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Usa legge dura antipirateria on line
Washington, in nome della Famiglia
Icona Con questo slogan passa la normativa più repressiva degli Stati Uniti contro la pirateria e l'immoralità: al via censure fai-da-te e fino a 10 anni di carcere per i bootlegger digitali. Esultano le major 21/04/05 - News - Roma - Le associazioni per la tutela dei minori applaudono, le organizzazioni religiose gioiscono. La maggioranza è soddisfatta del lavoro svolto, in linea con il programma elettorale. I pirati avranno da piangere. Manca soltanto la firma del presidente Bush e Washington avrà nuove, dure leggi che portano gli USA sul piede di guerra contro immoralità e pirateria multimediale. Era nell'aria ormai da tempo. Le continue pressioni di RIAA e MPAA sembrano aver dato i loro frutti. Infatti dopo l'approvazione da parte del Senato, anche la Camera dei Rappresentanti ha dato il via libera al controverso Family Entertainment and Copyright Act. La votazione si è svolta in un clima unitario: entrambi gli schieramenti hanno approvato gli emendamenti proposti dal repubblicano Lamar Smith, che si conferma il politico americano più agguerrito contro l'illegalità digitale. Le principali novità che verranno introdotte dal FECA riguardano sopratutto quella che viene considerata la tutela delle famiglie, punto cruciale del secondo mandato Bush: i sistemi di censura fai-da-te per i DVD, pensati apposta per proteggere gli spettatori più sensibili, sono adesso legali. Il senatore Smith sostiene che "i genitori possono finalmente decidere ciò che i loro figli possono vedere". ClearPlay, leader nel settore dei sistemi di censura domestica, è entusiasta: "È una vittoria per le famiglie ed una notizia fantastica per la nostra azienda", sostiene Bill Aho, CEO dell'azienda di Salt Lake City. Presto, grazie alle nuove leggi, ClearPlay introdurrà sul mercato un piccolo dispositivo USB che permetterà di applicare i filtri su qualsiasi computer. A nulla sono valse le proteste dell'Associazione Registi Americani, interessati a difendere l'integrità artistica delle loro opere, minacciata da filtri e censure: l'astuto Lamar Smith è riuscito a conciliare gli interessi dell'industria cinematografica ed i moralismi dell'elettorato repubblicano. MPAA, dopo avere lanciato una inquietante campagna di sensibilizzazione internazionale, ha ottenuto nuove, pesantissime pene per chiunque si dedichi alla pirateria. Infatti gli USA inaspriscono ulteriormente le regole del gioco, promettendo vita dura ai pirati. Sopratutto per i cosidetti bootlegger che, armati di telecamera, riescono velocemente a diffondere sulle reti P2P anche pellicole in anteprima esclusiva. Washington decide quindi di non scherzare. I provvedimenti straordinari contenuti nel FECA, pensati per tutelare l'importante industria dell'intrattenimento multimediale, fanno impallidire le legislazioni precedenti. Sono previste multe fino a 250mila dollari per chi copia più di 10 film. Reclusione fino a tre anni per i bootlegger colti in flagranza. Fino a dieci anni di reclusione per chi distribuisce un prodotto multimediale prima del suo rilascio ufficiale. La pirateria viene così punita alla stregua di reati federali come stupro e rapina a mano armata. Queste novità hanno fatto venire i capelli dritti ai sostenitori del filesharing nonché a numerosi studiosi di diritto: molti sollevano dubbi riguardo alla effettiva proporzionalità delle pene. L'amministratore delegato di RIAA, Mitch Bainwol, ha espresso la propria piena soddisfazione: "Un applauso per il lavoro dei legislatori". Ne approfittano persino FOX e IBM: sfruttando il clima politico favorevole, hanno recentemente sviluppato un dispositivo hardware, presto obbligatorio, per evitare la registrazione delle trasmissioni TV in digitale. Tommaso Lombardi http://punto-informatico.it/p.asp?i=52452 |
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L'industria calcola il costo del P2P
L'ardita impresa, ai limiti dell'impossibile, la tentano i discografici britannici, secondo cui il download illegale avrebbe sottratto in due anni una cifra colossale al business legale 21/04/05 - News - Londra - 650 milioni di sterline non sono entrate nelle tasche dei discografici nel Regno Unito negli ultimi due anni a causa dell'enorme diffusione del peer-to-peer. Ad affermare con una sorprendente dose di sicurezza questo dato è la British Phonographic Industry (BPI), che raccoglie il settore della produzione musicale nel Regno Unito, una delle voci più importanti dell'economia d'Oltremanica. Le affermazioni della BPI non solo danno credito ad una relazione diretta tra la diffusione del download e il cronico calo delle vendite di album nei negozi, ma si spingono a dettagliare persino le cifre di questa relazione. Basandosi su una ricerca durata due anni ed effettuata dagli esperti di TNS, BPI sostiene che gli appassionati di musica tra il 2002 e il 2004 avrebbero dovuto spendere per gli acquisti 1,5 miliardi di sterline ma che, vista la diffusione del peer-to-peer, ne hanno spesi "solo" 858 milioni. "Il file sharing illegale - ha tuonato il chairman di BPI, Peter Jamison - polverizza centinaia di milioni di sterline di guadagni perduti, molti dei quali sarebbero stati investiti per la produzione di nuova musica inglese". Jamison nelle sue dichiarazioni in realtà si spinge anche ad un'ammissione che oltreoceano i colleghi della RIAA forse non sottoscriverebbero: "Sebbene il business del download legale stia crescendo assai rapidamente - ha infatti dichiarato - non ha neppure iniziato a scalfire i danni creati dal file sharing illegale". Va detto che in UK si calcola che nei primi quattro mesi e mezzo di quest'anno siano stati venduti via Internet qualcosa come 5,2 milioni di brani. A fronte di questa rinnovata certezza su una relazione economica diretta tra P2P e vendite, è del tutto comprensibile che BPI proprio in queste ore abbia deciso di ricorrere alle armi della legge per denunciare altre decine di utenti accusati di aver posto in condivisione nell'insieme decine di migliaia di brani. Azioni che ormai da tempo vengono intraprese negli USA come in Europa e che, a detta di BPI, continueranno. "Continueremo a raccogliere prove ogni giorno contro le persone che ancora condividono illegalmente la musica nonostante tutti gli avvertimenti che abbiamo dato loro - ha dichiarato uno degli avvocati dell'associazione industriale - Se vuoi evitare il rischio di un'azione legale, non usare il file sharing e" - ha aggiunto - compra musica legale". http://punto-informatico.it/p.asp?i=52459 |
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