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Vecchio 12-04-05, 13:28   #1 (permalink)
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A giugno procedura anti-deficit

EMERGENZA CONTI PUBBLICI

Ue, Almunia ''bacchetta'' l'Italia
'A giugno procedura anti-deficit'

Le pesanti dichiarazioni del commissario europeo all'economia a margine dell'Ecofin e dopo l'incontro con il ministro Siniscalco
* PROCEDURA 'La Commissione Ue - dichiara Almunia - avviera' la procedura per deficit eccessivo nei confronti dell'Italia, probabilmente a giugno'
*OLTRE IL 4% 'Siamo preoccupati per le previsioni economiche' continua Almunia 'che segnalano per il 2006 valori addirittura superiori al 4%'
* PROVVEDIMENTI Ma l' avvio della procedura non significa che automaticamente ci saranno misure nei confronti dell'Italia

LUSSEMBURGO, 12 APRILE 2005 - La Commissione Ue avviera' la procedura per deficit eccessivo nei confronti dell' Italia.

Lo ha detto il commissario dell' Ue Joaquin Almunia, a Lussemburgo, precisando che la Commissione preparera' una relazione ai sensi dell' art.104.3 del Trattato. L'articolo in questione rappresenta la prima fase della procedura nell' ambito della sorveglianza di bilancio.

Il commissario che in precedenza aveva affermato che la procedura si sarebbe aperta ''forse entro giugno'' e' poi tornato sull' argomento ed ha chiarito: ''in ogni caso ho l' intenzione di presentare un rapporto ai sensi dell'articolo 104.3 alla commissione entro giugno'' in relazione alla situazione del deficit italiano.

''Stiamo aspettando i risultati delle discussioni sulle riclassificazioni statistiche in particolare per il 2004'', ha proseguito il commissario Ue, aggiungendo che ''per il momento siamo preoccupati per le previsioni economiche pubblicate la settimana scorsa, che segnalano un possibile deficit 2005 sopra il 3% e per l'anno prossimo sopra il 4%''.

''Stiamo cercando di avere conclusioni il piu' presto possibile, in ogni caso ho intenzione di presentare alla Commissione un rapporto sulla base dell'art. 104.3 del Trattato sull'Italia, che significa il lancio di una procedura per deficit eccessivo o per il rischio di deficit eccessivo'', ha aggiunto Almunia.

''Come sapete, in entrambi i casi, la Commissione deve presentare un rapporto ai sensi dell'art. 104.3 e vedere quali sono le conseguenze dell'analisi'', ha precisato il commissario Ue. Quanto ai tempi del rapporto, Almunia ha precisato che intende presentarlo ''nel mese di giugno''. Durante la conferenza stampa il commissario aveva inizialmente usato il condizionale affermando che l' avvio della procedura poteva essere deciso''forse entro giugno''.

Ma poi, successivamente ai giornalisti che gli chiedevano chiarimenti, ha precisato che la relazione sara' fatta ''in tutti i casi''. La relazione 104.3 rappresenta solo l' avvio della procedura di sorveglianza dei bilanci.

La relazione, presentata dal commissario, deve essere approvata dal collegio e sottoposta all' approvazione dell' Ecofin che ha l' ultima parola: in pratica l' avvio della procedura non significa che automaticamente ci saranno misure nei confronti dell' Italia.

http://ilgiorno.quotidiano.net/art/2005/04/12/5373790
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Vecchio 12-04-05, 13:29   #2 (permalink)
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06-04-2005
I costi di un'alternanza annunciata
Tito Boeri

Come cinque anni fa, le elezioni regionali ci hanno restituito un paese al contrario, in cui chi decide perché ha la maggioranza in Parlamento è convinto di perdere le prossime elezioni politiche e chi, invece, siede sui banchi dell’opposizione pensa di avere già vinto. Sono le condizioni peggiori per prepararsi alla prossima legislatura. Perché chi è all’opposizione non ha gli stimoli necessari per accordarsi su di un lungo programma di governo, che regga ben al di là dei primi ostacoli, mentre chi governa ha tutto l’interesse a lasciare al successore un quadro di finanza pubblica fortemente compromesso. Non si tratta di un semplice "ciclo politico", è un modo di usare il "diritto di prelazione", il fatto di essere ancora per un po’ il governo in carica, per ostacolare i primi passi del governo successivo, rendendo in questo modo più probabile una nuova alternanza.

