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Basilea 2, più informazione alle imprese
Basilea 2, più informazione alle imprese
ADRIANO BONAFEDE Da quando si parla di Basilea 2, ovvero dei nuovi criteri con cui le banche vaglieranno il merito di credito delle imprese, queste ultime sono in fibrillazione. Soprattutto quelle piccole e medie, che in un primo tempo avevano anche temuto di finire schiacciate da questi nuovi criteri di valutazione da parte delle aziende bancarie. Con le modifiche concordate dal Comitato di Basilea, composto dalle banche centrali dei principali paesi del mondo, e recepite nel documento definitivo del 26 giugno 2004, questi timori sono rientrati. Come dimostrano ampiamente le varie simulazioni effettuate dall’Abi (Associazione bancaria italiana), gli studi di enti di ricerca autonomi e quelli di numerose grandi banche. Se questo è di conforto alle piccole e medie imprese, nondimeno rimane l’incertezza sui particolari che riguardano ogni singolo soggetto economico. Un conto è essere rassicurati sul fatto che, in generale, le piccole e medie imprese non saranno penalizzate dai nuovi criteri di "pricing" del credito; un altro è sapere quello che succederà alla propria impresa rebus sic stantibus o se devono invece essere apportate modifiche al modo di redigere i bilanci e di renderli noti all’esterno. Per questo motivo è già in atto da tempo una gigantesca opera di informazione alle imprese attraverso le associazioni imprenditoriali e l’Abi, che hanno raggiunto degli specifici accordi. Mentre sono già partite o stanno per partire quelle azioni più dirette di informazione one to one che ogni banca dovrà dare ai propri clienti per prepararli per tempo al momento in cui i nuovi parametri fissati da Basilea 2 saranno attivi, e cioè a partire dal 2007. In prima linea nell’attività di informazione è l’Associazione bancaria italiana, che sta studiando la materia da vicino sin dal 1999 insieme alla Banca d’Italia. L’Abi lavora su due fronti: da una parte fornisce informazioni alle banche proprie associate e le aiuta a formare i propri dipendenti sulla materia di Basilea 2; dall’altra ha instaurato un collegamento diretto con le organizzazioni imprenditoriali come la Confindustria, la Confcommercio, la Confartigianato e così via. Fino a questo momento l’Abi, presieduta da Maurizio Sella, ha organizzato ben 120 incontri sul territorio per spiegare alle piccole e medie imprese italiane gli effetti pratici di Basilea 2. L’Abi aveva cominciato con il settore Piccola Industria della Confindustria, ma poi gli incontri di approfondimento si sono via via allargati a tutte le associazioni imprenditoriali. Nel nuovo protocollo Abi/Confindustria definito di recente si prevede l’avvio di una vera e propria cabina di regia per definire delle linee in comune per l’azione di informazione e di formazione degli addetti. Gli stretti rapporti che legano il mondo delle banche a quello delle imprese sono particolarmente importanti in questa fase per individuare quelle proposte ulteriormente migliorative da suggerire alla Commissione Ue e al Parlamento europeo in vista del recepimento definitivo dell’accordo di Basilea 2. Il lavoro di informazione da fare è ancora lungo. «Il messaggio di Basilea 2 dice Gianfranco Torriero, responsabile funzione Ricerche e analisi dell’Abi deve essere ancora sostanzialmente digerito dalle imprese. I 120 incontri da noi organizzati a livello territoriale in questo senso non bastano. Per questo organizzeremo altri cicli di conferenze a livello territoriale, mentre proseguiremo la nostra opera di formazione degli addetti insieme ai singoli istituti di credito. Crediamo sia importante un’informazione diffusa, e in questo senso può aiutare le imprese anche il nostro sito istituzionale (www.abi.it) , dove vengono via via riportate le novità che emergono». Le imprese, dal canto loro, devono imparare a fare i conti con le nuove norme. «In particolare aggiunge Torriero devono imparare ad avere più trasparenza e più tempestività nell’informazione in merito ai propri dati contabili. Così Basilea 2 diventa un’opportunità e un incentivo a una più attenta gestione della situazione finanziaria». Per comprendere meglio come funziona Basilea 2, ogni impresa ha bisogno di dialogare con la propria banca. Dunque ha bisogno di passare da una conoscenza più generale a una più dettagliata. Gli istituti di credito si stanno già organizzando: «In questi due anni che ci separano dall’entrata in vigore della nuova normativa dicono a Banca Intesa il nostro obbiettivo è di far in modo che ogni cliente conosca la sua posizione e sappia cosa deve fare per migliorarla». Un esempio che sarà seguito da tutto il sistema bancario italiano. http://www.repubblica.it/supplementi...047kuffia.html |
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6 aprile 2005 finanza e mercati
E su Basilea2 apertura di Fazio al sistema Nell’applicazione dei nuovi requisiti patrimoniali, la Vigilanza introduce importanti nuove Sarà flessibile nella valutazione di prestiti scaduti, covered, crediti bancari e private equity Bankitalia è pronta a intervenire per ammorbidire Basilea2. L’applicazione dei nuovi requisiti patrimoniali europei (a partire dal prossimo anno) rischia di mettere in difficoltà gli istituti di credito italiani. E così il governatore Antonio Fazio, nella misura in cui gli è concesso dallo stesso accordo di Basilea, si appresta a sfruttare i margini di discrezionalità offerti da alcuni punti della normativa. Per il computo dei covered bond nell’attivo ponderato (che concorre al calcolo del fondamentale Tier I), Via Nazionale concede alle banche un coefficiente del 10%, a fronte di una normativa che indica un range tra il 10 e il 20 per cento. Stesso discorso per gli investimenti in private equity e venture capital, che secondo i nuovi requisiti patrimoniali dovrebbero essere pesati dal 150% in su. «Nel breve periodo - sottolineano da Via Nazionale - l’adozione di ponderazioni più elevate potrebbe rappresentare un freno per lo sviluppo di questo mercato». Insomma, Bankitalia terrà fisso il 150%, cercando di agevolare gli istituti e al tempo stesso il private equity, un’attività ancora poco diffusa in Italia. Sui crediti scaduti - un problema che Fazio aveva più volte denunciato nei mesi scorsi - viene introdotto invece un chiaro incentivo all’accontonamento delle banche. Se questo sarà superiore al 20% dell’esposizione - spiegano da Via Nazionale - il fattore di ponderazione scenderà dal 150% al 100 per cento. E la valutazione degli impieghi? Il punto più dibattuto (e criticato) di Basilea2 viene risolto da Bankitalia in questo modo. Ai crediti verso le imprese si chiederà alle banche un inasprimento dei requisiti (e dunque del coefficente di ponderazione) solo se verrano concessi ad aziende «recidive», ovvero già inadempienti in passato. Mentre ai crediti erogati alle banche sarà assegnato un rating immediatamente inferiore a quello del paese d’origine. Questo perchè in Italia - precisano da Via Nazionale - poche banche hanno rating proprio. Ch.C. http://www.assinews.it/rassegna/arti...060405as2.html |
