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ADSL, Assoprovider contro Telecom
ADSL, Assoprovider contro Telecom
L'associazione dei provider appoggia la denuncia dell'associazione AntiDigitalDivide sui prezzi del broad band italiano e chiede una mano all'Unione Europea 5/04/05 - Telefonia & C. - Roma - Assoprovider ha deciso di porsi ancora una volta in contrapposizione rispetto a Telecom Italia sul fronte bollente dei prezzi dell'ADSL e per farlo ha scelto di appoggiare l'associazione AntiDigitalDivide che, come si ricorderà, ha denunciato le politiche di Telecom Italia alle autorità di garanzia dell'Unione Europea. Il tema è il mancato allineamento dei prezzi dell'ADSL italiana rispetto a quelli europei. Assoprovider in una nota riporta stralci della denuncia, in cui si accusa la posizione dominante di Telecom e il fatto che "per quanto riguarda il mercato all'ingrosso, non è praticamente soggetta a nessuna forma di reale concorrenza". Sarebbero questi i motivi per i quali gli utenti italiani verrebbero sottoposti ad una politica tariffaria diversa da quella praticata in Francia e Germania, dove i costi sono minori e le prestazioni decisamente migliori. Secondo Assoprovider "le condizioni ed i prezzi praticati sul territorio italiano, sono legati a scelte del tutto discrezionali ed arbitrarie di Telecom Italia SPA, connesse ad una posizione dominante e ad un regime di concorrenza viziata e/o falsata, posto che detto operatore sembra di essere in grado di fornire in altri paesi membri, servizi migliori a costi inferiori (…) fatti di tale gravità da compromettere l'accessibilità e la fruibilità dei servizi a banda larga sull'intero territorio nazionale italiano, con rischi per l'economia stessa di un paese membro"; il tutto perché Telecom Italia sarebbe fornitore di linee Adsl sia all'ingrosso che al dettaglio. Secondo Assoprovider in sostanza sarebbero negati i diritti basilari del consumatore, al quale viene impedito di godere dello stesso servizio del quale godono gli altri consumatori d'Europa a causa del regime di monopolio, che li costringe a dover pagare tariffe molto più alte proprio perché è solo Telecom Italia a gestire le linee e a definirne le caratteristiche e i parametri di usabilità. Per l'associazione dei provider indipendenti è ora che la UE intervenga "perché sul cavo non c'è mercato in Italia, visto che finora le Authority non hanno fatto il loro dovere". http://punto-informatico.it/p.asp?i=52214 |
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Telecom Italia si ridisegna
Compra Virgilio e TIN.it da TI Media e prevede una serie di nuovi investimenti indirizzati alla realizzazione e veicolazione di contenuti a pagamento via Internet 05/04/05 - Telefonia & C. - Milano - Sono ore di terremoto in Telecom Italia; l'incumbent sta infatti ridisegnando la propria struttura societaria, consolidando alcune attività per spingere sull'integrazione dei servizi Internet e della telefonia, puntando anche sulla produzione di contenuti dedicati ai nuovi media. In particolare i CdA di Telecom Italia e TI Media hanno approvato: - l’acquisizione per cassa da parte di Telecom Italia di Virgilio e Tin.it per 950 milioni di euro complessivi - l'utilizzo dei proventi da parte di TI Media per investire nel settore dei media (250 milioni tra il 2005 e il 2007) - l'acquisto di azioni proprie per un controvalore di circa 148 milioni di euro - la distribuzione di un dividendo nell’anno 2006, per circa 550 milioni di euro - la fusione per incorporazione di La7 Televisioni in TI Media. Secondo Telecom, proprio come accaduto con l'incorporazione di TIM in Telecom Italia, anche questa operazione nasce dal mutato mercato, che premia la banda larga e i contenuti premium (ossia a pagamento), il tutto condito da una crescente integrazione dell'offerta TLC tradizionale con i servizi internet. Nei giorni scorsi Telecom Italia aveva venduto la sua divisione greca TIM Hellas Telecommunications per 1,1 miliardi di euro. http://punto-informatico.it/p.asp?i=52212 |
