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Vecchio 25-04-05, 14:49   #1 (permalink)
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moneta elettronica (lato sensu)

Carte di credito, strategie hitech per le nuove frontiere del mercato


STEFANO CARLI

Questo 2005 sarà un anno di svolta per il settore delle carte di credito: una immissione massiccia di nuove tecnologie aprirà la strada — nelle speranze degli operatori — ad una nuova fase di crescita guidata da più sicurezza da una parte e da nuovi servizi dall’altra, che renderanno più flessibile il rapporto tra i gestori delle carte e gli utenti. Due sono i motori di questa fase di sviluppo: il via operativo al passaggio dalla tecnologia della banda magnetica a quella dei chip e il crescente accesso degli utenti al canale Internet.
Già nel corso del 2004 sono infatti praticamente raddoppiati gli utenti dei siti online dei gestori di carte di credito, passati dai quasi 700 mila di fine 2003 al milione e 245 mila di dodici mesi dopo. E non si tratta solo di visitatori di siti, ma di utenti che compiono operazioni complesse: sono registrati, hanno una password, utilizzano gran parte delle operazioni che ogni sito mette a disposizione, come rivela l’ultimo rapporto Digital Finance, dedicato appunto al settore delle carte di credito, realizzato da CommStrategy analizzando i dati di Nielsen NetRatings. «Dalle nostre analisi risulta poi che i circa 600 mila nuovi utenti "attivi" dei siti online delle carte di credito sono per la gran parte appartenenti ad un profilo interessante e anche poco rischioso — spiega Fiamma Petrovich, senior manager di CommStrategy che ha seguito in prima persona il rapporto — Sono prevalentemente maschi tra i 25 e i 45 anni, di buon livello culturale e con disponibilità di reddito. Utenti che si identificano anche con quelli più pronti ad usufruire dei nuovi prodotti e a sperimentare le nuove tecnologie. E questo spingerà già nel corso di quest’anno le società delle carte di credito a sviluppare i loro servizi online: sempre meno siti vetrina e sempre più canali di gestione diretta del rapporto con gli utenti e con le loro esigenze».
E in effetti chi, come CartaSì, ha già una buona presenza sul web (sono suoi circa un milione di utenti online) già usa il sito per un rapporto più diretto con gli utenti. «Riceviamo circa 100 email al giorno dai nostri utenti — afferma Antonio D’Aloia, direttore servizi clienti CartaSì — e stiamo per lanciare nuovi servizi, come la gestione diretta via Internet dell’addebito in carta di credito delle utenze, o anche la possibilità, grazie all’accordo con la Federazione Italia Tennis, di controllare tramite il nostro sito la classifica aggiornata di continuo. E siamo in trattative anche per gestire da qui l’acquisto di partite in payperview».
Il canale Internet inizia dunque a diffondersi, anche per il consolidarsi dell’ecommerce: tanto che MasterCard, per esempio, ha visto raddoppiare il numero delle transazioni online effettuate attraverso il suo circuito. Anche American Express si muove in questa direzione: oggi il sito dà informazioni (ma è anche una vetrina di prodotti in offerta per i soci ai quali garantisce anche il canale di acquisto immediato) ma le operazioni vanno condotte tramite operatore. Ora Amex Italia studia la possibilità di risposte dirette online, sia via email sia attraverso software che consentono di dialogare online in tempo reale sullo schermo del pc con la centrale operativa. E stanno sperimentando anche una piattaforma per comunicare con gli utenti per mezzo degli sms dei telefonini.
