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Gli 007 della Borsa indagano sulla Cia. Per insider trading
La verifica della Sec sulle operazioni di In-Q-Tel, la società di venture capital delle «spie» americane Gli 007 della Borsa indagano sulla Cia. Per insider trading Il caso dei titoli «gonfiati» della Ionatron, una piccola società dell’Arizona che sviluppa armi laser
NEW YORK - Forse la Cia non è efficiente nel prevenire gli attacchi terroristici, come ha denunciato la commissione d'inchiesta del parlamento Usa, ma i suoi agenti segreti se la cavano molto bene in Borsa. E usano la loro «intelligence» per scovare titolini sconosciuti al largo pubblico, ma molto profittevoli per le loro speculazioni. Il punto d'incontro fra l'agenzia di controspionaggio statunitense (Central Intelligence Agency) e Wall Street è In-Q-Tel, una società di venture capital creata dalla Cia nel '99 per aver accesso alle tecnologie più avanzate nel campo della sicurezza. L'idea, dell'allora direttore della Cia George Tenet, era investire 30 milioni di dollari l'anno in start-up specializzate in high-tech utile all'attività di controinformazione e antiterrorismo. Dopo gli attentati dell'11 settembre 2001, la missione di In-Q-Tel si è rafforzata e in cinque anni oltre 60 aziende sono finite nel portafoglio di questo fondo molto speciale: tutte società non quotate, com’è tipico nel venture capital. Ma alcune poi sono finite in Borsa e la storia di una in particolare, Ionatron, ha fatto emergere il versante più segreto degli 007-investitori.
Ionatron è una piccola azienda di Tucson, Arizona, che sviluppa armi con tecnologia laser: nell'ottobre 2003, quando era privata, In-Q-Tel vi ha investito 500 mila dollari al prezzo di 69 centesimi per azione; nell’aprile 2004 Ionatron si è fusa con una società moribonda ma quotata al Nasdaq e ha debuttato in Borsa a 3 dollari per azione. Da allora, grazie a una sapiente campagna di comunicati stampa sulle prospettive di business legate a commesse governative, i titoli Ionatron sono saliti fino al massimo di 10,4 dollari lo scorso 18 marzo. Quando improvvisamente oltre 50 investitori «insider» (cioè con responsabilità nella gestione aziendale) hanno venduto tutti i propri titoli, scatenandone il crollo fino agli attuali 6,6 dollari (-36%). Come emerge dai documenti ora disponibili presso la Sec (la Consob Usa, guidata da William Donaldson) e pubblicati dal New York Post , gli insider erano In-Q-Tel (75% delle azioni vendute) e gli stessi dipendenti del fondo della Cia attraverso In-Q-Tel Employees Fund.
Quest'ultimo deteneva il 25% delle azioni Ionatron vendute e ha permesso ai suoi soci di realizzare un profitto del 1.400%, con guadagni fino a 50 mila dollari ciascuno.
La storia di Ionatron è simile a quella di molte penny stock (azioni che valgono pochi centesimi) trattate sui circuiti secondari del Nasdaq: promotori spregiudicati ne pompano le quotazioni con notizie su future scoperte o contratti e, arrivate a un certo punto, le liquidano incassando la plusvalenza e lasciando gli altri investitori con il cerino in mano. In-Q-Tel Employees Fund, da parte sua, assomiglia sinistramente alle associazioni "Raptor" inventate dai manager della Enron. Lo stesso schema ha funzionato per almeno altre due imprese quotate al Nasdaq, Electro-Energy (?250% di guadagno in un anno per i dipendenti di In-Q-Tel) e Convera (ancora in portafoglio). A una richiesta di chiarimenti sui due fondi paralleli, la portavoce di In-Q-Tel ha risposto «no comment». Ma forse qualcuno a Washington vorrà saperne di più.
Maria Teresa Cometto
corriere della sera
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