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Strage del tunnel Montebianco
7 aprile 2005 la repubblica
Processo per la strage del tunnel: le ammissioni dell´addetto alla sala controllo del versante italiano Bianco, prima verità sul rogo "Ho dato l´allarme in ritardo" DAL NOSTRO INVIATO MEO PONTE BONNEVILLE - Nell´aula ricavata nell´auditorium di Bonneville è in corso non solo il processo per la strage nel tunnel del Monte Bianco del 24 marzo 1999 ma anche un duello franco-italiano sulle responsabilità della tragedia costata la vita a 39 persone. Ed è per questo che i francesi gongolano dopo che lunedì scorso, trentanovesimo giorno d´udienza, Marcello Meyseiller, un "regolatore" addetto alla sala controllo del versante italiano del traforo, incalzato dal presidente del tribunale Renaud Le Breton de Vanoise, ammette di aver commesso un errore. La sua "colpa" è quella di non aver azionato la sirena d´allarme ma di aver prima bloccato il pedaggio, fatto scattare i semafori rossi dalla parte italiana e infine aver chiesto per telefono l´intervento dei pompieri. Meyseiller, che a Pre Saint Didier, paesino della Valle d´Aosta e a cui anche i francesi riconoscono di essere meno «confusionario» («moins brouillon») del suo omologo della parte francese, Daniel Claret Tournier, ammette: «Ho pensato che quello fosse il modo migliore di agire». E annuisce dolorosamente quando il giudice gli chiede: «Non crede in coscienza che avrebbe potuto accelerare i soccorsi se avesse azionato la sirena d´allarme alle 10.56 quando ha bloccato il tunnel?». Che la tragedia sia stata originata da una manciata di minuti di ritardo nel dare l´allarme ormai appare come l´ipotesi più probabile. E le ammissione di Meyseller non alleggerirebbero comunque la posizione degli addetti della sala di controllo della parte francese del tunnel. L´altro ieri è stato illustrata in aula un ricostruzione dell´incendio fatta da ingegneri del Politecnico di Torino per la Società italiana di gestione del Tunnel, difesa dall´avvocato Claudio Papotti. Nel filmato risulta ben chiaro che se i semafori rossi della parte francese fossero scattati per tempo la tragedia sarebbe stata evitata: la prima auto dietro il camion in fiamme del belga Gilbert Degrave si sarebbe fermata infatti ad una distanza tale da consentire al conducente di mettersi in salvo prima che il fumo sviluppato dal rogo diventasse letale. E ciò vale naturalmente per gli altri automobilisti che invece rimasero incolonnati sotto il traforo. «Quello che abbiamo presentato in aula è un lavoro tecnico di grande precisione e coincide con le conclusioni già esposte dai periti del tribunale» sottolinea l´avvocato Papotti. E l´avvocato Matteo Rossi che rappresenta l´Associazione dei familiari delle vittime aggiunge: «L´atteggiamento degli italiani è piuttosto diverso da quello dei loro colleghi francesi. C´è maggior disponibilità a ricostruire l´accaduto con precisione». La "guerra" italo-francese in aula però continua. Così come il processo. E per lunedì prossimo è già fissata in calendario un´udienza che si prevede ad altissima tensione. Si parlerà infatti degli interventi di ventilazione nella galleria. I francesi accusano gli italiani di aver "soffiato" aria nel tunnel anziché aspirare il fumo come hanno fatto loro. Gli italiani si difendono dicendo che quello era l´unico intervento possibile. http://www.assinews.it/rassegna/arti...p070405tu.html |
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