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Vecchio 04-04-05, 10:13   #1 (permalink)
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Costi record per i conti correnti, ma l’Abi si difende

Costi record per i conti correnti, ma l’Abi si difende



Il costo dei conti correnti provoca da tempo dibattiti ma anche polemiche: sono troppo cari, come sostengono le associazioni di consumatori, o complessivamente il loro prezzo è allineato a quello praticato sugli altri mercati?
Nelle ultime settimane sono stati pubblicate due diverse indagini sul tema che, neanche a dirlo, giungono a valutazioni decisamente differenti sull’onerosità dei conti correnti bancari in Italia.
L’Abi, l’Associazione Bancaria Italiana, ha prodotto con la società di consulenza Mercer Oliver Wyman un’indagine sui prezzi dei servizi bancari (servizi di conto corrente, incluso gli strumenti di pagamento, servizi di investimento e scoperto di conto corrente) nei principali paesi europei (Italia, Francia, Uk, Germania, Spagna Belgio, Olanda), tenendo conto dei differenti modelli di consumo e dei fattori che differenziano i diversi mercati.
Un primo esame, basato sui prezzi ufficiali dei soli conti ordinari, secondo quella che viene definita l’ottica tipica delle associazioni dei consumatori, evidenzia per l’Italia un prezzo medio di gestione conto di ben 258 euro contro una media degli altri sei paesi europei di 31 euro; considerando anche i costi dei servizi e delle carte di pagamento, il prezzo italiano è di 301 euro contro una media complessiva europea di 98 euro. Peculiarità italiana sono i costi variabili legati alle singole operazioni che non sono applicati in nessun altro paese europeo, ad eccezione della Spagna.
Ma questi prezzi si riducono sensibilmente (133 euro), e con essi il divario dalla media europea (73 euro), quando la Mercer Oliver Wyman procede a rettifiche che tengono conto dei prezzi effettivamente praticati sui conti "standard" (conti in convenzione e a forfait), più rappresentativi dei conti ordinari, ritenuti in "in via di estinzione". Considerando poi il numero di persone che utilizzano in Italia il conto corrente (cointestazioni) e lo sconto derivante dalla remunerazione delle giacenze, il prezzo per l'Italia cala a 65 euro, ancora superiore alla media europea di 53 euro, ma più basso di Francia (94 euro), Spagna (86 euro) e Germania (68 euro.
L’Italia è risultata inoltre molto competitiva rispetto agli altri paesi per scoperto di conto corrente e compravendita di azioni e obbligazioni; leggermente al di sotto della media anche la commissione per la custodia titoli.
Di tutt’altro genere le conclusioni cui giungono Capgemini, Ing, e l’European Financial Management & Marketing Association (Efma) che hanno prodotto il secondo World Retail Banking Report nel quale è calcolato il costo di quattro categorie di prodotti e servizi bancari (assegni e pagamenti, gestione del conto, anticipi e scoperti, gestione degli errori) sulla base dei prezzi praticati da 130 banche di 19 paesi. Per l’Italia sono utilizzati i costi dei "pacchetti" di conto corrente, in quanto i prezzi ufficiali non sono considerati rappresentativi.
La conclusione? Il nostro paese si conferma il più caro in assoluto, con un costo medio di 252 euro contro una media di 108 euro. Quest’anno è stato elaborato anche un modello di pricing locale che stima il prezzo medio in maniera più accurata, poiché riflette l’effettiva frequenza di uso dei diversi servizi e prodotti. Il costo medio ponderato per un cliente italiano è di 113 euro, superato solo da Svizzera (137 euro) e Australia (123 euro); la media mondiale è di 78 euro.
(m. m.)
http://www.repubblica.it/supplementi...44fusione.html
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Vecchio 04-04-05, 12:50   #2 (permalink)
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Testo completo dell'Indagine realizzata per l'ABI.


http://www.abi.it/doc/home/conoscere...cari_in_UE.pdf
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Vecchio 04-04-05, 12:58   #3 (permalink)
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Citazione:
Originalmente inviato da tegio
Testo completo dell'Indagine realizzata per l'ABI.


http://www.abi.it/doc/home/conoscere...cari_in_UE.pdf

ottimo
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Vecchio 26-04-05, 09:05   #4 (permalink)
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Secondo l’ultimo rapporto di Prometeia cresce la disaffezione tra istituti di credito e clienti. Colpa dei tassi bassi e delle alte spese La grande fuga dai conti correnti In due anni le famiglie hanno chiuso più di un milione di depositi. Ma è aumentata la giacenza media, salita a 10.900 euro