Più complesso il processo che riguarda la "migrazione" dalla banda magnetica al chip. Anche perché non è un fenomeno che riguarda il solo mercato italiano ma una strategia che parte dall’Europa. «In Europa il sistema bancario ha costituito l’European Payment Council — spiega Pierfrancesco Gaggi, responsabile del settore Sistemi di Pagamento dell’Abi — Uno dei primi obiettivi è attuare un progetto denominato Sepa, sigla che sta per Single Euro Payment Area: ossia un sistema valido in tutta l’Ue che unifichi gli standard di uso degli strumenti di pagamento: bancomat, Rid, bonifici. In quest’ambito si sta definendo il passaggio dalla banda magnetica al chip e altri vari standard d’uso connessi. Si va da problemi apparentemente più semplici, come per esempio se introdurre anche per le carte di credito la digitazione del pin al posto della firma, come è oggi da noi solo per il bancomat, fino a problemi più complessi, come quelli relativi alle carte di debito. Si sta decidendo se creare un nuovo circuito europeo o appoggiarsi ai due grandi circuiti internazionali già esistenti, Visa e Mastercard. E questo sta creando qualche ritardo».
Lo scenario a questo punto si fa di dimensioni planetarie. Il fatto è che mentre l’Europa spinge molto per il passaggio al chip per ragioni di sicurezza, gli Stati Uniti non trovano questa motivazione sufficiente ad spingere le banche verso un livello di investimenti non certo irrisorio. Solo in Italia e solo come costi aggiuntivi rispetto a quelli correnti di sostituzione di terminali e carte — stima l’Abi — stiamo tra i 250 e i 300 milioni di euro. Ci sono da sostituire 36 mila Atm (gli sportelli del bancomat), 800 mila terminali Pos (quelli con cui si paga presso gli esercizi commerciali) e le carte, che a settembre scorso erano 43 milioni, 35 milioni di debito (tra bancomat, Visa Electron e MasterCard Maestro) e 18 milioni di carte di credito.
Una volta tanto, però, gli operatori italiani, a tutti i livelli, hanno deciso di non stare fermi ad attendere le decisioni europee. L’Abi ha deciso di aspettare le decisioni Ue sulle carte e il circuito, ma intanto spinge le banche italiane ad avviare l’introduzione dei nuovi Pos e Atm in grado di leggere le carte a microchip già esistenti (la Gran Bretagna ha già il 70% di carte a chip, la Germania il 20%) in modo da avere una «terminaleria» tutta pronta per i chip entro il 2008, quindi tra tre anni.
Anche da parte di Visa e Mastercard ci sono pressioni: i due grandi circuiti internazionali hanno giù da tempo adottato nuove regole che penalizzano chi resta sulla vecchia tecnologia della banda magnetica. Per esempio in caso di frodi: se si verificheranno nella transazione tra una carta a chip e un "vecchio" sportello (l’introduzione delle carte a chip significa infatti che il chip si somma alla banda magnetica e ha la priorità operativa tutte le volte che è possibile: le carte devono funzionare anche su mercati in cui la banda magnetica resisterà ancora per anni e anni) sarà la banca che gestisce l’Atm o il Pos a farsi carico di risarcire l’utente. E viceversa, se i terminali sono a chip e la carta vecchia, a pagare sarà la banca che ha emesso la carta.
E’ per questa ragione che circuiti e società di emissione si stanno già attrezzando. American Express punta ad avere il 20% delle sue carte di credito attive a chip entro fine 2005, il 60% l’anno prossimo e il 100% dentro la fine del 2007 (stesse percentuali per i suoi Atm e i suoi Pos), Mastercard ha già a chip il 30% delle sue carte di credito in circolazione in Europa, e prevede di raggiungere il 10% per fine 2005.
E adesso arriva in forze anche CartaSì, forte dei suoi 7,5 milioni di carte attive in Italia. «Dalla seconda metà di quest’anno tutte le nuove carte che consegneremo ai nostri utenti — afferma D’Aloia — sia le nuove che i rinnovi di quelle scadute, saranno a chip. Di qui ai prossimi due anni e mezzo avremo distribuito oltre 10 milioni di nuove carte».
http://www.repubblica.it/supplementi...karachiri.html
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Vecchio 25-04-05, 14:50   #2 (permalink)
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Basterà un semplice Sms per pagare rate e servizi

