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Pirateria: il Governo dice no
Pirateria: il Governo dice no
E spara CD alle gole degli italiani: alla via contro l'italico vizio di piratare. Sono decine di milioni i pirati italiani. Faletti testimonial, Masi e Bonaiuti promotori dell'iniziativa. I dettagli Mancate entrate? 03/05/05 - News - Roma - Toni cupi ed intimidatori per la nuova campagna di comunicazione sociale promossa dalla Presidenza del Consiglio (www.governo.it), presto in onda sulle televisioni nazionali. Un DVD impazzito schizza fuori da un masterizzatore e sfiora la gola di Giorgio Faletti, terrorizzato: "La pirateria multimediale è un crimine. Stanne fuori". La realizzazione dello spot è costata 131.000 euro ma è soltanto l'avanguardia di una massiccia crociata mediatica che si abbatterà su tutti i media: radio, stampa e persino sul web. "Il tentativo è quello di alzare l'attenzione dell'opinione pubblica per i danni creati dalla pirateria a tutta l'economia", ha annunciato Mauro Masi, segretario generale di Palazzo Chigi, esperto di diritto ed ex commissario straordinario della SIAE (www.siae.it). Il messaggio è chiaro e denota un importante cambio di rotta nella strategia contro la contraffazione digitale. La difesa della proprietà intellettuale sui mezzi di informazione non è più compito esclusivo dell'industria multimediale, come è avvenuto finora (punto-informatico.it/p.asp?i=45158). Il Governo scende in campo per dare rinforzi alla guerra contro la pirateria: "Il fenomeno in Italia produce guadagni illeciti per 1,3 miliardi di euro", sostiene il sottosegretario Bonaiuti, "e purtroppo l'Italia è nel ristretto gruppo dei paesi più industrializzati in cui il fenomeno è più marcato". In mezzo ci sono, a detta del Governo e dell'industria, mancati proventi per l'Erario. La tesi di Bonaiuti è che in Italia vi sia una peculiare "tolleranza culturale nei confronti della pirateria", da far crollare con colpi ben assestati di picconate mediatiche. Masi calma le acque e rassicura chi teme un giro di vite: "Non c'è nessuna intenzione di criminalizzare Internet, che è una grande opportunità". Ma al tempo stesso la Rete rappresenta un settore da tenere sotto controllo, essendo "anche un rischio. Il limite tra l'opportunità e il rischio è proprio il rispetto della legge". Masi, che aveva annunciato (punto-informatico.it/p.asp?i=49532) la campagna già lo scorso settembre, a suo tempo ventilò (punto-informatico.it/p.asp?i=44084) la possibilità di istituire un direttore responsabile per i siti web. A condire e testimoniare l'impegno delle istituzioni a fianco dell'industria anche una rivista quadrimestrale presentata dalla Presidenza del Consiglio, "Crimes & Computers": al contrario di quanto potrebbe far supporre il titolo non si tratta di un insieme di articoli in inglese ma di una puntigliosa descrizione delle iniziative del Governo a tutela della proprietà intellettuale, considerato mattone essenziale della nostra economia. Ed è anche per questo che i funzionari governativi in queste ore sottolineano che se gli interessi dell'industria dei contenuti si estendono a tutto il globo, allo stesso modo la pirateria si articola su scala internazionale: non si tratta certo di una specialità made in Italy. Bonaiuti si è detto convinto che "il problema consiste anche nella mancanza di una norma chiara e specifica che tuteli il diritto d'autore a livello internazionale". I risultati di un'indagine commissionata dal governo canadese in occasione del "World Intellectual Property Theft Day" trovano l'Italia in "buona compagnia": tra gli epicentri della contraffazione, dove produzione e smercio di materiale pirata sono all'ordine del giorno, figurano anche paesi ricchi come Israele, Canada, Francia, Grecia, Giappone, Olanda, Nuova