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8 aprile 2005
Indagine svolta da Bnl tra 650 aziende clienti. Norme Basilea 2 poco conosciute Un'alta percentuale di imprese italiane è ancora poco informata sulle nuove normative, (in vista di Basilea 2), che dal prossimo anno regoleranno i rapporti tra banche e imprese. È questo il panorama che emerge da un'indagine realizzata dalla Bnl a livello nazionale, su 650 aziende clienti. Esso rivela, infatti, che il 60% del campione ha dichiarato di non essere sufficientemente informato, mentre le imprese più aggiornate hanno attinto notizie dalla stampa (67%), dalle banche (26%), direttamente dal testo della normativa (7%). Il 65% degli intervistati ha affermato, poi, che le maggiori informazioni che le aziende dovranno fornire alle banche premieranno le imprese migliori, accrescendo la competitività; il 79%, inoltre, prevede un'evoluzione del rapporto banche-imprese, il 62% di questi parla di cambiamenti particolarmente positivi e ben l'87% si aspetta un forte supporto consulenziale da parte delle banche. La ricerca rileva ancora che non mancano timori relativi all'impatto del pricing del credito, con il 90% che prevede conseguenze e variazioni sui tassi di credito. Il 76% delle aziende, infine, ha dichiarato di credere che Basilea 2 accrescerà il ricorso ai confidi, a cui, però si appellerebbe solo il 24%. L'indagine presentata ieri a Torino fa parte del progetto ´Bnl focus impresa', creata a partire dal 2002 per ´instaurare un costante e attivo canale di dialogo e confronto con il mondo delle aziende'. http://www.assinews.it/rassegna/arti...o080405ba.html |
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31 maggio 2005
« Imprese italiane a rischio Basilea2 » Eu Ra: « Solo il 16% risulta investment grade » PADOVA • Il dato non è certo dei più incoraggianti: il 66,53% delle aziende italiane valutate secondo i criteri di Basilea 2 è « non investment grade » , poco affidabile; il 17,4% non lo è del tutto, è « distressed » ; solo su poco più del 16% istituti di credito ed investitori possono muoversi senza problemi. La fotografia è stata scattata da Eu Ra, azienda indipendente di rating partecipata fra gli altri da Banca Generali, e riguarda i bilanci del 2003. Rispetto all'analisi di un anno fa, sui bilanci 2002, aumentano di quasi due punti percentuali le aziende poco affidabili e nelle proiezioni fatte su 2004 e 2005 la situazione non migliora certo, visto il peso di una situazione sempre più da crisi. Difficile manifestare dubbi sui dati: i bilanci esaminati da Eu Ra sono quelli depositati presso le Camere di commercio ed il " campione" è di ben 130mila società di capitali, contro le 60mila dell'indagine precedente. « In realtà — spiega Maurizio Fanni, presidente di Eu Ra — le aziende italiane avevano avviato comportamenti più virtuosi rispetto al passato, c'è infatti un discreto aumento della patrimonializzazione media, ma a far precipitare la situazione è arrivata la sfavorevole congiuntura che sicuramente si ripercuoterà sui bilanci 2004 e 2005 che noi già in partenza stimavamo in peggioramento. Questo sta determinando un aggravamento anche dei rischi. In un anno, infatti, il rischio di default dell'azienda media, quella che ha un rating ' B' e che risulta essere la più numerosa con il 26,96% delle aziende, è salito dal 3,93 al 4,87%. La classe subito inferiore, quella con la tripla C, dove è posizionato il 20,23% delle imprese, ha un rischio default altissimo, al 24,45%. » « Gli interventi sulla struttura finanziaria delle aziende — aggiunge Fanni— sono ancora troppo limitati. L'indebitamento delle aziende a breve termine, quello che maggiormente impedisce una programmazione di ampio respiro, interessa ancora l' 88,75% delle aziende e negli ultimi quattro anni è sceso solo di tre punti percentuali. » L'analisi di Eu Ra evidenzia anche un appesantimento degli indici di redditività. Nel quadriennio esaminato, fra il 2000 ed il 2003, il Roi è sceso dal 5,86 al 5,03%; il ROE è passato dal 5,01 al 3,86; ed il Ros dal 4,28 al 3,13. Scomposta a livello regionale l'indagine rivela che è il Molise ad avere il maggior numero di aziende che hanno chiuso il bilancio 2003 con una perdita netta: sono complessivamente il 37,47%. Fra le aree più industrializzate la Lombardia è al 32,46%, il Veneto al 31,93, il Piemonte al 29,92, l'Emilia Romagna al 29,66. Il Lazio, maglia " nera" lo scorso anno, recupera posizioni e si colloca vicino al Veneto al 31,96%, mentre le aziende più tranquille sembrano essere quelle della Val d'Aosta dove la percentuale si ferma al 26,72 per cento. Nell'analisi per grandi aree l'evoluzione sembra più favorevole al Sud, il Centro è stazionario, mentre Nordest e NordOvest sono in lieve flessione, ma Fanni spiega il dato con i maggiori incentivi alla imprenditorialità ed all'innovazione arrivati nel Meridione. Per quanto riguarda i settori le aziende a maggior rischio di default sono quelle che si occupano di ristorazione e turismo. Il 45,22% delle imprese di questo segmento ha chiuso in perdita il 2003 ed è il riflesso evidente di una economia in frenata che ha ripercussioni immediate sui consumi voluttuari. Non a caso subito dopo in questa classifica in negativo ci sono le aziende di intrattenimento; più staccate quelle che operano con la pubblica amministrazione, appesantite dalla storica incertezza sui tempi di pagamento. « Il quadro generale aggiornato al 2003 non è certo positivo e nel frattempo è sicuramente peggiorato — conclude Fanni — le aziende italiane rischiano di avere grossi problemi da un Basilea 2 applicato secondo i criteri più rigidi. È fondamentale che si blocchi con iniziative soprattutto strutturali, di organizzazione d'impresa, il lento scivolamento verso le classi di rating più negative. » http://www.assinews.it/rassegna/arti...310505un4.html |
