quella di chiudere l´indagine con un nulla di fatto.
Le uniche speranze delle vittime del crac Cirio poggiano a questo punto sull´inchiesta per bancarotta fraudolenta condotta dalla Procura di Roma e chiusa nel maggio scorso con un capo di imputazione che coinvolge anche i vertici di tre banche (Capitalia, Imi San Paolo e Popolare Lodi) accusate di concorso in truffa. Dal canto loro i pm milanesi continuano a scavare su un filone di indagine laterale ma di notevole interesse: è l´inchiesta che vede Cragnotti accusato di riciclaggio insieme ad altri personaggi tra cui il genero Filippo Fucile, l´avvocato d´affari Paolo Sciumè, il businessman svedese Johan Eliasch e uno degli uomini più potenti del Brasile, l´imprenditore Mario Garnero. Attraverso una cordata guidata da un commercialista milanese Cragnotti avrebbe finanziato con fondi provenienti dalla bancarotta un tentativo di scalata a parte del gruppo Cirio: avrebbe, cioè, cercato di tornare a controllare la sua azienda in modo occulto. Su questo filone, nato da un esposto di un folto gruppo di risparmiatori Cirio, la Procura milanese ha deciso di aprire una inchiesta-stralcio per poter continuare ad indagare.

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