TUTTE LE NOVITA’


Ferrovie, parcheggi, tra breve anche lo skipass. Il matrimonio cellularicarte di credito avanza e rende possibile l’epayment. Con l'inizio del 2006 gli utenti dei telefonini della Docomo in Giappone potranno salire sui treni della East Japan Railway, la compagnia ferroviaria che opera nella regione che comprende anche Tokyo, e pagare il biglietto senza fare nulla: basterà che abbiano in mano il loro telefonino e un lettore registrerà il loro passaggio, li identificherà e preleverà l'importo da una carta prepagata. Il tutto avviene grazie alla tecnologia di FeliCa, una nuova carta elettronica messa a punto dalla Sony. Felica è una carta a chip, ricaricabile, il cui punto di forza è nella tecnologia di identificazione, che non necessita il contatto diretto con il lettore dei dati, come di solito avviene i badge in circolazione. Dal Giappone alla Francia. Ibm ha anche annunciato il lancio, con Upaid, di un servizio Sms che offrirà ai consumatori francesi di cliccare sul cellulare per effettuare pagamenti mensili. Cofinoga, tra le principali organizzazioni francese per il credito al consumo ha adottato questo servizio per i suoi correntisti in possesso di un cellulare Orange. E adesso conta di ampliare il servizio a tutti gli altri operatori di telefonia mobile. A fine giugno, a Madonna di Campiglio, si pagherà lo skipass via Sms, con addebito su carta di credito, grazie a un’iniziativa di CartaSi, Banca Popolare di Sondrio e le Funivie Madonna di Campiglio.
http://www.repubblica.it/supplementi...44karamia.html
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Vecchio 25-04-05, 14:50   #3 (permalink)
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Ai giovani piacciono le "prepagate" così l’Italia diventa leader in Europa


STELLA BIANCHI

Non è propriamente una carta di credito perché a ben vedere il contante è stato già versato e si tratta solo di spenderlo più o meno velocemente. In ogni caso però il mercato in forte espansione delle carte di pagamento, oltre che delle Poste, è terreno di gioco delle società che emettono carte di credito attraverso le banche associate. Ed è proprio il nostro paese a fare da apripista in Europa, complice soprattutto l’abitudine degli italiani e dei giovani in particolare a utilizzare le ricariche di credito per i telefonini. Questa forma di moneta elettronica, che è indirizzata soprattutto ai giovani, agli extracomunitari, a chi non ha un conto corrente bancario o vuole tenere sotto controllo la propria spesa magari per gli acquisti fatti online, funziona infatti proprio così: si acquista una carta presso una banca, si "carica" con un certo importo e una volta esaurita la disponibilità il titolare o un’altra persona può ricaricarla. Con un costo di acquisto, in genere, non superiore ai venti euro, e uno o due euro in diritti di servizio per ogni ricarica.
Visa ha iniziato a proporre al mercato carte prepagate già dal 2003, soprattutto in Italia — spiega Davide Steffanini, direttore generale ufficio di rappresentanza Visa Europe per l’Italia — mentre gli altri paesi europei seguono più lentamente perché non c’è la stessa abitudine al concetto del prepagato che si è diffuso nel nostro paese proprio grazie ai telefonini. E abbiamo già numeri importanti con un’espansione molto forte, addirittura un + 225% tra lo scorso anno e il 2003. A fine 2004 le carte di pagamento Visa erano un milione e trecentomila e già nei primi tre mesi di quest’anno il nostro paese ha superato quota un milione e mezzo».
«E anche i volumi di spesa sono significativi: sono pari a 850 milioni di euro per lo scorso anno. Dunque in media, con ognuna di queste carte viene fatta una spesa che è pari all’incirca a un terzo di quella effettuata con una carta di credito tradizionale».
La "prepagata" in pratica rappresenta un sostituto del contante, uno strumento di pagamento da dare a terze persone, magari ai figli per rifornirli di credito anche quando sono in viaggio all’estero; per molti sono anche un modo per affrontare in sicurezza gli acquisti online. «Abbiamo lanciato Carta Eura nel 2001 — spiega Giorgio Porazzi, responsabile Corporate Development gruppo Carta Sì — perché avevamo capito che il mercato era alla ricerca di soluzioni per dare strumenti di pagamento ai giovani o agli immigrati o comunque a chi non ha un conto corrente bancario. Non è una questione di sicurezza che è comunque garantita completamente per chi usa una carta di credito quanto piuttosto un altro modo per avere contante con sé o per darne ad altre persone». In tutto sono centomila le carte di questo tipo emesse da Cartasì, che ora sta pensando ad un nuovo prodotto.
«Stiamo lanciando una carta completamente anonima — spiega Giorgio Porazzi — per la quale quindi non è prevista la sottoscrizione di un contratto, e che potrà, per questo motivo, avere un importo massimo caricato di cinquecento euro. Una carta che vorremmo lanciare con soggetti diversi dalle sole banche, per esempio con gruppi della grande distribuzione».


http://www.repubblica.it/supplementi...5kappotto.html
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Vecchio 25-04-05, 14:51   #4 (permalink)
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Informarsi bene per non avere amare sorprese