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9 giugno 2005
Basilea 2, microaziende pronte Indagine Unioncamere: il 97% non supera la soglia di rischio di default ROMA • Un sistema di piccole imprese sano: il 96,8% non supera la soglia di rischio di default fissata come discrimine tra aziende sane ed aziende a forte rischio. Di queste, il 54% viene considerato altamente affidabile. È il risultato che emerge da un'indagine realizzata dall'Unioncamere in vista di Basilea 2 su 11mila imprese di piccole dimensioni, nei quattro settori del commercio, manifatturiero, costruzioni e servizi. « Il nostro mondo non ha paura di essere giudicato. Bisogna imparare a comunicare meglio ed essere più trasparenti, superando il vincolo delle garanzie reali » , ha commentato Francesco Bellotti, presidente in Confindustria del Comitato per il credito alle piccole imprese. La presentazione dell'indagine è stata l'occasione per un confronto tra il mondo imprenditoriale e le banche. Il direttore generale dell'Abi, Giuseppe Zadra, ha messo in evidenza che su 5,8 milioni di imprese, solo 650 presentano il bilancio. « Su oltre 5 milioni di aziende il sistema bancario affida con informazioni scarse » , ha sottolineato Zadra. A suo parere, esiste un altro problema importante: secondo le regole di Basilea un'azienda viene dichiarata in default se ha crediti oltre i 90 giorni, se si segue la procedura standard. « Ma in Italia nessuno paga entro questo termine, bisognerebbe allungarlo » , ha detto Zadra. Di opinione diversa è Bellotti: il problema non è quello di allungare i termini, piuttosto di migliorare il sistema dei pagamenti, a partire dalla Pubblica amministrazione. « Il sistema imprenditoriale ha 15 miliardi di crediti Iva e complessivamente ammontano ad 85 miliardi i ritardi della Pubblica amministrazione. Il sistema imprenditoriale, insieme alle banche, può cogliere l'occasione di Basilea 2 per spingere e modernizzare il sistema, anche per quanto riguarda i pagamenti tra imprese » , ha aggiunto l'imprenditore piemontese. Il presidente della Confcommercio, Sergio Billè, teme che si possa avere come conseguenza una riduzione dei finanziamenti. Secondo l'Unioncamere è invece un'opportunità di sviluppo: « Deve essere una spinta per migliorare il sistema giuridico, spingere le banche e le imprese ad essere più efficienti » , ha detto il presidente Carlo Sangalli. La ricerca ha voluto offrire una prima base di valutazione per le banche: il campione è stato analizzato secondo 11 classi di vulnerabilità. Nelle prime tre classi di eccellenza appare il 15,38% delle aziende del Nord Ovest, il 14,71% del Nord Est, il 7,98 del Centro e l' 8,08% del Sud, come riprova della maggiore fragilità del Mezzogiorno. La stragrande maggioranza delle imprese di tutto il territorio è nelle classi di vulnerabilità, quindi in condizioni di superare il gap e migliorare. http://www.assinews.it/rassegna/arti...e090605ba.html |
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Varie
Basilea2: Confindustria, al via polizze che riducono rischi per le imprese 20/06/2005 L' Abi e la Sace hanno presentato alle imprese ed alle associazioni del sistema Confindustria due nuovi strumenti di garanzia che riducono i rischi e le possibili restrizioni derivanti dagli accordi di Basilea 2. ''Si tratta di strumenti assicurativi-finanziari -sottolineano in una nota- richiesti da Confindustria e realizzati da Sace in complementarieta' col sistema bancario, che coprono le banche contro i rischi di escussioni delle fideiussioni emesse su richiesta dagli operatori e di mancato rimborso di finanziamenti concessi agli esportatori''. ''Le imprese -spiegano Abi e Sace- avranno così maggiore capacità finanziaria. Le fideiussioni ed i finanziamenti non graveranno infatti sul loro fido bancario consentendo di liberare risorse per nuove operazioni e commesse''. La polizza Fideiussioni e la Working Capital Facility saranno ora presentati da Confindustria ABI e SACE alle Associazioni Industriali del sistema confindustriale sul territorio nazionale. Fonte: Adnkronos |
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PMI: Basilea 2 - Unioncamere, 96% microimprese gode di ottima salute
20/06/2005 Il 96,28% delle micro-imprese italiane è in ottima salute e, nel 54% dei casi, questa tipologia imprenditoriale può essere considerata altamente 'affidabile'. Tra Nord, Centro e Sud non emergono grandi differenze in termini di rischiosità delle imprese, sebbene il più giovane e meno strutturato tessuto economico del Mezzogiorno presenti elementi di debolezza maggiori. Ben più importante è, invece, la struttura dell'impresa: aziende più grandi (in termini di collaboratori e di fatturato) e con un mercato di riferimento ampio sono da considerare a basso rischio di insolvenza. Lo ha rivelato un'indagine realizzata da Unioncamere e presentata lo scorso 8 giugno a Roma, nell'ambito del convegno 'Basilea 2: l'affidabilità delle imprese minori'. ''Basilea 2 -ha detto il presidente di Unioncamere, Carlo Sangalli- è una grande opportunità di sviluppo: per le nostre imprese, per avere più risorse a disposizione per crescere e per le banche, per essere più efficienti e allocare meglio il credito''. Per il presidente di Unioncamere, ''un primo importante passo avanti è stato già compiuto con il ddl sulla competitività, che introduce incentivi alle aggregazioni tra imprese utilizzabili anche dalle piccole aziende''. Fonte: Adnkronos |
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18 luglio 2005
