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Dividendi, addio ai crediti di imposta
Meno obblighi in sede di dichiarazione se si sceglie il regime amministrato o quello gestito
FINANZA & INVESTIMENTI guida fiscale i principali appuntamenti e scadenze del modello Unico 2005
Quest' anno, con la dichiarazione dei redditi relativa al 2004, diventano operative le modifiche che risalgono al gennaio dello scorso anno (decreto legislativo 344 del 12 dicembre 2003) e che hanno portato a sostanziali trasformazioni del regime di tassazione dei dividendi. La principale novità riguarda i crediti di imposta, ora eliminati. Il Mondo ha redatto una sorta di guida pratica per comprendere voce per voce come sono trattati fiscalmente i diversi strumenti e prodotti finanziari e le relative plusvalenze. Innanzitutto, a fare la differenza in sede di Unico 2005, resta il regime di tassazione prescelto, dal quale dipende il trattamento fiscale. Ne esistono di tre tipi. Il risparmio amministrato, quello gestito e quello della dichiarazione. Mentre i primi due sono opzionali, cioè deve essere il risparmiatore a richiederli espressamente, e nei tempi dovuti, al proprio intermediario (banca, sim o broker online), il terzo viene applicato automaticamente in mancanza di opzione. L' altra differenza riguarda il soggetto che assolve i compiti fiscali: per l' amministrato e il gestito è l' intermediario. Nel caso del gestito le imposte non sono pagate per i singoli guadagni ma una volta all' anno, in funzione del risultato complessivo di tutti gli investimenti effettuati. Nell' amministrato, viene applicata una ritenuta del 12,5% sui singoli guadagni percepiti, ogni volta vengano realizzati. Entrambi sollevano il risparmiatore da ogni onere di dichiarazione, garantiscono l' anonimato e l' esclusione dal monitoraggio fiscale. Se invece l' investitore/contribuente sceglie il dichiarativo, spetta a lui indicare tutte le plusvalenze derivanti da investimenti finanziari, perdendo quindi l' anonimato nei confronti del fisco oltre a essere assoggettato al monitoraggio fiscale. Ecco, strumento per strumento, come ci si relaziona con il Fisco. Azioni e titoli equiparati I titoli azionari, così come i warrant, i covered warrant, le opzioni, i future, i minifuture e i prodotti derivati quotati in Borsa subiscono una ritenuta fiscale del 12,5% sull' incremento di valore dell' investimento. È il sostituto d' imposta (cioè l' intermediario) ad adempiere a tutti gli obblighi fiscali. I dividendi Con la nuova disciplina fiscale del primo gennaio 2004 sono state introdotte l' abolizione del credito d' imposta e la rilevante differenza di trattamento tra le partecipazioni definite qualificate e non. Le prime si riferiscono a coloro che possiedono il 2% del capitale ordinario o il 5% dell' intero capitale sociale di aziende quotate in Borsa. In caso di imprese non quotate le percentuali salgono rispettivamente al 20 e al 25%. Ne deriva una semplificazione degli oneri a carico del risparmiatore in possesso di partecipazioni non qualificate. Infatti, l' intermediario trattiene come sostituto d' imposta il 12,5% secco sul dividendo azionario di società italiane. Non si ha più, quindi, il relativo credito di imposta che obbligava il risparmiatore alla compilazione dell' apposito modulo in sede di dichiarazione dei redditi. Per chi ha scelto il regime amministrato o quello gestito, le cedole incassate spariscono dalla dichiarazione. Nel caso invece di imprese residenti all' estero, tale aliquota è applicata al cosiddetto netto frontiera, ovvero al dividendo erogato dalla società estera al netto della trattenuta fiscale del Paese in cui la stessa risiede. Per esempio: se un risparmiatore italiano incassa dividendi da un' azione tedesca questi sono sottoposti a una tassazione pari al 25% che si sovrappone al 12,5% applicato dal Fisco italiano. Il risparmiatore ha quindi il diritto di rivalersi sull' erario di Berlino chiedendo il rimborso della differenza tra l' aliquota pagata in territorio straniero (25%) e quella convenzionale (fissata da un accordo bilaterale Italia Germania e pari al 15%). Per quanto riguarda i dividendi relativi a partecipazioni qualificate è importante