Zelanda, Portogallo, Spagna e Regno Unito. La IIPA (www.iipa.com/) (International Intellectual Property Alliance) ci classifica infatti tra i paesi da tenere sotto controllo. Immediati i commenti e le reazioni dopo l'annuncio della campagna mediatica. Il settore dell'industria è compatto nel sostenere il nuovo corso di Palazzo Chigi. Soddisfazione per Microsoft, presente alla cerimonia di presentazione della nuova campagna informativa. Umberto Paolucci, vicepresidente di Microsoft, accoglie con favore "questa nuova iniziativa che rappresenta un importante passo avanti nella strategia del nostro governo". Il musicista Mogol sostiene che la pirateria debba essere fermata immediatamente: "È un disastro e la fine della creatività". Le reazioni dell'industria Anche Enzo Mazza, presidente della Federazione dell'industria musicale FIMI (www.fimi.it), ha approfittato del lancio della campagna governativa per ricordare che circa 11 milioni e mezzo di Italiani possiedono almeno un CD-Audio piratato, mentre circa 4 milioni di persone scaricano illegalmente musica dalla Rete. Dati che, letti così, potrebbero indurre a ritenere che gli italiani sguazzano nell'illegalità oppure che le leggi non sono adeguate. In Italia, afferma FIMI, sono state denunciate 26 persone. Preoccupato il direttore della SIAE, Gianni Profita: "L'industria dei contenuti rischia di morire". Mazza lancia la proposta della "riduzione dell'IVA a livello europeo" per sottrarre i consumatori dall'orbita dell'illegalità. Il fronte internazionale costituito da BSA (www.bsa.org), ESA (www.theesa.com), MPAA (Www.mpaa.org) e RIAA (www.riaa.org) esulta. Anche in Italia l'inasprimento delle sanzioni, il "giro di vite", è il risultato della intensa strategia di pressione politica operata su scala planetaria. Grazie anche all'appoggio della WTO (www.wto.int), il macrogruppo è riuscito a promuovere leggi ad hoc in numerosi paesi in via di sviluppo, tutelando soprattutto gli interessi delle multinazionali del digitale. Aziende prevalentemente basate negli USA e già difese, all'interno dei confini nazionali, da una recente legislazione d'acciaio (punto-informatico.it/p.asp?i=52452). Proprio BSA (www.bsa.org) (Business Software Alliance) ha espresso ieri vivo entusiasmo per l'iniziativa del Governo, che confermerebbe la crescente attenzione del nostro paese alle pressioni internazionali per difendere la proprietà intellettuale. Pressioni intensificatesi a partire dal 2004, quando il Ministro per le Attività Produttive, Antonio Marzano, incontrò Kamil Idris, presidente della WIPO (www.wipo.org) (Wolrd Intellectual Property Organization). In quell'occasione, Marzano rispose alle richieste di Idris promettendo sostanziali novità riguardo ai diritti d'autore. A maggio dell'anno scorso Roma ha varato (punto-informatico.it/p.asp?i=48267) la Legge Urbani. Francesca Giudice, presidente di BSA Italia, ha ieri annunciato anche di voler appoggiare le forze dell'ordine per combattere la pirateria: "Nel momento in cui l'economia nazionale è chiamata ad un grande sforzo di competitività internazionale, è inaccettabile che importanti settori come quelli del software, dell'editoria, della discografia, del cinema e dell'entertainment domestico siano penalizzati, anche sul piano occupazionale, dalla copia, contraffazione e distribuzione illecita dei propri prodotti". Tommaso Lombardi http://punto-informatico.it/p.asp?i=52608 |
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USA, RIAA a quota 10037
