Intermediari Ue alla prova dei requisiti patrimoniali
MILANO • Una nuova direttiva europea sui requisiti patrimoniali non deve penalizzare le imprese d'investimento. Lo sottolinea una nota comune di 11 associazioni europee di intermediari ( tra cui l'italiana Assosim) di fronte al rischio di una meccanica trasposizione nella normativa europea dei principi che Basilea II ha stabilito per le grandi banche. L'iniziativa prende spunto dalle proposte in discussione per redigere una nuova direttiva sulla Capital Adequacy ( requisiti patrimoniali) rivolta agli intermediari creditizi ed all'industria dei servizi d'investimento.
Il fatto è sottolineano le associazioni nella loro nota — che mentre per le grandi banche i maggiori ratios patrimoniali richiesti da Basilea II per compensare i rischi operativi sono compensati « da una riduzione proporzionalmente equivalente dei fondi propri destinati alla copertura del rischio di credito » , per le imprese d'investimento non è così. Per queste ultime che non esercitano l'attività creditizia « l'applicazione tout court di Basilea II comporterebbe un incremento significativo del loro patrimonio di vigilanza, rendendo più costoso l'esercizio dell'attività » .
Il maggior impegno di capitale ed il suo costo— sottolineano ancora le 11 associazioni— « potrebbero portare alla scomparsa di certe imprese d'investimento in Europa impoverendo il mercato europeo dei capitali nel segmento a cui si rivolgono prevalentemente le piccole e medie imprese » , abituali clienti degli intermediari finanziari » . Senza considerare il fatto — osserva ancora la nota — che un'eventuale normativa in tal senso rappresenterebbe « un notevole svantaggio competitivo » nei confronti degli intermediari extra europei che non dovrebbero sottostare ad eventuali penalizzazioni dei ratios patrimoniali.
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