sottolineare che il loro importo concorre per il 40% all' imponibile. Redditi finanziari più comuni Gli interessi maturati sui conti correnti bancari sono soggetti da parte della stessa banca a una ritenuta alla fonte del 27% e non vanno dichiarati: rientrano in questa fattispecie, oltre ai conti correnti tradizionali, i sempre più diffusi conti on line (Fineco, Conto Arancio, Iwbank, We@bank). Analoga l' aliquota cui sono soggetti i certificati di deposito: sono tassati al 27% e non vanno dichiarati. Diverso il caso di Bot, Cct e Btp. Sui titoli di Stato, l' intermediario trattiene a titolo definitivo il 12,5% su cedole e guadagni sollevando il risparmiatore da oneri dichiarativi. Anche le emissioni obbligazionarie di banche e di società di capitali subiscono una ritenuta fiscale del 12,5% nel caso in cui la loro scadenza sia superiore a 18 mesi. Per bond inferiori ai 18 mesi la ritenuta sale al 27%. In tutti i casi non c' è obbligo di dichiarazione. Prodotti strutturati Negli ultimi anni si è moltiplicata l' offerta di strumenti finanziari che combinano la protezione del capitale a scadenza con la partecipazione all' andamento dei mercati finanziari. Si tratta di prodotti come i bond indicizzati, i certificati che legano i rendimenti alle valute o gli strumenti collegati all' andamento delle materie prime. Anche in questo caso l' intermediario applica, a titolo definitivo, una trattenuta pari al 12,5% del guadagno realizzato. Fondi I fondi comuni di diritto italiano pubblicano la loro quota al netto di ogni trattamento fiscale: ciò significa che il contribuente non solo è esonerato da ogni incombenza fiscale ma può calcolare l' effettivo andamento del proprio investimento già al netto del Fisco. Esteri: autorizzati o no ? Per i fondi esteri e le sicav la distinzione dal punto di vista fiscale consiste nell' autorizzazione (o meno) al collocamento in Italia. Infatti contestualmente all' autorizzazione deve essere incaricata la cosiddetta banca depositaria che, tra l' altro, assume il ruolo di sostituto d' imposta. I dividendi, le variazioni di cambio e le plusvalenze delle quote dei fondi e delle sicav subiscono una trattenuta del 12,5% da parte della banca depositaria e anche il sottoscrittore di fondi è sollevato da qualsiasi onere fiscale. Nel caso di fondi non autorizzati alla distribuzione in Italia, manca la banca depositaria e quindi i proventi derivanti dall' investimento sono da dichiarare da parte del sottoscrittore nel proprio modello Unico e scontano l' aliquota marginale Irpef. Exchange traded fund Nel caso degli etf vanno fatte due precisazioni. La prima riguarda la distinzione tra gli armonizzati e quelli che non lo sono. Sono armonizzati tutti gli strumenti finanziari conformi alla direttiva comunitaria 85/611/Cee e quindi contrassegnati dalla sigla: Ucits. Tutti gli etf quotati sulla Borsa italiana e la maggior parte di quelli trattati sui listini europei sono armonizzati, mentre non lo sono, per esempio, quelli scambiati all' Amex (la Borsa telematica americana). La differenza di trattamento fiscale tra queste due tipologie consiste nel fatto che, nel secondo caso, il reddito da capitale è soggetto a tassazione progressiva Irpef e va riportato nella dichiarazione dei redditi: qualora l' intermediario presso cui giace il dossier titoli del sottoscrittore abbia applicato una ritenuta del 12,5%, questa va considerata a titolo di acconto. Per gli etf armonizzati, al contrario, l' intermediario trattiene il 12,5% a titolo definitivo sollevando il sottoscrittore da qualsiasi obbligo fiscale. Questi strumenti si caratterizzano per avere un nav (net asset value, cioè il valore patrimoniale di ogni singola quota) e una quotazione. I due valori possono anche differire l' uno dall' altro non solo durante le contrattazioni di Borsa ma anche alla chiusura di ogni seduta. Ciò può comportare che la plusvalenza conseguita dall' investitore possa essere inferiore al cosiddetto "delta nav" (la differenza tra il nav del giorno d' acquisto e quello del giorno di vendita) procurando un maggiore carico fiscale applicato dall' intermediario. Facciamo un esempio: si ipotizzi di acquistare il primo aprile un etf con valore di mercato di 