LUIGI DELL'OLIO

dell’olio
Milano
Dagli iscritti a un’associazione di volontariato ai tifosi di una squadra di calcio, dai giovanissimi ai lavoratori flessibili, sino ai membri dei club per la terza età o ai dipendenti di un’azienda. Le società emittenti di carte di credito puntano su prodotti sempre più segmentati per tipologia di clientela offrendo sconti, facilitazioni, condizioni particolari in grado di accontentare proprio tutti. E i risultati sembrano dar loro ragione.
Ma spesso capita che chi sottoscrive una carta di credito, per disattenzione o perché conquistato dagli specchietti per le allodole della pubblicità, ignora alcune condizioni del contratto. Di cui verrà a conoscenza, a proprie spese, solo al momento dell’addebito. E i pericoli si rivelano particolarmente insidiosi proprio nella tipologia di carta che registra i maggiori ritmi di crescita nella penisola, quella "revolving". Il vantaggio di poter rimborsare il prestito ricevuto nei modi e nei tempi preferiti (ovviamente all’interno di una rosa di possibilità offerte dall’istituto di credito) è infatti controbilanciato dall’esistenza di una serie di voci e sigle, non sempre di immediata comprensione.
Gli indicatori più importanti ai quali prestare attenzione sono il Tasso anno nominale (Tan) e il Tasso annuo effettivo globale (Taeg): il primo è un saggio di interesse espresso in termini percentuali e viene applicato dalle banche sull’importo preso a prestito. Serve per calcolare, mese per mese, la spesa in interessi che il cliente dovrà corrispondere. Per cui la spesa mensile sarà pari al Tan diviso 12 (il numero dei mesi dell’anno), moltiplicato per il debito. Il Tan non comprende, però, gli oneri accessori (ad esempio gli interessi, le spese di assicurazione e quelle di istruttoria e apertura della pratica di credito), che fanno invece parte del Taeg, calcolato sempre percentualmente, ma su base annua.
Tuttavia, in alcuni casi la normativa italiana concede alle società finanziarie e alle banche una certa discrezionalità nel calcolo del Taeg, con la facoltà di includere o escludere alcune voci di costo, come quelle assicurative o di rinnovo. Così al cliente possono essere addebitate anche le spese di estratto conto, quelle di rifornimento carburante (fatte pagare ad ogni rifornimento presso la stazione di servizio) e l’anticipo contante (che può essere previsto per le operazioni di prelievo di contante presso gli sportelli automatici). Per finire, sono sempre escluse dal Taeg le somme che il consumatore deve pagare per l’inadempimento di un obbligo contrattuale e le imposte di bollo. Queste ultime rappresentano un importo fisso, stabilito per legge e che va allo Stato. E’ consigliabile, infine, fare un confronto tra tutte le offerte presenti sul mercato, prima di scegliere.

http://www.repubblica.it/supplementi.../045karpa.html
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Vecchio 25-04-05, 14:52   #5 (permalink)
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E le Poste guidano la corsa un milione di carte in 15 mesi

