![]() |
| Home | | | Notizie | | | Mercati | | | ETF | | | CFD | | | Forex | | | Forum | | | Quotazioni | | | Servizi | | | Approfondimenti | | | Education | | | Meteo |
|
|
|
|||||||
| Registrazione | Blog | FAQ | Gruppo sociale | Calendario | Cerca | I messaggi di oggi | Segna i forum come già letti |
![]() |
|
|
Strumenti discussione | Valuta discussione | Modalità visualizzazione |
|
|
#1 (permalink) |
|
Member
Data registrazione: Jul 2002
Messaggi: 21,553
Popolarità: 0 ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() |
Battaglia legale su AntonVeneta
Battaglia legale su AntonVeneta
BANCHE • Abn prepara nuovi esposti e punta al sequestro dei titoli di Bipielle che replica con azioni giudiziarie MILANO • L'Abn Amro è pronta a giocare la carta legale per chiudere a suo favore la battaglia ingaggiata per il controllo di Banca AntonVeneta con la Popolare di Lodi. Il superconsulente del gruppo olandese Guido Rossi starebbe preparando, stando alle indiscrezioni, un nuovo esposto alla Consob per sollevare il tema dell'azione di concerto tra la Lodi e alcuni azionisti di Deltaerre ma sarebbe anche pronto ad avviare azioni legali in Tribunale per chiedere il sequestro delle azioni, o quantomeno per bloccarne il diritto di voto, nella prossima assemblea di AntonVeneta ( il 30 aprile in prima convocazione, il 14 maggio in seconda) che sarà chiamata a rinnovare il consiglio di amministrazione in scadenza. Un'iniziativa forte e destinata nelle intenzioni dei legali di Abn Amro a scompaginare il fronte dei soci favorevoli all'aggregazione tra AntonVeneta e Popolare di Lodi. Il « concerto » , come insegna la storia recente della finanza italiana, è azione difficile da dimostrare ma evidentemente Abn Amro non vede altre strade per contrastare l'avanzata della Bipielle che, a sua volta, attraverso i propri legali sarebbe pronta a denunciare acquisti concertati tra la banca olandese e alcuni fondi esteri ( nei giorni scorsi sono emersi i nomi di Credit Suisse e JP Morgan) che a loro volta sarebbero pronti a muoversi con azione congiunta in assemblea. Se davvero i due contendenti decidessero di andare in fondo alle iniziative giudiziarie, una delle due grandi Opa bancarie del 2005 rischia di essere giudicata da un Tribunale anziché dal mercato. D'altra parte, la commissione di Bruxelles sembra intenzionata a proseguire la sua battaglia per spianare la strada alle due Opa e, nel caso di quella lanciata da Abn su AntonVeneta, il commissario Charlie Mc Creevy, secondo fonti finanziarie e legali vicine agli olandesi, sarebbe pronto a una « censura » nei confronti della Popolare di Lodi che si lancerebbe in una scalata ad Anton Veneta senza essere a sua volta contendibile in quanto cooperativa. Iniziativa che rientrerebbe, sempre secondo le stesse fonti, nell'ambito del più ampio processo di contestazione dello status delle banche popolari italiane che, per la loro struttura giuridica ostacolerebbero la libera circolazione dei capitali in Europa. Si vedrà se l'esito della battaglia si concluderà con il pronunciamento di un Tribunale o con la conta dei voti in assemblea, prima, e con le adesioni all'Opa di Abn poi. Intanto la Popolare di Lodi prosegue nella sua ascesa nel capitale di AntonVeneta ( ieri è salita al 13,359% diventandone il primo azionista) e, secondo fonti finanziarie citate da Reuters, avrebbe incassato l'autorizzazione della Banca d'Italia per salire al 29,9% ( indicazione non confermata dalle fonti ufficiali). Soglia che consente alla Lodi di gareggiare con Abn nella possibile asta che si aprirà dalla settimana prossima, dopo la scadenza del patto che vincola le quote degli attuali soci stabili. Venerdì si riuniranno i consigli di Popolare Lodi e di AntonVeneta. Il primo per deliberare il varo di un prestito obbligazionario da circa 600 milioni, il secondo per esaminare formalmente l'Opa di Abn Amro. Scontato il parere positivo dei tre advisor ( Mediobanca, Morgan Stanley e Goldman Sachs), è quasi certo che il consiglio dell'istituto padovano dia via libera all'Opa lanciata da Abn Amro sul 100% del capitale a 25 euro per azione. Alla Consob le scelte decisive « Queste decisioni saranno un punto di riferimento per il futuro » MILANO • Determinare l'esistenza o meno dell'azione di concerto tra soci. Per l'avvocato Paolo Gualtieri, docente di economia degli intermediari finanziari dell'Università Cattolica di Milano, sarà questo il nodo giuridico e regolamentare principale da risolvere nelle due offerte per Bnl e Anton Veneta. Sotto osservazione, in questi giorni, le possibili intese tra azionisti impegnati a contrastare Bbva e Abn Amro. « Sarà la Consob — dice Gualtieri — a gestire la situazione più delicata. Dovrà stabilire se dai comportamenti dei soci sia possibile dedurre un accordo anche verbale, sufficiente per fare scattare l'Opa obbligatoria a norma dell'art. 109 del Tuf. Una valutazione non facile, che sicuramente per il futuro creerà un precedente importante » . Non necessariamente determinante, per il giudizio che dovrà esprimere la commissione guidata da Lamberto Cardia, il voto espresso nelle ormai imminenti assemblee. « Penso che il primo passo possibile per gli eventuali oppositori delle due offerte sia quello di andare in assemblea per tentare di nominare la maggioranza del cda; questo non sarà però sufficiente per governare la banca, anche perché gli istituti stranieri potrebbero accontentarsi in prospettiva di una quota inferiore al 50% e comandare comunque. Se la sostituzione del consiglio da parte degli oppositori riuscisse, il nuovo vertice, sfruttando la disciplina della passivity rule potrebbe convocare in tempi ridotti una nuova assemblea per valutare un piano industriale alternativo e concorrente. L'azione di concerto si dovrà verificare nel tempo, sulla base di elementi precisi e concludenti, di comportamenti concreti tenuti prima, durante e dopo l'assemblea. Indizi pesanti, a mio avviso potrebbero essere in sequenza un voto concorde di più soci per un nuovo cda, la presentazione di un nuovo piano e la sua successiva approvazione assembleare. L'operazione potrà riuscire quanto più il progetto sarà chiaro e dettagliato, ma in questo caso il sospetto di azione di concerto tra soci cresce. In passato, però, solo in un caso, per Fondiaria Sai, la Consob è riuscita a dimostrare l'esistenza di patti non palesi. La decisione non sarà affatto agevole e resta sempre l'incognita di un lungo contenzioso legale » . Per Gualtieri, le voci che indicano per molti soci quote di possesso di Bnl e AntonVeneta superiori rispetto alle dichiarazioni ufficiali in Consob sono inevitabili. « La nostra legislazione è allineata a quella di altri paesi. Del resto, anche abbassando la soglia rilevante all' 1% del capitale non cambierebbe nulla. Esistono molti modi per aggirare l'obbligo di comunicazione e smistare piccole quote azionarie in mani amiche pronte a riconsegnarle all'occorrenza » . Secondo Gualtieri, da un punto di vista formale non dovrebbero sorgere ostacoli al via libera delle due offerte da parte di Bankitalia e Consob. Via Nazionale dovrà valutare anzitutto gli effetti sulla stabilità del sistema. « Naturalmente il Governatore è in possesso dei piani concreti di Bbva e Abn Amro e quindi ha molti elementi in più per giudicare. Io posso solo dire che vedo due progetti trasparenti, di mercato, effettuati da banche solide che mettono in campo risorse fresche. Almeno in questa prima fase non vedo rischi evidenti per la stabilità. E non penso neppure che Bankitalia, per esprimere il proprio parere, attenderà l'esito delle due assemblee di Bnl e AntonVeneta. Rispetterà la norma e non si farà affatto condizionare dal parere dei soci » . Gualtieri ritiene possibile un rilancio da parte di altre cordate, anche se al momento l'asticella da superare sembra posta molto in alto. « Il rilancio mi pare difficile, i prezzi offerti sono elevati, mi pare che siamo sui limiti. Tuttavia, a parità di condizioni e di sinergie proposte, un progetto alternativo potrebbe essere preferito per motivi diversi, ad esempio la possibilità di mantenere la testa pensante della banca in Italia, più vicina al territorio e agli imprenditori. Però, ripeto, migliorare le offerte in campo mi sembra difficile » http://www.assinews.it/rassegna/arti...e130405ba.html |
|
|
|
|
|
#2 (permalink) |
|
Member
Data registrazione: Jul 2002
Messaggi: 21,553
Popolarità: 0 ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() |
Via libera Consob ad Abn
Approvata l'offerta per conquistare AntonVeneta MILANO • Via libera della Consob all'Offerta pubblica d'acquisto lanciata dagli olandesi di Abn Amro sul 100% del capitale di Banca AntonVeneta. Ad annunciarlo è una nota di Abn, dopo che la commissione ha ricevuto tutte le integrazioni informative richieste e ieri sera il documento d'offerta ha ricevuto il via libera. Per il decollo dell'Opa mancano ancora l'autorizzazione della Banca d'Italia ( 29 aprile) e quello della Commissione europea ( 3 4 maggio). Quest'ultima ha già fatto sapere che qualora il parere di Bankitalia dovesse slittare, anche Bruxelles rinvierà la decisione volendo avere l'ultima parola. Il cda e la scadenza del patto. Oggi toccherà al consiglio di amministrazione di AntonVeneta esprimere il parere sull'Opa di Abn Amro. Le relazioni dei tre advisor incaricati di valutare la congruità del prezzo ( Mediobanca, Morgan Stanley e Goldman Sachs) sarebbero positive ed è assai probabile che il cda presieduto da Tommaso Cartone, seppure con qualche voto contrario o astensione, darà a sua volta disco verde all'operazione. Sempre oggi scade il patto di sindacato che ha legato finora Abn Amro ( 12,7%) agli altri soci: Deltaerre ( 10%), Edizione Holding ( 5%) e Lloyd Adriatico ( 2,7%). Con la fine del patto le quote si svincolano e c'è libertà di acquistare o vendere azioni da parte dei vari aderenti. Abn non può salire oltre il 15% senza l'autorizzazione della Banca d'Italia ( richiesta ma non ancora ricevuta), gli altri soci hanno libertà di acquisti fino al 5%. Ma lo sguardo è rivolto soprattutto alle possibili vendite di alcuni dei soci di Deltaerre e al destino dei loro pacchetti. Ieri