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e-government
E-cittadini alla ricerca di un’identità digitale
Le tecnologie ci sono e le macroinfrastrutture pure, ma per realizzare veramente un sistema di governo elettronico bisogna garantire a ciascuno individuo l’accesso sicuro a una propria pagina Internet dove si può conoscere la situazione aggiornata, dal pagamento delle tasse alla salute PAOLA JADELUCA Dall’egovernment all’esociety. E’ questo il salto fondamentale grazie al quale si potrà considerare veramente realizzato l’ambizioso progetto di portare la pubblica amministrazione, tutta, a casa dei cittadini. Ma per farlo manca un tassello fondamentale: l’identity management, ovvero la gestione digitale dell’identificazione delle singole persone, in Italia e in tutta Europa. «Come è possibile rendere un sistema elettronico se questo sistema non mi rende elettronica l’identità degli attori? Chi mi dice chi sono elettronicamente, come dimostro che quello che sto facendo, per esempio all’ufficio delle Entrate, è sicuro, controllato e controllabile e permette di fare visione univoca anche quanto vado a sportello fisico?», Alessandro Lorenzelli, senior consultant di Idc Italia divisione di una delle più importanti società mondiali di consulenza e studio dei mercati globali nel settore dell’Information Technology e delle telecomunicazioni sottolinea la mancanza di una superidentità gestita a livello del cittadino. «Non c’è sistema di back office puliti e interconnessi dice e questo rende al momento ancora non pienamente utilizzate le infrastrutture finora realizzate, che sono diverse e pongono l’Italia se non ai primi posti comunque in una buona posizione». Basta un’occhiata ai report in circolazione per capire che dal punto di vista delle macroinfrastrutture non siamo messi male. Praticamente tutti i comuni sono online, abbiamo una buona presenta di servizi informativi in Rete che continuano a crescere, sia a livello di enti locali che di Stato. Buoni i servizi cosiddetti oneway, a direzione unica, dove puoi scaricare moduli, documenti; buoni anche i servizi full Internet, quelli che sul web ti forniscono dalla a alla zeta. Ma tutto questo non basta. La rivoluzione non è ancora completata. «L’autostrada è fatta, ora manca il casello. Avere un’identità digitalizzata vuol dire poter entrare su un sito della pubblica amministrazione, usare un sistema di riconoscimento elettronico certificato e interagire potenzialmente con una ‘pagina’ dove c’è tutta la mia posizione come cittadino: vedo come sono messo con le tasse, come a livello sanitario e in tutte le altre situazione di relazione con la società e le istituzioni». Le tecnologie per portare a compimento la rivuluzione telematica in gran parte ci sono. La firma elettronica. La biometria. Una tecnica, quest’ultima, adottata anche per l’identificazione di chi viaggia. Ma giusto il mese scorso l’Unione europea ha chiesto al Congresso americano di rinviare di un anno il termine fissato per la diffusione del passaporto biometrico. Doveva essere ottobre prossimo, invece al momento solo sei paesi, Belgio, Finlandia, Lussemburgo, Germania, Austria e Svezia. Nel rapporto della commissione europea si analizza anche l’impatto dell’uso della biometria su più larga scala, richiamando però l’attenzione dei governi dei paesi a una maggiore attenzione alla protezione e salvaguardia della privacy. Si parla di identificazione digitale, ma il lavoro di preparazione è ancora più importante. In paesi come la Danimarca, o la Svezia, già vent’anni fa esisteva l’anagrafe unica, ovvero un unico cervello informativo che raccoglieva le informazioni relative a ogni singolo cittadino. Già allora esisteva il concetto di portare a casa del cittadino le tasse calcolate dal governo, persino il richiamo per controlli medici stilato per classi di età, per esempio il pap test per le donne. Da qui a portare in Rete tutto, il salto è breve, perché l’impianto di base è "cittadino centrico". In Italia l’anagrafe unica non è mai decollata. Uno dei grossi problemi che l’informatizzazione della pubblica amministrazione