![]() |
| Home | | | Notizie | | | Mercati | | | ETF | | | CFD | | | Forex | | | Forum | | | Quotazioni | | | Servizi | | | Approfondimenti | | | Education | | | Meteo |
|
|
|
|||||||
| Registrazione | Blog | FAQ | Gruppo sociale | Calendario | Cerca | I messaggi di oggi | Segna i forum come già letti |
![]() |
|
|
Strumenti discussione | Valuta discussione | Modalità visualizzazione |
|
|
#1 (permalink) |
|
il cobra fansclub
Data registrazione: Aug 2004
Messaggi: 31,545
Popolarità: 42949680 ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() |
vorrei denunciare la mia ex datrice di lavoro perchè ha fatto lavorare in cucina con
me un uomo che ha l'epatite c grave,posso?posso chiedere i danni?
Se volete altre informazioni basta che me lo chiedete grazie
|
|
|
|
|
|
#2 (permalink) |
|
nel blù ..
Data registrazione: Mar 2000
Messaggi: 2,144
Popolarità: 42949685 ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() |
Non vorrei dire delle cretinate, ma mi sembra di ricordare che l'epatite c abbia le stesse possibilità di contagio dell'hiv. Se così fosse la possibilità di contagio è abbastanza ridotta. Tuttavia è chiaro che lavorare in cucina comporta rischi di contagio nettamente superiori ad altre attività lavorative: maneggiando coltelli ad esempio è facile tagliarsi e perciò trasmettere l'epatite c anche a mezzo sangue.
Mi sembrerebbe strano che le normative sanitarie lo consentano. |
|
|
|
|
|
#3 (permalink) | |
|
Member
Data registrazione: Nov 2003
Messaggi: 755
Popolarità: 0 ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() |
Citazione:
|
|
|
|
|
|
|
#4 (permalink) |
|
Member
Data registrazione: Aug 2003
Messaggi: 2,202
Popolarità: 0 ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() |
Una sentenza della Cassazione, pubblicata l' 8 Agosto 2002 sul quotidiano: "IL TEMPO" prevede che i lavoratori malati non vanno licenziati anche se affetti da HCV.
Quindi massima tutela per il lavoratore malato: per quello affetto da una malattia a rischio di contagio. Il datore di lavoro, infatti, non può licenziare con tanta facilità un dipendente sulla base del fatto che è affetto da una grave malattia. L'obbligo di licenziamento per la Cassazione sussiste soltanto se «lo stato patologico contagioso del lavoratore è destinato ad essere permanente, e sempre che non sia possibile adibire il lavoratore a mansioni o modalità diverse di attività tali da non costituire pericolo di contagio per altri». Alla luce di questo principio, la Sezione Lavoro della Suprema Corte (sentenza 11798), ribaltando le decisioni dei due precedenti gradi di giudizio, ha accolto il ricorso di Liberantonio M., un cuoco fiorentino che si era visto licenziare perchè affetto da «epatite cronica HVC correlata». Dopo un mese di assenza dal lavoro per malattia nel gennaio del '97, il cuoco comunicava la necessità di cure di almeno altri sei mesi. Ma l'azienda lo licenziava, sostenendo di non poterlo adibire alle mansioni di cuoco o a qualsiasi altra attività lavorativa. Dalla cucina del ristorante il caso è finito in un'aula di giustizia. Ma sia il Pretore che il Tribunale di Firenze dichiaravano legittimo il licenziamento del lavoratore «certamente inidoneo alle mansioni di cuoco». Il caso è finito in Cassazione. A sollecitare una revisione degli orientamenti, Liberantonio M., il cuoco licenziato che sosteneva che la sua malattia non poteva essere trasmessa ad altri colleghi. Ed ora i giudici di piazza Cavour gli hanno dato ragione, sottolineando che il licenziamento è legittimo solo se la malattia «presenti aspetti di pericolosità anche nei confronti di terzi, con i quali normalmente il lavoratore può entrare in contatto». A questo proposito gli alti magistrati hanno annotato che «sarebbe certamente contrario a ragionevolezza, oltre che agli obblighi posti dall'art. 2087 c.c., inibire al datore di lavoro la possibilità di sospendere, o comunque di