I difficili bilanci di Gnutti imprenditore
Da Snia a Sorin, è difficile trovare un successo tra le partecipazioni non finanziarie di Hopa. Nel 2004 c’è stata una forte accelerazione delle perdite e il varo di un nuovo aumento di capitale per Vemer Siber, il secondo dal 2002
VITTORIA PULEDDA
Non tutte le ciambelle riescono con il buco; ma per Chicco Gnutti ci sono alcune attività che proprio non dovrebbero vederlo coinvolto perché, ogni volta che ci prova, i bilanci vanno in rosso e le perdite si sommano inesorabilmente. E’ il caso soprattutto delle partecipazioni industriali in senso stretto; quelle, cioè, in cui l’attività di imprenditore è prevalente rispetto a quella di finanziere.
Non che il parcopartecipazioni sia infinito, bastano le dita di una sola mano per contarle: il 5% di Mariella Burani (dove tuttavia la presenza è solo azionaria e il gruppo viene gestito da altri, peraltro benissimo) un terzo della Locman (orologi) e una quota maggiore nelle acque minerali (Sangemini); ormai un ricordo è la partecipazione presa ai tempi di Telecom nella Pineider, andata in liquidazione all’inizio del 2004, mentre ben più dolorosamente attuali sono le due partecipazioni di peso in altrettante società quotate: SniaSorin e Vemer Siber (per tacere della più piccola Shs, affidata al commissario liquidatore qualche tempo fa).
Il primo blocco è controllato attraverso la Bios, una cordata in cui sono presenti anche Interbanca, Unipol e Montepaschi (soci peraltro abituali per Gnutti) e in cui la Hopa pesa per il 40%. Ebbene, il gruppo della chimica e delle attrezzature biomedicali (in alcuni casi anche molto sofisticate) non riesce ad uscire dalle secche della crisi, nonostante lo spin off delle attività "povere" (fibra e chimica) dalle valvole e dalle attrezzature cuorepolmoni. Sta di fatto che Snia ha appena chiuso un altro bilancio in rosso (250 milioni di euro di perdita solo nell’ultimo biennio e con una fortissima accelerazione in discesa proprio nel 2004) mentre la parte "nobile", la Sorin, non è andata molto meglio: il risultato netto consolidato è stato negativo per 44 milioni di euro, contro i 31 dello scorso anno (il confronto migliora se non si considera l’effetto cambio, che ha inciso negativamente per la forza dell’euro nei confronti del dollaro, moneta che rappresenta il 23% del giro d’affari del gruppo). Sull’ultima cifra di bilancio gravano 28 milioni di oneri straordinari. Inoltre, il gruppo ha una posizione finanziaria netta negativa pari a 316 milioni di euro, contro i 296 dell’anno precedente (dati proforma, in quanto proprio nel gennaio del 2004 è stato realizzato lo spin off della parte biomedicale dalla Snia propriamente detta che, a lungo, è stata considerata la zavorra nei conti e nelle quotazioni del gruppo).
Aver diviso le due attività tuttavia finora non ha portato grandi vantaggi al gruppo, che nonostante le grandi promesse non riesce ad uscire dalle secche dei bilanci negativi. Qualche novità potrebbe tuttavia arrivare nel prossimo futuro, in particolare per Snia, in quanto la cordata Bios creata appositamente per rilevare il gruppo all’epoca del divorzio da Giribaldi e Valetto verrà sciolta e le azioni attribuite proquota ai vari azionisti. Una soluzione che porterà i singoli soci ad avere le mani libere (in altre parole, potranno vendere le proprie quote, se credono).
Ancor più travagliata, se possibile, la partecipazione in Vemer Siber. La società, frutto dell’unione a inizio 2000 tra le due aziende che facevano capo rispettivamente a Brambilla e a Gnutti, è attualmente controllata al 47,8% dalla Hopa, in compagnia con poco meno del 10% a testa da Unipol e Antonveneta. La quota bresciana è di molto salita in occasione dell’aumento di capitale del 2002, che tuttavia non è bastato a rimettere i conti in ordine. Tanto che, proprio in queste settimane, è in corso un altro aumento di capitale per ripianare le perdite (26,5 milioni a fine 2004, più del doppio rispetto allo scorso anno) e rafforzare il patrimonio netto, sceso a 6,2 milioni di euro (i debiti netti sono ormai dieci volti tanto). Vemer Siber, che negli anni passati è stata anche oggetto di qualche mugugno da parte dei vecchi soci rispetto alla Hopa e che ha dovuto affrontare l’onta temporanea della mancata certificazione del bilancio, dal 2001 ad oggi ha accumulato bilancio dopo bilancio perdite per 117 milioni di euro e in più ha costretto gli azionisti a due aumenti di capitale in pochi anni, ogni volta per ripianare le vecchie perdite, non certo per crescere.
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