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La Borsa dei signori dai milioni ‘facili’
La Borsa dei signori dai milioni ‘facili’
MARCO PANARA Senza Stefano Ricucci e Danilo Coppola la Borsa sarebbe diciamocelo assai più noiosa. Cinque anni fa semplicemente non esistevano e ora sono ricevuti nei palazzi dove un tempo, e assai sussiegosamente, venivano ricevuti solo banchieri e, di rado, grandi industriali. In Piazza Affari sono dei reucci, ancora un po’ provinciali, ma c’è già chi ne guarda le mosse e si mette in scia. Ricucci spavaldamente, ma probabilmente a ragione, dichiara: «Vi dovete abituare, nei prossimi vent’anni dovrete fare i conti anche con me». E’ la nuova genia dei signori del denaro, dei milioni (di euro) facili. Il capostipite, il maestro e pigmalione di alcuni di loro è Emilio Gnutti. Non c’è dubbio. Prima di lui Brescia era città di industriali, lui s’è messo a capo di un gruppetto e li ha fatti diventare finanzieri buttandosi insieme a loro nel mare aperto dell’opa Telecom, la madre come si disse allora di tutte le scalate. E’ dal doppio passaggio di Telecom, prima conquistata da Gnutti e Colaninno e poi da Tronchetti, che sono usciti fuori i miliardi, di euro, facili, verrebbe da dire, nel senso che sono stati frutto di nervi saldi più che di sudore. Tranne che per le plusvalenze incassate da Colaninno, che si è rimesso a fare l’industriale con la Piaggio, quei miliardi figli della finanza sono rimasti. Non sono nate dalle menti fervide del gruppo dei bresciani nuove imprese innovative, nuovi campioni nel biotech o nelle nanotecnologie, nell’informatica o nell’Ict. Le imprese che l’Italia aveva ancora ha, un po’ più povere alcune, o un po’ più indebitate. Ma per la finanza c’è stato da ballare. Anche perché Gnutti e i suoi non sono rimasti soli. E’ arrivato il boom del mattone a ridare slancio e ad allargare il gruppo. Scambiandosi palazzi e in alcuni casi costruendoli, alcuni signori sono diventati in un battibaleno ricchi come Paperone. Centinaia e centinaia di milioni di euro, alcuni sulla carta, ma in Italia lo scambio delle figurine va ancora assai di moda, in molti casi mattoni in garanzia alle banche e liquidi in tasca, in altra liquidi veri. Cifre grosse, cifre da cambiare connotati al listino. Anche in questo caso i soldi, tanti e facili, nel senso di cui sopra, o se qualcuno reclama che c’è dietro del sudore, certamente veloci, non sono diventati imprese, centri di ricerca, brevetti, prodotti nuovi e mercati conquistati. In casi sporadici, vedi Zunino con il quartiere di Santa Giulia a Milano, si apprestano a diventare pezzi nuovi di città, il che quando è fatto bene, comunque qualcosa aggiunge. Per il resto, il grosso, invece sono diventati capitali di ventura. Ad attirarli come mosche sono state le banche soprattutto. Miele vero. Non c’è un investimento che non comporti dei rischi, ma in questo caso, in questa Italia, con questi arbitri e con questi giocatori, quasi a profitto garantito. Con le banche gli immobiliaristi non si sono risparmiati, hanno giocato grosso e, dal loro punto di vista, hanno visto bene, poiché con la sola Bnl si prospettano plusvalenze per centinaia di milioni. Se ci dovessero pagare le tasse, vedi mai, per il ministro Siniscalco in questi tempi cupi ci potrebbe essere un po’ di azzurro. Stefano Ricucci, per fare l’esempio di un signore che si è dato particolarmente da fare, ha messo insieme il 5 per cento di Antonveneta e il 5 per cento di Bnl, se desse tutto alle opa in corso sulle due banche potrebbe star lì a far divertire la Borsa per anni e anni. In effetti ha già cominciato, visto che ha messo in fibrillazione tutti rastrellando il 7,5 per cento (o giù di lì) di Rcs Mediagroup. Da solo o in compagnia non si sa, ma nei dintorni di Piazza Affari ce n’è già parecchi che stanno a guardare le sue mosse, per accodarsi subito comprando azioni della prossima preda che mostrerà di puntare. La Borsa è loro, dei signori dei soldi facili, sempre nel senso di cui