Paolo Sinigaglia ha ribadito « di non avere alcuna intenzione di vendere ad Abn Amro » ma anche « di non aver ricevuto offerte » dalla Popolare di Lodi, che da mesi contende ad Abn il controllo di AntonVeneta e punta a un'aggregazione tra i due gruppi italiani. Inoltre il patto di sindacato Deltaerre ha reso noto di aver conferito a Piero Schlesinger l'incarico di « approfondire ogni eventuale responsabilità riconducibile al comportamento tenuto da Abn Amro nell'ambito degli obblighi assunti nel 2002 dalla sottoscrizione del patto parasociale di Antonveneta » . Le mosse della Popolare di Lodi. Ieri l'istituto lombardo guidato dall'amministratore delegato Gianpiero Fiorani ha annunciato di avere aumentato la partecipazione nella banca veneta al 14,538% e non fa mistero di puntare ad arrivare al 29,9%, livello per il quale avrebbe già ricevuto l'autorizzazione della Banca d'Italia. Ma acquistando quali quote? Secondo fonti finanziarie, mercoledì sera il comitato esecutivo della Popolare di Lodi avrebbe dato mandato a Fiorani di presentare un'offerta ad Abn Amro per rilevare il 12,27% in suo possesso. Offerta che dovrebbe essere presentata formalmente nelle prossime ore e con cui ha forse qualche collegamento l'ipotesi di una trasferta di Fiorani ad Amsterdam nel week end. Il tema dell'incremento ulteriore della quota dovrebbe inoltre essere affrontato dal cda della Lodi che si riunirà oggi pomeriggio. L'offensiva legale di Abn. Le fonti finanziarie vicine ad Abn Amro continuano però a negare ogni nuovo incontro con i rivali, così come escludono la volontà di cedere la partecipazione in questa fase rimandando ogni decisione alla fine dell'Opa che è condizionata al raggiungimento del 50,01% ( compresa la quota già in suo possesso). La controffensiva nei confronti della scalata della Lodi, che potrebbe avere i numeri per controllare l'assemblea a Padova, pare ormai tutta concentrata sul fronte legale, con le numerose iniziative preannunciate nei confronti della Consob ( sull'ipotesi di concerto), della Banca d'Italia ( per le mancate autorizzazioni a salire sopra al 15%) e contro Bipielle e alleati, di cui potrebbe essere chiesto il blocco dei diritti di voto. Una contesa che potrebbe dunque arrivare in Tribunale e protrarre ben oltre la fine di giugno ( data prevista per la fine dell'Opa) la soluzione alla contesa su AntonVeneta. Quando scatta l'azione di concerto È continuato nelle ultime settimane il dibattito sulle operazioni di Opa proposte da istituti bancari stranieri su Bnl e Antonveneta. I più recenti interventi sull'argomento sono orientati prevalentemente all'analisi di questioni tecnico procedurali. Sembra accantonata la valutazione dei profili generali. Di certo non si è cercato di verificare la conciliabilità tra l'ordine giuridico interno e quello comunitario; non si è valutata la possibilità di riportare la questione nell'ambito dei principi fondamentali scritti nella Costituzione, la cui « intangibilità » è stata in più occasioni affermata dal Giudice delle leggi. Si è trascurato di considerare che nella soluzione di questa problematica, a fronte della sicura prevalenza dell'utilità del mercato unico su quella del mercato nazionale, si pongono forti perplessità nell'ammettere analoga preminenza della prima sull'utilità sociale ( art. 41 Costituzione). Non si sono evidenziati, dunque, i legittimi dubbi in passato prospettati da un'autorevole dottrina che analizzando questa tematica ebbe a chiedersi: « L'utilità del mercato unico prevale anche sull'utilità sociale per così dire interna e sulla realizzazione che ne sia fatta nel mercato nazionale? » , scrisse Giorgio Oppo; utilità che, nella specie, potrebbe essere individuata nella conservazione di assetti proprietari che si qualifichino nel senso dell'italianità. Ciò perché l'italianità del settore bancario si riflette sulle modalità di essere e sulle stesse possibilità di sviluppo del nostro sistema produttivo, ove ad essa corrisponda una « cura » particolare alla crescita delle imprese nazionali. Come è evidente, si è in presenza di una problematica la cui chiarificazione deve ritenersi preliminare all'adozione di scelte che potrebbero poi risultare inadeguate, se non addirittura contrarie ai principi base del nostro ordinamento e, dunque, all'interesse sociale. L'attenzione dedicata alla valutazione degli eventi verificatisi in relazione alle proposte di Opa merita alcune riflessioni. In particolare, mi riferisco alla presunta « azione di concerto » che, secondo uno studioso, sembra individuarsi « sulla base di elementi precisi e concludenti, di comportamenti concreti tenuti prima, durante e dopo l'assemblea » , ha dichiarato Paolo Gualtieri al Sole 24 Ore; comportamenti ritenuti conferenti alla realizzazione di un « voto concorde » di più soci. La chiara allusione all'ipotesi di un tacito accordo di sindacato di voto viene ridimensionata dalla considerazione che, a seguito dell'emanazione del Testo unico della finanza ( decreto legislativo n. 58/ 1998), è ormai pressoché unanime il convincimento che i patti parasociali « in qualunque forma stipulati aventi per oggetto l'esercizio del diritto di voto » ( articolo 122, comma 1 del Tuf) sono dal legislatore reputati non come fatti, ma come contratti che regolano il rapporto che si instaura tra le parti. La presenza di tali contratti dovrà, pertanto, essere riscontrata sulla base dei criteri che ordinariamente disciplinano la materia dell'incontro delle volontà negoziali; non sarà, quindi, consentito un « processo alle intenzioni » . E invero, l'intervenuto accordo non può essere dedotto da condotte che non manifestino la finalità di un patto di sindacato, ma abbiano propria e diversa giustificazione. Da qui l'estrema difficoltà dell'onere probatorio per chi, in presenza di situazioni siffatte, voglia comunque configurare il perfezionamento di una convenzione parasociale; il che vale anche per le valutazioni delle autorità di controllo, le quali potrebbero in caso di facile adesione all'ipotesi prospettata da Gualtieri incorrere nel rischio di vedere impugnati i propri provvedimenti per eccesso di potere. DI FRANCESCO CAPRIGLIONE * * Ordinario di Diritto bancario Università Luiss Guido Carli di Roma Il caso Spagna: sono le banche a spingere gli investimenti all'estero MADRID • La Spagna investe all'estero, soprattutto sul settore bancario. I dati pubblicati dal ministero di Industria, turismo e commercio, rivelano che gli investimenti spagnoli netti — nel 2004— sono aumentati un 71,33%. Nell'ultimo anno la spinta decisiva è arrivata proprio dalle banche, in particolare dall'acquisto della britannica Abbey da parte del Santander e, in modo minore, dall'operazione del Banco Bilbao Vizcaya Argentaria sul messicano Bancomer. In totale, i gruppi iberici hanno investito fuori dai loro confini 42,43 miliardi di euro: di questi, 18,45 miliardi erano diretti proprio al campo bancario, in primis con l'acquisto di Abbey National. Santander e Bbva, i due colossi finanziari del paese iberico, sono stati responsabili quasi della totalità delle operazioni e acquisizioni bancarie. Secondo il quotidiano Cinco Días, negli investimenti fuori paese le banche hanno recuperato il ruolo di protagoniste che ebbero fra la fine degli anni ' 80 e l'inizio dei ' 90, quando gli spagnoli puntarono con forza sull'America latina. Ma oggi gli obiettivi — in tutti i settori — sono cambiati, almeno in parte. Gli investimenti si dirigono sempre più sull'Europa; la regione latinoamericana ( che nel 2003 concentrava il 25,25% del totale), nel 2004 ha attirato " solo" il 14,4% dell'investimento complessivo. Il primo paese per ricezione di investimenti spagnoli, è stato il Regno Unito ( con il 45,96% del totale). Un dato per nulla casuale: il peso dell'acquisto di Abbey si nota anche sulla distribuzione geografica dei capitali spagnoli. Oltre al mercato britannico, gli investimenti hanno riguardato Francia ( 12,13%), Olanda ( 10,61%), Messico ( 10,42%) e Italia ( 4,14%). Dopo il settore bancario, i segmenti che hanno attratto più investimenti sono stati le telecomunicazioni ( quasi il 10% del totale) e l'immobiliare ( l' 8,59%). http://www.assinews.it/rassegna/arti...e150405ba.html |
|
|
|
|
|
#3 (permalink) |
|
Member
Data registrazione: Jul 2002
Messaggi: 21,553
Popolarità: 0 ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() |
15 aprile 2005
Schlesinger consulente di Deltaerre, che ieri ha riunito il vertice. Oggi il verdetto dell'istituto veneto Antonveneta, « sì » Consob all'offerta Abn. Bnl, il ribaltone possibile MILANO — Gli schieramenti manovrano in attesa del confronto decisivo sul fronte della « doppia Opa » bancaria. Ieri è arrivato il secondo sì della Consob: dopo l'ok all'Ops del Bilbao su Bnl, l'autorità di Lamberto Cardia ha dato all'olandese Abn Amro il nulla osta alla pubblicazione del prospetto dell'Opa, che ha il suo piatto forte nella proposta di acquistare ogni titolo Antonveneta a 25 euro. Una prima reazione dovrebbe arrivare oggi, con la riunione dei consigli di amministrazione dell'istituto veneto e di quello della Popolare di Lodi. A Padova il board dovrebbe essere orien tato verso un « sì » alla congruità dell'offerta in arrivo da Amsterdam. Un atto che, come già accaduto in Bnl, non pregiudica i comportamenti successivi di ogni socio, che deciderà in base al proprio tornaconto. O dopo la scadenza dell'attuale patto di sindacato, come sostenuto da Paolo Sinigaglia, uno degli azionisti di Deltaerre. E proprio il patto di sindacato Deltaerre ha chiesto all'avvocato Piero Schlesinger di valutare iniziative legali contro Abn Amro, in relazione agli obblighi imposti agli olandesi dallo stesso accordo, ancora in vigore. Anche a Lodi si starebbero studiando mosse legali, in chiave però difensiva. L'amministratore delegato Gianpiero Fiorani si starebbe premurando di trovare adeguato sostegno nella sfida che gli olandesi potrebbe aprire conte stando « azioni di concerto » tra la popolare lombarda e altri soggetti, manovre che farebbero scattare l'obbligo di Opa. Ma oggi sarà una giornata importante anche per la riunione del « contropatto » Bnl, quello del gruppo Caltagirone e degli immobiliaristi. Entro martedì prossimo dovranno essere consegnate le liste dei candidati per il rinnovo del consiglio della banca romana ( ieri l'ha fatto il patto Mps PopVicenza). Il « patto » Bbva Generali Dorint, che fa leva sul 28,5% del capitale, presenterà una sua formazione, visto che l'inte sa è ancora in vigore e potrebbe ritornare attuale in caso di fallimento dell'Ops del Bbva. Ma il « contropatto » potrebbe invece aver coagulato nel frattempo un consenso sufficiente per raccogliere nell'assemblea del 21 maggio più voti e quindi strappare la maggioranza e la presidenza nel nuovo consiglio di amministrazione. Un ribaltone che potrebbe creare grattacapi seri all'Ops del Bilbao. Dalla convocazione di un'assemblea per eventuali contromosse, da far approvare dal 30% dei soci, fino al tentativo di dichiarare « ostile » l'offerta spagnola. http://www.assinews.it/rassegna/arti...r150405ba.html |