Quota record per le major: oltre 10mila denunce contro gli utenti internet in due anni. Un numero destinato a crescere, che rimane piccolo rispetto alla popolarità del file sharing 03/05/05 - News - Washington (USA) - Oltre 10mila ignoti utenti residenti negli USA sono stati colpiti dalla dura politica repressiva intrapresa dal 2003 da RIAA (www.riaa.org), ovvero da denunce corredate da richiesta danni. Secondo stime ufficiali, a ciascuna di queste azioni legali corrisponde una richiesta d'indennizzo pari a 2000-3000 dollari, una somma che in qualche modo compenserebbe almeno parzialmente le major per le perdite che queste adducono alla diffusione del file sharing. La quota ha raggiunto i "cinque zero" dopo il recente annuncio di 725 ulteriori denunce contro altrettanti utenti delle reti P2P Grokster, Kazaa ed eDonkey. Le denunce vengono inoltrate agli ISP dei presunti criminali, accusati di aver trafficato materiale protetto da copyright. Sta ai singoli provider decidere di collaborare o meno, anche se alcuni precedenti gettano dubbi sulla validità (punto-informatico.it/p.asp?i=52569) delle subpoenae richieste da RIAA. "Il futuro della musica online è radioso", dice il presidente della RIAA Cary Sherman, "e la nostra azione serve per scoraggiare ogni tipo di illegalità. Amanti della musica: tornate a fare acquisti originali. Servizi di download legali sono già attivi e potranno partire alla grande solo quando gli utenti capiranno dove sta il giusto e dove lo sbagliato". Per questo RIAA ha annunciato di voler inasprire ulteriormente la lotta all'illegalità telematica, affiancandola comunque ad una massiccia campagna di informazione. Un po' come sta accadendo anche in Italia. T.L. http://punto-informatico.it/p.asp?i=52612 |
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Stanca: c'è un limite alla repressione
Il ministro all'Innovazione esterna insofferenza verso un disequilibrio che a suo dire rischia di crearsi tra tutela della proprietà intellettuale e sviluppo della rete 05/05/05 - News - Roma - Delle regole su Internet devono esserci e devono tutelare i detentori dei diritti ma queste regole non possono essere soltanto repressive e devono tenere conto di un contesto di continuo cambiamento. Così, in sintesi, si può riassumere il pensiero espresso ieri dal ministro all'Innovazione Lucio Stanca in occasione della presentazione del rapporto della Commissione interministeriale sui contenuti digitale nell'era di internet. "La rete - ha dichiarato Stanca - non può essere un Far West senza regole dove tutto è consentito. Quello che è proibito nel mondo reale deve esserlo anche in quello virtuale. Ma - ha continuato - non si può agire solo in termini repressivi o criminalizzando. Certo dobbiamo proteggere la proprietà intellettuale e combattere le organizzazioni criminali ma a livello individuale certamente ci deve essere un intervento, ma non a livello criminale". Le parole di Stanca sembrano dunque alludere anche alle misure introdotte in Italia dalla Legge Urbani che, come noto, anche dopo le cosiddette modifiche prevede una sanzione di tipo penale per chi utilizza le ultime generazioni di software di file sharing, scaricando e condividendo contenuti protetti dal diritto d'autore. "Diciamo sì alla repressione delle organizzazioni criminali - ha poi sottolineato Stanca - ma regolamentare Internet sarebbe una follia". Dichiarazioni che pesano, dunque, tantopiù che ormai da anni l'Italia si è dotata e continua di giorno in giorno a dotarsi di una infrastruttura normativa relativa ad Internet con pochi eguali nel mondo occidentale. In relazione al Rapporto, pubblicato sul sito del Ministero (http://www.innovazione.gov.it/ita/in...oni/cdei.shtml), Stanca ha spiegato che grazie allo sviluppo della banda larga si aprono importanti opportunità per il mercato dei contenuti, che entra in una nuova epoca che tocca tutti gli editori e i produttori, che "dovranno passare da una produzione di tipo tradizionale di editoria, cinema, tv, musica, cultura, etc., ad una digitale, in cui il contenuto originale è un insieme di bit e byte duplicabili in modo identico all’infinito". Tra le