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Si compra on line se c'è occasione
18 aprile 2005
Si compra online se c'è l'occasione E commerce frenato soprattutto dalla scarsa confidenza con le tecnologie I l 14% degli italiani ha effettuato nel corso dell'ultimo anno almeno un acquisto in Internet. L'utilizzo della Rete per lo shopping online è distribuito in modo omogeneo su tutto il territorio, senza differenze tra Nord e Sud, ma il profilo degli acquirenti internauti è caratterizzato da un maggior numero di maschi e di giovani. Infatti, tra le persone al di sotto dei 35 anni, ben il 25% ha utilizzato Internet per effettuare compere. La percentuale però decresce con l'aumentare dell'età, fino ad arrivare al 5% di coloro i quali hanno più di 54 anni. In ogni caso il trend degli acquisti online è da considerare in crescita, dato che nel 2003, da una precedente ricerca Ipr Marketing, si registrava che le spese in Internet coinvolgevano globalmente non più del 6% degli italiani. Tuttavia, all'incremento degli utilizzatori di questo nuovo canale non corrisponde, a oggi, un uso frequente dello strumento, visto che quasi la metà di chi effettua acquisti lo fa mediamente una volta ogni tre mesi e un ulteriore 15% ogni sei mesi. Coloro i quali, invece, spendono in modo più costante utilizzando la Rete, cioè almeno una volta al mese, sono l' 11% degli italiani. Vince l'occasionalità. Insomma, su 100 acquirenti online solo 11 si possono definire veri user del canale, i rimanenti 89 sono spinti dall'occasionalità più che da un cambiamento dei comportamenti d'acquisto. L'occasionalità, infatti, fa sì che la maggior tipologia di acquisto in Rete ( 52% di coloro i quali effettuano e commerce) sia relativa ai biglietti aerei o ferroviari. Altre tipologie di prodotto o servizi, se pur richiesti da un minor numero di persone, fanno registrare significative preferenze, come l'abbigliamento, gli articoli sportivi o i pacchetti turistici, che si posizionano intorno al 20% delle richieste. In una fascia media di fruizione si trovano i prodotti legati all'elettronica di consumo e all'informatica, mentre nella fascia bassa compaiono i prodotti alimentari e i servizi finanziari che, pur se in incremento nell'offerta sul web, non riscontrano un forte appeal da parte dei consumatori. Tra gli users è la comodità il fattore principale che differenzia il web dai normali canali d'acquisto, ma non è da sottovalutare un 35% che invece lo utilizza per risparmiare. Infatti più della metà degli acquirenti online effettua confronti tra i prezzi in Internet e quelli dei canali tradizionali e il 75% ritiene che online si spenda meno, segno che la Rete sta conquistando sempre più spazio nel comportamento degli italiani, diventando a tutti gli effetti un canale commerciale alternativo. I non acquirenti. La maggiore diffidenza, invece, di coloro i quali non sono attratti dall'e commerce è dovuta alla mancanza di confidenza con lo strumento informatico, che coinvolge il 42% dei non acquirenti. Al contempo, la non volontà a mutare i propri comportamenti d'acquisto per mancanza di fiducia rispetto a un prodotto che " si compra senza toccare" è determinante per un ulteriore 26 per cento. Va sottolineato che la mancanza di confidenza con il pc è più sentita dagli anziani, mentre l'idea che il prodotto si debba " toccare con mano" è l'elemento di barriera dei giovani e degli adulti. Comunque sia, è la sola variabile prezzo che potrebbe stimolare il popolo degli " Internet scettici", anche perché il 73% di questi dichiara di non aver mai effettuato comparazioni di prezzo tra prodotti sul web e nei canali tradizionali. Un risparmio intorno al 20% potrebbe attirare circa il 30% dei consumatori " scettici" all'utilizzo di Internet. Vista l'attenzione al prezzo, e quindi al risparmio, probabilmente il trend d'incremento degli acquisti online è soprattutto dovuto alla percezione che in Rete si risparmia, non solo denaro ma anche tempo. Infatti, la ricerca del risparmio è l'elemento che sta caratterizzando sempre di più il comportamento di consumo del 64% degli italiani, a caccia di escamotage per preservare la propria capacità reddituale. E le modalità più utilizzate sono la ricerca dei prodotti in promozione e l'attesa spasmodica dei saldi che interessano circa il 70% della popolazione. Infine, per non diminuire i consumi ci si rivolge anche a marche non leader o si spende con maggior frequenza nei mercati rionali. Uno shopping da tre miliardi « Quest'anno lo shopping online degli italiani supererà di slancio i tre miliardi di euro, mettendo a segno per il quarto anno consecutivo una crescita compresa tra il 50 e il 60 per cento » . È questa la previsione di Andrea Rangone, docente di Economia e organizzazione aziendale ( commercio elettronico) del Politecnico di Milano, che prevede la fortissima crescita di alcuni comparti, come per esempio " turismo e viaggi", il cui valore dell'intermediato dovrebbe raddoppiare, mentre altri comparti cresceranno con tassi compresi tra il 20 e