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Studi Geofisici Per Riassicurazione

6 aprile 2005
Così lavora il signore delle catastrofi
Munich Re di Monaco, la più grande riassicuratrice mondiale, dopo la tragedia dello tsunami
punta sulla divulgazione dei suoi studi sui rischi geofisici e climatici, nati per la firma delle polizze




DAL NOSTRO INVIATO MONACO - «Non si faccia illusioni —avverte il portavoce di Munich Re, Armin Wöst — Qui non troverà una grande stanza dei bottoni con luci multicolori, maxischermi attivi 24 ore su 24 che trasmettono immagini dai satelliti, mappe tridimensionali del globo».
Nessuna illusione, cinematografica o televisiva. Il Centro di ricerca dei rischi geofisici del più grande riassicuratore mondiale non è una torre di comando ipertecnologica. È un dipartimento di studiosi in tenuta informale che approfondisce la conoscenza delle catastrofi naturali, elabora modelli di rischio per la sottoscrizione di polizze e cerca al tempo stesso di diffondere, spesso con taglio divulgativo, un sapere diventato ancora più prezioso dopo la tragedia dello tsunami in dicembre e il terremoto del lunedì di Pasqua.
Il gruppo finanziario. Fondato nel 1880 da Carl Thieme, Munich Re è uno dei più importanti e antichi gruppi finanziari europei, divenuto famoso nel mondo nel 1906, quando risarcì buona parte dei danni causati dal terremoto che distrusse San Francisco. Il quartier generale a Monaco, in Königinstrasse, è nello stesso viale alberato dove ha sede Allianz, nata dieci anni più tardi da una sua costola: una costruzione elegante dei primi del 900, tra jugendstil e classicismo, dove si apre un cortile dal colonnato ionico. Nato nel 1974 con l’assunzione del primo "geoscienziato", il Centro oggi ha una trentina di esperti a tempo pieno tra geologi, meteorologi, sismologi, geofisici e vulcanologi. Dopo il maremoto che ha devastato le coste dell’Oceano Indiano, la società ha deciso di rendere accessibili per la prima volta sul proprio website (www.munichre.com) una serie di pubblicazioni realizzate da questo dipartimento. Una delle più recenti, Megacities, Megarisks, tratta dell’elevatissima concentrazione di rischi nei più grandi agglomerati urbani mettendo in evidenza le contraddizioni di uno sviluppo che spesso ignora i più elementari criteri di pianificazione: «Nonostante Taipei sia in una zona ad alto rischio di terremoti e tifoni — si legge nello studio — è qui che troviamo l’edificio più alto del mondo». Gerhard Berz, fondatore e per trent’anni capo del dipartimento, è considerato una delle autorità mondiali in materia. I media tedeschi l’hanno soprannominato il "signore delle catastrofi" e soltanto nel 2004 ha partecipato come relatore a un centinaio di conferenze internazionali. Berz è andato in pensione all’inizio di gennaio, a 64 anni, sostituito da Peter Höppe, un biometeorologo. I cambiamenti climatici, spesso indotti dall´attività dell´uomo e l´elevatissima densità di popolazione nelle megalopoli sono due aspetti della "sinistrosità" globale, naturale e non, sui quali il gruppo di Monaco vuole attirare l’attenzione degli esperti, delle autorità governative e della clientela. L’indice di rischio. In zone come la grande regione di Tokio, spiegano gli geoscienziati di Munich Re, vivono 35 milioni di persone, equivalenti alla popolazione di
quattro Stati tedeschi (Baviera, Baden Württemberg, Renania-Palatinato e Assia) ma concentrate in un’area di soli 13mila chilometri quadrati, meno estesa dello Schleswig- Holstein: qui si genera il 40% del Pil giapponese, pari al 75% del Prodotto interno lordo dell’intera Germania. Ecco che l’enorme concentrazione di valori (aziende, residenze abitative e commerciali, infrastrutture) e abitanti rende queste entità urbanistico-territoriali estremamente vulnerabili nei confronti di una gamma estesa
di pericoli, da quelli di natura ambientale al terrorismo, alla diffusione di epidemie. L’area di Tokio è al primo posto nella classifica dell’indice di rischio mondiale compilata dallo staff del gruppo riassicurativo e l´indice viene poi combinato con il "geocoding", che è un sistema di rilevazione dei beni assicurati sulla base di coordinate geografiche a vario livello (Paese, Regione, città, codice postale, indirizzo in ordine di dettaglio). Il tutto va a incrociarsi con i database delle società assicurative sulle perdite già registrate nell’area con l’obiettivo di elaborare modelli computerizzati per determinare i parametri economici delle nuove polizze. Un 2004 da brivido. L’anno scorso, del resto, è stato il più costoso nella storia dell’industria assicurativa, con risarcimenti complessivi per 40 miliardi di dollari, dovuti in gran parte agli uragani e ai tifoni che hanno colpito gli Stati
Uniti, i Caraibi e il Giappone. «L’incidenza economica dello tsunami nell’Oceano Indiano è stata invece relativamente bassa, sproporzionata rispetto al tributo di vite umane, perché i beni coperti da polizze, per carenza di risorse finanziarie e di cultura assicurativa nell’area — spiega il geologo Anselm Smolka, uno dei dirigenti del dipartimento — erano relativamente pochi».