Le banche misurano l'impresa Basilea 2 Riforma fiscale e societaria spingono la « pagella » delle Pmi I l nuovo diritto societario ( Dlgs 5 e 6 del 2003 e successivi provvedimenti integrativi e modificativi) e la riforma fiscale ( Dlgs 344/ 2003) hanno introdotto una serie di previsioni che, se opportunamente sfruttate, consentiranno alle imprese, e in particolare alle Pmi, di ottenere un buon rating. Con conseguente minor costo del denaro e maggiore accessibilità al finanziamento bancario alla luce del nuovo accordo per la tutela dell'adeguatezza patrimoniale ( Basilea 2). Il nuovo accordo entrerà in vigore dal gennaio 2007, ma prevede che le relative procedure siano sottoposte a tre anni di test, a partire quindi dal gennaio 2004. 7 Il nuovo diritto societario. La legge delega ( 366/ 01) puntava ad ampliare l'autonomia statutaria ( prevedendo un assetto organizzativo idoneo a promuovere l'efficienza e la correttezza della gestione) e gli strumenti di finanziamento dell'impresa ( prevedendo ulteriori tipologie di azioni, attenuando i limiti alla disciplina delle obbligazioni, introducendo strumenti finanziari diversi dalle azioni nonchè la possibilità di emettere strumenti finanziari di partecipazione a patrimoni dedicati a specifici affari). Nell'ottica del rating assume rilievo l'adozione di scelte statutarie che privilegiano la stabilità del patrimonio sociale come pure della compagine societaria, ad esempio riducendo le ipotesi di recesso, escludendo il sistema cd. monistico ( comitato di controllo interno al Cda), stante il rischio di commistione tra controllori e controllanti, nonchè regole che consentano una chiara governance. 7 Nuovi criteri di redazione del bilancio. Altrettanto importante è una chiara informativa contabile e finanziaria, seppure non imposta attualmente per le società non tenute all'applicazione degli Ias/ Ifrs, ma della quale possono scorgersi richiami in taluni passaggi codicistici ( ad esempio negli articoli 2381, comma 3 e 2427, n. 9). Con specifico riguardo all'informativa contabile, rileva la mole e significatività delle informazioni richieste in nota integrativa che, laddove correttamente evidenziate, agevolano la procedura di determinazione del rating aziendale: si pensi, in particolare, all'esplicitazione degli effetti delle operazioni di leasing finanziario secondo il metodo cd. finanziario ( articolo 2427, n. 22 del Codice civile) come pure all'indicazione del fair value e di ulteriori informazioni descrittive per gli strumenti finanziari e, per le immobilizzazioni finanziarie, all'esplicitazione delle motivazioni che hanno indotto a considerare come non durature eventuali perdite di valore, evidenziando elementi oggettivi che inducano a ritenere verosimile il recupero di valore ( articolo 2427 bis, introdotto dal Dlgs 394/ 2003), sulla falsariga di quanto previsto nei principi Ias/ Ifrs. Con riguardo al prossimo futuro, rileva poi la circostanza che la Direttiva 2003/ 51, in materia di conti delle società non tenute all'applicazione dei principi Ias/ Ifrs, è stata oggetto per l'Italia di apposita delega al Governo per la relativa attuazione mediante la Legge comunitaria 2004 ( n. 62/ 2005). Tale Direttiva, avvicinandosi ai principi Ias/ Ifrs, prevede l'introduzione dei due principi chiave di " prevalenza della sostanza sulla forma" ( come la contabilizzazione del leasing finanziario secondo il metodo finanziario piuttosto che secondo l'attuale metodo patrimoniale) e del fair value ( quale criterio di valutazione preferibile per gli strumenti finanziari in generale e comunque obbligato per i derivati), che consente ovvero obbliga le imprese alla redazione del rendiconto finanziario, come pure di un ulteriore prospetto di stato patrimoniale basato sulla distinzione tra attività e passività correnti e non correnti. Appare evidente che tale redazione costituirà best practice e che sarà interesse delle imprese effettuarla al fine di ottenere un buon rating. 7 Innovazioni di carattere tributario. Con riguardo al diritto tributario si ricorda la normativa di contrasto alla capitalizzazione " sottile" ( articolo 98 Tuir), che comporta l'indeducibilità dei finanziamenti erogati o garantiti da soci qualificati ed eccedenti il rapporto di 4 a 1 rispetto al patrimonio netto contabile, laddove pertanto l'utilizzo delle nuove tipologie di capitale di rischio introdotte dal diritto societario può contemperare la necessità di finanziamento dell'impresa con l'esigenza della banca di ridurre l'assunzione del rischio d'impresa, ad esempio sottoscrivendo azioni postergate nelle perdite ( articolo 2348, comma 2 del Codice civile). Del pari innovativa è la previsione di esenzione pressochè totale dei dividendi percepiti dalle imprese — peraltro collegato al venir meno del previgente credito d'imposta — nonchè dell'irrilevanza fiscale delle plus/ minusvalenze collegate alla cessione di partecipazioni aventi particolari requisiti. Inoltre gli istituti fiscali della trasparenza e del consolidato consentono una più accurata pianificazione fiscale all'interno dei gruppi societari. Conoscenze al passo con le norme europee Il quadro normativo europeo e di conseguenza nazionale è in piena evoluzione. Oggi anche le imprese di medie dimensioni hanno accesso ai mercati finanziari non strettamente domestici, da cui l'esigenza di rappresentazioni in linea con i migliori standard internazionali, così come il riscontro con le norme locali appare determinante per la formazione di piani industriali e finanziari nei quali l'obiettivo di crescita economica avvenga in un'ottica di globalizzazione. È perciò indispensabile che l'impresa sia costantemente allineata circa le opportunità che tali norme offrono o viceversa non consentono ( si pensi ad esempio alla possibilità di accedere a finanziamenti comunitari agevolati). La riforma del diritto societario ha l'obiettivo di rendere l'azienda più trasparente sul mercato dei capitali cui l'impresa ha accesso o intende accedere. Per converso la riforma fiscale si prefigge di assecondare le nuove forme di finanziamento o di autofinanziamento cui le imprese possono accedere, semplificando altresì i percorsi di ristrutturazione e di riorganizzazione d'impresa. In questo contesto il consulente normativo potrà anche validamente supportare un particolare aspetto cruciale del sistema impresa Italia, vale a dire il " passaggio generazionale". Infine, un forte impulso a tale supporto dovrà avvenire con il prossimo recepimento della Direttiva 2003/ 51 in tema di bilanci societari e rendendo tali documenti non più riepilogativi di un patrimonio per così dire storico, ma atti a misurare la " performance" aziendale in termini di reddito prodotto. Devono anche supportare il ricambio generazionale Il quadro patrimoniale fa rotta sulla stabilità Èevidente come il quadro delle nuove regole imponga alle aziende — soprattutto medio piccole — un'attenta rivisitazione delle proprie politiche di gestione economico/ finanziaria e della conseguente comunicazione ai terzi. In questo contesto un ruolo di assoluta importanza può essere svolto dal professionista che