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Vecchio 06-04-05, 09:07   #1 (permalink)
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Medici difesa dalle facili accuse

6 aprile 2005 IL SOLE 24 ORE
Medici, una difesa dalle accuse facili




Un accordo arbitrale da far firmare al paziente all'atto del ricovero, contestualmente al consenso informato. È questa la principale richiesta dell'Amami ( Associazione dei medici ingiustamente accusati di malpratice) che nelle scorse settimane ha aperto, presso la sede dell'Ordine dei Medici e Odontoiatri di Padova, una sezione veneta.
« Il nostro obiettivo — spiega la presidente della sezione veneta Antonella Agnello — è contrastare le denunce infondate. Ogni anno in Italia circa 15mila medici vengono accusati di malpractice e sottoposti a sostanziose richieste di risarcimento danni. Di questi, ben due terzi dopo processi interminabili vengono assolti con formula piena. Scontano però danni all'immagine e conseguenze rilevanti sul piano psicologico.
In particolare ortopedici, ginecologi, anestesisti e chirurghi generali, e, in minor misura gli oncologi, sono le categorie che corrono i maggiori rischi.
Ogni medico ha, in vent'anni, l' 80% di probabilità di ritrovarsi in tribunale.
L'aumento del contenzioso provoca però una lievitazione del costi assicurativi, che danneggiano il paziente, poiché il medico libero professionista finisce per aumentare il costo della visita, e condiziona anche le scelte terapeutiche.
« A causa dell'elevato numero di denunce — dice Agnello — già oggi alcune professionisti come i ginecologi e gli ostetrici hanno difficoltà a trovare una compagnia assicurativa che dia copertura. Spesso, in seguito a una denuncia, arriva la disdetta del contratto assicurativo, e dopo due disdette la ricerca di una nuova compagnia diventa davvero ardua e i premi elevatissimi. Di fronte a possibili richieste di risarcimento, inoltre, il medico finisce per prescrivere innumerevoli analisi e ricoveri, a volte impropri, in modo da assicurarsi a priori contro eventuali richieste di risarcimento. Una medicina difensiva che di fatto nuoce alla spesa sanitaria globale » .
Prendendo spunto dalle Camere conciliative austriache l'Amami chiede che all'atto del ricovero al paziente venga fatto firmare un accordo arbitrale per la risoluzione delle controversie. Questo da un lato ridurrebbe drasticamente il numero di ricorsi alla giustizia ordinaria e dall'altro garantirebbe tempi celeri — massimo 180 giorni — per l'effettiva tutela dei pazienti e un conseguente risarcimento nei casi di reale errore sanitario.
« Il nostro fine — spiega Agnello — non è difendere i medici che sbagliano. Gli errori esistono e vanno perseguiti, distinguendo però tra malasanità e ' malpratica'. Perché il medico è responsabile dei suoi errori, ma non può accollarsi anche le responsabilità del sistema, come un pronto soccorso non perfettamente funzionante, gli strumenti obsoleti, o ambulanze che non arrivano in tempo. In altri casi ci sono complicanze insite nelle cure, imprevedibili, non attribuibili a responsabilità del medico. Per risarcire questo tipo di vittime abbiamo presentato un disegno di legge per l'individuazione di un Fondo destinato alle vittime dell'alea terapeutica » .
Su proposta dell'associazione il Governo, il 1. dicembre scorso, ha disposto la presenza, accanto al perito designato per la consulenza tecnica d'ufficio, di uno specialista della stessa branca medica del ' camice bianco' coinvolto nel contenzioso. « È evidente — afferma Agnello — che per identificare correttamente i casi di ipotizzata malpractice, deve adoperarsi un'équipe di specialisti formata sia dal medico legale sia dallo specialista della particolare branca del medico indagato. La medicina è ormai superspecializzata, e ad affiancare il medico legale non è più sufficiente l'opera di un ' generico specialista'. Per fornire indicazioni qualificate in tal senso l'Amami ha creato anche una ' Conferenza permanente di specialità' composta dai rappresentati delle società scientifiche italiane » .
Infine, per evitare il dilagare del fenomeno delle denunce facili, l'Amami sostiene economicamente i medici assolti, per citare a loro volta in giudizio i pazienti che li hanno trascinati in tribunale accusandoli ingiustamente.

http://www.assinews.it/rassegna/arti...60405est2.html
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Vecchio 06-04-05, 09:26   #2 (permalink)
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6 aprile 2005 IL SOLE 24 ORE
Asl in rete contro il caro polizze
SANITÀ • Nel 2004 pagati premi per un totale di 21,4 milioni La Regione punta a una banca dati unica per i
sinistri Apre il primo sportello Amami