l’obiettivo raggiunto a marzo


Tremila carte emesse ogni giorno e quota un milione festeggiata lo scorso marzo, a quindici mesi dal lancio, con il milionesimo titolare di Postepay, una giovane operatrice sociosanitaria della provincia di Salerno, premiata dal presidente e dall’amministratore delegato di Poste italiane, Enzo Cardi e Massimo Sarmi, oltre che dal ministro Gasparri. Un traguardo di cui alle poste sono orgogliosi visto che li pone al vertice europeo per numero di carte prepagate emesse. A usare questo sistema di pagamento sono in maggioranza i giovani — sono oltre il 60% degli acquirenti — soprattutto per la sicurezza che dà nei viaggi e negli acquisti online.
La carta Postepay funziona come una tradizionale carta di prelievo o di pagamento, senza però la necessità di avere un conto corrente. E quindi può essere utilizzata ovunque, in Italia o all’estero, per fare acquisti o per prelevare denaro contante dagli sportelli automatici, o ancora per pagare bollettini di conto corrente o per fare acquisti su Internet. Non a caso, sottolineano alle Poste, di pari passo con la diffusione di questi strumenti di pagamento elettronici è cresciuto anche il numero delle operazioni effettuate online che è passato dai 6,2 milioni del 2003 ai circa 9 milioni del 2004, con un aumento del 45%. In forte aumento anche il numero delle transazioni effettuate con carte di prelievo e di pagamento — dai 91 milioni nel 2003 ai 132 milioni nel 2004 — con una crescita anche degli importi complessivi che passano dai 17 miliardi di euro del 2003 agli oltre 26 miliardi del 2004 con un +53%.
La carta, che può essere acquistata in ognuno dei 14.000 uffici postali sparsi in tutta Italia, ha un costo di attivazione pari a cinque euro e può essere caricata o ricaricata, ogni volta al costo di un euro, fino a un massimo di duemila euro o di mille euro nella versione junior per chi ha meno di diciotto anni. Tra i motivi del successo, spiegano alle Poste, c’è anche il fatto che la carta è sicura visto che ogni titolare riceve un codice personale segreto e in caso di smarrimento può chiedere il blocco immediato.
In totale sono circa sei milioni le carte di pagamento, includendo le carte Postamat, emesse da Poste italiane che sta avviando collaborazioni in questo campo con la pubblica amministrazione. E’ infatti in corso una sperimentazione con la regione Emilia Romagna che ha portato all’emissione di una carta multiservizi che, allo stesso tempo, è un tesserino aziendale di riconoscimento, offre il servizio di firma digitale, dà la possibilità di accreditare sulla carta i buoni pasto e può essere utilizzata come carta di prelievo e pagamento nel circuito postale.
(s. b.)http://www.repubblica.it/supplementi...5korpetto.html
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Vecchio 25-04-05, 14:52   #6 (permalink)
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Il boom del mercato nel biennio 20022003

IL MOMENTO DELLA SVOLTA


Storicamente, l'Italia era un paese poco favorevole all'utilizzo della moneta di plastica. In particolare, alcuni fattori culturali, fra i quali una notevole diffidenza verso forme di finanziamento al consumo, hanno contribuito in passato a ostacolare lo sviluppo del mercato delle carte di credito.
Nel biennio 20022003, però, si è assistito a una notevole inversione di tendenza: la congiuntura economica ha spinto le famiglie a compensare la perdita di potere di acquisto con forme di finanziamento del consumo che permettessero loro di mantenere inalterati i livelli di vita.
E’ scattata allora una maggiore propensione all'indebitamento, con un conseguente via libera alle carte di credito, che così hanno avuto un grande sviluppo. L'offerta di prodotti da parte delle banche e delle finanziarie è molto ampia: è anche personalizzabile in funzione delle necessità del singolo cliente. Per l'operatore del risparmio, poi, il ritorno è notevole, visto che i Taeg oscillano tra il 12 e il 15%.
(l.t.)

http://www.repubblica.it/supplementi...45kastoro.html
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Vecchio 25-04-05, 14:53   #7 (permalink)
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Addio ai contanti, le rate sono l’arma vincente