assiste l'azienda affiancando ai tradizionali compiti di consulenza in materia contabile bilancistica, previdenziale, fiscale, eccetera, un indispensabile supporto per l'analisi e il conseguente miglior posizionamento finanziario della stessa, avuto riguardo sia ai capitali di rischio che ai debiti assunti direttamente o presso il sistema bancario. In primo luogo sarà rafforzato il compito del consulente finanziario. Nel rapporto con le banche le aziende devono fornire informazioni di carattere finanziario atte a meglio posizionare le richieste di finanziamento, ma anche per gestire i finanziamenti in corso. Tali informazioni, se correttamente posizionate, integrano le esigenze del sistema creditizio affiancandosi ai processi di analisi e di rating propri di ogni istituto. In tal senso le informazioni che ogni azienda dovrà fornire sono di carattere storico e di carattere prospettico. Sul primo aspetto si farà riferimento sostanzialmente al bilancio, a sua volta riclassificato secondo criteri finanziari, suddiviso per aree gestionali, ad esempio esponendone gli indicatori riguardanti la composizione degli impieghi/ fonti di finanziamento, la liquidità aziendale, la redditività aziendale. Di estrema utilità è la predisposizione del rendiconto finanziario, oggi non previsto dal Codice civile, ma che verosimilmente lo sarà con il recepimento della Direttiva 2003/ 51. Per le imprese che già adottano i principi contabili internazionali, esso costituisce uno dei documenti che compongono il bilancio ( Ias n. 1, par. 7). Il rendiconto finanziario raccorda le variazioni intervenute nel corso dell'esercizio nel patrimonio aziendale con le variazioni della situazione finanziaria. Esso consente di esprimere un giudizio sulla « capacità di un'entità a produrre disponibilità liquide o equivalenti e la tempistica e il grado di certezza della loro generazione » ( Ias 7). In particolare, vengono evidenziati: a) i mezzi finanziari prodotti mediante autofinanziamento; b) le variazioni patrimoniali che non incidono sulla situazione finanziaria; c) i mezzi finanziari ottenuti da terzi; d) gli investimenti effettuati; e) quali siano gli effetti dell'attività svolta sia sulle risorse che sull'indebitamento. È chiaro come il consulente finanziario, dopo aver proposto le rielaborazioni retrospettive del bilancio, dovrà posizionarsi in prospettiva sia sul piano strettamente economico che patrimoniale tenuto conto degli aspetti finanziari e gestionali. In tale contesto assumono perciò rilievo le strategie di scelta delle diverse forme di finanziamento/ autofinanziamento cui l'impresa ha intenzione ovvero le è consentito di accedere. Naturalmente, parlando di strategie è indispensabile sviluppare adeguatamente all'interno delle singole aziende la cosiddetta funzione finanziaria onde non subire passivamente il giudizio delle banche, ma essere in grado di fornire in via preventiva alle stesse tutte le informazioni ed i modelli di sviluppo industriale e finanziario attesi/ programmati. Sarà fondamentale il rendiconto previsto dalla Direttiva 2003/ 51 Necessario un flusso chiaro e costante di dati Il mercato delle fonti di finanziamento, da un lato, si basa sulle comunicazioni che si possono attingere dal bilancio ( non tanto nella forma attuale quanto nella prospettiva definita con l'introduzione dei principi Ias/ Ifrs e la Direttiva 2003/ 51), e, dall'altro, su una serie di informazioni che l'azienda di credito si aspetta di ottenere dall'impresa che richiede i finanziamenti. Sono così utili dati riguardanti: l'impresa e la sua governance con particolare attenzione alla gestione delle responsabilità e dei rischi nella più ampia accezione; l'attività svolta sia con riguardo al passato che alle prospettive per il futuro; il mercato dei beni/ servizi alla cui produzione l'impresa è dedicata; il processo con cui l'azienda produce i beni/ servizi descrivendo i diversi fattori di capitale, lavorativi, commerciali, finanziari, ambientali, eccetera, in essere e prospettici; l'andamento dei piú rilevanti o comuni indicatori di bilancio sia patrimoniali che economico/ finanziari. Ulteriori informazioni soprattutto di carattere finanziario sono rinvenibili negli obblighi introdotti dal Dlgs 6/ 2003 ( articolo 2427, punti 7 bis, 9, 17, 18, 19, 19 bis, 20), nonché nei principi contabili Ias/ Ifrs che suggeriscono l'indicazione di eventuali significative disponibilità non utilizzabili liberamente ovvero la disponibilità di fidi non utilizzati così come la distinzione dei flussi di cassa necessari per mantenere la capacità operativa rispetto a quelli che rappresentano un incremento della capacità stessa. Anche in questo caso, il consulente può assumere un ruolo non episodico, ma di continuità, contraddistinto da una profonda conoscenza dell'assetto societario, gestionale, finanziario presente e atteso. L'azienda dovrà garantire sempre notizie aggiornate http://www.assinews.it/rassegna/arti...180705ba2.html |
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18 luglio 2005
Scommessa sul rating Basilea 2 Per lo sviluppo più attenzione alla finanza L e imprese sono interessate ma anche perplesse. Chiedono, anzitutto, di saperne sempre di più sul rating, per conoscere quali criteri di valutazione verranno adottati dalle banche. Ma Il dibattito in corso ha messo, inoltre, in evidenza il timore della perdita di contatto " personale" con la banca e, quindi, della propria capacità contrattuale nei suoi confronti: la preoccupazione è che con il rating vengano standardizzati i processi di valutazione e che l'attribuzione del credito si realizzi attraverso l'elaborazione meccanica di dati. Al tempo stesso è emerso che le imprese sono pronte ad accettare la sfida del rating, segno di un cambiamento in atto e riconoscimento del fatto che il sistema dei rapporti con le banche è arrivato a una svolta, resa inevitabile da Basilea e dalle scadenze fissate dal Comitato ma alla quale si sarebbe comunque arrivati anche se attraverso un percorso più lungo. Occorre, quindi, soffermarsi sul significato più profondo di Basilea 2. Nelle banche, la valutazione basata sul rating non comporta " semplicemente" modifiche organizzative per la creazione e gestione dei sistemi interni di valutazione; allo stesso modo nelle imprese, il rating non comporta solo la predisposizione di dati quantitativi per l'analisi del rischio finanziario e dati qualitativi per la valutazione del rischio d'impresa. Il Nuovo accordo, infatti, impone un cambiamento nell'impostazione del rapporto banca impresa: vediamo perché. L'argomento è noto: il credito ha rappresentato e tuttora rappresenta la fonte primaria di finanziamento delle imprese e ha svolto un ruolo rilevante nella crescita delle imprese. Questo modello di sviluppo ha dato dei risultati e le imprese italiane sono riuscite ad affermarsi, spesso ottenendo risultati soddisfacenti anche a livello internazionale. Il panorama bancario però è molto cambiato a seguito sia del processo di aggregazione sia dell'adozione del criterio di redditività della gestionale. A ciò si aggiungano le ultime tendenze rilevate nella distribuzione del credito, che registrano un aumento nell'erogazione ma prevalentemente in settori diversi dall'industria. Emergono quindi due considerazioni. 