L'andamento dei conti correnti in Italia

L’effetto del caro-prezzi in banca? Si sta facendo sentire sulle scelte degli italiani. Mentre i costi degli istituti di credito nazionali per i conti agevolati si confermano essere i più alti d’Europa (fino a 179 euro per un conto- tipo contro i 90 in media di Spagna, Olanda, Francia, Austria e Germania, vedi Corriere Economia del 18 aprile), ora si scopre che, per limitare le spese bancarie, i risparmiatori stanno tagliando i conti correnti: chiudono, cioè, quelli superflui e concentrano la liquidità su meno depositi. Negli ultimi due anni, infatti, il numero dei conti correnti delle famiglie è precipitato: un calo del 3,8% (meno 1,5% nel 2004, meno 2,3% nel 2003), che corrisponde a unmilione e 203 mila conti in meno. Al dicembre scorso erano 30 milioni 322mila i depositi intestati ai privati, contro i 30milioni 791 mila dell’anno prima e i 31 milioni 525 mila del 2002.
Ma, al contrario, negli ultimi 12 mesi è aumentata, e di molto, la giacenza media in conto: da 10 mila euro è schizzata a 10.900, più 9% (e gli italiani che tengono più soldi in banca sono quelli del Centro: 12mila euro in media). È cresciuto anche l’ammontare complessivo dei depositi bancari intestati alle famiglie: al dicembre scorso era di 342,45 miliardi di euro (per un terzo in capo al Nord Italia), contro i 323,96 miliardi di euro del 2003. Segno che gli italiani tengono i risparmi più liquidi. E li concentrano su meno conti, appunto.
Sono i dati che Prometeia rivela al Corriere Economia: un’anticipazione della trentunesima edizione del consueto rapporto «Previsione dei bilanci bancari», che verrà presentato giovedì 28 aprile a Bologna, nella sede di Unicredit. «In un momento in cui i tassi d’interesse sono bassi (il tasso attivo medio sui conti agevolati, secondo il panel di Corriere Economia, è dello 0,22%, ndr) e i costi di gestione dei conti correnti sono aumentati, è cominciato a pesare sulle famiglie il mantenimento di più depositi», commenta Antonio Rigon, partner dell’istituto di ricerche bolognese. E spiega: «Finché le spese erano compensate dai rendimenti della liquidità, e non incidevano troppo sul reddito, una famiglia poteva anche permettersi di tenere aperti due o tre conti, per separare le gestioni. Ora no, costa troppo. Le famiglie stanno razionalizzando». Non era mai successo. «Sono i primi due anni in cui si assiste a una diminuzione simile—dice Rigon—. E il 4% in meno è tanto. Parliamo di oltre un milione di conti chiusi ».
Il calo è spalmato in modo abbastanza omogeneo su tutte le regioni, dopo unacrescita forte che aveva riguardato soprattutto il Sud e il Centro. Secondo l’analista, oltre alla reazione al caro-prezzi, il fenomeno ha però anche altre due radici.Una è fisiologica: i conti sono aumentati molto prima, ora si assestano. «Nel 2000, con il forte successo di Internet, tante famiglie avevano aperto il doppio conto, tradizionale-online — spiega Rigon —. Ora ne stanno chiudendo uno, probabilmente quello puro via Internet, visto che la Rete è diventataun servizio complementare per quasi tutti gli istituti». La seconda ragione ha un nome che sta facendo rabbrividire le banche nostrane: Poste Italiane. «La concorrenza delle Poste, che continuano ad aumentare i conti correnti (4 milioni 200 mila al dicembre 2004, +16,6% sul 2003, ndr.), può avere giustificato la diminuzione dei depositi nel sistema bancario — dice Rigon —. È probabile che alcuni conti siano stati chiusi in banca e riaperti in Posta».
Quanto all’incremento delle giacenze, secondo Prometeia dipende da un lato dall’aumentata propensione al risparmio, dall’altro dalla diversa allocazione del denaro: «Le famiglie hanno privilegiato scelte di liquidità — conferma Rigon —. E a maggior ragione poi, essendo diminuiti i conti correnti, la giacenza media è aumentata». Il segnale che emerge da questa ricerca, rileva Prometeia, è comunque «molto forte». Soprattutto per gli istituti di credito. «Le banche cominciano a preoccuparsi perché, dopo anni di crescita continua, ora vedono diminuire i conti. Perdono una fonte di ricavo ». Perciò saranno costrette a reagire: riducendo i costi, alzando i tassi o, comunque, migliorando il servizio, auspica l’analista.
«Le famiglie hanno dimostrato di essere molto attente alla valutazione del rapporto costi-benefici dei conti correnti — spiega Rigon.— Questo, probabilmente, porterà le banche a essere più accondiscendenti quando ci sarà il previsto rialzo dei tassi. Ma dovranno fare una riflessione anche sul taglio dei costi».
Alessandra Puato
25 aprile 2005
http://www.corriere.it/Primo_Piano/E...correnti.shtml
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Vecchio 26-04-05, 16:05   #5 (permalink)
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Concordo pienamente.
Il costo fisso del conto corrente bancario è elevatissimo.
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Vecchio 26-04-05, 16:54   #6 (permalink)
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già..
conto su banca tradizionale davvero caro, per fortuna si salvano le banche solo on line che sono decisamente interessanti pur se con qualche limitazione a causa della difficoltà di incassare assegni o versare prelevare contante....ottime alternative comunque
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Vecchio 26-04-05, 17:19   #7 (permalink)
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Altro aspetto da non sottovalutare... oltre al "caro" sportello:


Bancari e clienti, rapporto difficile
(26/04/2005)



Continua il rapporto conflittuale fra chi sta dietro e chi davanti allo sportello bancario. E se i direttori di filiale non negano alcune effettive disfunzioni del sistema non accettano però critiche gratuite. Secondo quanto rilevato da un’indagine realizzata da Eta Meta Research su un panel di 90 direttori e responsabili di filiali dei maggiori istituti di credito, la maggior parte dei funzionari intervistati ammettono che moltissimi italiani vivono il rapporto con la loro filiale in maniera ansiosa e stressante in quanto prevenuti e dunque irascibili, ignoranti in questioni bancarie, arroganti e isterici. I dirigenti bancari contestano ai clienti di non rispettare la fila, di rivolgersi al primo impiegato che incontrano sulla loro strada, che di solito è sempre quello sbagliato, di dimenticarsi scadenze e documenti, di non rispettare regole e procedure e di non chiedere mai informazioni perchè pensano di sapere tutto, di avere sempre ragione senza ascoltare quello che l’impiegato sta dicendo.

Ma quali sono effettivamente le cause principali dell’astio e della cattiva disposizione dei clienti nei confronti delle banche? Per il 23% dei dirigenti intervistati, tale circostanza è da attribuirsi alla poca informazione sui ruoli e le attività di una banca. Ma per il 19% del panel è la situazione economica generale a indurre i clienti a scaricare sull’impiegato tensioni dovute all’insicurezza del posto di lavoro e al diminuito potere d’acquisto degli stipendi. Anche i mass media, inoltre, sembrano fare la loro parte. Per il 17% dei dirigenti bancari sono certe campagne informative e di comunicazione ad amplificare semplici disguidi. Risultato? Al di là di alcune manchevolezze, la questione più grave è che i clienti non si fidano più.

Per evitare litigi e polemiche in banca, il 69% dei dirigenti consigliano allora di controllare di avere i documenti e i moduli necessari prima ancora di mettersi in coda, di chiedere sempre informazioni e spiegazioni prima di effettuare un’operazione (64%), di utilizzare, per quelle operazioni che lo consentono, altri strumenti come bancomat o l’home banking (56%). Infine, leggere con attenzione le lettere che la banca invia a casa ai suoi correntisti e, in caso di dubbi, telefonare in filiale per chiarirli. Insomma, per i dirigenti di banca il sistema è dunque efficiente. Sono i clienti che dovrebbero modificare il modo di porgersi nei confronti delle banche. E se poi, dovesse esserci un cambiamento favorevole dell’economia nazionale, il clima fra risparmiatori e impiegati diventerebbe più sereno.

Michela Di Carlo

http://www.miaeconomia.it/retrieval/...MUTUI&cat=News
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Vecchio 26-04-05, 17:24   #8 (permalink)
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Citazione:
Originalmente inviato da tegio
Risultato? Al di là di alcune manchevolezze, la questione più grave è che i clienti non si fidano più.

Mi quoto da sola su questo passo dell'articolo....

Ma magari avranno anche piu' di un motivo per non fidarsi....

vediamo chi a qualcosa da dire
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