Coordinamento tra aziende sanitarie, gestione del rischio clinico e banca dati dei sinistri informatizzata: è questa la ricetta seguita dalla Regione Veneto per affrontare l'emergenza legata all'impennata dei costi assicurativi sanitari degli ultimi anni.
« Il problema assicurativo — dice Angelo Del Favaro, direttore generale dell'Azienda sanitaria locale ( Asl) 7 e coordinatore regionale dei direttori delle Asl — è una delle spine nel fianco del servizio sanitario. A causa dell'aumento del contenzioso abbiamo difficoltà a trovare compagnie disponibili ad assicurarci e, inoltre, abbiamo quasi tutti dovuto sopportare una crescita dei costi delle polizze » .
Tra il 1999 e il 2002 i sinistri liquidati nel Veneto sono saliti da 133 a 222 mentre quelli " pendenti" sono passati da 29 a 424. Nei bilanci delle compagnie assicuratrici, gli importi liquidati sono rimasti sostanzialmente stabili ( 1.263.445 euro per il 1999, 2.358.802 euro per il 2000, 2.671.534 euro per il 2001, 1.278.966 euro per il 2002) mentre sono cresciuti in maniera esponenziale gli importi " riservati" nei bilanci per denunce di sinistri, relativi a un dato anno, che si prevede di dover liquidare negli anni successivi ( 3.538.571 euro per il 1999; 4.741.893 euro per il 2000; 11.818.752 euro per il 2001; 18.171.116 euro per il 2002).
I dati del 2003 e del 2004 non sono noti. « In vari casi— afferma Cristina Lazzarin, che segue il problema delle polizze assicurative per la direzione risorse sanitarie della Regione Veneto — non li sano neppure le stesse aziende.
Le compagnie assicuratrici, pur ricevendo il premio, faticano a volte a comunicare l'andamento della liquidazione dei sinistri » .
Nel Veneto il problema del costo delle polizze assicurative in sanità è stato affrontato a partire dal 2002. In quell'anno le aziende sanitarie della regione avevano pagato premi per un costo complessivo di 26 milioni. Con rinnovi contrattuali maggiormente onerosi era già chiaro che il costo sarebbe salito parecchio per l'anno successivo ( quando infatti la cifra totale dei premi arrivò a 30 milioni, nonostante il costo del personale— parametro comunemente impiegato per il calcolo del premio assicurativo — sia rimasto costante).
« La ragione — spiega il responsabile della direzione risorse socio sanitarie della Regione Veneto, Francesco Cobello— va ricercata nelle diverse condizioni di assicurazione per alcune aziende, ossia dell'aumento del tasso percentuale sulle retribuzioni ( mercedi) con cui viene calcolato il premio pagato dalle aziende. Mentre prima la percentuale pagata sulle mercedi andava dal 7 al 20 per mille, il trend puntava a fine 2002 a premi che andavano dal 25 al 30 per mille. Per questo pensammo di correre ai ripari con una gara unica » .
A novembre del 2002 la Regione Veneto, prima in Italia, pubblicò il bando per una gara europea per la copertura assicurativa di responsabilità civile verso terzi e dipendenti per le aziende sanitarie. Dodici compagnie di assicurazione e società di brookeraggio parteciparono nei mesi successivi ad alcuni incontri che la Regione organizzò per illustrare i punti essenziali del capitolato, tuttavia alla scadenza del bando nessuna compagnia presentò un'offerta. L'esperienza, però, non rimase senza frutti. La strada dell'unione tra diverse aziende sanitarie era tracciata e venne seguita attraverso una politica di " aree vaste".
« Abbiamo diviso — spiega Cobello — il Veneto in quattro aree vaste, formate da 15 aziende sanitarie, su un totale di 23, anche non contigue ma con le stesse caratteristiche.
Queste aeree hanno contrattato con le compagnie assicuratrici il rinnovo dei contratti con polizze i cui premi vanno dal 10 al 20 per mille, circa.
Alcuni di questi contratti contengono clausole peggiorative come franchigie o la limitazione della possibilità di risarcimento al solo caso in cui la denuncia del sinistro avvenga entro il termine di scadenza della polizza. Tuttavia in generale l'ammontare dei premi risulta calmierato rispetto alla prospettiva di importi al 30 per mille delle mercedi » .
Gli effetti si sono già fatti sentire, tanto che i premi pagati per il 2004 sono scesi a 21,4 milioni, e un ulteriore margine di miglioramento potrebbe essere raggiunto con il rinnovo delle polizze che scadono nel 2005. « Per il futuro — afferma Cobello — è particolarmente importante che la Regione sappia gestire in modo coordinato il rischio in sanità, individuando le aree di maggior criticità, e cogestendo con le compagnie di assicurazione il contenzioso per un più calibrato rapporto fra sinistrin e premi » .
Prossimo obiettivo è la costituzione di una banca dati regionale completa dei sinistri attraverso un sistema informativo alimentato da ciascuna azienda. « Potremmo così — spiega la dottoressa Lazzarin — essere in grado di leggere i dati per reparto di realizzazione e per motivazioni dell'evento, e agire in qualche modo sulla prevenzione » .
La Regione punta anche a un coordinamento tra aziende sanitarie nelle procedure di raccolta dei dati e di gestione dei documenti, in modo da omogenizzare la gestione dei sinistri, per poter avere maggior voce in capitolo nella contrattazione con le compagnie assicuratrici. A livello di singole aziende, sulla spinta delle richieste delle compagnie di assicurazione, la gran parte ha già avviato apposite unità per la gestione del rischio clinico, con l'obiettivo di individuare le problematiche nelle procedure abitualmente seguite e di prevenire errori da parte dei medici o degli infermieri.