100 euro e un nav di 99 per poi rivenderlo il 30 aprile al prezzo di mercato di 110 euro con un nav a 111. L' intermediario calcolerà la trattenuta fiscale del 12,5% sui 12 euro di delta nav rispetto ai 10 euro della plusvalenza conseguita. La penalizzazione è però compensata da un credito d' imposta sui 2 euro già tassati utilizzabile per le successive operazioni fino a quattro anni dopo. Hanno collaborato i commercialisti Carlo Corielli (studio Corielli di Milano), Morena Magagna (studio Magagna & Rizzuto di Milano) e Giovanni La Croce (studio La Croce di Milano) e gli esperti finanziari Massimo Dalla Vedova di M&G Italia e Alexandre Vecchio di Société générale Minusvalenze da crac. Detraibili o no ? Sono sempre più numerosi i casi di risparmiatori coinvolti in dissesti di varia natura (da Parmalat a Cirio) che chiedono ai propri commercialisti di fiducia se non vi sia una strada per alleviare (almeno dal punto di vista fiscale) le perdite subite. In altre parole, se non sia possibile detrarle dal proprio modello Unico. Se la domanda è senza dubbio legittima, la risposta è nella stragrande maggioranza dei casi negativa. Il trattamento fiscale delle minusvalenze lascia pochi spazi aperti al dubbio: è possibile dedurle solo se sono realizzate mediante cessioni a titolo oneroso. Sarebbe cioè possibile detrarre la perdita nel caso in cui il titolo posseduto da un risparmiatore abbia perduto il 90% del valore, e lo stesso risparmiatore sia riuscito a venderlo in Borsa, ricavandone una perdita. In caso contrario la legge non lo consente. Salvo nel caso (estremamente improbabile) in cui alla conclusione dell' eventuale procedura concorsuale il commissario (o il curatore fallimentare) non trovi un attivo che solo dopo avere soddisfatto i creditori venisse ripartito tra i soci. Un caso particolare riguarda poi un escamotage che può essere utilizzato tra privati: l' azionista può trovare un acquirente che sia disposto a corrispondere un prezzo per i titoli delle società in dissesto. In questa circostanza tuttavia occorre rivolgersi a un notaio che stipuli un regolare atto di compravendita. Il che comporta un costo spesso salato che compromette la convenienza dell' operazione. Nel caso in cui invece l' azionista (qualificato sia non qualificato) al termine dell' anno si ritrovi delle perdite di portafoglio può indicarle nel quadro Rt del modello Unico e il Fisco ne consente la deduzione fino al quarto anno successivo a quello del conseguimento. Tributi e scadenze l' agenda del Fisco 2 maggio 2005 Ultimo giorno per presentare e consegnare il modello 730 compilato al sostituto d' imposta. Normalmente la scadenza è al 30 aprile ma quest' anno cade di giorno festivo. Da questa data inoltre si può presentare anche il modello Unico 15 giugno Scadenza del termine per la consegna del modello 730 per chi si avvale del Caf dipendenti 20 giugno Ultimo giorno per effettuare i versamenti che risultano dalla dichiarazione dei redditi (compresi quelli relativi al primo acconto) 20 luglio Ultimo giorno per effettuare i versamenti per coloro che hanno scelto di versare le imposte nel periodo dal 21 giugno al 20 luglio. Questi ultimi debbono aggiungere alle somme da versare la maggiorazione dello 0,40% a titolo di interesse corrispettivo 1 agosto Scadenza per la presentazione del modello Unico 2005 se l' invio della documentazione viene effettuata per il tramite di una banca o di un ufficio postale 31 ottobre Scade il termine per la presentazione del modello Unico 2005 se questa viene effettuata in via telematica direttamente dal contribuente oppure se viene trasmessa da un intermediario abilitato (commercialista) si qualifichi Il quadro RL del modello Unico è quello destinato ai contribuenti che detengono partecipazioni qualificate in società quotate e no in Borsa tutti i redditi Il quadro RN del modello Unico 2005 è quello riepilogativo di tutti i redditi. Da questo quadro spariscono i righi dei crediti d' imposta sui dividendi (ora aboliti) plusvalenze RT è il modulo che raccoglie tutti gli obblighi a carico del dichiarante in tema di plusvalenze da redditi di natura finanziaria
Il mondo 15 aprile 2005
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