Per Consob armi spuntate in attesa di nuovi poteri
VITTORIA PULEDDA
Il punto di svolta, per la Consob, può essere fissato a ridosso del disastro Parmalat: il secondo crack a distanza di pochissimo tempo (dopo il crollo Cirio) ha spinto la Commissione ad essere, dal punto di vista formale, molto cavillosa. Quindi, sospensione anche prolungata dei titoli (come nel caso di Impregilo); frequenti richieste di chiarimenti da dare al mercato; molta prudenza nel togliere dalla black list le società che hanno avuto forti difficoltà aziendali, quelle per intendersi che hanno l’obbligo di comunicare mensilmente la posizione debitoria netta e i principali indicatori di finanziari; occhiuto controllo formale dei documenti (come nel caso della nuova Parmalat, che non ha avuto il disco verde al primo prospetto presentato in Commissione e ora deve rispondere alla richiesta di integrazioni volute da Lamberto Cardia).
Ma dal punto di vista sostanziale, la Consob continua a procedere con grande cautela. Nel caso di Antonveneta, ad esempio, l’ipotesi di concerto nell’azione della Bipielle è stata avanzata solo alla fine della settimana scorsa, quando da tempo a torto o a ragione il mercato avanzava un sospetto del genere (da verificare). Dunque, massimo formalismo giuridico ma anche apparentemente poca tempestività.
Apparentemente, occorre aggiungere, perché a complicare le cose c’è l’articolo 4 del Testo Unico della Finanza, che obbliga al segreto d’ufficio la Commissione. La quale, se nella sua attività si imbatte in una fondata ipotesi di reato può inviare il fascicolo al magistrato, ma persino in quel caso è tenuta al segreto sui nomi. E, nel caso di sanzioni amministrative, può limitarsi a comminare multe ridicole, che hanno l’unica sanzione reputazionale nel fatto di essere citate con nome e cognome del destinatario nel Bollettino quindicinale della Commissione.
Il nodo dei poteri, che verranno ampliati quando entrerà in vigore la cosiddetta legge Comunitaria sulla manipolazione dei prezzi, è fondamentale; ancor più incisive sono le norme previste dal ddl sul risparmio, che tuttavia non riesce a vedere la luce dell’approvazione (ora è bloccato dalla crisi politica).
Tuttavia, quando almeno il primo potenziamento entrerà in vigore, una parte dei vincoli attuali salterà. A partire dai poteri ispettivi: la Consob potrà servirsi della Guardia di Finanza, potrà avere accesso ai computer e leggere le poste elettroniche, consultare i tabulati delle telefonate fatte e ricevute (ma non ascoltare le intercettazioni). Soprattutto, quando farà un’ispezione potrà pretendere di aprire armadi e cassetti. Dovrebbe essere quindi scongiurato il ripetersi di quanto accadde all’epoca della scalata Sai su Fondiaria, realizzata con il concerto di Mediobanca secondo l’Antitrust ma non secondo la Consob. All’epoca, il problema fu proprio che la Consob aveva le mani legate: poteva chiedere ma non pretendere (e le fu risposto solo in parte) mentre l’Antitrust aprì armadi e scrivanie andando direttamente al cuore del problema, nella sede di Mediobanca, e lì trovando le tracce concrete dell’intesa che legava l’azione di Ligresti a quella di Piazzetta Cuccia. A quel punto anche la Consob decretò l’azione di concerto ma stabilì che la storia finanziaria era andata troppo avanti per azzerare tutto (era già stata varata la fusione tre le due compagnie) e obbligare i protagonisti a lanciare l’opa.
La legge comunitaria amplierà anche la platea dei soggetti che la Commissione può interrogare. Non solo azionisti, amministratori e controllori come avviene ora ma anche soggetti terzi che parlano di una società quotata. Anche in questo caso c’è un precedentebeffa, ai tempi dei ripetuti annunci sulla ricapitalizzazione della Lazio e delle cordate fantasma.
Tuttavia, nell’ultimo anno qualche tentativo maggiore per essere meno burocratici nell’azione è stato fatto: ne sanno qualcosa una serie di società, da Aedes a Finpart, a Cit, tanto per fare qualche esempio, che hanno avuto impugnato il bilancio o hanno ricevuto contestazioni sui conti. Così come sono ormai all’ordine del giorno le convocazioni di amministratori e sindaci e le richieste di informativa e di precisazioni. L’ultima, in ordine di tempo, è stata quella della Popolare di Milano, che è dovuta intervenire per "spiegare" la portata delle affermazioni del suo presidente Roberto Mazzotta circa possibili alleanze con altre banche.
Ma, seppur positivi, sono interventi molto limitati: le partite importanti sono altre. E limitandosi a quelle in corso, vedremo quale sarà la forza che realmente la Consob potrà utilizzare per andare ad accertare se e quando un gruppo di azionisti si è messo d’accordo per scalare Antonveneta.
http://www.repubblica.it/supplementi...austerity.html