Con tre aggravanti

E’ successo cinque anni fa: secondo la ricostruzione offerta recentemente dall’Istat, il disavanzo è aumentato nel 2001 di circa un punto di Pil. Le dichiarazioni del Presidente Berlusconi dopo il voto fanno ritenere che il peggioramento sarà nel 2006 ben più consistente. Con tre aggravanti.
La prima è che lo stato dei nostri conti pubblici è oggi molto peggiore che nel 2000. A bocce ferme, si prospetta per il 2006 un 4,6 per cento di disavanzo (secondo le previsioni della Commissione Europea). Se a questo aggiungiamo la prospettata terza tranche della riforma fiscale, pari a un punto di Pil, si arriva al 5,6 per cento. Basterebbe che Eurostat continuasse a non voler convalidare alcune partite sui conti pubblici del 2004 per trascinarci a un 6 per cento di disavanzo.
Seconda aggravante il fatto che l’avanzo primario (quello al netto della spesa per interessi) in questo scenario è destinato per la prima volta a tornare in territorio negativo dopo il 1991.
La terza aggravante è che il debito pubblico tornerebbe ad aumentare. In televisione il presidente del Consiglio ha parlato di 6 punti di Pil di privatizzazioni che riporterebbero il debito sotto il 100%. Ma ha dimenticato di precisare che le previsioni di crescita del debito nel 2006 incorporano già un 2 per cento di privatizzazioni all’anno, peraltro molto difficile da realizzare. Quindi ci vorrebbero ben 10 punti di PIL di privatizzazioni per centrare il suo obiettivo. Disavanzo primario e crescita del debito sono pessimi segnali per il mercato che potrebbe punirci facendo salire la spesa per interessi. Il differenziale nei tassi di interesse con i Bund si sta già ampliando.

Una Ragioneria separata dal Governo

Questa nuova alternanza annunciata ci costerà perciò molto di più che nel 2001. E l’Europa questa volta ha le armi spuntate dati i colpi inferti al Patto di Stabilità. Per tutelarci contro i costi di governi rassegnati di fine legislatura avremmo bisogno di un organismo tecnico di certificazione dei conti pubblici separato dal governo. Per questo stesso motivo è oggi indispensabile tutelare i tecnici della Ragioneria, difendendoli dalle forti pressioni cui saranno sottoposti in questi mesi. Dal canto nostro, su questo sito, faremo di tutto, come sempre, per tenere alta l'attenzione sullo stato dei nostri conti pubblici.


http://www.lavoce.info/news/view.php...3c096264c399da
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Vecchio 12-04-05, 13:30   #3 (permalink)
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06-04-2005
Un ottimismo ingiustificato
Giuseppe Pisauro

La revisione del Patto di stabilità decisa dal Consiglio europeo alla fine di marzo ha diffuso un’atmosfera di ottimismo sulle prospettive dei conti pubblici italiani e sulle nuove possibilità che si aprono per la politica di bilancio che non è giustificata. In realtà, difficilmente l’Italia potrà beneficiare in futuro di maggiori margini di manovra rispetto a quelli che ha già utilizzato. La flessibilità per i paesi con un debito elevato non è aumentata, semmai è diminuita.