7 La finanza. La prima è che il credito da solo non è più sufficiente a sostenere la crescita delle imprese e che un ruolo nuovo deve essere attribuito alla finanza: le imprese devono passare da una finanza " residuale" a una finanza peculiare in relazione a ciascuna tappa del ciclo di vita dell'impresa o del prodotto; deve quindi essere rafforzata la funzione finanziaria per trasformare la gestione " familiare" della finanza in " finanza d'impresa" e consentire all'impresa il corretto utilizzo delle fonti finanziarie rispetto ai fabbisogni. La seconda considerazione è che le banche possono avere un ruolo significativo nello sviluppo della finanza d'impresa sia promuovendo l'utilizzo di nuovi strumenti di finanziamento sia trasformandosi in " partner" delle imprese, sostenendole nei processi di crescita. Quindi, non più banche come semplici erogatrici di credito ma soggetti capaci di sostenere il sistema produttivo attraverso l'offerta di servizi e consulenza. Condividendo questi obiettivi, Confindustria e Abi hanno avviato negli ultimi mesi un'intensa collaborazione: il punto di avvio è rappresentato dal Protocollo d'Intesa firmato il 30 novembre 2004 dai presidenti delle due associazioni. 7 Confindustria e Abi. Il Protocollo, che è stato quasi completamente attuato, prevede la realizzazione di una serie di accordi volti a migliorare il rapporto banca impresa. È importante sottolineare che il primo obiettivo del Protocollo è migliorare il dialogo quotidiano tra imprese e banche e, quindi, alcune delle azioni realizzate riguardano proprio il principale strumento operativo delle imprese vale a dire il conto corrente. Laddove le imprese hanno segnalato opacità, problemi di trasparenza o evidenti clausole a loro sfavorevoli, Confindustria e Abi hanno lavorato per stabilire standard minimi di trasparenza e correttezza dei comportamenti ed estenderli a tutto il sistema bancario. Va sottolineato, infatti, che il Protocollo rappresenta la volontà di tutto il sistema bancario di modificare, seppur a piccoli passi, le proprie posizioni per cercare di soddisfare le esigenze delle imprese: l'esigenza più sentita è la trasparenza e molte delle azioni previste dal Protocollo sono volte a migliorare il dialogo con le banche, ponendo condizioni di maggiore apertura. IL NUOVO ACCORDO • Entro il 2006 arriverà la direttiva sui requisiti minimi di capitale Istruzioni per il credito trasparente Apartire dal 1 ? gennaio 2007 ( purché venga emanata nei termini la necessaria direttiva Cad 3 che recepirà l'accordo) è prevista l'entrata in vigore delle nuove regole sui requisiti minimi di capitale contenute nel documento « Convergenza internazionale della misurazione del capitale e dei coefficienti patrimoniali » , cosiddetto Nuovo accordo sul capitale o « Basilea 2 » , pubblicato nel giugno 2004 dal Comitato di Basilea. Il Nuovo accordo sostituisce quello oggi vigente, che risale al 1988 e che in questi anni ha contribuito a garantire la stabilità del sistema finanziario mondiale imponendo un rapporto minimo pari all'otto per cento tra patrimonio di Vigilanza e attività ponderate per il rischio. Nell'accordo del 1988 le ponderazioni sono differenziate solo in base al portafoglio a cui l'esposizione appartiene. Il Nuovo accordo è frutto di un articolato processo che ha preso le mosse dalla necessità di superare i limiti dell'attuale Accordo per rispondere alle mutate condizioni dei mercati finanziari internazionali, che in questi anni hanno introdotto nuovi prodotti, tecnologie e modalità di gestione del rischio, in primis i credit rating e il VaR. Basilea 2 poggia su tre pilastri. Il primo, che contiene le disposizioni in tema di requisiti patrimoniali minimi, pur mantenendo fisso il livello minimo di patrimonializzazione ( capitale di Vigilanza su rischi ponderati) introduce alcune innovazioni: ! nuove regole per il calcolo dell'attivo ponderato e nuove metodologie di misurazione e valutazione del rischio di credito basate sui rating interni; " il concetto di rischio operativo ( frodi, caduta dei sistemi, etc.) a fronte del quale si avrà uno specifico assorbimento di capitale. Gli altri due pilastri regolano, rispettivamente, i processi di supervisione svolti dall'Autorità di Vigilanza sull'adeguatezza patrimoniale delle singole banche ( secondo pilastro) e la trasparenza informativa verso il mercato in tema di misurazione e gestione dei rischi ( terzo pilastro). Il principio ispiratore di Basilea 2 è la creazione di un legame più stretto, rispetto a quello attuale, tra il capitale detenuto dalle banche e i rischi assunti. Viene introdotta la possibilità di scelta fra un insieme di metodologie per il calcolo dei requisiti patrimoniali; per quanto riguarda il rischio di credito, secondo due metodi: ! Standardised approach, basato sull'utilizzo di rating esterni elaborati da parte delle agenzie specializzate; " Internal rating based approach ( IRB), basato su sistemi di rating interni elaborati da parte delle singole banche e validati dalle Autorità di Vigilanza ( a seconda che le banche utilizzino per i parametri relativi alla perdita in caso di insolvenza, LGD, e all'esposizione al momento dell'insolvenza, EAD, stime fornite dall'Autorità di vigilanza o stime interne, tale metodo viene suddiviso ulteriormente in Approccio base e Approccio avanzato). La fondamentale novità del Nuovo accordo è rappresentata dal fatto che gli assorbimenti di capitale si differenziano per singolo cliente all'interno del medesimo portafoglio in funzione della rischiosità