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Una rapina ogni 11 banche

9 maggio 2005

Una rapina ogni 11 banche
CRIMINALITÀ • Nel 2004 si sono contati 2.683 « colpi » ( + 10,5%): il primato ( 588) spetta alla Lombardia




M estiere rischioso, quello del bancario. Come se non bastassero la fine del posto sicuro, le ristrutturazioni e la possibilità di subire scalate dall'estero, chi lavora in banca deve infatti fare i conti con una delinquenza che sembra avere rialzato la testa. Secondo le ultime rilevazioni dell'Abi ( Indagine sistematica sulle rapine ai danni di dipendenze bancarie), nel 2004 si sono verificate 2.683 rapine, con una preoccupante crescita del 10,5% rispetto all'anno precedente. Riprende così il trend negativo della rischiosità, dopo la battuta d'arresto che si era verificata nel 2003 ( 1,7% rispetto al 2002). Gli eventi criminosi sono saliti a uno ogni 11,5 sportelli, da uno ogni 12,5 del precedente rapporto.
Come molti altri fenomeni, anche le rapine sembrano avere un legame diretto con le stagioni ed evidenziano da anni una particolare concentrazione in alcuni giorni e orari. L'andamento mensile mostra una notevole concentrazione a marzo ( 261 rapine), mentre giugno e agosto risultano i periodi più tranquilli. Anche i ladri vanno in riviera? Le concentrazioni, in realtà, sono direttamente collegate alla quantità di denaro in cassa: le azioni dei malviventi si concentrano così al lunedì e al venerdì ( nel 44% dei casi), mentre le ore più pericolose sono quelle di massima attività, cioè tra le 11 e le 13,30.
La palma di regione più rischiosa è contesa da Lombardia e Puglia. Il primato dipende da come si preferisce misurare il fenomeno: per numeri assoluti o per rischiosità in relazione alla dimensione della rete. La Lombardia ha subìto 588 rapine (+ 6,7% rispetto al 2003), cioè circa il 22% del totale nazionale. La Puglia risulta però al primo posto per intensità del fenomeno con 7,6 rapine ogni cento sportelli (+ 11,9%), un dato notevolmente superiore alla media nazionale ( 8,7).
Esiste un altro metro per misurare l'andamento delle rapine: è quello del volume del " grisbi" ( ammontare sottratto alle aziende di credito) così come risulta dalle segnalazioni inoltrate all'Abi e dalle denunce presentate alle forze dell'ordine. In questo caso, fortunatamente, l'incremento — pur evidente — risulta un po' meno pronunciato. Nel 2004 il totale del bottino ha superato i 56,4 milioni di euro: rispetto al 2003 l'aumento è stato limitato al 2,5 per cento. Se poi si considera il bottino medio per ogni rapina ( 21mila euro), si nota una diminuzione del 7,5% ( era a quota 22.700 euro). Anche in questo caso nel 2004 « la Lombardia ha subìto il danno maggiore ( 9,3 milioni), nonostante una diminuzione rispetto all'anno precedente ( 7%).
Lazio ed Emilia Romagna, al secondo e al terzo posto, hanno fatto registrare un incremento rispettivamente del 37,5 e del 7,2% » .
Infine le rapine non portate a termine. L'anno scorso i tentativi sono stati poco meno di 250, l' 8,4% del totale, con un leggero aumento rispetto alla precedente rilevazione. Si tratta di un segnale che viene interpretato positivamente: le probabilità per i malviventi di riuscire a portare a termine i loro attacchi sono diminuite.