ancora si trova a combattere è far dialogare le diverse istituzioni fra loro, primo, fondamentale, passo per la creazione di un network unico. Molto, si è visto, è stato fatto. L’ultima novità, per esempio, l’avvio della grande anagrafe dei lavoratori con il coinvolgimento dei consulenti del lavoro e direttori del personale per gestire 18 milioni di occupati nell’archivio Inps. Ma manca un sistema veramente accessibile a tutti e in modo friendly, come di usa dire, facile, amichevole. Basta entrare nel sito italia.gov per capire che, la Rete stata invasa da questa montagna di informazioni, ma ora bisogna renderle veramente accessibili. «Manca quello che nel mondo aziendale si chiama Crm evoluto, costumer relashionship management più avanzato», afferma Alessandro Lorenzelli. Spiega: «Dieci anni fa vivevo a Londra e la compagnia telefonica dopo due mesi che ero loro cliente mi ha scritto dicendo: abbiamo visto che le sue telefonate sono dirette perlopiù verso l’Italia, le proponiamo un piano telefonico su misura. Ecco, la pubblica amministrazione dovrebbe funzionare così, leggere le informazioni e presentare soluzioni e disposizioni». Il piano triennale del governo, almeno nelle intenzioni, procede verso questa direzione. Ma l’ultimo vero grande ostacolo è riuscire a superare il digital divide, l’abisso che separa la popolazione di "letterati tecnologici" dai "non letterati tecnologici". Tra chi sa usare un computer con facilità, navigando senza difficoltà e chi no. http://www.repubblica.it/supplementi...45kanossa.html |
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Si prenota la visita dalla tv e la risposta arriva via sms
STEFANO CARLI E’ tutto molto semplice: una volta che si conosce il tasto che fa comparire sullo schermo della tv il menù dei servizi interattivi non c’è più niente da ricordarsi. Basta leggere lo schermo e utilizzare le frecce del telecomando. Si sceglie la dicitura «l’Ospedale Bambino Gesù in Tv». Si preme il tasto Ok; si sceglie il servizio Prenotazione visite e si preme ok; si sceglie la visita specialistica necessaria e poi compare la lista dei giorni e delle ore disponibili. Una volta selezionate anche queste opzioni, compare sullo schermo la mascherina per compilare la richiesta di prenotazione. E sotto, nella parte bassa dello schermo, una tastiera: sempre con le frecce si scrive, una lettera per volta, il proprio nome, cognome, dati anagrafici vari, il numero del libretto sanitario e un numero di telefonino cellulare. Dopo pochi minuti la conferma della prenotazione, numero, ora e data, arriva via sms sul cellulare. Non è il presente, perché l’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma non ha ancora deciso di dare il via operativo (si starebbero definendo gli accordi con la rete tv che dovrà ospitare il servizio sul suo multiplex digitale terrestre) ma la tecnologia è tutta pronta. Gira sui server di Eda, Enterprise Digital Architets, in un palazzo moderno dalla facciata in vetro a Roma, all’inizio della Tiburtina Valley e alle spalle della zona dove sorgerà, prima o poi, il nuovo centro direzionale della capitale. Eda ha sviluppato il prototipo ed è pronta a gestire il servizio quando si deciderà il semaforo verde. E intanto lavora anche alle nuove applicazioni basate sulle smart card. Quando ci saranno, basterà sfilare quella che oggi serve a comprare le partite e infilare quella relativa al servizio a cui ci si sta collegando e non ci sarà più nemmeno bisogno di compilare ogni volta i propri dati. Digitale terrestre telefonino sembrano a questo punto il binomio che porterà il tgovernment nelle case degli italiani. E non poteva esserci scelta più azzeccata del mettere assieme i due elettrodomestici più diffusi del mondo: la televisione e il cellulare. A rendere possibile questo nuovo stadio della rivoluzione digitale fino a dentro la stessa burocrazia della pubblica amministrazione, degli enti locali e delle Asl è un movimento complesso. Tutto questo non sarebbe pensabile senza l’adozione dello standard Internet nell’organizzazione delle filiere di lavoro, le reti telematiche