dell'esposizione, rappresentata dal merito creditizio del cliente e dal tasso di perdita in caso di insolvenza ( funzione, tra le altre cose, delle garanzie a supporto). Quindi il cliente/ operazione viene valutato con gli strumenti gestionali sviluppati dalla banca ( i rating) e in base a questi si ha: !) la classificazione del cliente e dell'operazione in una classe di rischio " un determinato assorbimento di capitale. Queste caratteristiche del Nuovo accordo hanno creato un certo allarme nel nostro Paese, in particolare da parte delle Pmi che temono un razionamento del credito, una valutazione meccanica tramite strumenti statistici che non tengono conto degli aspetti qualitativi e di relazione, un innalzamento generalizzato del pricing. Tali timori appaiono tuttavia in buona parte ingiustificati in quanto le banche italiane hanno sviluppato sistemi di rating opportunamente tarati sulle specificità delle Pmi. Cambiano le regole del 1988 sul calcolo dell'attivo ponderato Assetti proprietari sotto osservazione Basilea 2 ovvero rating. È questa la percezione che le imprese hanno del nuovo Accordo e, anche se si sente spesso parlare di Basilea 2 come « discontinuità normativa ma non operativa » l'introduzione del rating è l'elemento di novità più importante. C'è, quindi, da chiedersi se le banche terranno conto nei loro sistemi di rating anche della governance, cioè del sistema di regole per la gestione e il controllo delle imprese. In particolare, potrebbe essere individuata una relazione tra assetti proprietari, sistemi di amministrazione e controllo delle imprese e rischio di insolvenza: l'esame di questi aspetti potrebbe fornire alla banca elementi utili per valutare la capacità dell'impresa di essere non solo efficiente e competitiva ma anche stabile nella struttura proprietaria e nella gestione in un orizzonte temporale di medio lungo periodo. Con riferimento agli assetti proprietari ( si veda la tabella qui sotto), le banche potrebbero inserire nei propri sistemi di rating riferimenti alla tipologia di assetto proprietario, indicando se l'impresa è caratterizzata da una forte concentrazione, soprattutto familiare, e compagine sociale stabile; oppure se tra i soci figurano anche investitori istituzionali e azionisti, " semplici" investitori, che non detengono partecipazioni di controllo. Dall'analisi della struttura proprietaria, la banca potrebbe trarre informazioni sulla gestione dell'impresa, sul grado di accentramento decisionale e sulle caratteristiche degli investimenti finanziari delle imprese. In un'impresa caratterizzata da una proprietà concentrata e stabile, nelle mani di pochi soci o nella famiglia, l'imprenditore è il soggetto economico dell'impresa e c'è sostanziale coincidenza tra proprietà e controllo. Questa è la governance tipica delle imprese di piccole e medie dimensioni, in cui il livello di diversificazione degli investimenti è molto scarso e il credito bancario rappresenta la principale fonte di finanziamento. Se questi modelli di governance presentano vantaggi connessi all'identificazione dell'imprenditore con l'impresa e la direzione stessa — quali ad esempio la rapidità nelle decisioni e l'elevata motivazione di chi amministra — d'altra parte comportano limiti nella capacità di crescita e di finanziamento, difficoltà di attrazione di figure manageriali ( e talvolta scarsa autonomia dei manager esterni all'impresa rispetto alla proprietà) e problemi legati alla successione dell'impresa. Al crescere delle dimensioni dell'impresa, la compagine sociale diviene più aperta e articolata. In queste situazioni la separazione tra proprietà e controllo è maggiore; l'identificazione tra impresa e azionisti, che non assumono funzioni di gestione e impresa è minore ma l'impresa ha maggiore facilità a dialogare con le banche, è in grado di diversificare i propri investimenti e ha una maggiore capacità di accesso ai mercati finanziari. Con particolare riferimento alle società per azioni, oltre alla valutazione della struttura proprietaria, la banca potrebbe esaminare anche i modelli di amministrazione e controllo adottati. Ricordiamo che la riforma societaria introduce una maggiore flessibilità nell'organizzazione delle società, consentendo alle Spa di adottare il modello di governance più adatto alle proprie esigenze operative, scegliendo tra modello tradizionale, modello dualistico e modello monistico. Modelli da adottare anche per il merito Nell'attribuire un rating all'impresa debitrice la banca potrà tener conto di diversi fattori — qualitativi e quantitativi — tra i quali un posto di rilievo occupano la qualità dell'informazione contabile e finanziaria e la qualità del management e della struttura organizzativa, intesa nel senso di struttura gestionale e dei controlli, adottata dall'impresa. La predisposizione di sistemi che assicurano la trasparenza dei processi decisionali e, quindi, l'accountability del management rappresenta una importante garanzia verso investitori e creditori, i quali possono così meglio " monitorare" la gestione dell'impresa e il conseguente impatto delle scelte imprenditoriali sul loro investimento/ credito. Un'impresa che si doti di sistemi di corporate governance può pertanto offrire maggiori garanzie, in termini di correttezza, efficienza e stabilità, rispetto a un'impresa che ne sia priva. È quindi nell'interesse dell'impresa presentarsi al mercato e, nel caso di specie, alle banche in maniera tale da attrarre capitali e finanziamenti. D'altro canto, spetta alle banche tenere nella giusta considerazione nei propri rating i " meriti", in termini di governance interna, di ogni singola impresa. Negli ultimi anni è significativamente aumentato il numero di imprese italiane che hanno realizzato il valore dell'adozione di regole volte ad aumentare il grado di trasparenza e il livello dei controlli interni. Questo è dovuto sia a una accresciuta domanda di trasparenza proveniente dal mercato, che anche ad una serie di interventi autoregolamentari ( il " Codice Preda"), e regolamentari ( il Tuf, la riforma del diritto societario, il decreto legislativo 231/ 2001). In particolare, il Dlgs 231/ 2001 ha previsto, a favore delle imprese che si dotino di determinati sistemi di organizzazione, gestione e controllo ( i cosiddetti « modelli organizzativi » ) un'esimente dalla responsabilità per la commissione di alcune fattispecie di reato ( contro la