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Risparmio / Come istruire i cittadini
In difesa con le regole Ocse
Risparmio / Come istruire i cittadini U nmanifesto per educare risparmiatori e investitori mondiali ai segreti di un universo finanziario sempre più complesso. È quello che ha discusso il Committee on Financial Markets, il Comitato sui mercati finanziari dell'Ocse, nei giorni scorsi a New York. Un manifesto che prende le mosse da un grido d'allarme: con poche eccezioni mancano tanto un impegno adeguato di governi e aziende, quanto una sufficiente presa di coscienza dell'opinione pubblica. E che, per ovviare a questa mancanza, mette nero su bianco " principi" e " buone pratiche" volte a ispirare la futura azione dei paesi membri dell'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico. Questo messaggio ha acquistato urgenza fin dalle parole scelte del Comitato: un'accresciuta istruzione finanziaria a tutti i livelli deve « aiutare i consumatori a gestire i loro redditi, a risparmiare e investire efficacemente e a evitare di cadere vittima di truffe » . Quest'ultima preoccupazione, con ancora fresca nella memoria l'era degli scandali contabili e di trasparenza, è forse dominante. Le indagini che hanno toccato imprese, società di Wall Street, fondi comuni e settore assicurativo hanno evidenziato i pericoli per i risparmiatori legati a insufficienti o scorrette informazioni. L'altra grande sfida chiave — e che per questo occupa un intero capitolo delle discussione Ocse — è quella pensionistica, che crescerà negli anni con l'invecchiamento della popolazione e le difficoltà dei sistemi pubblici: pur nel riconoscimento delle diversità locali, si raccomandano programmi per educare a « rischi, opportunità e costi » delle decisioni previdenziali, con attenzione particolare all'età pensionabile, ai contributi pagati e all'allocazione di investimenti. Ma non è soltanto le protezione del consumatore a domandare interventi. Esistono in realtà sempre più ragioni economiche e di mercato: il moltiplicarsi di strumenti e responsabilità finanziarie in mani individuali rende indispensabile la figura dell'educato cittadino risparmiatore per garantire " il funzionamento non solo dei mercati finanziari ma dell'economia". Non basta: questa nascente figura promuove anche l'esistenza di un clima concorrenziale. La presa di posizione in ambito Ocse, in incontri presieduti da Lorenzo Bini Smaghi del Ministero dell'Economia, non è così un caso isolato. Nei singoli Paesi, a cominciare dagli Stati Uniti, sono progressivamente decollate campagne in questa direzione: fin dal 2003 la Federal Reserve, la cui sede di New York ha ospitato le ultime dicussioni Ocse in materia, ha tenuto a battesimo nuovi sforzi mirati all'eduzione finanziaria degli americani. Simili sforzi hanno combinato molteplici strumenti: messaggi pubblicitari con l'autorevole partecipazione dello stesso governatore Alan Greenspan, opuscoli speciali e informazioni articolate via Internet. E le valutazioni della Banca centrale statunitense rispecchiano quelle Ocse: « Consumatori bene informati — hanno indicato i suoi vertici nell'illustrare i programmi — sono una delle principali chiavi per preservare il corretto funzionamento della nostra economia » . L'istruzione o l'educazione finanziaria rimane però spesso un arduo terreno di intervento e di partnership tra pubblico e privato. Gli ostacoli cominciano dalla necessità di assicurare l'indipendenza, la neutralità e la precisione delle risorse messe a disposizione. Nè, secondo i critici, queste possono sostituire efficaci azioni di controllo delle autorità, venute a mancare negli anni passati. E il sintomo di come, a volte, anche iniziative decollate con grandi attese possano arenarsi è arrivato dagli Stati Uniti: una speciale fondazione da 55 milioni di dollari creata dalla Securities and Exchange Commission per gestire iniziative di informazione e educazione dei consumatori è in crisi dopo solo un anno di attività. I vertici della Commissione, dal presidente in giù, hanno annunciato di voler rassegnare le dimissioni. La fondazione era stata creata dall'accordo raggiunto tra le grandi banche d'investimento di Wall Street, la Sec e la procura generale di New York, che nell'insieme aveva costretto le società a pagare 1,4 miliardi di dollari per archiviare lo scandalo della loro ricerca finanziaria viziata da conflitti di interesse. Ma l'iniziativa educativa non è mai veramente decollata: i suoi vertici sono stati assediati da polemiche, scontrandosi con la Sec sia sui criteri delle nomine interne, spesso considerate dall'organismo di supervisione dei mercati mobiliari troppo vicine a Wall Street, sia sulla spesa dei finanziamenti a disposizione. Marco Valsania È giusto dire ai bambini che esistono le truffe ? È giusto cominciare a parlare di finanza alle elementari o « quanto prima possibile a scuola » , come recita il documento dell'Ocse rilasciato di recente a New York alla fine della riunione dedicata all'educazione finanziaria? È uno dei 30 punti contenuti nelle raccomandazioni finali della riunione, una delle più importanti in materia e forse la più controversa: è giusto contaminare i bambini con problemi dei grandi? Forse no. Forse alle elementari non ce n'è bisogno, ma il messaggio è chiaro: per proteggersi da truffe finanziarie in un mondo sempre più complesso è importante attrezzarsi fin da molto giovani. E non c'è dubbio che in materia, rispetto ad altri Paesi europei, siamo ancora indietro. Per cui, ben venga il rapporto con modalità di comportamento che suggeriscono ad esempio di non mettere tutte le uove in un paniere, che incoraggiano a fare domande molto dirette agli operatori finanziari che ti vendono un prodotto, che suggeriscono di informarsi su programmi di risparmio o di pensionamento privati visto che quelli pubblici ci daranno sempre di meno, e così via. In effetti, una volta dovevamo soltanto preoccuparci di capire come scrivere un assegno e gestire un conto corrente. Oggi ci sono possibilità di investimenti a breve overnight, ci sono hedge funds e futures, opzioni put e call, ci sono carte di credito che ti fanno indebitare senza penali e senza pensarci due volte, per poi restare con il cerino in mano e con un debito sempre più oneroso. Quanto basta insomma per confondersi, commettere un errore e lascire sul piatto ingenti somme di denaro. Ci sarebbe soltanto un consiglio aggiuntivo da dare ai membri della Commissione: in questo mondo così complesso a volte non ci si deve proteggere soltanto da istituzioni finanziarie aggressive che vendono prodotti rischiosi senza alcuno scrupolo. O che praticano conflitti di interesse. Forse è bene proteggersi anche dai Governi che con tasse elevate e balzelli, con regole e direttive e modalità particolari finiscono per incidere in modo poco trasparente sul nostro portafoglio. Ma questo messaggio potrebbe essere implicito: se si studierà un po' di economia oltre che un po' di finanza e se il cittadino diventerà davvero più saggio avrà automaticamente gli strumenti per identificare situazioni truffaldine su ogni fronte. Magari anche su quello delle irregolarità contabili o di una gestione troppo privatistica di società quotate in Borsa. Mario Platero http://www.assinews.it/rassegna/arti...s260305ri.html |
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