preoccupazioni espresse da Stanca la possibile "delocalizzazione" degli "ingenti contenuti del nostro patrimonio artistico, culturale ed ambientale", contenuti che "dobbiamo sfruttare e valorizzare noi". In questo senso, ha poi aggiunto Paolo Vigevano, presidente della Commissione che ha prodotto il Rapporto, "l'obiettivo è di "popolare" la rete e promuovere lo sviluppo del mercato dei contenuti digitali attraverso l’impegno del settore pubblico a porre in rete contenuti digitali liberamente fruibili per diffondere il sapere e la cultura". http://punto-informatico.it/p.asp?i=52647 |
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Roma: no al controllo sulla rete
Al Summit internazionale sulla Società dell'Informazione l'Italia chiederà che i governi del mondo si astengano dal controllare la rete e che, anzi, sia incoraggiata la partecipazione di tutti 06/05/05 - News - Roma - L'Italia ha intenzione di porsi in sede internazionale come contraltare di quei paesi nei quali i Governi esercitano un forte controllo sulla rete, proponendo invece un approccio alternativo che valorizzi l'apporto dei privati e degli organismi di autogoverno attivi su Internet. Questo è quanto emerso ieri da un importante incontro che ha riunito Governo, forze politiche, società civile, un appuntamento studiato per prepararsi al WSIS (www.wsis.org), il Summit internazionale voluto dall'ONU sulla Società dell'informazione che nei prossimi mesi a Tunisi terrà una nuova fase dei lavori iniziati nel 2003 (punto-informatico.it/p.asp?i=46828). All'incontro di ieri hanno preso parte, per il Parlamento, i senatori Fiorello Cortiana e Vittorio Pessina e i deputati Antonio Palmieri e Paolo Gentiloni, dirigenti dei ministeri degli Affari Esteri e delle Comunicazioni, ANCI, Federcomin, GARR-Rete Università e Ricerca, Società Internet, CNR e l'Associazione ONG. "I governi - ha dichiarato il ministro all'Innovazione Lucio Stanca - non debbono controllare internet perché il Web è un grandissimo spazio di libertà e di democrazia. Si deve invece aumentare la legittimizzazione internazionale degli organismi che gestiscono internet e consentire ai Governi di intervenire solo quando è opportuno non per controllare e gestire, come vorrebbero alcuni Stati, ma in presenza problemi di natura politica che toccano l'interesse pubblico". Nella posizione comune emersa ieri si giustifica l'intervento governativo in pochi casi: qualora l'autoregolamentazione non funzionasse, per il varo di misure che reprimano il "cattivo uso della Rete" e che facilitino lo sviluppo del mercato e delle tecnologie dell'informazione nei paesi in via di sviluppo. Stanca, che ha sottolineato l'importanza della convergenza raggiunta su questa visione, ha spiegato di essere "abbastanza ottimista che a Tunisi si possa trovare un compromesso giusto, che non limiti la libertà di Internet, ma che invece aiuti quei Paesi che vedono il Web come un "nemico", perché aumenta la libertà, a capire che li può portare su una strada di maggior democrazia e di maggior sviluppo". Il riferimento, evidentemente, è a quella pletora di paesi, dalla Cina all'Arabia Saudita, dal Vietnam all'Iran, che tentano di esercitare un controllo ferreo sui contenuti che circolano in rete. La posizione dell'Italia secondo i convenuti faciliterà anche la convergenza delle posizioni europee su un fronte comune, come già è stato fatto sul fronte della internet governance: la UE ha infatti chiesto che gli organismi dedicati, come l' ICANN (www.icann.org), non dipendano più da un singolo paese, in questo caso gli Stati Uniti, ma acquisiscano una vera veste internazionale. In questo senso l' ONU (www.nu.int) potrà evidentemente giocare un ruolo fondamentale. http://punto-informatico.it/pi.asp?i=52682 |
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