che mettono gli uffici amministrativi in collegamento in banda larga se non ancora tra di loro, almeno con società di Itc che quei dati organizzano, trattano, elaborano e fanno viaggiare in rete e attraverso l’etere, . Su questi primi tronconi di autostrade telematiche italiane iniziano a decollare i primi servizi basati sul digitale terrestre. Sono ancora servizi pionieristici. Servono a mettere a punto tecnologie e, prima ancora, a permettere agli amministratori di inserire il digitale terrestre e la rete nel loro orizzonte organizzativo. In pratica: imparare ad usarlo. Ma imparando, si fanno anche cose utili. Il Cnipa, Comitato Nazionale per l’Informatica nella Pubblica Amministrazione, ha nelle scorse settimane autorizzato i primi 29 progetti. Sono tutti nati dalla collaborazione tra enti pubblici e partner privati, sia tecnologici che televisivi (e non solo le reti nazionali ma anche le locali). Dentro c’è il meglio dell’Ict italiano o presente in Italia. Cinque progetti sono quelli che fanno capo a Eda, 3 a Telecom Italia (senza contare i se in cui il gruppo di Tronchetti p presente attraverso La7 nel ruolo di broadcaster), 2 alla Sun Microsystems; e poi ancora Telespazio, Ibm, Getronics. Altri progetti fanno invece capo alla Fondazione Ugo Bordoni, e coinvolgono ancora Eda, Telecom e Telespazio, Lombardia Informatica, Marconi Selenia. Molti puntano ad offrire menù di informazioni nei più diversi aspetti delle realtà locali, ma ci sono anche i primi casi di interattività. A Bari, il progeto TiRecs del Comune, in onda sulle frequenza di Antenna Sud e TeleBari, il Politecnico consento la possibilità di prenotarsi agli esami tramite la tv e il decoder del digitale terrestre. A Parma, il progetto Il Comune in Tv, permette il pagamento delle multe la visualizzazione dello stato delle proprie pratiche amministrative comodamente seduti nel soggiorno di casa. http://www.repubblica.it/supplementi...5kuadraro.html |
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Burocrazia in Rete ai primi traguardi ma il grosso dei cantieri è in ritardo
L’avanzamento dei servizi finanziati procede a tre velocità, con fasce di eccellenza e altre in difficoltà MASSIMO RUSSO Sono in ritardo in media di nove mesi rispetto alla tabella di marcia, ma qualcosa si comincia a vedere. Proprio in questo periodo iniziano a essere a disposizione dei cittadini alcuni dei servizi finanziati dal primo avviso di egovernment nazionale, pubblicato tre anni fa. Dei 400 progetti presentati ne furono cofinanziati 134 con 120 milioni di euro, per un valore complessivo di 500 milioni, con una copertura geografica che coinvolge tutte le regioni, 93 province, 170 comunità montane e oltre 4.000 Comuni. L’avanzamento del cantiere del governo elettronico racconta un’Italia a tre velocità, con una fascia di eccellenza (51 progetti), un’area di normalità (67), e una zona bassa della classifica, dove stazionano 16 iniziative in difficoltà. Nel complesso le cose sembrano andare meglio al Nord, per i progetti più piccoli — controllabili con più facilità — e per quelli coordinati dalle Regioni o comunque da un solo ente. Sono alcuni dei dati contenuti in un rapporto realizzato dal Centro nazionale per l’informatica nella pubblica amministrazione (Cnipa) sull’avanzamento dei lavori per rendere più semplice la vita a cittadini e imprese nei loro rapporti con la burocrazia. La ricerca rilevava alla fine di febbraio un avanzamento medio dei progetti del 54% e ipotizzava per fine aprile 2005 l’impegno del 65% delle risorse. Le opere infrastrutturali, come la connessione in rete, hanno un indice di completamento più elevato (73%), mentre solo 27 dei 97 progetti rivolti ai cittadini hanno effettivamente cominciato a funzionare, per un totale di 166 servizi disponibili sui 2125 previsti (l’8%). Va un po’ meglio per le imprese: qui sono in esercizio 14 delle 79 iniziative previste, con 389 servizi su una cifra complessiva di 2072 (il 19% del totale). Alcuni esempi. Chi abita a Verona o nei comuni vicini, collegandosi al sito Teseo (http://www. teseo. verona. it/) può pagare le