La tenaglia di giudici e Sec sulla corruzione a Wall Street
EUGENIO OCCORSIO
Sarà stata solo una sciagurata coincidenza, ma a metà della settimana scorsa, proprio mentre il presidente della Sec, William Donaldson, enumerava i successi della commissione nell’attuazione del SarbanesOxley Act, le agenzie di stampa americane battevano la notizia di un potenziale conflitto d’interessi riguardante nientemeno che la Goldman Sachs e il New York Stock Exchange. Era successo che la stessa società che possiede il Nyse, la maggiore Borsa del mondo che peraltro era stata più volte negli ultimi anni al centro di grane giudiziarie, stava acquistando la Archipelago Holdings, una società che gestisce le contrattazioni elettroniche. E che la Goldman Sachs era consulente di entrambe le parti, e per di più aveva curato la quotazione della Archipelago in Borsa prendendosi il 15% del capitale. Apriti cielo: le banche d’investimento rivali sulla piazza newyorkese hanno scatenato un’offensiva mediatica aprendo un caso che inevitabilmente è finito sul tavolo di Donaldson. E così la Sec, nelle stesse ore in cui il suo presidente rimarcava gli sforzi improbi sostenuti per attuare l’ambiziosa legge di riforma approvata due anni fa dopo la stagione degli scandali finanziari, si trovava investita dell’ennesima spinosissima questione.
Non c’è pace per la Securities and Exchange Commission, che si trova al centro di spinte poderose provenienti da tutti i fronti: dall’opinione pubblica, come si è visto, dagli operatori del mercato che come dice Donaldson «vogliono garantirsi che i capitali vadano dove sono benvenuti e restino dove sono trattati bene», ma soprattutto da Eliot Spitzer. E’ sotto la spinta del procuratore generale di New York che ormai da anni prosegue, ad ondate periodiche, l’interminabile operazione di pulizia del mercato dal mare di farabutti, evasori fiscali, imbroglioni di ogni sorta che a quanto si vede lo popola. Sempre nella settimana scorsa, peraltro, era partita l’ennesima offensiva affiancata SecSpitzer, quella contro l’assicuratrice Aig, e nuove iniziative si susseguono con ritmo martellante. Non sempre è facile questa collaborazione fra giudici e organismi di controllo. Anzi, pochi giorni prima si era dimesso Stephen Cutler, 43 anni, avvocato e dal 1999 chief enforcer, lo "sceriffo" della Sec, l’uomo che con Spitzer al suo fianco aveva smascherato gli scandali Enron, WorldCom, Qwest, Tyco, HealthSouth e tanti altri, e aveva anche indagato sul conflitto d’interesse degli analisti e sulle pratiche scorrette dei fondi d’investimento.
Nulla di ufficiale, ovviamente, ma tutti a Wall Street vociferavano da tempo di contrasti fra il giudice e l’avvocato, che dispongono di due staff rispettivamente di 350 e 700 persone. Contrasti anche profondi, per esempio sulla controversa vicenda dello stesso presidente del Nyse, Richard Grasso, costretto da Spitzer alle dimissioni per alcuni superguadagni "sospetti", oppure sull’opportunità di incriminare un’azienda in sé, come persona giuridica. Tanto che Spitzer aveva ritenuto opportuno pochissimi giorni prima convocare una conferenza stampa in cui aveva definito «una bomba atomica, una soluzione estrema» l’incriminazione di un’azienda: «Noi cerchiamo per quanto possibile di identificare le persone fisiche e incriminarle individualmente senza dover coinvolgere l’intera società». In coerenza quindi con la Sec che ritiene da sempre devastante per il mercato eliminare tout court un titolo. «Il maggior contributo all’attuazione della SarbanesOxley deve venire dalla piena collaborazione delle stesse società quotate», aveva detto Donaldson nella sua audizione. E Spitzer nella sua conferenza stampa si è detto d’accordo con questa linea, e poi ha insistito usque ad nauseam sulla necessità di collaborare fra le due istituzioni. Ma nulla è servito perché Cutler cambiasse idea.
La Sec comunque non ci va leggera con le società quotate. Anche nei (brevi) periodi in cui sono spente le luci dei riflettori, continua a colpire senza pietà le aziende che compiono qualche irregolarità: la settimana scorsa ha raggiunto un accordo extragiudiziale in base al quale la Kpmg ha pagato 22 milioni di dollari per alcune irregolarità compiute durante gli audit alla Xerox fra il 1997 e il 2000. Pochi giorni prima aveva aperto un’azione "antifrode" (una via di mezzo fra penale e amministrativa) contro la CocaCola per certe pratiche contabili utilizzate per far coincidere le aspettative degli utili trimestrali con i risultati. E via dicendo.
Parallelamente, l’agenzia di Washington è impegnata in un’altrettanto incessante opera per garantire sempre più trasparenza nelle transazioni: pochi giorni fa ha varato tutta una serie di nuove regole, finalizzate a dare maggiori tutele agli investitori, nel senso di garantire l'ottenimento del miglior prezzo su tutte le transazioni elettroniche. Ma nel frattempo l’opinione pubblica non ne perdona una: Eyes wide shut, come il libro di Schnitzel e il film di Kubrick, "occhi mezzi aperti e mezzi chiusi", titolava Business Week sulla vicenda Aig: «E’ chiaro che per anni i controllori non si sono accorti di niente».
http://www.repubblica.it/supplementi.../012spitz.html