|
|
|
|
|
#4 (permalink) |
|
Member
Data registrazione: Jul 2002
Messaggi: 21,553
Popolarità: 0 ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() |
15 aprile 2005
Via libera al prospetto degli olandesi. Sul fronte Bnl il Montepaschi mantiene la linea dell´autonomia e fa una lista con Vicenza Antonveneta, ok Consob ad Abn Della Valle: a Roma qualcuno gestisce piccoli giochi di bottega Oggi in programma il cda della banca padovana, della Lodi e il contropatto Bnl ANDREA GRECO MILANO - La Consob dà il via libera alla pubblicazione del prospetto d´offerta di Abn Amro su Antonveneta. Dopo il rituale carteggio e via vai di bozze, la commissione ha detto sì, preparando la strada a un altro probabile sì, che giungerà oggi da Padova dal cda che deve valutare l´Opa olandese in contanti a 25 euro. Abn ha ribadito il «supporto al management, fornendo supporto, stabilità e capitali necessari a realizzare il piano industriale di Antonveneta». Intanto Gianpiero Fiorani prosegue la marcia nell´azionariato. Ieri aveva il 14,54%, ma mira dritto al 30%. Oggi la Popolare Lodi riunisce il cda, per deliberare i modi e le forme di questa ascesa. Da stamane Fiorani troverà nuova carta sul mercato, per lo scioglimento del patto parasociale che "libera" azioni pari a quasi il 18%, considerando le quote di Lloyd Adriatico, Deltarerre e Benetton. Gli occhi sono puntati sugli ultimi due soci, padroni del 15% e incerti sul da farsi. Paolo Sinigaglia, un socio della fiduciaria veneta, ha negato che esistano «ordini di scuderia», ma è noto che Fiorani "conta" su almeno metà del 10,3% in capo a Deltarerre. Ieri in Borsa Antonveneta ha chiuso a 25,95 (+0,70%), Bnl s´è fermata a 2,46 (–0,77%). Sul fronte Bnl, ha parlato Diego Della Valle, socio al 5% e vincolato al patto con Bilbao e Generali. Parlando di contese bancarie, e senza far nomi, Mister Tod´s ha invitato «chi a Roma governa questo processo a rendersi conto che sta penalizzando fortemente la reputazione del sistema Italia», e «a non occuparsi di gestire in prima persona piccoli giochi di bottega che fanno male alla nostra immagine nel mondo. C´è un responsabile, ovviamente, di queste situazioni e spero che lo capisca. Anche perché la gente all´estero comincia a non capire cosa succede nel nostro sistema libero». Ieri si è tenuto il cda Mps, che ha preso una prima decisione: presentare una lista con la Popolare vicentina per il futuro cda (l´assemblea Bnl le voterà il 30 aprile o il 21 maggio), guidata da Pier Luigi Fabrizi. Che in tanto traffico rischia di essere l´unico eletto, a scapito del secondo nome, che in passato era il presidente veneto Luigi Zonin. Una voce finora "contraria" all´Ops spagnola. Siena non ha fatto altre scelte ufficiali: la tattica è attendere la mossa di Generali (8,7%). Il Leone è diviso tra una logica "di mercato" (aderire all´Ops) e le pressioni "di sistema", a difesa dell´italianità. Un primo indizio verrà dalle liste per il cda Bnl, da presentare entro il 19 aprile. Intanto il Bilbao cerca di allettare Generali promettendo un futuro ruolo nella bancassurance di Bnl. L´altro ieri la Consob aveva detto sì anche al prospetto dell´offerta del Bilbao, dopo aver chiesto approfondimenti sulle attività in Sud America, a causa del "rischio paese". Gli spagnoli, assistiti da Goldman Sachs, Morgan Stanley e Merrill Lynch sul fronte finanziario e dallo studio legale Ughi Nunziante, stamperanno il prospetto, che potrebbe essere pronto venerdì prossimo, il 22. Il documento sarà soggetto all´approvazione di Bankitalia, prevista entro il 27 aprile ma che slitterà di qualche giorno per la richiesta del parere alla banca centrale di Spagna. Sempre oggi si riunisce il contropatto dei soci Bnl, intenti a chiudere le liste per il futuro cda, ma che faranno il punto sulle future mosse. Abn: la Lodi autorizzata a salire oltre il 15% anche se non ha i requisiti patrimoniali "Fiorani non ha quei 2 miliardi" WALTER GALBIATI MILANO - Sono pronte le carte bollate. E presto arriveranno, se non sono già arrivate, sul tavolo del commissario europeo alla concorrenza, la olandese Neelie Kroes. Lo scontro tra la Popolare Lodi e l´Abn Amro, se non si risolverà secondo le regole di mercato, diventerà ben presto materia di tribunali. E non avrà una portata limitata all´Italia, ma diventerà un caso internazionale. I legali del colosso olandese, infatti, hanno preparato un ricorso alla Commissione europea nel quale lamentano di aver subito un trattamento discriminatorio da parte della Banca d´Italia. Gli "italiani" della Popolare di Lodi sono stati autorizzati a salire oltre il 15% nel capitale di Antonveneta, mentre gli "olandesi" della Abn Amro, pur avendo formalizzato la stessa richiesta, sono ancora in attesa di una risposta. Ma la cosa più grave, secondo i legali, è l´atteggiamento del governatore Antonio Fazio, che avrebbe favorito non solo una banca italiana contro una straniera, ma anche una banca che non ha i mezzi patrimoniali per salire al 29,9% dell´Antonveneta. Il rating della Lodi è BBB+ contro AA- della Abn Amro. In poche parole, Fazio non avrebbe agito secondo i canoni prudenziali richiesti a un´autorità che governa un sistema bancario. La Lodi per salire fino alla soglia d´Opa dovrebbe sborsare circa due miliardi di euro, ipotizzando un acquisto di titoli Antonveneta a un prezzo compreso tra 22 e 23 euro. In sostanza tanto quanto il patrimonio primario della banca (core tier 1 capital) che a fine 2004 ammontava a 1,974 miliardi di euro. Un esborso simile farebbe precipitare i coefficienti patrimoniali (core tier 1 ratio) dal 6%, che è il livello ottimale richiesto dagli organi di vigilanza, fino al 2,5%, ovvero al di sotto della soglia minima consentita, pari al 4%. Un´operazione quindi ad altissimo rischio, tale da minare la solidità della banca. Solo un aumento di capitale da due miliardi di euro, di cui almeno 1,1 miliardi in azioni da sottoscrivere in contanti potrebbe fornire al gruppo lodigiano i mezzi per supportare l´avventura Antonveneta. E secondo gli olandesi, questo aumento dovrebbe essere eseguito prima della scalata al 29,9% e non dopo, perché la Banca d´Italia non può concedere deficit patrimoniali a fronte di operazioni straordinarie, come le acquisizioni. Ma le cartucce di Abn Amro non finiscono qui. I legali sono addirittura pronti ad inviare alla Procura della Repubblica un esposto contro Fazio per aver creato turbative di mercato, convocando a più riprese i vari soci di Antonveneta a palazzo Koch. Per non parlare poi delle varie ipotesi di aggiotaggio e insider trading, o delle false comunicazioni fornite dalla Lodi sui derivati aperti con Jp Morgan, prima smentiti e poi confermati. http://www.assinews.it/rassegna/arti...p150405ba.html |
|
|
|
|
|
#5 (permalink) |
|
Member
Data registrazione: Jul 2002
Messaggi: 21,553
Popolarità: 0 ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() |
15 aprile 2005
Antonveneta, ecco la proposta di Lodi ad Abn Oggi Fiorani chiederà il mandato per trattare l’acquisto del 12,7% dell’istituto in mano agli olandesi. Che intanto ottengono il nulla osta della Consob all’Opa e contano sull’appoggio dei consiglieri padovani. L’avvocato Rossi insiste per avviare l’offensiva legale anche sulle autorità di vigilanza. Scade oggi il sindacato Atteso da tutti i protagonisti della vicenda Antonveneta, il gran giorno delle decisioni è arrivato. Dalla mezzanotte di oggi i soci del patto della banca padovana avranno le mani libere. I loro pacchetti di titoli - quasi il 18% tra Benetton, Lloyd e Deltaerre più il 12,7% di Abn Amro - saranno teoricamente disponibili, tanto più che ieri la Consob ha rilasciato ad Abn Amro il nulla osta alla pubblicazione del documento informativo sull’Opa lanciata lo scorso 30 marzo. Sempre oggi si riuniscono nel pomeriggio i consigli di amministrazione di Antonveneta e della Popolare di Lodi. Il primo dovrà esprimere una valutazione dell’Opa. All’esame del cda della Lodi, invece, ci sarà una proposta «conciliativa» verso il gruppo olandese guidato da Rijkman Groenink. Fonti finanziarie qualificate hanno riferito che ieri pomeriggio si è riunito il comitato esecutivo della Lodi: l’amministratore delegato Gianpiero Fiorani è stato autorizzato a chiedere al cda il mandato per acquisire la partecipazione di Abn Amro in Antonveneta (12,7%). Un pacchetto che, sommato a quello già in possesso della Lodi (circa il 15%), permetterebbe a Fiorani di attestarsi poco sotto la soglia del 30% della banca padovana. Per il momento la strategia escluderebbe acquisti da parte dei piccoli soci locali, come era stato più volte ipotizzato nelle scorse settimane. Difficile dire, tuttavia, quale margine negoziale potrebbe ricevere Fiorani dal cda: il prezzo dell’offerta agli olandesi non è noto, ma - al di là dei no comment di rito - la proposta dovrebbe essere consegnata ad alti esponenti del gruppo tra sabato e domenica. L’iniziativa di Fiorani è legata al fatto che gli olandesi hanno subordinato l’efficacia dell’Opa al raggiungimento del 50% più un’azione del capitale di Antonveneta. «È altamente improbabile - ha dichiarato del resto Groenink - che continueremmo a considerare Antonveneta di interesse strategico se, per qualunque ragione, l’acquisizione non andasse in