contravvenzioni, l’Ici, i servizi scolastici, richiedere lo smaltimento di rifiuti ingombranti o il cambio di indirizzo, prenotare il trasporto disabili o ottenere le informazioni per gli sportelli di edilizia privata e attività produttive. Ancora in fase di sperimentazione molti dei servizi accessibili ai cittadini di Pisa e provincia all’indirizzo http://www. e. pisa. it, tra i quali — a regime — vi sarà anche la prenotazione di musei e mostre. Chi vive a Catania, invece, può già accedere all’indirizzo www. comune. catania. gov. it e svolgere le pratiche Ici, scegliere il medico, e — nel caso abbia un’impresa — richiedere concessioni edilizie e autorizzazioni. Infine, i residenti della provincia di Pordenone possono utilizzare la firma digitale attraverso il sito realizzato dalla Camera di Commercio (http://www. amministrazionefuturo. com). Alcuni servizi richiedono al cittadino di autenticarsi attraverso nome utente e password forniti dall’amministrazione o attraverso carta d’identità elettronica. Ma molti dei progetti più ambiziosi sono ancora cantieri aperti. E’ il caso di People, un piano che — sotto la regìa del comune di Firenze — coinvolge 55 enti di 13 regioni diverse, pari al 13% della popolazione italiana, e a regime dovrebbe fornire 160 servizi. Con un costo di 20,7 milioni di euro, People è risultato primo tra i progetti finanziati dal piano di egovernment, ma secondo il rapporto Cnipa a febbraio sarebbe stato completato solo per il 30%. «In realtà le cose vanno meglio — spiega il coordinatore organizzativo Adelmo Lodirizzini — Il monitoraggio che abbiamo completato qualche giorno fa dice che nel frattempo siamo giunti al 63%, e che i lavori saranno terminati per inizio 2006». I Comuni che partecipano a People tra due settimane potranno avere a disposizione i primi 100 servizi. «Quindici sono di area demografica — racconta Lodirizzini — dal cambio di domicilio alle pratiche per il rilascio della carta di identità elettronica. Altri 50 circa riguarderanno i tributi, dall’Ici alla raccolta dei rifiuti fino al pagamento per l’occupazione del suolo pubblico; una decina la scuola e un’altra quindicina banche dati geografiche, sia per pratiche di tipo urbanistico che per il catasto». Un secondo pacchetto di servizi seguirà entro l’autunno, soprattutto nelle aree di assistenza ai cittadini e di sportello unico per le imprese, sfruttando in parte l’infrastruttura di base della firma digitale. Il vantaggio di People è che — adottando uno standard condiviso — dovrebbe facilitare per gli enti il riutilizzo di pacchetti realizzati da altri, mentre per gli utenti dovrebbe essere più semplice usare la stessa interfaccia anche avendo a che fare con sportelli diversi della pubblica amministrazione online. Perché la sfida più importante per l’egovernment, una volta completati i progetti, sarà proprio renderli un’abitudine quotidiana per i cittadini. http://www.repubblica.it/supplementi...46kodardo.html |
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Tra i paesi europei l’Italia ora cresce più velocemente
la graduatoria continentale Pagare le tasse, cercare lavoro, chiedere un certificato o una licenza edilizia, versare i contributi dei dipendenti. I paesi dell’Unione europea si stanno convertendo alla società dell’informazione con un grado variabile di rapidità ed efficienza. A sorpresa l’Italia, pur essendo partita in ritardo e nonostante sconti ancora molte carenze, è tra le nazioni in cui questo processo, negli ultimi anni è avanzato con più celerità. Lo afferma un rapporto pubblicato qualche settimana fa dalla Direzione generale per l’Informazione e i media della Commissione europea. La ricerca, che viene ripetuta ogni anno dal 2001, è aggiornata alla fine del 2004 e fotografa la disponibilità online dei servizi pubblici classificandoli secondo quattro livelli: disponibilità in rete della semplice informazione; interazione unidirezionale (è possibile scaricare un modulo dal web ma poi la pratica va avviata su carta); interazione bidirezionale (anche la richiesta può essere presentata online, ma poi il tutto va completato