Arriva il piccolo manuale di difesa

Il contrasto alla criminalità passa sì dalle blindature e dal rafforzamento delle misure di sorveglianza nelle agenzie. Ma tutto questo armamentario va accompagnato da una diffusa " cultura della sicurezza". Lo insegna l'esperienza positiva degli ultimi anni, che ha visto nascere una collaborazione sempre più stretta tra banche, forze dell'ordine e magistratura. Un lavoro di scambio di richieste e informazioni che ha portato alla definizione di protocolli d'intesa tra Abi, banche e prefetture, già attivi in 47 province, che prevedono anche un'attività di formazione del personale proprio in tema di sicurezza.
Ed ecco che quest'anno è arrivata la " Guida antirapina per il personale di sportello", edita da Bancaria Editrice. Il libretto indica suggerimenti che corrispondono a standard comportamentali adeguati alle diverse circostanze: cosa fare per prevenire le rapine, come agire durante l'evento e cosa fare dopo. ( G. Pl.)

In futuro la sicurezza sarà a colpo d'occhio

Q uali sorprese riserva il futuro ai rapinatori di banche? Mettiamola così: se rapinassi banche non starei a preoccuparmi. Almeno per un po' di tempo. Ma non perché i sistemi di sicurezza non si stiano evolvendo.
Tutt'altro. I problemi sono economici e logistici: costa più proteggersi che subire le rapine.
Per esempio, sull'onda degli attacchi terroristici dell' 11 settembre 2001, sono proliferate nelle città statunitensi le telecamere per il riconoscimento automatico dei volti. Potrebbero essere posizionate all'ingresso delle banche per riconoscere i sospetti e sorvegliarli di conseguenza. Non risolverebbero il problema, ma certo lo attenuerebbero di molto, perché la maggior parte dei rapinatori di banche sono pregiudicati e schedati.
Ma sarebbe necessario disporre di videocamere di alta qualità, computer costosissimi e software raffinati per rilevare con sufficiente ricchezza di particolari il volto di ogni persona. E si dovrebbe dotare il computer di ogni banca di un database contenente le foto di tutti i sospetti. Senza contare che i rapinatori tenderebbero a modificare le proprie sembianze, costringendoci a utilizzare software che riescano a riconoscere un volto camuffato. Che esistono già, ma sono molto costosi.
Ammettiamo pure che si vogliano spendere tutti questi soldi, a questo punto interverrà il « paradosso del riconoscimento » . Che recita più o meno così: più raffinata è la tecnologia di riconoscimento, più sarà possibile identificare le persone camuffate. Ma diventerà più alta la frequenza degli errori, perché entreranno in gioco troppe variabili. E, all'aumentare del numero delle persone innocue fermate per sbaglio all'ingresso delle banche, crescerà il rigetto da parte della gente.
Nuove generazioni di computer abbasseranno i costi e renderanno più efficace il riconoscimento facciale. Ma questo avverrà all'incirca nel 2014: possiamo permetterci di aspettare tanto? La scorciatoia è il riconoscimento automatico delle persone in base all'iride oculare. E ci sarebbe già uno strumento: lo ha appena realizzato a Pechino il professor Tieniu Tan dell'Istituto per l'automazione dell'Accademia delle scienze. Scandisce gli occhi delle persone usando una luce infrarossa per illuminare l'occhio, mentre la videocamera cattura immagini dell'iride. Lo scanner di Tan può anche parlare, perchè è dotato di un sistema a sintesi vocale che chiede alla persona sotto esame di iride di spostarsi un po' più vicino oppure di lato, a seconda delle esigenze. Effettua poi diverse riprese dell'iride che vengono analizzate con algoritmi di elaborazione evoluta. Lo scanner di Tian è poco ingombrante, economico e persino portatile. Ed è già pronto da produrre in serie. Ma non si può utilizzare. Perché non esistono i database per il riconoscimento dell'iride oculare: nessuna iride è ( ancora) schedata, neanche quelle dei pregiudicati. Per avere database di iride efficaci bisognerà aspettare il 2010. E, a quel punto, le rapine saranno ormai quasi tutte telematiche. E il denaro quasi tutto digitale.
info@ vitodibari. net « C'è già il software per riconoscere l'iride: manca però un database, che sarà pronto solo nel 2010 »
http://www.assinews.it/rassegna/arti...e090505ba.html
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