Margini di manovra esauriti

Nel documento del Consiglio europeo si prevede di "aumentare l’attenzione sul debito e la sostenibilità" e si stabilisce che "quanto più elevato è il rapporto tra debito e Pil tanto maggiori dovranno essere gli sforzi per ridurlo rapidamente". In realtà, la revisione del Patto va a vantaggio di paesi come la Germania e la Francia con un debito pubblico relativamente basso che potranno più facilmente (continuare a) superare la soglia del 3 per cento del disavanzo senza incorrere in sanzioni. E in effetti, la stampa internazionale ha interpretato la revisione come una vittoria politica di Germania e Francia. Di vittoria diplomatica dell’Italia hanno parlato solo i giornali italiani. Ma anche tralasciando la questione del debito, gli eventuali margini di manovra sul disavanzo per l’Italia sembrano già esauriti. Le previsioni di primavera della Commissione europea danno il disavanzo pubblico al 3,6 per cento del Pil nel 2005 e al 4,6 per cento nel 2006. Per il 2005 la differenza rispetto all’obiettivo del Governo italiano (2,7 per cento) dipende solo in parte dalla revisione della previsione di crescita del Pil (dal 2,1 all’1,2 per cento). Contano di più i dubbi sull’effettiva portata delle misure decise nella Legge finanziaria, dalla revisione degli studi di settore ai tagli delle spese. In questo, le valutazioni della Commissione coincidono con quelle espresse da tempo da studiosi italiani. Vi è poi la stucchevole questione dell’Anas, che da tre anni il Governo in sede di previsione esclude dall’ambito della Pa, in vista di una trasformazione le cui caratteristiche non vengono mai spiegate.
Ancora più grave il fatto che secondo la Commissione dal 2006 il debito pubblico riprenderà a salire, per la prima volta dopo il 1995, passando dal 105,6 per cento previsto per il 2005 al 106,3 per cento, pur seguendo le indicazioni italiane che stimano nuovi introiti da privatizzazioni nell’ordine dei 26 miliardi l’anno nel 2005 e 2006 (cifre eccezionali che non è chiaro a cosa si riferiscano). Tutto ciò, si badi bene, basandosi sui dati contenuti nella notifica Istat del 1° marzo, non convalidata da Eurostat. Senza tener conto, in altre parole, degli "effetti di trascinamento di potenziali revisioni in aumento" dei dati sul disavanzo e sul debito. Queste revisioni, dalla discrepanza tra conti di cassa e di competenza al trattamento delle operazioni di Ispa e di Scip, potrebbero avere effetti dirompenti. Solo i finanziamenti di Ispa alla Tav (effettuati mediante l’emissione di titoli con servizio del debito in gran parte a carico dello Stato) valgono circa mezzo punto di Pil, che sarebbe sufficiente, se aggiunto al debito pubblico, a far crescer il rapporto tra debito e Pil già nel 2004. Della vicenda di Scip (la cartolarizzazione di immobili degli enti di previdenza per 6,7 miliardi effettuata nel 2002) ci siamo ampiamente occupati in passato. Presentata come l’ultima frontiera della valorizzazione del patrimonio pubblico, l’operazione Scip sta diventando un’occasione di perdita di credibilità. Con un andamento delle vendite effettive ampiamente al di sotto delle previsioni, per rimborsare i titoli emessi già lo scorso anno si è dovuto far ricorso a un prestito ponte di 800 milioni (con garanzia dello Stato). Quest’anno verranno emessi, a fine aprile, nuovi titoli per 5,4 miliardi (sempre garantiti dagli immobili) per poter rimborsare quelli emessi nel 2002, trasformando la cartolarizzazione in un vero e proprio Ponzi game.

I pericoli del ciclo elettorale

Insomma le prospettive non sono certo rosee. A ciò si aggiunge il prevedibile ciclo elettorale. L’ultimo, quello del 2001, partiva da una situazione ben diversa da quella odierna: secondo i dati rivisti, nel 2000 il disavanzo era all’1,8 per cento e l’avanzo primario al 4,6 per cento. Il peggioramento nel 2001 fu notevole: disavanzo al 3 per cento e avanzo primario al 3,6 per cento, ma ciò non impedì la diminuzione del rapporto tra debito pubblico e Pil dal 111,2 al 110,7. Questa volta, il ciclo elettorale – a differenza dell’ultima legislatura – sembra non produrrà tanto nuova spesa pubblica, quanto minori imposte. Il taglio ulteriore di un punto di Pil dell’imposta sul reddito, annunciato a più riprese dal Governo, condurrà il disavanzo 2006 nell’intorno del 6 per cento (con la prospettiva di avere per la prima volta dopo il 1990 un saldo primario negativo) e nessuno può sognarsi di pensare che un livello del genere possa rientrare nella flessibilità garantita dal Patto rivisto. Soprattutto, le sanzioni potrebbero arrivare dai mercati, con un incremento del costo del debito che riporterebbe lo squilibrio dei nostri conti su un livello simile a quello del 1996 (quando il disavanzo era al 7,1 per cento del Pil), con prospettive di gran lunga peggiori di allora. Non ci sarebbe più la speranza di guadagnare un dividendo con l’ingresso nella moneta unica e ci presenteremmo con un’eredità che renderebbe molto più arduo ricostruire credibilità e fiducia.http://www.lavoce.info/news/view.php...3c096264c399da
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