il 40 per cento. « L'unico fenomeno che potrebbe accelerare la crescita in alcuni comparti — aggiunge Rangone — è rappresentato da una più massiccia discesa in campo da parte degli operatori della distribuzione moderna, che in realtà sembrano ancora sonnecchiare » . Fanno però eccezione nel settore della grande distribuzione i colossi Esselunga e Mediaworld, che stanno cavalcando e investendo con decisione nel business dell'e commerce. Si confermerà, quindi, anche nel 2005 il crescente predominio dell'ecommerce dei servizi rispetto a quello dei prodotti e, in particolare, il ruolo chiave del comparto viaggi e trasporti. Già lo scorso anno questo settore valeva il 40% dei 1.945 milioni di traslato complessivo sul Web degli italiani — 762 milioni contro i 317 del 2003 —, con un tasso di penetrazione che i ricercatori del Politecnico fissano tra il 2 e il 4% del totale di questo mercato. Le vendite online sono alimentate dai prezzi più bassi rispetto a quanto si acquista nei canali tradizionali. « Molto dipende da comparto a comparto e, all'interno di ciascun settore, dallo specifico modello di business e dalla strategia adottata dal singolo operatore » sottolinea Rangone. E così nei " viaggi e turismo" il prezzo è una variabile chiave, confermata dal fenomeno delle vendite online dei voli low cost. Nell'elettronica e nell'informatica la situazione è più variegata, anche se l'acquirente via web ha la possibilità di trovare molteplici offerte interessanti, non solo sui siti dei colossi online, ma anche nei siti di alcuni virtual reseller e nei siti di alcuni piccoli rivenditori, a volte ospitati anche su eBay. E nelle assicurazioni con l'online si spuntano ( ma non sempre) prezzi sensibilmente inferiori rispetto alle agenzie, conseguenza del modello di business delle compagnie " dirette", mentre nel grocery non c'è nessuna particolare differenza rispetto ai prezzi praticati nei canali tradizionali. Grande distribuzione / Giro d'affari pari a 55 miliardi Per la prima volta vendite in calo N ell'ultimo anno gli italiani hanno modificato in misura apprezzabile i comportamenti di spesa. La grande distribuzione, ad esempio, ha accusato per la prima volta una flessione delle vendite. Depurate dall'effetto di crescita indotto dall'apertura di nuovi punti vendita, il 2004— rilevano le indagini dell'Università Bocconi e dell'Unioncamere — si è chiuso in flessione: 1,6% per l'Unioncamere e 2,3% per i ricercatori della Bocconi. Nel primo bimestre di quest'anno le vendite sono di nuovo in salita— segnalano sia Unioncamere che Bocconi — ma resta il fatto che qualcosa si è incrinato nell'orientamento delle famiglie. Iri Infoscan ha stimato che il fatturato globale della distribuzione moderna ( supermercati e ipermercati) ha raggiunto lo scorso anno quota 55 miliardi di euro circa, con una crescita lorda del 4% su base annua. Gli incrementi maggiori di vendite sono stati registrati dai prodotti vari ( general merchandise) con un + 7,4% mentre il largo consumo confezionato (+ 3,2%) e i prodotti alimentari freschi a peso variabile (+ 4%) si sono dovuti accontentare di incrementi più contenuti. Il grosso delle vendite nella grande distribuzione si concentra ancora nei reparti dei prodotti confezionati di largo consumo ( oltre 31,6 miliardi e 57,6% di quota) ai quali si aggiungono i freschi ( ortofrutta, pesce e carni in genere) che valgono oltre 17,7 miliardi di euro e una quota del 28,6 per cento. Il general merchandise ha una quota comunque di rilievo ( 7,6 miliardi e 13,8% del mercato) perché elettrodomestici, giocattoli, telefonini, scarpe e capi di abbigliamento si acquistano sempre più nei centri commerciali e nella grande distribuzione in particolare. Negli ipermercati — sottolinea un'indagine Bocconi— gli elettrodomestici costituiscono il 12,9% delle vendite. I prodotti tessili il 6,8% e i prodotti bazar il 12,1 per cento. Nel complesso però va anche precisato che il 2004 ha fatto riscoprire agli italiani dimensioni alternative della spesa, complice anche l'effetto impoverimento che ha spinto gli italiani alla spasmodica ricerca della convenzienza. Una analisi di Confcommercio ha messo quindi in evidenza la riscoperta massiccia dei mercati rionali ( frutta, verdura, scarpe, giocattoli, casalinghi e abbigliamento) e la corsa agli hard discount, che hanno una quota di mercato intorno al 9 per cento. La battaglia dei prossimi anni si giocherà però sul rilancio dei negozi di strada, quelli vicini al consumatore. Un po' tutti i principali gruppi distributivi stanno riflettendo sullo sviluppo in Italia dei cosiddetti convenience store, che in Europa hanno successo e, soprattutto macinano utili. Secondo una analisi Bocconi con negozi piccoli ( 330 metri quadrati) e il 60% di prodotti freschi in assortimento si possono realizzare margini lordi anche del 28% a fronte del 16,1% dell'hard discount, del 16,2% dei supermarket e del 21,4% degli ipermercati. http://www.assinews.it/rassegna/arti...e180405we.html |
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