porto». Insomma, se l’Opa non va, Abn è pronta a vendere. Due le ragioni che hanno spinto Fiorani a offrire un’uscita agli olandesi: innanzitutto, la volontà di dimostrare la massima disponibilità fino all’ultimo; secondo, rendere evidente che la Lodi vuole evitare un’impasse legale che danneggerebbe entrambi i contendenti, gli altri azionisti e la stessa banca. Le pressioni degli advisor sui vertici di Abn sono tuttavia forti. Rothschild, Lehman Brothers e soprattutto l’avvocato Guido Rossi insistono per presentare esposti contro il «comportamento scorretto» della Lodi. Non solo: l’avvocato Rossi sarebbe determinato a portare fino in fondo la sfida alla Banca d’Italia, che già ha mal digerito il lancio dell’Opa su Antonveneta da parte degli olandesi (e quella gemella del Bilbao su Bnl). Fonti vicine a Rossi non escludono neanche che le iniziative potrebbero colpire la stessa Banca d’Italia e la Consob, «colpevoli» la prima di avere atteggiamento ostile verso gli olandesi, la seconda di non rilevare «l’acquisto di concerto ai sensi dell’articolo 109 del Testo unico della finanza» fra la Lodi e altri soci locali. Concerto che l’istituto di Fiorani e diversi azionisti (vedere l’intervista in pagina a Ennio Doris) hanno più volte negato. Qualcuno si chiede se i tamburi di guerra che rullano sul fronte olandese siano solo tattica o se invece ci sia davvero l’intenzione di ricorrere ai giudici. Fonti vicine a Rothschild smentiscono che sia stata presa una decisione («Groenink è titubante, la vede come una forzatura»), ma confermano la determinazione degli avvocati . Mentre in Borsa Antonveneta è salita ancora (+0,7%), va rilevato che da oggi gli olandesi avranno due armi in più: il via libera della Consob e, con la scadenza del patto, la possibilità di acquistare titoli sul mercato almeno fino al 15 per cento. Non solo: se i consiglieri di Padova accoglieranno il suggerimento dei consulenti (Mediobanca, Morgan Stanley, Goldman Sachs), Abn potrà giovarsi anche dell’appoggio del cda presieduto da Tommaso Cartone. Almeno fino al 30 aprile, data della prima convocazione dell’assemblea di Antonveneta, dove si potrebbe determinare un ribaltone alla guida della banca. E sempre che Bankitalia, le cui autorizzazioni sono attese entro fine aprile, non si metta di traverso.http://www.assinews.it/rassegna/arti...m150405ba.html |
|
|
|
|
|
#7 (permalink) |
|
Tutto non è che fumo
Data registrazione: Sep 2003
Messaggi: 7,756
Popolarità: 42949681 ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() |
Venerdì 15 Aprile 2005, 7:55
Abn: "Fiorani non ha quei due miliardi" Adesso è la volta delle carte bollate nella partita su Banca Antonveneta. I legali del colosso Abn Amro hanno preparato un ricorso alla Commissione europea nel quale lamentano di aver subito un trattamento discriminatorio da parte della Banca d'Italia. Gli italiani della Popolare di Lodi sono stati autorizzati a salire oltre il 15% nel capitale di Antonveneta, mentre gli olandesi di Abn Amro, pur avendo formalizzato la stessa richiesta, sono ancora in attesa di una risposta. Ma la cosa più grave, secondo i legali, è l'atteggiamento del governatore, Antonio Fazio, che avrebbe favorito non solo una banca italiana contro una straniera, ma anche una banca che non ha i mezzi patrimoniali per salire al 29,9% di Antonveneta. Il rating della Lodi è BBB+ contro AA- della Abn Amro. In poche parole, Fazio non avrebbe agito secondo i canoni prudenziali richiesti a un'autorità che governa un sistema bancario. La Lodi per salire fino alla soglia dell'Opa dovrebbe sborsare due miliardi di euro, ipotizzando un acquisto di titoli Antonveneta a un prezzo compreso tra 22 e 23 euro. In sostanza quanto il patrimonio primario della banca che a fine 2004 ammontava a 1,974 miliardi di euro. Un esborso simile farebbe precipitare i coefficienti petrimoniali dal 6% fino al 2,5%. Fonte: Yahoo Notizie |
|
|
|
|
|
#8 (permalink) |
|
Member
Data registrazione: Jul 2002
Messaggi: 21,553
Popolarità: 0 ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() |
Banche, l' ultima tentazione
Bnl e Antonveneta sotto scalata di spagnoli e olandesi. Fazio che preme per cordate italiane. Popolare di Lodi e Capitalia che seguono da vicino la situazione. Così nessuno si stupisce se spunta un' alternativa inchiesta finanza & strategie l' offensiva di Bbva e Abn amro e le ipotesi di contromosse "Destò questa confederazione, fatta dal pontefice sotto il nome di liberare l' Italia da' barbari, diverse interpretazioni negli animi degli uomini, secondo la diversità delle passioni e degli ingegni. Perché molti, presi dalla magnificenza e giocondità del nome, esaltavano con somme laudi insino al cielo così alto proposito... Altri, considerando forse più intrinsecamente la sostanza delle cose né si lasciando abbagliare gli occhi dallo splendore del nome, temevano che le guerre che si cominciavano con l' intenzione di liberare l' Italia da' barbari nocerebbero molto più agli spiriti vitali di questo corpo... ed essere cosa più temeraria che prudente lo sperare che l' armi italiane, prive di virtù, di disciplina, di reputazione, di capitani d' autorità, né conformi le volontà de' principi suoi, fussino sufficienti a cacciare di Italia il vincitore". Se ci fosse un Francesco Guicciardini, racconterebbe così anche le guerre di mercato che si stanno combattendo sul patrio suolo ? Certo, non siamo nel Cinquecento, e la carta moneta è meno rumorosa delle spingarde. Tuttavia, il gioco intellettuale suggerito da un finanziere amante della storia ha il suo fascino. La posta, nella campagna d' Italia di due grandi banche straniere come Bilbao e Abn Amro, battistrada di altri grandi eserciti finanziari francesi, tedeschi, inglesi, non è meno importante: anche Carlo VIII e Luigi XII, in fondo, volevano soggiogare i banchieri fiorentini che avevano lautamente finanziato i re di Francia. A gridare "fuori i barbari" non c' è Giuliano Della Rovere, salito al soglio pontificio con il nome di Giulio II, ma Antonio Fazio, governatore della Banca d' Italia. Le cordate di industriali e banchieri, che sta cercando di mettere insieme per Bnl e Antonveneta, non possono essere chiamate una "lega santa". E si stenta a capire dove sono Lodovico il Moro, Alfonso d' Este, Piero de' Medici o Giovanni detto dalle Bande Nere. Eppure, Guicciardini potrebbe scrivere ancora oggi che, coltivando ciascuno "lo suo particulare, si diede occasione di depredare Italia a nuove nazioni". Il Wall Street Journal, mezzo millennio dopo, dice la stessa cosa con linguaggio diverso: le banche straniere testano l' accesso al mercato italiano, appetibile perché ricco di risparmio tenuto ancora "sotto il mattone", o impiegato soprattutto nel mattone per mancanza di un sistema finanziario sviluppato. Prendiamo la "lega antispagnola" per Bnl. Il contropatto che, formalmente, vuol fare "resistenza passiva", non scambiando le proprie azioni con il Bbva (al rapporto di cinque a uno), è un' alleanza di interessi divergenti. Gli immobiliaristi (Stefano Ricucci con il 4,98%, Danilo Coppola con il 4,37%, Giuseppe Statuto con il 4,09%) hanno comprato ricorrendo a un pegno con alcune banche e aspettano un rilancio dei baschi (Ricucci non fa mistero che il suo obiettivo sarebbe di vendere a 2,9) o un cavaliere bianco come il Monte dei Paschi di Siena (oggi possiede il 4,7%) sul quale fa pressing il governatore della Banca d' Italia, cercando di vincere le forti resistenze dell' amministrazione comunale e della Fondazione. Francesco Gaetano Caltagirone, che possiede di suo il 4,96% (ma potrebbe contare anche sul 2,85% di Vito Bonsignore), ha un interesse strategico in Bnl, tanto da essersi candidato per la presidenza (con una durata, addirittura, di nove anni). Ma si tiene in riserva un piano B. Se la resistenza italica cedesse, potrebbe anche aderire all' ops, diventando azionista importante del Bilbao (con l' 1,5%). Rinuncia così al suo sogno bancario, ma può aprirsi la strada della penisola iberica e del Sud America, diventando un gruppo di costruzioni internazionale. È un' ipotesi che frulla in testa anche a Generali. Il Leone di Trieste fa parte del patto di sindacato con Bilbao e Diego Della Valle. Ha l' 8,7% e non vuole che entri in casa un gruppo concorrente come Unipol sondato anch' esso da Bankitalia quale possibile campione nazionale. Antoine Bernheim ha sempre caratterizzato la sua presidenza come proiettata verso l' Europa. Gli potrebbe convenire un ingresso nel capitale di Bilbao per giocarsi la carta ispanica. È vero che ha un accordo con Santander, ma può sempre cambiare cavallo. Ai triestini fa gola il mercato latino americano nel quale non sono mai penetrati. Non solo. La banca basca è una public company, dove l' azionista principale è una fondazione, seguita da Telefonica e, guarda caso, da due assicuratori: la francese Axa e la giapponese Nippon life insurance. Fazio, che non è da meno di Giulio II nel conoscere "l' armi italiane", ha già tentato di far scendere in lizza le banche popolari. Vicenza è azionista, potrebbe associarsi Carige (Cassa di Risparmio di Genova) e magari può rientrare Verona che si è ritirata per la differenza di un centesimo. Ma chi sarebbe il condottiero di questa armata ? Il governatore pensa alla Popolare di Lodi. Però Gianpiero Fiorani, per quanto grato possa essere al proprio mentore, ha la testa a Padova. E che fine farebbe la lega veneta se proprio lui si tirasse indietro ? La coalizione antiolandese non è più solida di quella antispagnola. Abn Amro ha lanciato una ricca offerta in contanti per Antonveneta: 6,5 miliardi pagando 25 euro per azione, il 30% in più della media degli ultimi sei mesi nel corso dei quali i titoli sono saliti alle stelle. "Non cederemo", hanno dichiarato gli armati veneti riuniti in Deltaerre. Capitani di ventura creati da Silvano Pontello, l' uomo che trasformò un piccolo istituto di provincia come la Banca Antoniana in un gruppo robusto, con l' acquisizione della Popolare veneta e della Banca nazionale dell' agricoltura. È il caso di Angelo Boscolo, partito dal nulla nel 1978, oggi possiede grandi alberghi di lusso. O del calzaturiere Paolo Sinigaglia che