ROSARIA AMATO

Ci sono ancora ampi spazi di sviluppo per l’uso di carte di credito e di debito in Italia, ma certamente non siamo più il Paese del pagamento in contanti. Anzi, per numero di POS (Point of sale, le macchinette attraverso le quali si effettuano i pagamenti con le carte di plastica) siamo diventati i primi in Europa. A fine 2004 infatti i POS del circuito Pagobancomat risultavano 950.000, numero superiore, secondo i dati dell’European Payments Council, a quello spagnolo (915.000), britannico (885.000) e francese (850.000).
Le transazioni elettroniche di pagamento effettuate nello stesso anno, riferisce la Co. Ge. Ban (Convenzione per la gestione del marchio Bancomat), sono state più di 600 milioni, con una crescita rispetto al 2003 del 6 per cento. Il relativo controvalore ha raggiunto i 37,7 miliardi di euro e l’importo medio per singola transazione è risultato pari a 62,7 euro. A queste cifre vanno aggiunti anche i risultati estremamente positivi di Poste Italiane.
«Nel contesto europeo — attesta la Co. Ge. Ban. — l’Italia rappresenta circa il 20 per cento dei terminali POS presenti risultando in assoluto uno dei Paesi con maggiore propensione all’acquiring». L’utilizzo medio dei terminali si è attestato intorno alle 800 operazioni. Non si tratta ancora di un utilizzo "pieno" però: infatti l’operatività dei POS in Italia è pari al 30 per cento circa della media europea. Un dato che sembrerebbe stridere con quello sul primato della diffusione, ma in effetti non è così, spiega un portavoce dell’Abi: «Molti commercianti attivano diversi POS, perché dispongono di diverse linee telefoniche, e poi finiscono per non usarli tutti». Di conseguenza i POS effettivamente attivi alla fine dell’anno scorso risultavano circa 770.000, numero comunque superiore di circa il 7 per cento a quello dell’anno precedente.
Ad un aumento del numero dei POS corrisponde anche una sostenuta crescita del mercato delle carte di pagamento, tendenza che in Italia si osserva da diversi anni, almeno dal 1995. Secondo dati della Banca d’Italia le transazioni gestite con le carte di plastica da allora al 2003 erano cresciute del 400 per cento. E secondo il rapporto 2004 dell’Osservatorio sulle Carte di Credito costituito da AssofinCrifEurisko, a fine 2003 le carte di credito in circolazione erano 25,6 milioni, mentre le carte di debito appena meno di 25 milioni. Secondo l’ultima rilevazione della Co. Ge. Ban., a fine 2004 il numero si era mantenuto pressoché stabile. Mentre negli anni precedenti si era registrata una notevole crescita: nel 2000 si contavano 16,9 milioni di carte di credito e 21,1 milioni di carte di debito: la crescita delle prime è stata maggiormente accelerata grazie soprattutto alla diversificazione. In particolare, continuano a riscuotere il favore degli utenti le carte "revolving", che permettono il pagamento a rate.
Tuttavia, nonostante i numeri possano trarre in inganno, e apparentemente il tasso di crescita delle carte di credito sia superiore a quello delle carte di debito, queste ultime sono molto più usate come strumento di pagamento. Infatti "resiste" tra il 2003 e il 2004 una elevata quota di titolari corrispondente a circa l’11 per cento, che, pur possedendo la carta, dichiara di non utilizzarla per pagare i propri acquisti, preferendo riservarla come strumento/soluzione per le "emergenze". Mentre per le transazioni giornaliere viene considerata più adatta la carta di debito, il cui possesso costituisce un valido motivo per non averne una di credito da parte di circa un quarto dei non titolari.
Ma dove vengono effettuate le transazioni con le carte di plastica? Un’indagine Nielsen pubblicata sul sito della Co. Ge. Ban attesta che la carta Pagobancomat viene usata in prevalenza nei supermercati e negli ipermercati (66 per cento), seguiti dai negozi di abbigliamento e articoli sportivi (44 per cento), grandi magazzini (32 per cento), distributori di benzina (28 per cento), uffici postali (21 per cento), negozi di elettronica (18 per cento) e autostrade, per pagare il pedaggio con Viacard (10 per cento). Viene anche rilevato il grado di soddisfazione degli utenti, che è molto elevato: la somma di coloro che si dichiarano "abbastanza soddisfatti" (59,7 per cento) e di coloro che si dichiarano "molto soddisfatti" (34,9 per cento) arriva al 94,5 per cento.
Per i prossimi anni si prevede uno sviluppo ulteriore. Secondo uno studio presentato da Capgemini Financial Services Industry a novembre a Roma, nel corso del convegno Carte 2004 tenuto presso l’Abi, l’Italia è il Paese con il maggior tasso di crescita delle carte di credito negli ultimi anni, e le previsioni al 2007 la pongono tra i top performer, insieme a Gran Bretagna e Paesi Bassi. Infatti il nostro tasso di crescita dovrebbe essere, secondo le previsioni, del 10,90 per cento nell’arco di tempo che va dal 2003 al 2007, contro il 10,80% dei Paesi Bassi e il 12,80 per cento della Gran Bretagna, percentuali di gran lunga superiore alla media europea che si dovrebbe attestare intorno al 7,6 per cento.
Per favorire la diffusione delle carte di pagamento, la Co. Ge. Ban ha anche attivato iniziative dirette a renderle maggiormente fruibili alla totalità degli utenti, in particolare agli handicappati, e a renderne l’uso più sicuro.