offline); accessibilità totale, nel caso in cui il servizio sia erogato interamente attraverso la rete. Sulla base di questa scala è stato elaborato un indice di "sofisticatezza online" (online sophistication) su cui è stato misurato ogni paese. Venti i servizi presi in considerazione, dodici che riguardano i cittadini (dichiarazione dei redditi, ricerca di lavoro, assistenza sociale, passaporti e patenti, immatricolazioni auto, licenze edilizie, segnalazioni alle autorità di pubblica sicurezza, servizi bibliotecari, certificati di nascita e di matrimonio, iscrizioni scolastiche), otto le imprese (contributi, Iva, imposte, iscrizione camerali, dichiarazioni doganali, autorizzazioni ambientali, risposte a censimenti statistici, aste per la fornitura di beni e servizi). La media dei paesi Ue si colloca tra il livello due e tre di interazione, con un grado di sofisticatezza che varia tra il 65% dell’Europa a 25 e il 72% di quella a 15. I servizi presi in considerazione sono risultati pienamente online per il 40%, con una disponibilità più alta per quelli che riguardano le imprese. In generale i servizi più integrati sono quelli che generano redditi per lo Stato (tasse e dintorni), meno sviluppati quelli che riguardano prestazioni anagrafiche e richieste di permessi. E veniamo alle pagelle per paese: in testa la Svezia, che guida un gruppo di nazioni virtuose, il cui indice di progresso web della pubblica amministrazione è superiore all’80 per cento, e di cui fanno parte anche Austria, Regno Unito, Irlanda, Finlandia, Norvegia e Danimarca. In coda quattro paesi tra i nuovi arrivati nell’Unione: Ungheria, Slovacchia, Polonia e Lettonia. Nel mezzo un pattuglione di nazioni che si attesta tra il 60 e il 70%, tra le quali, dietro la Spagna e davanti all’Olanda, si classifica anche l’Italia con il 72%. Un risultato in assoluto non troppo lusinghiero, ma significativo soprattutto per il fatto che il nostro paese fa registrare uno dei più alti tassi di crescita tra il rilevamento del 2003 e quello del 2004, con ben 13 punti percentuali. Il terzo in assoluto dietro l’Islanda (+20) e la Germania (+14) e alla pari con l’Inghilterra. Passando all’indice che misura la piena disponibilità dei servizi online, le percentuali scendono ma la classifica su per giù non cambia. In vetta ancora la Svezia, seguita da Austria e Finlandia. L’Italia è al nono posto, con un indice del 53% e una crescita che – nel triennio 20012004 — è pari al 38%. Tra l’Europa a 15 e l’Europa a 25 c’è un divario misurabile in circa due anni e mezzo ai tassi di sviluppo attuali, con qualche eccezione di rilievo, come l’Estonia, che in entrambi gli indici supera l’Italia e si piazza tra i migliori. Spigolando nel libro dei sogni dei servizi ideali, non può mancare il sistema che nel Regno Unito consente di richiedere e completare le pratiche per la licenza edilizia, allegando i documenti e pagando online, oppure il modello per il pagamento dell’imposta sui redditi che i lavoratori dipendenti finlandesi si vedono presentare già compilato dall’ufficio imposte, al quale basta assentire con un click per assolvere agli obblighi di dichiarazione, o ancora la procedura che in Austria consente di richiedere il passaporto in non più di venti minuti. Tutti casi esemplari di egovernment, su cui riflettere con invidia la prossima volta che sarete in coda allo sportello in attesa di un certificato. (m.r.) http://www.repubblica.it/supplementi...6kapalbio.html |
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La grande anagrafe dei lavoratori mette in moto i big del software