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La società era nata nel ’90 con i primi cellulari. Acquisita da Tiscali Libertysurf Telecom Italia si riprende Tim Dal 1995 utili per 14 miliardi
Maggio 1995. L’assemblea di Telecom decide di scorporare la divisione di telefonia mobile per quotarla in Borsa. Esattamente dieci anni dopo, ha preso la decisione opposta: la controllata nella telefonia mobile torna ad essere una divisione di Telecom. Il ritorno alle origini è stato deliberato ieri dagli azionisti di Tim, nell’ultima assemblea della storia della società. Consumata in poco più di tre ore in una sala semideserta alla periferia di Milano. Il sì di Telecom, presente con l’85,3% delle azioni, ha chiuso rapidamente la pratica dell’incorporazione, ultimo atto di una riorganizzazione iniziata due anni fa dal presidente del gruppo Marco Tronchetti Provera, con la fusione tra Olivetti e Telecom Italia. Con quella prima operazione era sparita da Piazza Affari un pezzo di storia industriale italiana. A giugno, quando anche Tim sarà ritirata dal listino, scomparirà l’unica azienda di telefonia mobile quotata a Milano. Una società che, a suo modo, rappresenta un pezzetto di storia. Tim ha cambiato le abitudini dei consumatori: dal 1999 in Italia ci sono più telefonini che telefoni fissi. E ha segnato una svolta sul mercato. Non solo su quello telefonico. La concorrenza nei servizi, è iniziata proprio dai cellulari. E Telecom è stata la prima a sperimentarla. Sebbene partendo in situazione di monopolio con i famosi telefonini Tacs, lanciati dall’amministratore delegato Vito Gamberale, durante i mondiali di calcio Italia 90. Il primo milione di clienti lo ha raggiunto tre anni dopo. E quando nel 1995 sul mercato è arrivato il Gsm, cioè la vera concorrenza, aveva già 4 milioni di abbonati. E un vantaggio che ha sfruttato per rendere la vita difficile al concorrente. Aveva, per esempio, l’unica rete Gsm e ha temporeggiato nel concedere a Omnitel il «roaming», ovvero la possibilità di utilizzarla dove l’avversario non era ancora arrivato. E ai suoi rivenditori aveva imposto l’esclusiva. Un retaggio della cultura monopolistica. Durato poco. In sedici anni la società di telefonia mobile è arrivata a contare 54 milioni di clienti nel mondo (Italia, Turchia, Brasile e Perù). Oggi è leader in Italia con 26 milioni di abbonati, e terzo operatore in Europa dietro al gigante Vodafone, presente in quasi tutti i Paesi del Vecchio Continente, e a T-Mobile di Deutsche Telekom. «Credo sia stata una storia di successo. L’azienda ha quintuplicato il suo valore in questi dieci anni» ha commentato ieri nel corso dell’ultima assemblea di Tim, l’amministratore delegato Marco De Benedetti, che avrà la stessa carica in Telecom. In dieci anni la società dei telefonini ha regalato agli azionisti quasi 14 miliardi di utili (2,35 miliardi quest’anno). Per oltre la metà finiti nelle casse di Telecom. Che ora potrà attingere a piene mani da quella che è sempre stata considerata la «miniera d’oro» del gruppo: 4 miliardi di cassa generati solo quest’anno e zero debiti. Ci aveva già provato, invano, Roberto Colaninno. Tronchetti c’è riuscito con un’operazione di mercato, che rende sostenibile il piano di rimborso dei 44 miliardi di debiti e l’importante programma di investimenti di un gruppo che ha deciso di tornare alle origini, riprendendosi le attività scorporate in passato: telefonia mobile e Internet (ieri è arrivata anche la francese Libertysurf, rilevata da Tiscali). Così avrà la possibilità di gestire al meglio la convergenza tra fisso e mobile. Tra banda larga e Umts. «Abbiamo davanti una sfida importante - ha ammesso De Benedetti -e un passato che esige molto dal nostro futuro». corriere di oggi |
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