sopra. L’industria arranca, come l’Italia, scende la produzione industriale e salgono i prezzi degli uffici e delle case. E’ una di quelle partite in cui si spostano enormi quantità di ricchezza e pezzi di società ne risultano arricchiti e altri, assai più ampi, ne escono impoveriti. E’ un altro tassello della trasformazione della società italiana, che si aggiunge a quello determinato dall’ingresso non gestito nell’area dell’euro. E’ già accaduto altre volte nella storia, quello che conta in questi casi, per la società nel suo complesso, è come vengono utilizzati i soldi che si sono accumulati tutti da una parte. Diventano sviluppo del sistema se vengono investiti per creare imprese, tecnologie, prodotti, lavoro. Diventano rendite se vanno a caccia più di occasioni che di progetti. Vedremo al prossimo giro, per il momento è ancora ‘la seconda che ho detto’. http://www.repubblica.it/supplementi...036gnutto.html |
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Emilio Gnutti e l’onda lunga della ‘madre di tutte le opa’
il capostipite IL bresciano Emilio Gnutti si può considerare il capostipite degli speculatori che in questi giorni affollano i libri soci delle banche. Giocando sul filo del rasoio è entrato in Olivetti, lanciato l’Opa su Telecom, venduto a Tronchetti Provera per poi ridiventarne socio fedele. I soldi guadagnati sono stati poi utilizzati per entrare nelle banche e nelle assicurazioni: Popolare di Lodi, Monte dei Paschi, Unipol, Antonveneta, Bnl. Tutte partite finanziarie dove con la dritta giusta si possono moltiplicare i denari senza tanti sforzi. Fiuto, dicono. Un modo di pensare e di agire che sta facendo proseliti in quel di Roma dove un manipolo di immobiliaristi ha imparato velocemente la tecnica del finanziamento bancario a fronte di palazzi o pacchetti azionari. Tutto funziona finché i banchieri sono accondiscendenti, il mercato immobiliare cresce e i tassi di interesse sono bassi. Quando qualcuno di questi elementi verrà meno saranno dolori. Ma prima che ciò accada gli speculatori potranno correre ai ripari. O saranno diventati così ricchi che nessuno stormir di fronde potrà abbatterli. Oppure cercheranno di scaricare gli immobili sul mercato e i pacchetti azionari nelle mani di un sistema di potere che dopo la scomparsa di Enrico Cuccia non ha ancora trovato un suo assetto stabile. Gli effetti dell’Opa Telecom sono ancora tutti da scoprire. Giovanni Pons http://www.repubblica.it/supplementi...6corsivet.html |
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Le strane compagnie del finanziere ‘rosso’
ADRIANO BONAFEDE Il finanziere rosso è bravo ma ha un vizietto: da una parte lavora (e bene) alla costruzione, tassello su tassello, di un grande gruppo assicurativo come Unipol, ormai arrivato al quarto posto in Italia dopo i big Generali, Ras, FondiariaSai. Dall’altra non disdegna, di quando in quando, di fare da "spalla" a finanzieri d’assalto come Emilio Gnutti della Hopa e Gianpiero Fiorani della Popolare di Lodi. Giovanni Consorte, 57 anni, presidente di Unipol, la compagnia della Lega delle cooperative, è fatto così: ha un’anima istituzionale e una d’assalto. È come se il buon padre di famiglia, dopo una giornata di duro lavoro, entrasse in un’agenzia ippica a fare una scommessa prima di rientrare a casa. Una puntatina tanto per giocare, e se va bene s’incassa. Altrimenti poco male, la perdita è poca roba, non intacca le sostanze familiari. E di scommesse Consorte ne ha fatte tante, un po’ qui e un po’ là nello scacchiere della finanza. La scommessa certamente più riuscita è quella grossa partecipazione in Hopa (oggi al 7,13 per cento) che fu stabilita al momento in cui Roberto Colaninno cominciò la scalata a Telecom Italia. Consorte era in buona compagnia: c’era infatti (e c’è ancora ), il Monte dei Paschi di Siena. Seguendo Emilio Gnutti in questa operazione, Consorte ha ricavato un’eccellente plusvalenza. Ma le cose non vanno sempre così liscie. Perché Gnutti è un finanziere un po’ spregiudicato e succede talvolta che finisca in qualche binario pericoloso. Come accadde l’anno scorso, quando il consiglio d’amministrazione della Unipol comminò al finanziere bresciano una multa di 140 mila euro per aver violato le regole interne sull’insider dealing. O come l’inchiesta milanese per insider trading su bond Unipol, che ha visto entrambi i finanzieri tra gli indagati. Un’altra indagine, ancora in corso, riguarda la vendita di titoli Olivetti da parte dell’Unipol alla Bell a un prezzo più alto di quello che in quel momento era sul mercato. Ce n’è abbastanza perché Consorte, all’ultima assemblea Unipol, si sia ritrovato nella condizione di dover difendere il legame così profondo con l’Hopa di Gnutti. Perché è difficile sostenere che il rapporto con Gnutti abbia un che di casuale. Esso è invece parte di una strategia voluta. Certo è che, così facendo, il potente presidente di Unipol, offre una sponda istituzionale a operazioni un po’ garibaldine. Che questa è la critica non si addicono a un gruppo assicurativo che fa capo alla Lega delle cooperative. Del resto, in Hopa ci sono anche i cugini del Monte dei Paschi, con i quali ci sono forti intrecci azionari. Dunque non si tratta, di fatto, neppure di un’iniziativa isolata attribuibile al solo Consorte, ma casomai di una decisione di quella che spesso è stata definita la "finanza rossa". La riprova è che la quota di Unipol in Hopa è la seconda dopo quella dello stesso Gnutti e che Consorte è vice presidente della finanziaria bresciana. Le "puntate" di Consorte, non hanno sempre un esito così felice come quello di Telecom. Ad esempio, l’acquisto del 50 per cento di Bnl Vita è ancora appeso a un filo perché l’accordo di bancassurance sta per finire e non si sa se gli spagnoli del Bbva o la cordata che comunque vincerà la partita per il controllo della banca vorrà rinnovarlo. A Consorte è stato attribuito un 2 per cento di azioni di Bnl che dovrebbe servire (o sarebbe servito) a creare una cordata alternativa. Anche qui Consorte avrebbe agito d’intesa con Gnutti, al quale è stato attribuita una quota analoga. L’esito di questa operazione è ancora ignoto, ma la partita è molto grossa: per Unipol è prioritario non perdere questo grande accordo di bancassurance. Un 2 per cento non si nega a nessuno. Nemmeno a Gianpiero Fiorani, che dalla Popolare di Lodi sta costruendo una cordata alternativa all’opa lanciata dagli olandesi dell’Abn Amro sull’Antonveneta. Così a Consorte è stato attribuito un pacchetto di poco meno del 2 per cento che potrà andare in favore della cordata di Fiorani. Anche qui si tratta di un legame che fa storcere il naso a molti all’interno del mondo cooperativo. Ma è giustificato dal recente accordo di bancassurance con Reti Bancarie Holding (gruppo Bipielle) gestito con la società Aurora. Dunque si tratterebbe di un intervento in difesa del proprio business. A parte le operazioni che avvengono attraverso e per mezzo della Hopa, di stampo più propriamente speculativo, le altre sembrano a un’attenta analisi più difensive, come abbiamo visto. E sono dettate dalla necessità di trovare tutti i modi per consolidare la propria posizione nel settore della bancassurance. In questo senso è secondario per Consorte porsi questioni astratte sulla validità dei legami con finanzieri considerati d’assalto. Del resto, va detto che per Unipol il comparto di bancassurance è relativamente debole, essendo basato soltanto su una serie di accordi con piccole e medie banche e su Bnl Vita, che è una partita che si può perdere da un momento all’altro con gravi conseguenze sui dati di raccolta netta validi ai fini delle classifiche. E non si può non notare che, nonostante i forti intrecci azionari tra il gruppo Unipol e l’Mps, quest’ultimo non ha voluto far entrare Consorte nel business della bancassurance, dove opera con la compagnia captive Montepaschi Vita. http://www.repubblica.it/supplementi...37konsort.html |
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