Il primo test del nuovo servizio telematico dell’Inps che prevede l’aggiornamento di ben diciotto milioni di posizioni contributive STELLA BIANCHI Parte da oggi il primo vero test nell’applicazione del nuovo servizio telematico dell’Inps, quello conosciuto come Emens, che prevede che l’aggiornamento di ben diciotto milioni di posizioni contributive, tra lavoratori dipendenti e parasubordinati, avvenga mese per mese e non più annualmente. A richiederlo è una norma contenuta nella legge finanziaria approvata a fine 2003. Per rispettarla l’Istituto di previdenza si è messo all’opera con le associazioni dei consulenti del lavoro e con Assosoftware, che raggruppa le maggiori società dei produttori di software gestionale e fiscale. «E’ un notevole passo in avanti in termini di trasparenza e di aggiornamento delle posizioni previdenziali spiega Dario Dolce, coordinatore per l’Inps del progetto Emens che dovrebbe rendere la gestione dei conti assicurativi più simile a quella di un conto corrente bancario, del quale si può in ogni momento verificare l’entità richiedendo un estratto conto e questo è utile soprattutto a chi ha un contratto di lavoro parasubordinato. Un progetto impegnativo al quale abbiamo lavorato per oltre un anno, e continueremo a farlo, con consulenti del lavoro e società di software gestionale ai quali è affidata l’estrazione delle informazioni utili dalle buste paga e il loro invio all’istituto, in quello che dovrà diventare un processo automatizzato». Due le scadenze fondamentali: quella del primo gennaio di quest’anno, data di inizio della raccolta dei dati su base mensile, e quella del 2 maggio, primo banco di prova per l’invio dei dati. A regime per l’aggiornamento della propria posizione previdenziale dovrebbero bastare due mesi e non gli attuali due anni. Basti pensare che fin qui le informazioni che ora arriveranno mese per mese venivano recuperate dal modello 770 con un ritardo ‘inevitabile’ di almeno un anno: i dati relativi al 2004 saranno presentati a settembre 2005 e arriveranno all’Inps non prima degli inizi del 2006. «Stiamo già lavorando da tempo a questo progetto – spiega Luisa Spada, marketing manager della Adp Italia – e ora siamo in dirittura d’arrivo per il primo test di verifica nella gestione informatizzata dei flussi mensili relativi a ogni singola posizione. Saranno certo avvantaggiate quelle società che già lavorano in una logica di outsourcing perché sono già in un’ottica di controlli mensili. Abbiamo scontato qualche ritardo in attesa dell’ultima circolare attuativa ma buona parte dei nostri clienti, aziende che hanno tra i 300 e i 500 dipendenti, sono già pronte per l’invio dei dati mensili». http://www.repubblica.it/supplementi...46koncime.html |
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Egovernment e banche, connubio felice
Abbinando Carta nazionale dei servizi a Bankpassweb, i Comuni rendono più facili pagamenti e prenotazioni sul web ADRIANO BONAFEDE Obbiettivo: offrire a cittadini e a imprese la possibilità di utilizzare strumenti di pagamento innovativi, basati su Internet, per alcuni servizi ad accesso individuale erogati dai Comuni. È il programma che il dipartimento dell’Innovazione tecnologica sta portando avanti insieme all’Abi, l’Associazione bancaria italiana, e insieme al Cnipa, il Consorzio nazionale per l’informatica nella pubblica amministrazione. Per il momento ci sono soltanto due casipilota concreti, a Bologna e a Verona, ma il progetto può rapidamente diffondersi a livello nazionale. Gli strumenti sono già stati definiti: da una parte c’è la Carta nazionale dei servizi, una specie di carta d’identità con microchip riconosciuta dalla pubblica amministrazione perché creata seguendo le norme fissate dalle leggi e dai regolamenti. Dall’altra c’è il servizio Bankpassweb fornito dalle banche per i pagamenti sicuri su Internet; servizio che viene adesso applicato anche alle transazioni tra cittadino o impresa e la pubblica amministrazione. Il Bankpassweb è un "portafoglio virtuale" per i pagamenti on line con carte di credito o con bancomat. Pochi ancora lo conoscono, ma Bankpassweb è lo strumento che le banche italiane hanno approntato per far superare ai clienti le diffidenze verso il commercio elettronico. Attivo dalla fine del 2002, Bankpassweb è un sistema che permette di fare acquisti on line con la massima sicurezza, perché non è necessario digitare il numero della propria carta di credito o bancomat. Basta accedere al proprio portafoglio virtuale tramite una password riservata. Bankpassaweb, che ora grazie all’accordo con il ministero e la Cnipa si può utilizzare per i