allontanare il lavoratore malato dall'azienda, salva la possibilità di utilizzarne altrove le prestazioni (ad esempio consentendogli di proseguire l'attività lavorativa a domicilio, o comunque, all'interno di spazi aziendali protetti, senza esporre lui stesso o gli altri al pericolo di ulteriori danni alla salute)». Per la Cassazione infatti «il datore di lavoro ben può inibire al lavoratore affetto da malattia contagiosa di proseguire la propria attività lavorativa (anche per tutelare altri lavoratori) ma da ciò deriva il suo diritto di porre fine immeditamente al rapporto di lavoro soltanto se lo stato patologico contagioso del lavoratore è destinato ad essere permanente, e sempre che non sia possibile adibire il dipendente a mansioni diverse tali da non costituire contagio per altri». Sarà ora la Corte d'appello di Perugia a riconsiderare il caso sulla base del principio stabilito dalla Corte di Cassazione. |
|
|
|
|
|
#6 (permalink) |
|
il cobra fansclub
Data registrazione: Aug 2004
Messaggi: 31,545
Popolarità: 42949680 ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() |
il fatto che questo lavoratore è messo in regola come facchino e invece lavora in cucina.
i giudici come sempre capiscono poco Io ero presente quando l'anno scorso si era tagliato lui si era messo seduto in un angolino della cucina spaventato sembrava che stasse muorendo vorrei vedere i giudici o i figli dei giudici lavorare con lui ricordiamoci che basta una goccia di sangue per ammalarsi per tutta la vita non tutto il personale mangiava perchè lui lavorava in cucina(sottopagato fra parentesi)ps per non muorire ha speso più di 40milioni pagati dallo stato,se era nel suo paese d'origine sarebbe morto ps vorrei vedere i figli dei giudici lavorare con lui
|
|
|
|
|
|
#8 (permalink) |
|
Member
Data registrazione: Jul 2002
Messaggi: 21,553
Popolarità: 0 ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() |
il parere dato è corrispondente al vero; come vedi il problema non deriva dal ragazzo ma dal datore di lavoro. Nel senso che se costui non ha celato il suo stato di salute, spetta al datore organizzare il lavoro e prendere precauzioni confacenti con lo stato di salute del dipendente. Lo dice la legge 626
http://www.univaq.it/sicurezz/cap-13.htm |
|
|
|
|
|
#9 (permalink) |
|
Member
Data registrazione: Jul 2002
Messaggi: 21,553
Popolarità: 0 ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() |
Vero è che l'allegato IX dice
ALLEGATO IX Elenco esemplificativo di attività lavorative che possono comportare la presenza di agenti biologici. 1. Attività in industrie alimentari. 2. Attività nell'agricoltura. 3. Attività nelle quali vi è contatto con gli animali e/o con prodotti di origine animale. 4. Attività nei servizi sanitari, comprese le unità di isolamento e post mortem. 5. Attività nei laboratori clinici, veterinari e diagnostici, esclusi i laboratori di diagnosi microbiologica. 6. Attività impianti di smaltimento rifiuti e di raccolta di rifiuti speciali potenzialmente infetti. 7. Attività negli impianti per la depurazione delle acque di scarico. Però è a titolo esemplificativo e non tassativo; quindi altre attività, quale può essere quella di cuoco laddove vengano utilizzati oggetti che possano comportare il rischio di contagio, vanno censurate; non peraltro è stato assunto con altra mansione. Quindi io direi che una segnalazione al' Ispettorato del Lavoro - Direzione provinciale, all' Asl, possano dare soluzioni al problema. magari anche solo un avvertimento al datore... |
|
|
|
![]() |
| Segnalibri |
| Strumenti discussione | |
| Modalità visualizzazione | Valuta questa discussione |
|
|
| Chi siamo- Pubblicità- Contatti- Disclaimer- Mappa- Credits | ||
| © 2000-2012 Browneditore S.p.A. - Tutti i diritti riservati. Prima di utilizzare anche parzialmente i contenuti di questo sito, vogliate cortesemente consultare il disclaimer. | ||