lo stesso Pontello lanciò sulle ali di Alpi eagles. Insieme a una serie di imprenditori locali (il più grande è Giuseppe Stefanel) e a Ennio Doris, hanno il 10,5% di Antonveneta. E appoggiano la scalata di Fiorani. Formalmente, il banchiere lombardo possiede il 7,97%. Ma può contare anche su altri partner come Chicco Gnutti e Unipol, azionisti a loro volta di Bpl, mentre in stand by ci sono, anche qui, i senesi di Mps. E c' è Benetton. Tutti insieme arrivano al 30% (anche oltre, secondo voci di mercato). Se fosse dimostrabile un' azione concertata, la Consob li obbligherebbe a lanciare una contro opa, offrendo più di Rijkman Groenink. Il boss di Abn è convinto che non potranno farcela. Intanto in Borsa continua il rastrellamento e il titolo è già salito sopra il prezzo dell' opa. L' olandese è primo azionista di Antonveneta con il 12,7% e numero uno in Capitalia (con il 9%). La banca romana si è tirata fuori, anche se Giorgio La Malfa ha insinuato che in realtà il vero regista dell' intera operazione va cercato in via Minghetti. Nell' assemblea del gruppo, lunedì 4 aprile, Cesare Geronzi reagiva in modo sprezzante: "Qualcuno parla per dare fiato ai denti". Il presidente di Capitalia ha speso espressioni di amicizia per Fazio, "un legame che dura da 44 anni", e di apprezzamento per Abn. Poi ha lanciato il suo avvertimento: "Noi siamo ancora predatori". E l' ad, Matteo Arpe, non ha escluso nulla per il futuro. Parole che hanno pesato anche il giorno dopo, nel tradizionale incontro in via Nazionale con tutti i banchieri, durante il quale il governatore ha invitato a un serrare le fila. Analisti e giornalisti si sono subito sbizzarriti in ipotesi. E la più accreditata è sempre la stessa. "Abbiamo la speranza che si posi il polverone", ha detto Geronzi. E poi ? Se l' opa Abn si inceppa (ma forse anche in caso contrario), o per il veto di Bankitalia o per la strenua resistenza locale, torna in ballo la proposta di aggregazione con Antonveneta. Per dar vita a un gruppo davvero nazionale (dal Nordest fino alla Sicilia), con una taglia pari ai tre grandi (Intesa, Unicredit e Sanpaolo). Gli olandesi sarebbero più forti, ma non azionisti di controllo. Gli imprenditori veneti più tranquilli. Bpl potrebbe tutelare il suo oneroso investimento. L' italianità sarebbe salva. Il nostro colto finanziere ricorda il tentativo di un altro Cesare, duca di Valentinois, figlio di quel Rodrigo Borgia che comprò il pontificato diventando Alessandro VI. Non era, il Valentino, quel Principe ideale che avrebbe riunificato l' Italia, come sognava Niccolò Machiavelli. Ma poteva creare uno Stato cuscinetto, arbitro delle rivalità tra i signori e autonomo sia dai francesi sia dagli aragonesi. Se Giulio II non glielo avesse impedito. "Fantasie, letteratura", taglia corto un banchiere d' affari. La realtà è che Bilbao e Abn hanno varcato il Rubicone e altri sono già, arma al piede, sulla riva. Emilio Botin non ha mai nascosto che l' Italia gli piace, eccome. E il 10,9% che ha nel Sanpaolo non gli basta. Certo, il Santander deve ancora digerire la britannica Abbey national costata 11,6 miliardi di euro e gli conviene aspettare come andrà a finire il Bbva, il grande rivale, secondo istituto di credito in terra iberica. Ma ha letto il tentativo, poi fallito, di fondersi con Dexia come una mossa ostile da parte del presidente Enrico Salza, e non gli piace nemmeno il rafforzamento di Ifil salito al 6,3%. Circola di nuovo l' idea di un asse Torino Milano e di un matrimonio tra Sanpaolo Imi e Unicredit. Tutti smentiscono. Alessandro Profumo vuole andare all' estero, ha escluso ogni interessamento per Banca Intesa (e gli ha fatto eco Corrado Passera). La sua ambizione, per completare l' opera ormai decennale, è creare la prima banca italiana davvero multinazionale. Ha puntato finora sull' Est, è entrato in Polonia dalla porta principale. Ma il grande gioco si fa in occidente. I giornali britannici parlano di un possibile matrimonio con Barclays. E nella City scommettono che "nulla sarà come prima", nemmeno nella piccola Italia. Chi può essere il condottiero capace di frenare le due opa come desidera bankitalia ? la coalizione antiolandese non è più solida di quella antispagnola i soci veneti potrebbero vendere Il Mondo venerdì, 15 aprile 2005 |
|
|
|
|
|
#9 (permalink) |
|
Member
Data registrazione: Jul 2002
Messaggi: 21,553
Popolarità: 0 ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() |
Sì di AntonVeneta all'Opa Abn
Da Lodi offerta per la quota degli olandesi, che rifiutano MILANO • Via libera del consiglio di amministrazione di Banca AntonVeneta all'Opa lanciata sul 100% del capitale dell'istituto padovano dal gruppo olandese Abn Amro. E immediata risposta del cda della Popolare di Lodi, che ieri sera ha dato mandato formale all'amministratore delegato Gianpiero Fiorani di avanzare un'offerta per rilevare l'intero pacchetto ( 12,7% di azioni, più le obbligazioni convertibili) in mano al gruppo olandese. L'ok di Padova. Come nelle previsioni, i tre advisor ( Goldman Sachs, Mediobanca e Morgan Stanley) incaricati dal cda AntonVeneta di valutare la congruità dell'offerta ( 25 euro cash) hanno espresso parere favorevole e il board presieduto da Tommaso Cartone ha deliberato all'unanimità, con la sola astensione del consigliere Romeo Chiarotto, il via libera all'Opa. Alla riunione erano presenti 14 dei 15 consiglieri. Unico assente ( « giustificato » , si legge nel comunicato) il presidente di Edizione Holding Gilberto Benetton, mentre il presidente del Lloyd Adriatico Enrico Cucchiani ha partecipato al cda in audioconferenza dall'India dove si trovava per impegni di lavoro. C'era attesa per l'atteggiamento dei quattro consiglieri che rappresentano Deltaerre, cui fa capo il 10% del capitale. Due giorni fa, in gran segreto, alcuni di loro avevano riunito un'assemblea del patto di Deltaerre che, oltre ad aver dato mandato al giurista Piero Schlesinger di valutare azioni legali contro Abn Amro per inadempimento degli accordi parasociali, avrebbe anche deciso che ieri i propri rappresentanti in consiglio si sarebbero astenuti nel giudizio sull'Opa. Così prevedeva anche Paolo Singaglia, imprenditore veneto di Alpi Eagles, in alcune dichiarazioni alla vigilia del cda. L'evidenza del voto ha dimostrato che il solo Chiarotto, che aveva partecipato alla riunione del patto Deltaerre, si è astenuto mentre gli altri tre rappresentanti della fiduciaria ( Giancarlo Folco, Niccolò Azzolini e Franceso Paolo Pagnan) si sono espressi a favore condividendo il voto con gli uomini di Abn Amro, di Edizione Holding e del Lloyd ( oltre agli indipendenti). L'ok in cda non è indicativo dell'atteggiamento dei singoli azionisti, ma il voto di ieri dimostra che il fronte di Deltaerre è tutt'altro che coeso e che i 25 euro per azione proposti da Abn fanno gola a molti. « È andata benissimo, è stata una riunione serena » , ha commentato Cartone all'uscita del cda. Soddisfatti anche i vertici della banca olandese che, in una nota, rilevano che « il giudizio positivo del consiglio di amministrazione di AntonVeneta dimostra che la decisione di Abn Amro di promuovere l'offerta pubblica di acquisto è un'iniziativa amichevole, intesa a supportare la stabilità e lo sviluppo di Banca AntonVeneta, e riflette la forza dei legami tra le due società. Bipielle, offerta ad Abn. In due giorni l'Opa di Abn Amro ha incassato dunque il via libera della Consob e quello del board AntonVeneta. Ma la Banca Popolare di Lodi, che da tempo punta a un'aggregazione con l'istituto padovano, non si ritira e anzi formalizza l'intenzione di acquistare la quota in mano ad Abn Amro. Ieri sera il cda della banca « ha conferito mandato all'amministratore delegato Gianpiero Fiorani a instaurare e, ove possibile, finalizzare con Abn Amro una trattativa per l'acquisto di azioni e obbligazioni convertibili della Banca AntonVeneta attualmente detenute da Abn Amro » . « L'eventuale acquisto di azioni e obbligazioni convertibili — si legge nella nota — non dovrà comunque comportare il superamento della soglia del 30% » . Già in tarda serata, però, ambienti finanziari vicini ad Amro tendevano a escludere che il gruppo olandese abbia intenzione di accettare la proposta. Giallo sul ricorso Ue di Groenink MILANO • Gli advisor legali e finanziari di Abn Amro spingono perchè il gruppo olandese, che non avrebbe ancora preso una decisione, si lanci in nuove iniziative legali per impedire l'avanzata della Popolare di Lodi nel capitale di AntonVeneta e intendono denunciare l'atteggiamento della Banca d'Italia alla commissione europea. Dopo gli esposti alla Consob sull'ipotesi di « concerto » e il preannuncio di azioni legali in Tribunale, per bloccare i diritti di voto della parte rivale, ora i consulenti di Abn vorrebbero puntare le accuse direttamente contro la Banca d'Italia facendo trapelare di essere pronti a sollevare in sede Ue il problema della disparità di trattamento tra la richiesta di Abn di salire oltre il 15% nel capitale di AntonVeneta, che non ha mai ricevuto risposta, e le autorizzazioni concesse invece alla Popolare di Lodi ( che ieri è salita fino al 14,8%). All'inizio della settimana prossima i legali della banca olandese ( guidati da Guido Rossi) saranno impegnati in un incontro a Bruxelles per discutere della segnalazione con i commissari competenti, quello al mercato interno, l'irlandese Charles McCreevy, e quello alla concorrenza, l'olandese Neelie Kroes. Da Bruxelles non è arrivata alcuna conferma ma neanche nessuna smentita alla notizia dell'incontro con i rappresentanti del gruppo olandese e con i suoi advisor. Fra gli argomenti principali portatati dai legali di Abn Amro, la mancanza di un requisito patrimoniale sufficiente a sostenere lo sorzo che Popolare di Lodi sta compiendo. Secondo i calcoli degli advisor degli olandesi ( Rothschild e Lehman Brothers), con gli acquisti di questi giorni diversi parametri della banca lodigiana sarebbero sotto le soglie minime previste dalla normativa di Bankitalia ( soprattutto se la Lodi dovesse avvalersi della facoltà di salire al 29,9%). Nessuna risposta da Via Nazionale alla battaglia promessa dai consulenti di