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Vecchio 27-04-05, 09:31   #1 (permalink)
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La fine della Naming Authority

La fine della Naming Authority
Il presidente di NewGlobal.it fa il punto sul decesso di un ente che nel bene o nel male ha rappresentato l'unico nodo della comunità Internet capace di interfacciarsi con le istituzioni

27/04/05 - Lettere - Roma - Mi trovo spesso a discutere con gli amici che furono protagonisti nel lontano 1995 dell'affermazione di Internet in Italia, piccoli provider, programmatori di sw open source, universitari, primi utenti e sempre qualcuno pone la fatidica domanda: perché le scelte che riguardano Internet non vedono mai coinvolto quello che usualmente viene chiamato il popolo della rete? In altre parole perché la comunità Internet non viene mai coinvolta seriamente nei processi decisionali? Perchè 100 allevatori padani sono capaci di dettare condizioni al governo e l'intero insieme di operatori ed utenti Internet no?

È un interrogativo importante ed è vitale darvi una risposta. Nella speranza di attivare un dibattito utile io provo ad indicare una data, che riconosco essere insignificante ai più. Il 28 aprile 2005 è il giorno in cui, se si raggiungerà il numero legale, l'assemblea della Naming Authority sancirà la morte di questa esperienza tra le più innovative nate su Internet. In realtà la morte vera della Naming Authority fu stabilita nel lontano dicembre 2003 e l'assemblea del 28 dovrà solo staccare la spina che teneva in vita un Ente ormai in coma irreversibile.

Sconosciuta ai più, la Naming Authority ha raccolto al suo interno persone provenienti dalle più disparate esperienze, (provider, utenti, legali, programmatori ecc. ), accomunate dal desiderio di stabilire le regole con cui i domini italiani dovevano essere assegnati. Nella sua storia questo "Ente" è stato riconosciuto esplicitamente da tutti coloro che hanno firmato una lettera di assunzione di responsabilità, (conditio sine qua non per ottenere l'agognato dominio it), ed in qualche modo ha saputo rappresentare l'interesse della comunità Internet.

Purtroppo al momento della prova del nove (quando il governo tentò con l'allora progetto Passigli di appropriarsi delle competenze sui domini.it, quando i tribunali iniziarono ad occuparsi di Internet, quando l'Istituto di Informatica e Telematica del Consiglio Nazionale delle Ricerche IIT-CNR non volle più avere un ruolo di semplice esecutore), la Naming Authority è entrata in crisi.

Alle sollecitazioni esterne, le divisioni interne e i micro interessi di categoria non hanno permesso di opporre alcun argine. È stato un peccato non scommettere su un rilancio di questa esperienza ed è stato un danno non saper varare le improcrastinabili riforme. Oggi siamo tutti orfani di un autorevole contraltare ai vari governi. Oggi non abbiamo più un "ente" di Internet, espressione dell'intera comunità, capace di raccogliere al suo interno tutte le schegge del cyberspazio, capace di confrontarsi con le coalizioni che si presenteranno alle elezioni e con i governi per definire e condizionare i programmi inerenti l'innovazione tecnologica del paese. Oggi siamo tornati ad essere divisi in tante microassociazioni o gruppi, ognuno legato al proprio orticello come i fin troppo citati capponi di Renzo.

Non si può più tornare indietro, le miopi scelte di allora hanno già generato i loro effetti e non si può più resuscitare il morto. Il 28 probabilmente terminerà la vita artificiale della Naming Authority ma bisognerà inventarsi un modo per generare una nuova esperienza unitaria della comunità Internet prima che sia troppo tardi.

Ettore Panella
Presidente associazione NewGlobal.it (www.NewGlobal.it)

http://punto-informatico.it/p.asp?i=52522
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Vecchio 29-04-05, 11:43   #2 (permalink)
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Naming Authority? Una morte annunciata
Un altro membro della NA ne ricostruisce la storia ed il senso, e parla di come la NA si sia scontrata con lo sviluppo commerciale della rete

29/04/05 - Lettere - Roma - Ettore Panella annunciava (punto-informatico.it/p.asp?i=52522) due giorni fa su queste colonne l'imminente scioglimento della Naming Authority come la fine di un'epoca in cui la comunità Internet ha potuto partecipare ai processi decisionali della Rete. Se da un lato sono d'accordo con lui nel considerare questa organizzazione un particolare luogo di aggregazione e di confronto aperto, non condivido le sue letture sulle ragioni della crisi e sulla presunta identità di questa comunità Internet.

La Naming Authority è nel quadro odierno un'organizzazione rimastaci dall'inizio degli anni Novanta, tempo di gentlemen agreement ma di una Rete già indirizzata verso lo sviluppo commerciale, anni in cui Internet non era ancora radicata nella società e nell'economia e le istituzioni potevano ignorare quel mondo che non presentava troppi problemi.