Pubblica amministrazione, societari e finanziari, eccetera). La funzione esimente del modello non è però l'unico possibile vantaggio derivante dalla sua adozione. L'adozione di un modello organizzativo e, quindi, di un sistema di gestione improntato alla trasparenza e ai controlli interni può avvantaggiare l'impresa sotto diversi profili, non ultimo quello della valutazione del merito creditizio. Quest'ultimo aspetto è stato invece finora sottovalutato dalle imprese. Il modello organizzativo può aumentare l'affidabilità del debitore, riducendo il rischio di insolvenza dovuta a una cattiva, nel senso di poco corretta e trasparente, gestione. Ma presuppone lo svolgimento di una accurata analisi dei rischi cui l'impresa va incontro, che nel caso di specie sono i rischi di commettere i reati per i quali è prevista la responsabilità dell'impresa. Trattandosi, nella gran parte, di reati che vengono commessi mediante un'alterazione dei processi finanziari e contabili molti controlli si focalizzano su tali aree a rischio. Tutto ciò si traduce in un'informazione finanziaria e contabile corretta e accurata, in un significativo contenimento del rischio di distrazioni di fondi dell'impresa e, quindi, in ultima analisi, in una gestione più trasparente ed efficiente che offre anche maggiori garanzie in termini di solvibilità al creditore. Il mercato delle garanzie / Le trasformazioni I Confidi entrano in scena come mediatori L a revisione dell'Accordo di Basilea sulla capitalizzazione minima delle banche, percepita come un evento con forte valenza di cambiamento sia per il sistema creditizio sia per quello produttivo, appare destinata a incidere in misura significativa anche sul mercato delle garanzie e, in particolare, sul sistema dei consorzi e cooperative di garanzia collettiva fidi, i Confidi. Organismi di garanzia, questi ultimi, che — costituiti da Pmi e, in prevalenza, promossi dalle associazioni imprenditoriali — hanno rivestito, negli ultimi quaranta anni, un ruolo preminente nell'accesso al credito delle stesse piccole imprese. Basilea 2 collega l'accantonamento di capitale che le banche sono tenute ad effettuare a fronte dei crediti concessi — che per esse rappresenta un costo e, conseguentemente, una delle componenti del prezzo del credito — all'effettiva rischiosità degli stessi crediti ovvero, più semplicemente, al rating delle imprese affidate. Ma Basilea 2 e la Direttiva comunitaria che lo recepirà e che è attualmente in corso di definizione, prevedono anche che la presenza di idonee garanzie determini un effetto di mitigazione del rischio di credito consentendo, a parità di altre condizioni, una riduzione dell'accantonamento di capitale. 7 La trasformazione. Se, da un lato, le condizioni dettate per il riconoscimento delle garanzie sono estremamente rigorose, sostanziandosi in precisi requisiti, oggettivi e soggettivi, di " ammissibilità", dall'altro lato, la gamma di strumenti di mitigazione del rischio potenzialmente ammissibili è estremamente ampia: ne fanno parte garanzie reali, garanzie personali, derivati di credito; in tal senso Basilea 2 consente di attribuire un ruolo ai Confidi le cui garanzie erano sostanzialmente estranee al rigido schema regolamentare di Basilea 1 oggi in vigore. È, quindi, prevedibile il formarsi di un ampio mercato di garanzie " ammissibili", caratterizzato da dinamiche competitive crescenti, le cui regole del gioco saranno dettate dai requisiti per il riconoscimento delle garanzie e da variabili patrimoniali e organizzative che da questi deriveranno. Dall'analisi delle condizioni di ammissibilità delle garanzie si evince, in particolare, che per essere competitivi i Confidi — oggi in prevalenza prestatori di garanzie sussidiarie basate sui fondi rischi monetari depositati presso le banche — saranno spinti ad affrontare una radicale trasformazione divenendo, preferibilmente, prestatori di garanzie personali, basate sul loro patrimonio e " a prima richiesta", ma, soprattutto, trasformandosi in intermediari finanziari e/ o creditizi. In questa stessa direzione va la recente riforma del sistema dei Confidi ( articolo 13 del decreto legge 269/ 2003), che, ideata con l'intento di favorire e orientare il processo di evoluzione e di concentrazione degli stessi, ne promuove la graduale trasformazione in intermediari finanziari ovvero, alternativamente, in banche di credito cooperativo. Regole e mercato, dunque, che si combinano tra loro attribuendo enfasi crescente al necessario momento evolutivo dei confidi, da realizzarsi attraverso una trasformazione di ruolo, forma giuridica e caratteristiche delle garanzie prestate. In particolare, la trasformazione in intermediari finanziari e creditizi non è certo un passaggio di poco conto: essa imporrà dimensioni patrimoniali, risorse economiche, organizzative e professionali maggiori di quelle di norma presenti nel sistema. Ciò non tanto e non solo per raggiungere i requisiti di capitale e patrimonio minimi richiesti dalla normativa di vigilanza agli intermediari finanziari e alle banche, quanto piuttosto per sostenere il peso degli obblighi e adempimenti che alla stessa normativa di vigilanza si associano. 7 Dimensioni maggiori. Ai " nuovi" Confidi verranno richieste solidità patrimoniale, puntuali procedure di controllo interno, elevata capacità di governance e di monitoraggio dei rischi assunti. Serviranno massicci investimenti, non solo economici ma anche " culturali", ai quali potranno collegarsi — grazie anche all'innescarsi di significative economie di scala — benefici quali la possibilità di riconoscimento delle garanzie prestate ai fini di Basilea 2, la crescita del potere contrattuale, il rafforzamento strutturale e organizzativo e il potenziamento di funzioni cruciali per lo sviluppo dei confidi quali quelle " marketing" e " commerciale". La via più efficiente per affrontare consapevolmente la trasformazione in intermediari finanziari e creditizi e, più in generale, un percorso evolutivo finalizzato ad accrescere la capacità di servizio alle Pmi appare quella dello sviluppo e del completamento dei processi di aggregazione che già oggi si osservano e che costituiscono condizione necessaria per il raggiungimento di adeguati standard dimensionali, strutturali, organizzativi. Segretario di Federconfidi http://www.assinews.it/rassegna/arti...e180705ba.html |
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