Smolka, coautore di Megacities, ha anche curato il capitolo sullo tsunami di dicembre al quale è in gran parte dedicato il rapporto annuale di Munich Re, Topics Geo 2004, pubblicato nei giorni scorsi: «La lezione più importante da imparare
da questa immane tragedia? Semplice e difficile allo stesso tempo: accrescere la consapevolezza, tra la popolazione dell´area, su questa tipologia di catastrofe naturale; insegnare, attraverso periodiche esercitazioni, come comportarsi nelle emergenze. Se la popolazione colpita dal maremoto avesse avuto un grado di educazione maggiore su queste tipologie di disastri, se avesse saputo come reagire di fronte all’improvviso ritirarsi delle acque, ad esempio, si sarebbero potute salvare decine di migliaia di vite», sostiene il geologo. Il preallarme. Gli esperti di Munich Re sono inoltre molto cauti sull’efficacia dei sistemi di rilevazione e preallarme satellitare, anche se questi possono ragionevolmente prevedere alcune tipologie di disastri naturali. «I sistemi di avvertimento sono senz´altro importanti, ma per essere veramente utili hanno bisogno di una rete efficiente di informazione "a terra" in grado di trasferire rapidamente, e al maggior numero possibile di abitanti, la notizia della minaccia incombente ». Resta il problema, ad esempio, su come costruire la rete in zone rurali e/o sottosviluppate e in questo senso la conferenza internazionale di Kobe sulla riduzione dei disastri non ha dato risposte esaurienti. Smolka e il suo staff sono rimasti delusi dall’esito di questo grande forum. Delusi, ma non sorpresi: «Più grande è la conferenza — osserva — più modesti sono i risultati». L’effetto serra. Nonostante i progressi in campo tecnologico, il lavoro degli esperti è reso più difficile dai cambiamenti climatici, come l’effetto serra: «C’era da aspettarsi che questi mutamenti avrebbero portato a una maggior frequenza e intensità di alcuni disastri meteorologici — dice Smolka — Infatti gli uragani e i tifoni che hanno colpito la Florida e il Giappone sono un chiaro segnale in questa direzione. Un evento simile si è verificato nella costa orientale del Brasile causando gravi danni. E dire che finora la temperatura della superficie marina in questa zona era ritenuta troppo bassa perché potesse generare un ragano».
Uno dei prodotti "classici" di Munich Re, famoso fino ad essere il marchio di fabbrica, è la Mappa mondiale delle catastrofi naturali. Nata come una classica cartina in tela plastificata, con una tiratura di 100mila copie, la mappa resiste nella sua forma tradizionale ma è disponibile anche in cd-rom, versione interattiva e costantemente aggiornata. Sempre nell’ambito del rinnovato sforzo divulgativo post-tsunami, la società di Monaco ha reso accessibile sul web una versione leggera di questo strumento, chiamato Nathan (acronimo di Natural hazards assessment network). Privato delle informazioni statistiche sui risarcimenti assicurativi nelle zone colpite dai disastri, Nathan è un formidabile database di tutte le tipologie di calamità
naturali, della loro intensità e del loro periodo di ricorrenza. Cliccando con il mouse sulla mappa del globo si può accedere a informazioni su circa 600mila località, conoscere il loro indice di rischio sulla base delle caratteristiche geomorfologiche e della cronologia delle calamità naturali che le hanno già colpite. ATTILIO GERONI
http://www.assinews.it/rassegna/arti...e060405ca.html
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