Cdp, è l’ora della rivoluzione parte lo scontro con le banche
LUCA PAGNI
Un progetto in via di approvazione per la realizzazione di un termovalorizzatore. E una mezza dozzina di dossier già aperti ancora all’esame dei tecnici. Tutto questo in poco meno di due mesi. Sulla carta, potrebbe sembrare poca cosa per la Cassa Depositi e Prestiti, l’ente che ha come scopo principale il finanziamento di progetti pubblici. Soprattutto per la penuria di risorse di cui soffrono gli enti locali. Eppure, queste poche richieste di soldi hanno già fatto discutere molto. Perché costituiscono una sorta di rivoluzione cui guarda con attenzione — e non poca preoccupazione — tutto il mondo del credito: la manciata di progetti presi in esame fanno parte delle nuove possibilità di azione della Cassa che da febbraio può agire — e quindi concedere crediti — come tutte le altre banche.
La storica Cassa Depositi Prestiti, nata nella Torino sabauda alla metà dell’Ottocento, non ha mai deviato dalla sua missione principale per più di un secolo e mezzo. Semmai, negli ultimi due anni si può dire abbia subito una sorta di mutazione genetica. Funzione prioritaria della Cassa è «favorire lo sviluppo degli investimenti pubblici, delle opere infrastrutturali destinate alla fornitura dei servizi pubblici a carattere locale e delle grandi opere di interesse nazionale», come si legge nella schermata di presentazione del suo sito Internet. Opere da finanziarie grazie alle enormi risorse di cui dispone la Cassa — trasformata in una più agile società per azioni soltanto due anni fa — grazie alla disponibilità dei depositi postali.
Ma non è stata questa l’unica trasformazione avvenuta durante la gestione del governo Berlusconi. Dalla fine del gennaio scorso, la Cassa ha subito una scissione in due tronconi al fine di «adeguarla ai profondi cambiamenti del quadro normativo e istituzionale dei suoi mercati di riferimento, potenziandone la capacità d’azione e rendendo più flessibile e funzionale la gestione operativa».
Detto in altro modo, la Cassa può operare su due fronti. Il primo, denominato "gestione separata", si inserisce nel solco della tradizione, per così dire. E continuerà a essere il punto di riferimento del settore pubblico, dai Comuni alle Regione fino agli enti organismi di diritto pubblico, nonché a gestirne i finanziamenti in favore delle opere pubbliche. «In questa attività — è quanto stabilisce il decreto attuativo — la Cassa Depositi e Prestiti dovrà rispettare i principi di accessibilità, uniformità di trattamento, predeterminazione e non discriminazione, trasparenza ed economicità, adottando un sistema di contabilità separata». Finanziamenti che, in questo caso, continueranno a essere sovvenzionati dalla raccolta del risparmio postale, garantito dallo Stato.
C’è poi il secondo ramo di attività, quello introdotto solo due mesi fa e che è guardato con sospetto dal mondo del credito. È rappresentato dalla cosiddetta "gestione ordinaria". Servirà al finanziamento «di opere, di impianti, di reti e di dotazioni destinati alla fornitura di servizi pubblici e alle bonifiche». I fondi verranno reperiti dalla Cassa non più con i depositi postali, ma con l’emissione di titoli, l’assunzione di finanziamenti e altre operazioni finanziarie, ma senza garanzia dello Stato. Esattamente come un istituto finanziario. Con l’aggiunta che la Cassa potrà offrire finanziamenti a tassi più bassi e quindi molto concorrenziali.
Sono state individuate tre aree di intervento in cui la Cassa concentrerà i finanziamenti: il settore dei trasporti urbani (tranvie, metropolitane e relative carrozze), il settore idrico (rete di trasporto, fognature e depuratori) e il comparto dei termovalorizzatori. Nel tentativo di evitare conflitti con il mondo del credito, la Cassa ha già fatto intendere che cercherà di muoversi di concerto con le banche. Del resto, il 30% del suo capitale è nelle mani delle Fondazioni bancarie. E non a caso, per il finanziamento di progetti per la termovalorizzazione si muove assieme a Banca Intesa e Unicredit. Mentre nel campo dei trasporti è stata costituita una società ad hoc con le Ferrovie Nord, controllata dalla Regione Lombardia.
Ma il vero conflitto con il mondo bancario si avrà su un altro terreno, non appena partiranno le emissioni di covered bond, obbligazioni rivolte agli investitori istituzionali che non faranno fatica ad avere lo stesso rating dello Stato Italiano, una tripla A. In buona sostanza, prodotti affidabili, altamente concorrenziali e di sicuro rendimento, che andranno a occupare uno spazio importante nel mercato finanziario.
La trasformazione della vecchia Cassa Depositi e Prestiti in una società agile e funzionale passa anche per aspetti più pratici. La natura per così dire privatistica dei finanziamenti le consentirà di ricevere i pagamenti delle rate dei mutui che verranno concessi agli enti locali attraverso un Rid bancario, cioè un semplice addebito attraverso conto corrente. E non più attraverso quel sistema un po’ farraginoso e che fa tanto vecchia burocrazia che corrisponde al nome di contabile cartacea. Sembra nulla ma anche questa nel suo piccolo è una rivoluzione.
http://www.repubblica.it/supplementi...46kassano.html