Abn, anche se uno dei parlamentari più vicini alla banca centrale come Luigi Grillo replica che « l'iniziativa dei legali di Abn Amro che hanno definito scorretto il comportamento della Banca d'Italia va, puntualmente, stigmatizzata » . Rivolgersi alle Autorità europee « ignorando che la Banca d'Italia, nelle sue decisioni, è tenuta a rispettare le leggi nazionali e le direttive comunitarie, la dice lunga sulle conseguenze delle improprie iniziative con cui si è qualificato, nel recente passato, il Commissario Mc Creevy. Probabilmente, gli olandesi di Abn Amro, conclude Grillo, « immaginavano che il sistema bancario italiano fosse una facile terra di conquista » . Intanto, si stringono anche i tempi per un eventuale intervento di Banca d'Italia direttamente su Bruxelles nel complesso gioco per il futuro di Bnl e AntonVeneta: già impegnata a valutare sotto il profilo prudenziale le offerte pubbliche di Bbva e Abn Amro sulle due banche italiane, Via Nazionale ha altri 10 giorni circa per avocare a sè le decisioni anche sotto il profilo concorrenziale. La Banca d'Italia può avocare a sè la decisione sul fronte concorrenziale, ma il disco verde di Bruxelles è a discrezione della Commissione. L'Associazione delle banche popolari ha colto l'occasione del cda sui conti annuali per valutare gli effetti di un supplemento di indagine Ue sulle banche cooperative. http://www.assinews.it/rassegna/arti...e160405ba.html La contro Opa è un obbligo per tutti MILANO • « La medaglia ha due facce: c'è un problema di sostanza e uno di rispetto delle regole. Nel merito la difesa ad oltranza dell'italianità delle banche è un retaggio del passato, che rischia di trasformarsi in difesa dell'inefficienza. Molto meglio decidere caso per caso il veto ad una operazione oppure il via libera. Per quanto riguarda il rispetto delle regole non sono ammesse eccezioni: il piccolo risparmiatore va tutelato. E l'opposizione all'offerta pubblica di acquisto deve passare da una contro Opa mentre la resistenza passiva in corso, di fatto, significa aggirarla » . Sergio Siglienti, ex presidente della Banca commerciale, conferma che il passare degli anni lo ha trasformato in osservatore severo di fatti e misfatti dell'economia. Ancora più interessato perchè, come ricorda lui stesso, conosce « molto bene » la Bnl, di cui è stato consigliere di amministrazione e uno dei tre vicepresidenti, rappresentante dell'Ina ( all'epoca nel patto di sindacato, ndr) quando il Bilbao era l'azionista maggiore, pur controllando soltanto il 7% del capitale. Come giudica l'Opa annunciata dal Bilbao? Le due banche sono complementari e l'integrazione è utile al mercato italiano. Bnl è forte nel retail ma non ha esperienze adeguate in settori decisivi come il private banking, le gestioni, il mercato azionario. Il successo dell'opa creerebbe un campione europeo, con una presenza importante in Italia. Condivide l'opposizione di chi la giustifica con la mancanza di reciprocità tra Italia e Spagna? Il principio di reciprocità nell'Unione europea non esiste. Anzi, è stato dichiarato illegale dalla sentenza che ha autorizzato il Santander all'acquisto di una banca portoghese. Comunque sia, nel caso Bilbao Bnl anche la reciprocità è salvaguardata perché si tratta di un'Opa che prevede lo scambio dei titoli della banca italiana con quelli della banca spagnola. Non solo. I soci maggiori della Bnl si ritroverebbero tra i più significativi del Bilbao, il cui azionariato è molto frazionato. La difesa dell'italianità delle banche è un valore? La battaglia è di retroguardia. Il pericolo vero è che le banche italiane restino con dimensioni piccole, con mancanza di professionalità adeguate in diverse attività. La conseguenza sarebbe che quando le barriere cadranno davvero, e prima o poi cadranno, le banche italiane diventeranno facili prede. La seconda Opa è di Abn Amro sull'Antonveneta. Che opinione ne ha? Il quadro è meno chiaro perché, tradizionalmente, gli olandesi sono mercanti di banche, spesso con strategie di profitto finanziario e non con piani industriali adeguati. Il loro interesse verso l'Italia potrebbe spiegarsi perché è un Paese di Bengodi: l'economia precipita, tutto va male ma le banche guadagnano. E molto. Di qui la possibilità, o la speranza, di ottenere capital gain interessanti. E' possibile che Banca d'Italia finisca per dare via libera ad una delle due Opa bloccando l'altra? Può essere e potrebbe spiegarlo in modo politicamente corretto sbarrando la strada soltanto agli olandesi, con la motivazione della difesa di una banca popolare radicata nel territorio. A proposito del rispetto delle regole cosa sta accadendo? C'è veramente una confusione gigantesca. La resistenza passiva in atto non richiede patti di sindacato ma, in realtà, l'accordo c'è. Caspita se c'è. Questo significa che scatterà anche l'obbligo di contro Opa? Dovrebbe essere così nell'interesse dei risparmiatori. Ma il quadro non è del tutto chiaro e c'è materia per dispute tra avvocati. Come giudica il comportamento della Banca d'Italia? Certe decisioni continuano ad essere prese in modo non so quanto trasparente e collegiale. E con processi decisionali di cui non si conosce nulla. La vigilanza dovrebbe riunirsi, discutere, prendere decisioni collegiali e renderle note. In realtà non funziona così. In passato ho avuto occasione di dire che il governatore fa sapere i propri orientamenti con il semplice aggrottar di ciglia. Ora forse c'è più comunicazione, ma la sostanza non è cambiata. Altre banche centrali, come per esempio quella francese, sono molto più trasparenti. Condivide l'opinione che il regista occulto della resistenza passiva sia proprio Fazio? Mi meraviglierebbe che fosse davvero d'accordo con l'amministratore delegato della Bpl, Gianpiero Fiorani. Certo, se i resistenti vinceranno, la Banca d'Italia sarà contenta perché non crede all'entrata sul mercato italiano delle banche estere. La Consob sta esercitando controlli adeguati? Credo di sì anche se, com'è giusto che sia per evitare turbative di m e r c a t o , non se ne conoscono i termini. Il giudizio definitivo si potrà dare soltanto a posteriori. Il sospetto è che titoli Antonveneta siano stati rastrellati nei mesi scorsi e che i pacchetti vengano regolarizzati poco per volta... Sarebbe grave. La Consob è in grado di ricostruire passaggio dopo passaggio. E deve farlo. È accettabile che imprenditori acquistino partecipazioni decisive utilizzando finanziamenti delle banche? Io li chiamo debitori di riferimento e, per la verità, c'erano anche in Comit. Regista fu Mediobanca ma, in proposito, non faccio commenti. Il silenzio è molto meglio. http://www.assinews.it/rassegna/arti...160405ba3.html |
|
|
|
|
|
#10 (permalink) |
|
Member
Data registrazione: Jul 2002
Messaggi: 21,553
Popolarità: 0 ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() |
16 aprile 2005
Martedì probabile vertice tra i legali degli olandesi e l'antitrust della Ue. Il governatore Fazio a Washington per il G7 Bankitalia, Abn ricorre a Bruxelles MILANO — Il via libera di Antonveneta all'Opa di Abn Amro è arrivato. Insieme, però, alla notizia che la banca olandese ha inviato alla Commissione europea una segnalazione relativa al ruolo della Banca d'Italia nella disputa con la Popolare di Lodi, che ieri, dopo essersi portata al 14,8% nell'istituto padovano, ha comunicato l'intenzione di presentare un'offerta ad Abn Amro per rilevare la sua quota. Il mandato a trattare è stato affidato all'amministratore delegato, Gianpiero Fiorani. Secca la replica: nessuna trattativa. LA SEGNALAZIONE ALLA UE — Incassato il via libera della Consob e del consiglio di Antonveneta, la battaglia per il controllo della banca padovana, dunque, va avanti. Ma si sposta a Bruxelles. Dove la prossima settimana, forse già martedì, gli advisor di Abn Amro dovrebbero incontrare i tecnici della commissione per illustrare la loro posizione. Nel documento inviato agli uffici del commissario al Mercato interno, Charlie McCreevy, sarebbe stato chiesto di verificare l'atteggiamento tenuto dalle autorità italiane. E' probabile che il riferimento sia alla mancata risposta alla richiesta degli olandesi di poter salire sopra il 15% in Antonveneta. Mentre la Lodi ha ricevuto le autorizzazioni, in tempi rapidi, ad acquistare azioni di Padova. Finora ne ha rilevate il 15%, e potrebbe arrivare fino al 29,9% Ma nella segnalazione, a cui ha lavorato anche l'avvocato Guido Rossi, si chiederebbe conto inoltre degli incontri avvenuti tra il governatore Antonio Fazio e Fiorani, dopo l'annuncio dell'Opa, e se dietro i rastrellamenti avvenuti in Borsa possa celarsi un tentativo di ostacolare l'offerta olandese. Gli advisor finanziari, Lehman Brothers e Rothschild, sempre secondo indiscrezioni, avrebbero anche messo a punto una relazione da cui emerge che l'investimento richiesto per ottenere il controllo di Antonveneta porterebbe i requisiti patrimoniali della Lodi al di sotto del minimo richiesto dalle autorità di vigilanza. Si tratterebbe della prima volta che una banca centrale viene chiamata in causa davanti alla commissione Ue. Tra l'altro in un momento piuttosto delicato per gli equilibri istituzionali italiani. Peraltro mentre Fazio si trova a Washington per il vertice dei G7. A giudicare dalle reazioni di alcuni parlamentari vicini a Via Na zionale, l'iniziativa olandese non è di poco conto. Mentre Pietro Armani di An chiede che Abn agisca con « strumenti di mercato » , Ivo Tarolli ( Udc) giudica « scorretto e intimidatorio » il comportamento di Amsterdam. « L'iniziativa dei legali di Abn Amro, che hanno definito scorretto il comportamento della Banca d'Italia, va puntualmente stigmatizzata — ha commentato ieri il presidente della commissione Lavori pubblici, Luigi Grillo — . Probabilmente, gli olandesi immaginavano che il sistema bancario italiano fosse una facile terra di conquista » . Grillo ha poi proseguito, ricordando che « la Banca d'Italia, da sempre, si muove nel pieno rispetto delle leggi » . Un caso simile si era verifi cato in precedenza solo con il Portogallo, sebbene in quel caso di mezzo c'era il governo. Nel 1999 il Banco Santander Central Hispano si era rivolto