La proposta / Un nuovo modello messo a punto da Padova e Verona da estendere al Nord Est
Consenso sempre più informato

U n modulo per far ben comprendere al paziente che il chirurgo che lo opererà farà quanto nelle sue possibilità per aiutarlo, ma che ogni intervento chirurgico comporta dei rischi e il successo non è garantito.
L'obiettivo del nuovo modulo per la " dichiarazione di avvenuta informazione e di espressione del consenso all'atto medico" — messo a punto in tre anni di studio da una commissione formata da medici legali, avvocati, bioetici e rappresentanti dei tribunali dei malati per tutti i tipi di interventi chirurgici — è da una parte costringere i medici a dare importanza al diritto dei pazienti all'informazione prima di prendere qualsiasi decisione, dall'altra mettere al riparo i medici e le aziende sanitarie dalle tante cause civili e penali che sempre più frequentemente vengono intentate da pazienti insoddisfatti. Il modulo viene utilizzato dall'inizio dell'anno nelle Aziende ospedaliere di Padova e Verona, che lo hanno messo a punto, e contano di proporlo a tutte le chirurgie del NordEst.
« Abbiamo notato — spiega Paolo Benciolini, responsabile del servizio di medicina legale dell'Azienda ospedaliera di Padova — che il contenzioso legale sempre più spesso riguarda cavilli burocratici sul consenso informato: mancante, o inadeguato, o ancora firmato da un familiare e non del paziente e via dicendo. L'impianto del consenso che abbiamo predisposto prevede due fasi; la prima, e più importante, è quella dell'informazione al paziente, la seconda è l'autorizzazione o meno all'intervento. Questo modello dovrebbe servire a valorizzare il rapporto tra medico e paziente, e quindi a prevenire diatribe di carattere giuridico che quasi sempre nascono proprio da una mancanza di fiducia del malato nel medico.
Il percorso messo a punto dalla commissione coordinata da Gennaro Favia, direttore del dipartimento di Scienze chirurgiche e gastrenterologiche dell'università di Padova, prevede che già dalla prima visita il paziente riceva informazioni sulla propria patologia, sulla prognosi e sulle varie possibilità terapeutiche disponibili. Il medico dovrà tener conto della capacità di comprensione del paziente, e soddisfare ogni ulteriore richiesta di precisazioni. Al termine di questo processo al paziente verrà proposta una " dichiarazione di avvenuta informazione e di espressione del consenso all'atto medico" che conterrà una breve descrizione della patologia e dell'intervento chirurgico. Il paziente, se vorrà sottoporsi all'intervento, dovrà dichiarare che è a conoscenza del fatto che potrebbe essere necessario modificare la tattica chirurgica e che ci sono dei rischi. Nel consenso saranno anche elencate le possibili complicanze e la loro frequenza. Il paziente potrà alla fine accettare o meno l'intervento. « Questo tipo di procedura — spiega Davide D'Amico, past president della società italiana di Chirurgia — è particolarmente importante nelle strutture ospedaliere più avanzate. La chirurgia d'avanguardia porta necessariamente anche a degli insuccessi. La chirurgia " difensivista" a cui ci stanno portando le troppe cause non fa bene ai pazienti »

http://www.assinews.it/rassegna/arti...060405est.html
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