Gli equilibri esterni cambiarono in poco tempo, e le dinamiche del mondo tecnico/accademico, raramente modificate dall'interno con intenti strategici, assunsero tutt'altra valenza: era lo scontro con il mondo "reale" e quotidiano. Oggi la notizia del milionesimo dominio.it è un evento mediatico, che sottende un obiettivo di visibilità, un peso economico e dunque un'ambizione politica dei soggetti che hanno in mano il vitale servizio del DNS italiano.

Appare chiaro che in questo contesto la mancata responsabilizzazione governativa, mascherata da invito all'autoregolamentazione, è la causa delle debolezze del sistema: anzitutto priva il DNS della qualifica di "servizio pubblico", sottraendolo ad un processo politico e giuridico di stampo democratico, e preservando un assetto manageriale con impostazione privatistica (in altre parole, la destinazione dei ricavi miliardari è decisa arbitrariamente senza coinvolgimento della comunità o di istituzioni democratiche). In secondo luogo lascia le Regole di Naming scoperte dal punto di vista giuridico, consentendo alla legislazione di andare in una direzione autonoma e quindi esponendo gli utenti ai soprusi che abbiamo visto in questi anni.

A Panella quindi rispondo: non possiamo chiedere che le istituzioni restino fuori e nello stesso tempo lamentarci che i soggetti più forti (con più soldi, con più potere, dunque più a rischio) cerchino di imporre le proprie condizioni ad enti come la Naming Authority, che ad oggi non è altro che una mailing list ed un'associazione non registrata. Non basta una tavola rotonda, un luogo di aggregazione: serve ormai un impianto normativo che riconosca e tuteli una "società civile" fatta di soggetti di varia natura, mettendola in preciso rapporto con i processi decisionali.

Si lega a tutto ciò il problema della "comunità Internet": di chi stiamo parlando? Ad oggi gli operatori di rete sono molti, ma quasi tutti agiscono con impostazione esclusivamente commerciale. Non sono interessati (e spesso neanche titolati) a dire la loro per cambiare le cose; chiedono procedure e normative certe, così come gli utenti chiedono le stesse garanzie che pretendono dallo Stato, nonostante le possibilità di confrontarsi non manchino (forum, blog, mailing list).

È in effetti un problema di scelte miopi che hanno reso la Naming Authority sempre più lontana dal mondo universitario, sempre meno responsabilizzata e incisiva, e che ormai hanno rafforzato un assetto in cui alcuni poteri forti non possono essere ridimensionati o modificati senza ricorrere all'intervento del diritto in un processo di integrazione di Internet nella configurazione democratica della nostra civiltà.

Alessandro Ranellucci
Membro della Naming Authority Italiana
http://punto-informatico.it/p.asp?i=52549
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Vecchio 03-05-05, 12:22   #3 (permalink)
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La Naming Authority vivrà
di Maurizio Codogno - Se anche la NA dovesse davvero non esistere più il gruppo di lavoro nato e cresciuto via posta elettronica non si scioglierà. E questo avrà delle conseguenze

03/05/05 - Commenti - Roma - La Naming Authority esiste formalmente ancora. L'assemblea dei soci del 28 aprile (vedi La fine della Naming Authority (punto-informatico.it/p.asp?i=52522) al riguardo) non ha infatti raggiunto il numero legale di partecipanti, e se ne dovrà indire un'altra: la volontà è di riunirsi entro la fine di giugno. Non sono pertanto state discusse e votate le due mozioni di scioglimento dell'associazione, quella più asettica di Giorgio Giunchi (listserv.nic.it/cgi-bin/wa?A2=ind0504&L=ita-pe&P=1448) e la più puntigliosa proposta da me (xmau.com/NA/mozione-050428.html).

Per una volta, rimandare la decisione è stata la soluzione migliore: questa assemblea, come già la precedente del 30 dicembre scorso, doveva principalmente servire a scremare la lista degli iscritti, eliminando chi non ha partecipato alle ultime tre riunioni e quindi non è più presumibilmente interessato a discutere su questi temi. Alla prossima assemblea il quorum per le modifiche allo statuto dovrebbe ormai essere più facilmente raggiungibile, e soprattutto molte persone potranno venire a discutere di persona ed esprimere personalmente le proprie idee.

Ma anche se la Naming Authority non esisterà più, il suo gruppo di lavoro ITA-PE con la relativa mailing list non si scioglierà. In fin dei conti, "PE" sta per "posta elettronica": le origini della lista sono precedenti alla gestione delle regole per i nomi a dominio!

Resta però da stabilire quale sarà lo scopo del gruppo: rimanere un semplice punto di incontro di vecchi compagni, oppure trovare un nuovo spazio, che non può che essere complementare a quello delle constituency che in questo momento esprimono i loro delegati nella Commissione Regole, l'organismo consultivo voluto dal Registro per sostituire la Naming Authoriry (vedi http://www.nic.it/RA/CR/ (www.nic.it/RA/CR/)). Un tranquillo pensionamento o un'araba fenice?

Maurizio Codogno (mau@despammed.com)
xmau.com/ (xmau.com/)
http://punto-informatico.it/pi.asp?i=52606
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