a Bruxelles dopo che l'esecutivo di Lisbona, in difesa dell'interesse nazionale, aveva negato il via libera all'acquisizione, poi avvenuta, del gruppo finanziario Champalinaud. IL VIA LIBERA DEL CONSIGLIO — Intanto ieri, come detto, l'Opa olandese ha incassato il via libera del consiglio di Antonveneta. Il board riunito a Padova ha definito « congrua » l'offerta di 25 euro ad azione. « È andata benissimo, è stata una riunione tranquilla e serena — ha commentato il presidente Tommaso Cartone — , ciascuno ha espresso il proprio punto di vista e poi è stata approvata l'offerta con 13 voti favorevoli » . L'unico astenuto è stato Romeo Chiarotto, rappresentante della fiduciaria Deltaerre, al quale giovedì alcuni soci avevano chiesto di non votare. I SOCI DELTAERRE — L'astensione era stata sollecitata dagli imprenditori che sembrano guardare con favore al progetto della Lodi. Tra questi ci sarebbe Emilio Gnutti, che con la Hopa ha conferito alla fiduciaria il 2% di Antonveneta. Alcuni, secondo voci circolate nelle scorse settimane, avrebbero promesso i propri titoli a Fiorani, una volta liberi dai vincoli del patto di sindacato. Che è scaduto ieri, insieme a quello della banca padovana, che legava Deltaerre ad Abn Amro, Lloyd Adriatico e Benetton. Da lunedì quindi i pacchetti potrebbero essere già trasferiti. Anche se allora si parlava di accordi « in parola » a 21 22 euro ad azione, contro i 25 offerti da Abn Amro. Che sarebbero anche quelli che, probabilmente, Fiorani offrirà agli olandesi per il loro 12,7%, a cui vanno aggiunte obbligazioni convertibili pari a circa il 4% del capitale. Il mandato a Fiorani, che si avvale della consulenza dell'avvocato Natalino Irti, prevede che in caso di esito positivo delle trattative, la Lodi non superi il 30% in Antonveneta. E questo « congelerebbe » per il momento le azioni degli attuali soci di Padova interessati al progetto della Lodi. Che potrebbero comunque tornare utili all'assemblea di metà maggio, nel caso in cui le avances di Fiorani dovessero essere respinte. Cosa che appare, almeno per ora, molto probabile. E sul fronte della Bnl sfida a tre in assemblea Le mosse di Caltagirone Il « contropatto » del gruppo Caltagirone e degli immobiliaristi non ha ancora messo nero su bianco le sue intenzioni, ma per il rinnovo del consiglio di amministrazione della Bnl sotto Ops degli spagnoli si va, nelle previsioni, verso un confronto serrato tra 3 liste. Quella Montepaschi Popolare Vicenza ( accreditata del 7,3% del capitale e già presentata), quella del patto attualmente maggioritario Bbva Generali Dorint ( 28,5%) e la proposta in fase di elaborazione del gruppo di azionisti che ruota intorno a Gaetano Caltagirone. Il 21 maggio, alla riunione dei soci, si assisterà verosimilmente a un conteggio fino all'ultimo voto che potrebbe riservare qualche sorpresa. Ma anche il « dopo » sarebbe tutto da verificare, e una riapertura dei giochi e dei rapporti tra alcune parti degli opposti schieramenti non viene esclusa da fonti di mercato, visto che il lancio di un'offerta fa decadere i legami stabiliti dai vari patti di sindacato. Ieri il vertice dei « contropattisti » non ha formalizzato la propria lista di consiglieri e sindaci. Secondo fonti interne l'accordo sui nomi sarebbe però già stato raggiunto, malgrado le indiscrezioni che riferivano di qualche disaccordo. Nella nota emessa dopo l'incontro il gruppo di soci italiani ha del resto precisato di essere sostanzialmente deciso ad andare avanti e a rispettare la scadenza per la presentazione dei candidati di martedì 19 aprile. Qualche conteggio ipotetico sul futuro consiglio Bnl si può comunque già fare. Se gli amministratori saranno 15 ( ora sono 13), la ripartizione potrebbe essere effettuata con una distribuzione di 8 posti alla maggioranza, di 6 o 5 alla seconda lista e di 1 o 2 alla terza. Una vittoria del contropatto, favorita dalla " moral suasion" che Banca d'Italia sta esercitando sul sistema finanziario, potrebbe mischiare le carte e creare qualche difficoltà all'iniziativa iberica. Allo scenario che vede possibili nuovi interessati ingressi nel novero dell'azionariato Bnl si è riferito invece il presidente Luigi Abete, che ha ribadito che « qualunque iniziativa che voglia legittimamente proporsi come alternativa all'Ops non ha che un sistema: proporre una controfferta con un prezzo adeguato rispetto a quello già proposto e con progetti industriali altrettanto adeguati » . Mentre « chi pensa di fare piccoli giochi di potere in assemblea sta fuori dalla storia e dalle regole e dalla credibilità del sistema moderno » . Ricevuto il via libera della Consob, la banca spagnola pubblicherà la prossima settimana il prospetto dell'offerta la cui partenza rimane comunque subordinata all'autorizzazione della Banca d'Italia. http://www.assinews.it/rassegna/arti...r160405ba.html 16 aprile 2005 Un solo astenuto in cda, ok anche da Benetton e dai padovani. Martedì incontro tra gli olandesi e la Commissione Il consiglio Antonveneta dice sì all´Opa Abn, ricorso alla Ue contro Bankitalia In vista un ritocco al prospetto: Groenink accetterà anche meno del 50% Il presidente Cartone: "La riunione è stata serena. La cordata concorrente? Sul tavolo abbiamo una sola offerta" WALTER GALBIATI MILANO - Via libera del cda di Antonveneta all´opa di Abn Amro. Ieri il consiglio di amministrazione del gruppo veneto ha ritenuto «congruo» il corrispettivo offerto dalla banca olandese, pari a 25 euro per azione. E da fonti finanziarie si apprende che secondo quanto riportato nel documento depositato presso la Consob, Abn avrebbe deciso di lasciare aperto uno spiraglio di trattativa con qualche socio di Antonveneta tuttora indeciso. Nel prospetto, Abn si sarebbe riservata la possibilità di accettare una quantità di adesioni anche inferiore al 50% del capitale, salvo poi raggiungere la maggioranza assoluta attraverso l´accordo con altri azionisti. Che non siano però la Popolare di Lodi. Sul fronte legale, invece, gli olandesi hanno inviato a Bruxelles un ricorso contro il comportamento della Banca d´Italia e la scalata occulta della Popolare Lodi. Per martedì prossimo è già stato fissato un incontro con la Commissione europea: a Bruxelles i tecnici della Ue vedranno i rappresentanti del gruppo olandese, accompagnati dai legali e dagli advisor (Rothschild e Lehman Brothers). Nel cda, tenutosi ieri a Padova, si sono espressi a favore dell´offerta olandese 13 consiglieri su 14, con una sola astensione, quella di Romeo Chiarotto, rappresentante di Deltaerre, la holding che raccoglie alcuni piccoli azionisti e a cui fa capo una quota del 10,34% di Antonveneta. L´unico assente era Gilberto Benetton, impegnato in Spagna per l´Opa di Autogrill su Aldeasa. A rappresentare gli interessi della famiglia di Ponzano Veneto era comunque presente Gianni Mion, ad di Edizione Holding, la finanziaria dei Benetton che possiede il 5% di Antonveneta, una quota finita sotto i riflettori della Consob perché concessa in garanzia di un prestito elargito dalla Popolare di Lodi. Il cda, che è stato eletto coi voti del patto di sindacato scaduto ieri e composto da Abn, Lloyd, i Benetton e Deltaerre, ha ritenuto «condivisibili le logiche industriali alla base dell´offerta», una decisione supportata dal parere tecnico di tre consulenti finanziari indipendenti, Goldman Sachs, Mediobanca e Morgan Stanley. «La banca ha valutato la rappresentazione fatta dagli advisor che ha consentito di ritenere congrua l´offerta. Abn ha dato inoltre tutta una serie di rassicurazioni che sono state tenute presenti nel formulare il giudizio positivo», ha dichiarato il presidente di Antonveneta, Tommaso Cartone al termine del cda. Disco verde anche da parte di Gilberto Muraro, uno dei tre consiglieri indipendenti: «Il voto favorevole del consiglio è avvenuto su parere positivo degli advisor e quindi le prospettive sono buone. Se c´è qualcuno che ha da offrire di meglio si faccia avanti, purché lo faccia con trasparenza e con una contro-Opa». La cordata concorrente? «Sul tavolo abbiamo una sola offerta», ha detto il presidente. Quanto agli amministratori di Deltaerre, solo Chiarotto, che la sera prima del cda aveva raccolto il malumore di alcuni azionisti dissidenti riuniti presso l´Hotel Sheraton di Padova, si è astenuto dalla votazione. Gli altri (Giancarlo Folco, Nicolò Azzollini, Francesco Paolo Pagnan) hanno votato tutti a favore, sebbene Giancarlo Folco all´uscita del cda abbia espresso qualche perplessità sul passaggio della banca agli olandesi. Giuseppe Stefanel, presente nel patto di sindacato tramite la stessa Deltaerre, ha invece giudicato l´Opa «trasparente e corretta» e ha auspicato che ognuno decida in autonomia «se vendere o no». «Mi auguro – ha aggiunto – che se uno vuol fare un´offerta, la faccia in maniera trasparente». La Popolare Lodi ritenta l´approccio, Abn risponde: nessun negoziato, c´è solo l´Opa Ma Fiorani punta sulla trattativa "Compro le azioni degli olandesi" Scaduto il patto di sindacato Deltaerre, parte il mercato delle piccole quote Lodi aggiorna al 14,8% la sua quota, che con gli acquisti di ieri ormai sfiora il 16% Il consiglio della banca lombarda ribadisce: il nostro obiettivo è raggiungere il 29,9% MILANO - Gianpiero Fiorani non demorde. E prepara le valigie per partire alla volta di Amsterdam, a trattare con gli olandesi dell´Abn Amro l´acquisto del loro 12,7%, più bond convertibili sul 6,9% del capitale. Risulta infatti ancora aperta una prenotazione per un viaggio aereo, a suo nome, in data 16 aprile. Ieri, durante un cda della Banca Popolare di Lodi, l´amministratore delegato si è fatto conferire deleghe per «compiere ogni attività volta ad instaurare e, ove possibile, finalizzare con Abn Amro una trattativa per l´acquisto» di tutte le interessenze olandesi. Ma dall´Olanda, in serata, ambienti vicini al gruppo bancario hanno nuovamente escluso che alcuna trattativa sia possibile, perché c´è un´Opa in corso, ed è stata approvata dal cda proprio ieri. Già qualche giorno fa Abn aveva fatto sapere di non essere venditrice a Padova, piuttosto compratrice, in contanti a 25 euro per azione sull´intero capitale Antonveneta. Ma