http://www.repubblica.it/supplementi...6komodino.html
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Vecchio 25-04-05, 14:55   #8 (permalink)
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Costano care, ma piacciono: sfida tra banche per le "revolving"

nuovi prodotti

ROSA SERRANO

Credito semplice e programmabile. Questa, in estrema sintesi, la funzione della carta di credito "revolving". Mentre le tradizionali carte di credito prevedono un rimborso in unica soluzione (di norma entro la metà del mese successivo), per le "revolving" il rimborso è rateizzato secondo un piano di ammortamento flessibile: il cliente dispone di un fido che si ricostituisce automaticamente rimborsando le rate mensili, fissate come percentuale degli utilizzi effettuati o come importo fisso.
Gli importi della linea di credito variano mediamente dai 1.500 ai 5.000 euro. Le "revolving" però hanno un costo più elevato rispetto ai normali prestiti personali, con un Taeg (tasso annuo effettivo globale) anche del 20%. Giuseppe Piano Mortari, direttore operativo di Assofin evidenzia che per gli intermediari finanziari specializzati nel credito al consumo, l’emissione di carte di credito a rimborso rateale rappresenta una parte importante del business, mentre per le banche generaliste queste carte sono ancora un prodotto accessorio al conto corrente. A suo avviso, le motivazioni dell’interesse dei grandi intermediari finanziari nei confronti delle "revolving" possono essere sintetizzate nella possibilità di fidelizzare un ampio bacino di clientela e nella natura del prodotto che permette di ridurre i costi operativi e di realizzare margini più ampi rispetto agli altri prodotti creditizi.
L’utilizzo delle "revolving", secondo i dati forniti da Assofin, è in continua crescita. Nel 2004, infatti, i flussi di credito erogati connessi all’uso di questa tipologia di carte hanno superato i quattro miliardi di euro (4.637.623.000 per l’esattezza) con un tasso di crescita del 18,4% rispetto all’anno precedente. Anche le transazioni effettuate con le "revolving" hanno raggiunto un risultato di tutto rispetto: nel 2004, sempre secondo Assofin, sono state 37.727.787 con una percentuale di crescita, rispetto al 2003, significativamente simile a quella dell’aumento di diffusione (+18,5%). L’importo medio di ogni singola transazione si è attestato sulla cifra di 123 euro.
Non va poi sottovalutato il continuo sviluppo dei circuiti di accettazione, che permette di estendere l’utilizzo delle carte ai circuiti nazionali ed internazionali e la possibilità di estendere il credito al consumo a beni e a target di clientele non tradizionali. Un ulteriore aspetto riguarda l’opportunità di attivare nuovi e diversi rapporti di parternariato con la grande distribuzione. Visto anche il crescente interesse dei clienti, sono sempre di più gli istituti finanziari che propongono il prodotto anche con diverse personalizzazioni di fido, condizioni e servizio. E, per facilitarne l’utilizzo vengono varati nuovi prodotti. Ad esempio, presso alcuni istituti ora è possibile richiedere la carta presentando il solo documento d’identità ed ottenerla in tempo reale.
La grande distribuzione, ovviamente, punta molto sullo strumento "revolving" che ha, anche in questo caso, grande facilità di emissione. In alcuni casi l’addetto della società di credito al consumo, attraverso il suo terminale e con i soli dati della carta d’identità, svolge i controlli di rito per rilasciare subito lo strumento di pagamento che non porta impresso il nome del titolare ma soltanto la sua firma sul retro per eventuali verifiche dei commercianti e per mettersi al riparto dalle truffe.
Il meccanismo della "revolving" presenta comunque un rischio: quello che potrebbe indurre il consumatore ad una specie di "dipendenza" finanziaria. In sostanza, il ricrearsi per effetto dei rimborsi effettuati della linea di credito può incentivare, soprattutto in presenza di momentanee difficoltà economiche, la spinta anche verso consumi non indispensabili, che il titolare della carta non ha ben valutato.