servizi della pubblica amministrazione, si può naturalmente usare anche in tutti i comuni siti convenzionati. Non soltanto: si può anche utilizzare nei siti non convenzionati grazie alla creazione istantanea sul sito di Bankpassweb di un "carta di credito" utilizzabile per una sola transazione. Logico, quindi, che uno strumento di pagamento così semplice e sicuro dovesse stuzzicare l’interesse della pubblica amministrazione. Il Comune di Bologna è stato il primo ente locale ad aver introdotto la Carta nazionale dei servizi associata a Bankpassweb. Per il momento la sua funzionalità è limitata ai professionisti del comparto edilizio, che oggi sono in grado di prenotare un appuntamento tramite "agenza web" o di presentare una Dia (Denuncia di inizio attività) allo Sportello edilizia, pagando con Bankpassweb. Il tutto senza spostarsi dallo studio. A Verona famiglie e imprese possono già effettuare pagamenti elettronici sul sito del Comune per alcuni tipi di servizi e certificati. Una strada aperta a tutti i Comuni che credono nell’egovernment e nell’uso delle nuove tecnologie per migliorare la vita dei cittadini. Ma la collaborazione tra banche e pubblica amministrazione per l’egovernment va avanti anche su altre strade. Ad esempio è attivo un dialogo permanente fra Abi Lab (il consorzio nato tra Abi e imprese dell’Information tecnhnology) e Dipartimento dell’Innovazione tecnologica della Presidenza del Consiglio. Fra le questioni sul tappeto, lo sviluppo della banda larga e la sicurezza su Internet (in particolare il presidio per il possibile furto dell’identità elettronica). L’Abi, inoltre, proporrà prossimamente al governo di ampliare la funzionalità dei nuovi Atm (gli "sportelli" bancomat), sviluppati su protocollo TsbIP (Internet) anche ai servizi della pubblica amministrazione, dalla prenotazione di visite mediche alle Asl al rilascio diretto di certificati, e così via. http://www.repubblica.it/supplementi...7kaligola.html |
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Traffico sotto controllo con il chip nella targa
Tra le tante applicazioni delle etichette Rfid anche lo smistamento dei rifiuti e il controllo dei carburanti EUGENIO OCCORSIO Non finisce di sorprendere l’Rfid. Inizialmente si pensava che le nuove "etichette intelligenti" con tecnologia Radio frequency identification servissero solo per gli articoli in vendita in un supermercato, per creare servizi di fidelizzazione personalizzata per i clienti nonché per accelerare le procedure di rimpiazzo sugli scaffali. E in tal senso stanno andando le sperimentazioni di grandi catene internazionali quali WalMart e Metro. Ma poi si è scoperto che ben altre applicazioni sono possibili per questi che in sostanza sono dei piccoli chip con un’antennina incorporata, in grado di dialogare con il mondo esterno e con centrali apposite che ne raccolgono e gestiscono i dati. Le prime applicazioni "alternative" vengono dai servizi di mobilità urbana, di controllo del traffico, di gestione dei mezzi pubblici. In alcune città italiane, per esempio, sono operativi in via sperimentale dei parcheggi regolati con l’Rfid: ogni cliente abituale del parking è dotato sul parabrezza di una di queste etichette, e in questo caso i dati vengono gestiti a livello locale da una piccola centralina che coordina l’intero parcheggio. Non c’è più il conto da pagare né alcuna tessere da esibire, tutto avviene automaticamente. Più ambizioso ancora il progetto lanciato da Elserino Piol, venture capitalist e guru indiscusso dell’informatica italiana: dotare ogni macchina in giro per la città di un’etichetta Rfid che trasmette ad una unità centrale i dati sugli effettivi spostamenti che quest’auto fa durante l’anno. Si può così abolire il bollo, dice Piol, e tassare un automobilistica per l’uso che effettivamente fa della macchina, si può più convenientemente organizzare le zone centrali a traffico limitato, ma si può soprattutto regolare meglio il traffico sia dal punto di vista della congestione che da quello dell’inquinamento, bloccando per esempio alcune vetture in determinati momenti della settimana