Fiorani prosegue nella linea, che conferma ed «è coerente con il disegno strategico» da lui cullato sull´Antonveneta. Nella eventuale negoziazione, l´amministratore delegato sarà affiancato da consulenti legali e fiscali esterni nominati ad hoc. A Lodi regna il consueto ottimismo, che è una cifra stilistica del caparbio banchiere della Bassa: la nota post riunione precisa che, in caso di riuscita, l´istituto non intende comunque superare il 30% che ai sensi del Testo unico della finanza fa scattare l´offerta obbligatoria. Un passaggio non banale, perché ieri la Lodi ha compiuto l´ennesimo, quotidiano arrotondamento sulle quote padovane, passando al 14,81%, dal 14,54% della vigilia. Con gli acquisti di ieri, la Lodi lambirà il 16%. Ma i 10 milioni di pezzi Antonveneta scambiati ieri (oltre il 3% del capitale) mostrano che in acquisto ci sono anche altre mani. La strada per avvicinare i due contendenti era già stata battuta nei mesi scorsi. Ma fin dal principio s´era rivelata in salita, per la riluttanza degli olandesi a trattare con un istituto cooperativo, mentre Fiorani non ha la minima intenzione di rinunciare ai diritti speciali che la natura popolare della banca gli garantisce. Salvo capovolgimenti clamorosi, quindi, è molto più probabile che la marcia della Lodi verso il 30% avvenga con controparti italiane, specie quel circa 18% di azioni appena "svincolate" dal vecchio patto di sindacato. Su questi titoli si aprirà a ore un mercato parallelo. Incerta la destinazione finale del 5% dei Benetton e del 2,7% di Lloyd Adriatico, mentre dentro Deltaerre, che ha il 10,3%, almeno metà delle quote potrebbero avvicinarsi a Lodi. Tanta ambizione acquisitiva potrebbe mettere alla prova la solidità patrimoniale della banca lodigiana, che secondo stime di mercato avrebbe bisogno di circa 2 miliardi di euro per avvicinarsi al 30% dell´Antonveneta, ossia una quantità di denaro simile allo stesso patrimonio primario della banca (Tier 1). Ma a Lodi lo scenario non spaventa, e si ritiene di poter raccogliere fondi sul mercato qualora la quantità di titoli veneti acquistati ne creasse la necessità. (a.gr.) Pronta la lista per il nuovo cda. Statuto: non vendiamo Bnl, il contropatto resiste ANDREA GRECO MILANO - Il contropatto si prepara all´assemblea Bnl. Almeno fino al 30 aprile (o al 21 maggio), quando sarà decisa la composizione del cda che accompagnerà l´Ops spagnola. L´opposizione di Bnl intende arrivarci con tutte le armi spianate, perciò alcuni soci "minori" potrebbero arrotondare fino a sfiorare il 30%, dal 27,6% attuale. Nelle stesse ore, il presidente della banca di Via Veneto richiama tutti ai valori del mercato, quindi a «una contro-Opa con prezzi adeguati, rispetto a quelli già offerti, e con progetti industriali altrettanto adeguati». Nella lista di candidati consiglieri messa a punto ieri, si vede solo la volontà di restare nella governance dell´istituto. I nomi sono 15, tutti interni al contropatto a partire da Francesco Gaetano Caltagirone. Seguono Danilo Coppola, Giuseppe Statuto, Stefano Ricucci, Ettore Lonati, Vito Bonsignore, Gianpiero Tasco (presidente del contropatto) e Franco Medugno, ex manager Bnl. Fin qui gli eleggibili, previsti nel numero di otto in caso di "vittoria" sulla lista Bbva-Generali-Della Valle (attualmente al 28,7%), e sette piazzandosi secondi. Un altro consigliere dovrebbe essere Pier Luigi Fabrizi, della lista Mps–Popolare Vicentina. «È una risposta alle voci che davano per venditori i soci del contropatto – ha detto Statuto – non è una lista di disimpegno, intendiamo restare nel governo della banca». L´immobiliarista esclude di poter consegnare all´Ops spagnola il suo 5%: «l´Ops non valorizza appieno il valore del titolo Bnl, che rispetto ai mezzi propri sta nella fascia bassa rispetto ad altri, e ha tanta strada da fare in seguito alla ristrutturazione». Solo in seconda battuta i presenti alla riunione hanno parlato dell´Ops, anche perché non tutte le informazioni sono ancora disponibili (il prospetto sarà pubblicato venerdì). Nelle ultime ore girano indiscrezioni di una possibile trattativa tra contropattisti e spagnoli, per garantirsi un ritocco dell´offerta e un ruolo futuro nella governance del Bilbao. Ma per ora non trovano conferma. Gli sforzi si concentrano sulle liste, e si prevede una conta all´ultimo voto in assemblea. A questo fine le due fazioni principali potrebbero presentarsi sfiorando il 30% ognuna. «Leggo di un sacco di signori e istituzioni che dichiarano che forse hanno azioni. Gli ricordo la responsabilità soprattutto morale verso il mercato – ha detto Abete – leggo di qualcuno che pensa di fare piccoli giochi di potere in assemblea. Premesso che va fuori dalla storia e dalle norme, va fuori anche dalla credibilità di un sistema moderno». E chi «pensa di entrare in partita utilizzando una presunta vacatio della norma – per Abete – si sbaglia». http://www.assinews.it/rassegna/arti...p160405ba.html 16 aprile 2005 Fiorani va da Abn. Che ricorre alla Ue Lodi vuole la quota Antonveneta degli olandesi Armani (An): «Abn competa con strumenti di mercato» Gianpiero Fiorani volerà oggi ad Amsterdam per incontrare alcuni importanti esponenti di Abn Amro. Il consiglio di amministrazione presieduto da Giovanni Benevento ha conferito mandato a Fiorani «al fine di compiere ogni attività volta ad instaurare e finalizzare con Abn Amro una trattativa per l’acquisto di azioni e obbligazioni convertibili della Banca Antonveneta», attualmente detenute dal gruppo olandese. La decisione è stata presa «all’unanimità e con l’adesione del collegio sindacale». Rilevando i titoli in mano ad Abn Amro (pari al 12,7% del capitale), Fiorani riuscirebbe a raddoppiare la quota detenuta in Antonveneta dal 14,8% attuale a circa il 27,5%, poco sotto il livello del 30% che farebbe scattare l’obbligo di Opa. Impossibile dire se il tentativo di Fiorani andrà in porto: finora Abn Amro ha sempre ribadito l’intenzione di andare in fondo all’avventura iniziata il 30 marzo con l’annuncio dell’Opa a 25 euro per azione sul 100% del capitale. La sortita di Fiorani arriva, peraltro, in un momento di altissima tensione: ieri sono circolate voci insistenti circa un esposto di Abn Amro alla Commissione europea per un presunto trattamento discriminatorio ad opera della Banca d’Italia nella battaglia per il controllo di Antonveneta. In particolare, fonti vicine agli advisor del gruppo olandese rivelano che l’esposto presentato a Bruxelles si articolerebbe su quattro punti. Primo, un accordo tra il governatore Antonio Fazio e il banchiere Fiorani; secondo, l’impedimento per Abn Amro ad assumere una partecipazione di minoranza superiore a quella attuale (12,7%); terzo, il tentativo di Fazio di neutralizzare l’Opa attraverso pressioni sugli azionisti; quarto, l’esistenza di accordi parasociali a favore della Lodi. Da Amsterdam non sono arrivate conferme ufficiali: «Non commentiamo queste notizie che riguardano le autorità di vigilanza», ha riferito un portavoce. Pare comunque che il gruppo presieduto da Rijkman Groenink abbia quanto meno espresso lamentele informali e che martedì prossimo potrebbe esserci un incontro con i funzionari Ue. Intanto dal centrodestra si registrano le prime reazioni alle voci sulle iniziative legali di Abn Amro. «La banca olandese si calmi ed accetti lo scontro con esclusivi strumenti di mercato», ha dichiarato ieri Pietro Armani (An). Per il senatore Ivo Tarolli (Udc), «la Commissione non ha poteri di entrare nel merito di determinazioni assunte dalle autorità nazionali». Dal cda di Padova semaforo verde all’Opa Via libera del cda di Banca Antonveneta all’Opa di Abn Amro che sarà lanciata al prezzo unitario di 25 euro. I consiglieri dell’istituto padovano hanno approvato a larghissima maggioranza l’offerta della banca olandese ritenendone «condivisibili» le logiche industriali e «congruo» il corrispettivo offerto. I voti favorevoli sono stati tredici (con il presidente di Lloyd Adriatico Cucchiani collegato in videoconferenza) mentre un solo consigliere si è astenuto. Si tratta di Romeo Chiarotto, storico socio della banca padovana e unico rappresentante di Deltaerre a esprimersi in conformità alle indicazioni del patto della fiduciaria. L’unico assente è stato il presidente di Edizione Holding, Gilberto Benetton, che non ha potuto rinviare gli impegni precedentemente presi poiché il consiglio è stato convocato solo all’inizio della settimana. «Nessuna dietrologia», quindi, affermano fonti vicine alla famiglia di Ponzano Veneto che controlla il 4,856% di Antonveneta e che ha ricevuto un finanziamento dalla Popolare di Lodi rimborsabile con azioni della banca padovana. «È andata benissimo, è stata una riunione tranquilla e serena», ha commentato il presidente Tommaso Cartone al termine della riunione. «La banca - ha aggiunto - ha valutato la rappresentazione fatta dagli advisor (Mediobanca, Goldman Sachs e Morgan Stanley). Poi Abn ha dato tutta una serie di rassicurazioni che sono state tenute presenti nel formulare il giudizio positivo». Il presidente ha parlato come se la Popolare di Lodi con il suo 14,815% non rappresentasse un fattore di cui tener conto. «C’è una cordata concorrente?», ha domandato. Dello stesso tenore le dichiarazioni dei consiglieri Giuseppe Stefanel («Se uno vuol fare un’offerta, la faccia in maniera trasparente») e Gilberto Muraro («Se c’è qualcuno che ha da offrire di meglio si faccia avanti con una contro-Opa»). Ma da ieri, con la scadenza del patto, le posizioni sono più fluide, anche se l’ad di Mediolanum, Ennio Doris, ha detto a F&M che non venderà agli olandesi. Intanto, Abn ha chiuso il primo trimestre con un utile netto in crescita dell’8% annuo a 890 milioni che torneranno utili per lo shopping. http://www.assinews.it/rassegna/arti...m160405ba.html |
|
|
|
![]() |
| Segnalibri |
| Strumenti discussione | |
| Modalità visualizzazione | Valuta questa discussione |
|
|
| Chi siamo- Pubblicità- Contatti- Disclaimer- Mappa- Credits | ||
| © 2000-2012 Browneditore S.p.A. - Tutti i diritti riservati. Prima di utilizzare anche parzialmente i contenuti di questo sito, vogliate cortesemente consultare il disclaimer. | ||