http://www.repubblica.it/supplementi...046kafone.html
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Vecchio 25-04-05, 14:56   #9 (permalink)
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Tutto quello che bisogna sapere sulla "moneta di plastica"

glossaRIO


Carte di credito e carte di debito: in Italia la differenza è meno marcata che negli altri mercati perché quella che è considerata la vera funzione delle carte di credito di fatto non viene utilizzata che in modo marginale. Questa funzione è propriamente quella del credito: ossia la possibilità di comprare una merce o un servizio dilazionandone il pagamento nel tempo.
Le carte di debito, sono quelle che consentono l’addebito immediato di una spesa: si paga con la carta e nel giro di un paio di giorni (ma con valuta che fa data al momento dell’acquisto) il pagamento viene accreditato sul conto del venditore. Tutto questo si svolge per ogni singola transazione. Fanno parte di questa categoria le carte Pagobancomat, la Electron del circuito Visa e la Maestro di Mastercard.
La carta di credito invece regola le transazioni tutte assieme alla fine di un arco di tempo stabilito, con un guadagno di tempo che va da pochi giorni anche fino ad un intero mese. Ma va anche detto che alcune banche tendono a spostare i tempi di accredito di carte Visa Electron e Mastercard Maestro, facendole così funzionare come carte di credito. Una mossa, questa, che potrebbe essere anche da mettere in relazione con l’ingresso sul mercato di un nuovo tipo di carte di debito: i borsellini elettronici. Sono le carte cosiddette ricaricabili. Non sono legate ad un conto perché il denaro viene versato prima e forma un ammontare contenuto nella memoria della carta e da cui si procede scalando le spese successive. E’ una carta di debito perché ogni singola transazione viene immediatamente addebitata. Le carte di debito stanno avendo un notevole sviluppo in parallelo con l’affermarsi dell’ecommerce. Viene infatti utilizzata specialmente su Internet, per acquisti online sicuri perché non è la porta di accesso ad un conto bancario. Non è un caso che sia per la ricaricabile più famosa d’Italia, la Poste Pay di Poste Italiane, che ha superato il milione di carte distribuite, che per i nuovi prodotti che tutte le banche stanno via via mettendo sul mercato, il target di riferimento sia quello tipico di Internet: 2045 anni e di buon livello culturale. (s.car.)
http://www.repubblica.it/supplementi...46kuffaro.html
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Vecchio 25-04-05, 14:57   #10 (permalink)
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Via ad un sistema multibanca per abbattere i costi dei commercianti

la decisione di bankitalia


I costi sostenuti dai commercianti per l’applicazione del sistema Pagobancomat dovrebbero presto ridursi. Infatti, per disposizione della Banca d’Italia, Co. Ge. Ban. (la Convenzione per la gestione del bancomat) dovrà realizzare un sistema orientato ai principi del "multibanca", presentando un’analisi della sicurezza dei sistemi bancari su server aziendali e un piano operativo degli interventi da adottare. In questo modo Bankitalia ha accolto di fatto un ricorso presentato da una catena commerciale della Gdo (Grande distribuzione organizzata), la Supermercati Poli, che opera nel Trentino Alto Adige. Il provvedimento della Banca Centrale è stato pubblicato nell’ambito del documento finale dell’istruttoria per il rinnovo dell’autorizzazione al sistema generale di norme che regolano la gestione del Pagobancomat.
«L’Istituto di via Nazionale — si legge in un comunicato dell’Associazione Bancaria Italiana — ha effettuato una verifica delle condizioni generali di contratto messe a punto da Co. Ge. Ban sotto il profilo delle norme antitrust. Gli schemi contrattuali sono risultati in linea con le leggi poste a tutela della concorrenza».
Ma il documento, oltre a chiudere l’istruttoria sugli schemi contrattuali del bancomat, contiene anche la richiesta sollecitata dalla grande distribuzione: per l’appunto l’adozione di un sistema multibanca. Sistema che, spiega l’amministratore delegato della Supermercati Poli, Marcello Poli, eviterà finalmente ai commercianti il pagamento di una commissione bancaria che negli anni è diventata sempre più costosa: «Il sistema Pagobancomat avrebbe dovuto ridurre i costi delle transazioni e portare vantaggi sociali. All’inizio per i commercianti non c’erano commissioni, poi sono state introdotte, e sono diventate sempre più pesanti. Faccio un esempio riferendomi alla mia azienda: su 300 milioni di euro di fatturato, circa la metà entrano attraverso pagamenti via filo. Ebbene, su questa cifra noi paghiamo commissioni bancarie per 750.000 euro, senza peraltro risparmiare i costi di gestione del contante (furgone blindato, ecc.). A questo punto, se la Banca d’Italia non avesse accolto la nostra richiesta, saremmo stati costretti a scaricare tali costi sui consumatori».
(r. a.)http://www.repubblica.it/supplementi.../046kalma.html
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