ed evitando così misure di scarso effetto come le targhe alterne che oltretutto penalizzano a tappeto anche chi avrebbe davvero bisogno dell’auto per lavoro. E’ evidente che in questo caso la chiave di tutto è la gestione della privacy: occorrerebbe creare una speciale authority in grado di dare tutte le garanzie del caso, e in grado davvero conoscendo i reali flussi di traffico e anche chi li "provoca" di gestire efficacemente il movimento di determinate categorie o tipi di autovetture. Se prima l’obiettivo dell’Rfid era soprattutto quello di ridisegnare la logistica aziendale, riducendo anche gli interventi umani e concentrandosi sulla produttività e sulle nuove iniziative, ora diventa anche una gestione efficace della "logistica sociale" delle nostre città. Diverse applicazioni sono allo studio nei trasporti pubblici, nei quali è intuibile l’importanza di "dialogare" in tempo reale con i mezzi ovunque siano. Non è finita qui: ancora al miglioramento della qualità della vita in città si riferisce un’applicazione sperimentale in corso all’Amsa, l’operatore ecologico di Milano. L’Rfid serve per separare i sacchi di immondizia con più rapidità e senza che i camino debbano neanche più fermarsi sulla pesa all’arrivo. Ulteriore possibile applicazione, un po’ più sofisticata, in studio ai Pirelli Lab: un chip vicino al serbatoio indica di quali e quanti additivi abbia effettivamente bisogno ogni vettura, per evitare di inserire elementi inquinanti superflui. http://www.repubblica.it/supplementi...47kossiga.html |
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I contatori intelligenti fanno risparmiare clienti e aziende
I contatori intelligenti misurano in italiano, si fanno strada nel mondo e permetteranno alle famiglie di costruire la propria bolletta à la carte, scegliendo ad esempio tariffe differenziate a seconda degli orari. A un anno di distanza dalla firma, sta cominciando a dare i primi frutti l’intesa tra Ibm ed Enel per diffondere a livello internazionale i contatori elettronici realizzati dalla società di energia. I numeri dell’alleanza sono significativi: in Italia già 22 milioni di famiglie utilizzano l’automated meter management (amm), e saranno 30 milioni prima della fine dell’anno, per un investimento di due miliardi di euro, che vede coinvolte 650 aziende (5 le assemblatrici) e 50 fornitori di componenti. La soluzione messa a punto da Enel prevede un sistema di hardware e software per la gestione dei consumi che abbatte i costi anche per le aziende non esclusivamente energetiche che erogano servizi ai cittadini — le cosiddette utilities — e apre la strada ai risparmi per le famiglie. L’idea è semplice: trasformare il contatore da sistema unidirezionale di invio di dati alla centrale in un apparecchio bidirezionale, in grado di ricevere istruzioni e modificare l’erogazione di conseguenza. Questo permette di svolgere da remoto operazioni che prima richiedevano l’impiego di addetti sul posto e — garantendo un collegamento permanente tra centrale e utente — consente ad esempio di avere energia scontata nelle ore di minor richiesta, favorendo i consumi intelligenti e riducendo i picchi che possono causare blackout, oppure di ridurre progressivamente l’energia erogata a un utente che non paghi la bolletta. Così non serve più personale per allacciamenti e disconnessioni, i costi di installazione diminuiscono del 50% e il calo del costogestione annuale del cliente è di circa il 53%. In prospettiva un modello di questo tipo renderà anche possibile la vendita di servizi a banda larga utilizzando le stesse infrastrutture. A Ibm va il compito di stringere, attraverso la propria rete mondiale, nuove intese con aziende interessate alla soluzione di Enel. Sono state avviate trattative con un centinaio di utilities in Italia e all’estero, e i primi accordi sono già arrivati: qualche mese fa Asm, la multiutility di Brescia, ha scelto proprio questo sistema per sostituire i 200mila contatori dei propri clienti. (m.r.) http://www.repubblica.it/supplementi.../047kuomo.html |
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